Cultura, tavolo permanente enti locali e protocollo unico aperture: proposte assessori italiani

Cultura, tavolo permanente enti locali e protocollo unico aperture: proposte assessori italiani

La garanzia dell’apertura dei luoghi di cultura con un protocollo unico, i musei visitabili anche nei weekend, un tavolo ad hoc per il confronto e un fondo speciale per le città d’arte. Tra gli interventi anche l’assessore Sacchi

Queste le proposte presentate in una conferenza stampa online dai 12 assessori alla cultura delle più grandi città italiane che dall’inizio della pandemia sono riuniti in un tavolo permanente.

Le città coinvolte sono Roma, Milano, Torino, Bari, Venezia, Firenze, Ancona, Bologna, Cagliari, Napoli, Genova, Palermo. Alla conferenza stampa era presente anche il sindaco di Mantova e delegato cultura Anci Mattia Palazzi.

Musei, teatri, luoghi di spettacolo, sedi espositive, luoghi d’arte e cultura: le Città intendono mettere a disposizione del Governo la propria conoscenza capillare del mondo culturale e delle sue problematiche, ponendo le basi e stabilendo insieme i protocolli per una ripresa il più possibile certa, rapida e omogenea in tutto il territorio nazionale.

“Per 12 mesi abbiamo lavorato fianco a fianco, nonostante i colori politici differenti, per il bene della cultura e del Paese – ha sottolineato l’assessore alla cultura di Firenze Tommaso Sacchi – consapevoli delle enormi difficoltà del comparto culturale: si tratta di 580 mila lavoratori in Italia, con differenti ruoli e modalità contrattuali, toccati quest’anno da una crisi drammatica e con poche tutele. Siamo contenti che il presidente Mario Draghi abbia parlato di temi che riguardano molto il nostro percorso: ha citato i luoghi della cultura e dello spettacolo, i musei, i cinema, i teatri, e ha detto che la cultura rappresenta un bene da tutelare e imprescindibile. Noi siamo a disposizione per una collaborazione che parta dai territori e dalle nostre città”

Le proposte presentate riguardano:

a) la garanzia dell’apertura dei luoghi di cultura con un protocollo unico: questo eviterebbe la reversibilità delle aperture, a meno di situazioni particolarmente gravi, garantirebbe la continuità del presidio culturale sul territorio, assicurerebbe il lavoro e fiducia, darebbe sostanza al diritto inalienabile alla cultura e fornirebbe ai cittadini alternative controllate e sicure, invece di obbligarli a una socialità compressa in pochi, e poco controllati, luoghi pubblici o privati. L’esperienza delle Città, la serietà con cui teatri, musei e luoghi di cultura hanno mostrato di saper gestire i periodi di apertura, l’elasticità del servizio, la disponibilità ad adattarsi ai vincoli che di volta in volta si rendono necessari, rendono questo obiettivo realisticamente possibile.

b) la garanzia dell’apertura degli istituti museali e dei luoghi di cultura anche nei weekend, nel rispetto di ogni norma prevista ad oggi per il contenimento del rischio sanitario e in attesa dell’auspicato protocollo unico. Un intervento necessario per la sostenibilità del lavoro culturale, per garantire la continuità nella conservazione del patrimonio, per consentire l’accesso ai luoghi di cultura a tutti i lavoratori del Paese, e quindi il pieno rispetto del diritto alla cultura.

c) la costituzione di un Tavolo permanente Enti Locali. Questo nuovo riferimento aprirebbe un dialogo costante con il Ministero e garantirebbe la concertazione di politiche culturali – necessarie per la rinascita del Paese – tra Governo centrale e le Città, che si metterebbero a disposizione con spirito di servizio come interlocutori per la costruzione di politiche condivise e come portavoce delle istanze derivanti dai territori.

Infine, gli assessori e le assessore hanno auspicato la creazione di un fondo speciale destinato alla ripartenza delle Città sul piano culturale.

