Peculato: chiesti 5 anni e 3 mesi per sindaco Pescia

Peculato: chiesti 5 anni e 3 mesi per sindaco Pescia

Chiesta una condanna a 5 anni e 3 mesi di reclusione per il sindaco di Pescia (Pistoia) Oreste Giurlani, a processo a Firenze per peculato in qualità di ex presidente di Uncem Toscana, l’Unione delle comunità montane.

Al termine della sua requisitoria il pm Tommaso Coletta ha chiesto per Giurlani anche l’interdizione dai pubblici uffici e la trasmissione dell’eventuale sentenza di condanna al prefetto di Pistoia, per la valutazione di un’eventuale sospensione dalla carica di sindaco.
Secondo quanto accertato dalla finanza, tra il 2005 e il 2016 Giurlani si sarebbe appropriato di denaro appartenente all’Uncem, ‘autoliquidandosi’ oltre 300mila euro senza alcuna giustificazione di spesa e altri 240mila creando giustificazioni contabili fittizie.

Inoltre avrebbe ricevuto dall‘Uncem compensi per 143mila euro per consulenze da lui effettuate a seguito di incarichi autoconferiti.

iurlani era stato rinviato a giudizio il 24 ottobre del 2018.In quell’occasione dichiarò: “l’esito dell’udienza di oggi era ampiamente previsto e non mi coglie di sorpresa. Confermo la mia assoluta fiducia nella giustizia e sono certo che al processo potrò dimostrare la mia completa innocenza e lavorerò ancora più intensamente per ripagare la fiducia degli elettori”.

Già sindaco della cittadina pistoiese col Pd, nel giugno dello scorso anno aveva dovuto lasciare l’incarico proprio a causa dell’inchiesta che oggi lo ha portato a processo, per la quale fu anche arrestato.

Nel giugno 2018 è stato rieletto primo cittadino, sostenuto dalle liste civiche. L’unione comunale del Pd di Pescia si è costituita parte civile nel processo.

All’atto del rinvio a giudizio, Giurlani affermò : “quanto accaduto oggi  – sottolinea il sindaco Giurlani – moltiplica le mie energie per tenere fede al patto con gli elettori, ai quali niente è stato nascosto di quanto stava accadendo. Pescia non rientra in questa indagine, che non avrà ripercussioni sul mio mandato amministrativo.”

“Ho ancora più motivazioni ad amministrare nel migliore dei modi la città, per ripagare la fiducia dei pesciatini. Sono sereno  perché convinto che alla fine la mia immagine di amministratore ne uscirà rafforzata”.

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Inseguimento e lite a Firenze per giuramento di fedeltà

Inseguimento e lite a Firenze per giuramento di fedeltà

Un giuramento di fedeltà preteso dal marito nei riguardi della moglie e filmato con un cellulare, sarebbe la causa della lite tra alcuni uomini che ha causato la morte di Duccio Dini il 19 giugno 2018. Il decesso è avvenuto in seguito all’inseguimento tra le loro auto che hanno travolto il giovane 21enne mentre era fermo al semaforo in sella al suo scooter. Qusto è quanto emerso dalla testimonianza del destinatario della spedizione punitiva, Bajram Rufat, nel corso del processo per la morte del giovane. ” Io sono il comandante di mia moglie”, ha detto l’uomo rispondendo alle domande del pm Tommaso Coletta.

Rufat si è infatti costituito parte civile nel procedimento ed ha raccontato di aver preteso  un giuramento di fedeltà dalla moglie, che si era assentata da casa per due anni a causa dei loro continui litigi. La richiesta di volerlo filmare con il cellulare avrebbe irritato il padre e i fratelli della donna. A seguito di ciò l’hanno riportata a Firenze, nel campo nomadi del Poderaccio, e per poi mandarla da alcuni parenti in Belgio.
Due giorni prima dell’inseguimento, Bajram Rufat avrebbe colpito e fatto cadere a terra il suocero, Remzi Mustafa, dopo che lui aveva cercato di colpirlo con un pugno al volto. Questa azione avrebbe indotto il suocero e i familiari ad organizzare la spedizione punitiva nei suoi confronti. Gli imputati nel processo per la morte di Duccio Dini sono sette, tra cui Remzi Mustafa e il figlio Antonio Mustafa, tutti accusati di omicidio volontario con dopo eventuale.

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