“Queste proposte nascono dall’esperienza di governo locale e dall’impegno continuo e costante nella tutela della produzione, della programmazione e del lavoro culturale. Con il senso pratico che distingue il mondo delle Città, a un anno dall’inizio della nostra collaborazione, vogliamo allinearci a quanto sostenuto dal Presidente del Consiglio Mario Draghi nella replica al Senato: ‘Il rischio è di perdere un patrimonio che definisce la nostra identità […] Molto è stato fatto, serve fare ancora di più’”, hanno dichiarato gli Assessori.

Sentiamo un estratto dal discorso dell’assessore Tommaso Sacchi

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Restaurate le lunette del Chiostro Grande di Santa Maria Novella

Restaurate le lunette del Chiostro Grande di Santa Maria Novella

Le sei lunette contenute nel lato est del Chiostro grande di Santa Maria Novella, inclusi i cinque ritratti di monaci domenicani situati nella volta a crociera sotto i capitelli presenti tra le lunette, e la prima lunetta d’angolo del lato sud, tutte opere pesantemente danneggiate durante l’alluvione del 1966, sono state restaurate e hanno ora una nuova illuminazione.

Il progetto è stato interamente finanziato dalla società Rigoni di Asiago accompagnata da Fondaco srl, società nel settore della consulenza e strategia nella comunicazione associata al recupero e al restauro di opere d’arte e dei beni culturali.  L’intervento rientra nel progetto Florence I Care, che dal 2011 il Comune di Firenze porta avanti con successo e che consiste nella ricerca di sponsor per finanziare interventi di restauro su beni culturali cittadini.

“Il complesso di Santa Maria Novella – sottolinea l’assessore alla cultura Tommaso Sacchi – è al centro da alcuni anni di un vasto progetto di valorizzazione e recupero di spazi da destinare in primo luogo all’ampliamento museale, non a caso è qui che nascerà il nuovo museo della lingua italiana. Oggi riportiamo all’antico splendore queste lunette del Chiostro Grande, un lavoro certosino per il quale ringraziamo Rigoni di Asiago che ha creduto nel restauro e che assume ancora più valore in un momento così difficile e incerto per tutto il comparto culturale. Anche se i nostri musei sono in questo momento chiusi non cessiamo di lavorare per la loro cura e la loro tutela, in attesa di tornare ad accogliere di nuovo quanto prima e in sicurezza i visitatori”.

“Con questa iniziativa di Responsabilità Sociale d’Impresa – dichiara Andrea Rigoni, Amministratore Delegato di Rigoni di Asiago – abbiamo continuato il viaggio “La natura nel cuore di …”, iniziato nel 2015 a Milano, per transitare poi a Venezia, Roma e Matera, all’insegna della bellezza e della valorizzazione dei beni storico-artistici. Sono particolarmente contento che il nome dell’azienda si leghi da qui in avanti a questo luogo speciale, cuore della città e teatro di avvenimenti in cui sono transitati uomini illustri tra i quali mi piace ricordare il grande Galileo Galilei. Mi fa piacere condividere con voi questo momento con l’augurio che possa rappresentare un segnale di positività che parta dalla Capitale del Rinascimento per contribuire a fondere le logiche imprenditoriali a quelle della cultura – continua Rigoni – in modo che si traducano in una reciproca forza. Desidero ringraziare il Comune di Firenze, la Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio di Firenze e Fondaco Italia per aver reso possibile la nostra partecipazione all’iniziativa che, oltre a consentirci di consolidare il nostro rapporto con l’arte, la cultura e la formazione, ci ha permesso di coinvolgere anche Firenze”.

“Spero che questa attenzione che abbiamo deciso di riversare sull’arte per valorizzare anche la nostra azienda – conclude Rigoni – possa essere da stimolo e creare interesse in altre realtà industriali. Viviamo ed operiamo in un Paese meraviglioso e quindi abbiamo il dovere di raccogliere la sfida e di assumerci le responsabilità per far sì che questo immenso patrimonio possa avere il futuro che merita”.

“Siamo molto contenti di aver portato a termine il quarto intervento a Firenze – dichiara Enrico Bressan, presidente di Fondaco Italia – e di consolidare la collaborazione con il Comune. Desidero sottolineare la sensibilità, rinnovata con grande entusiasmo anche in un periodo così particolare, di Rigoni di Asiago, protagonista di un impegno serio ed importante che anno dopo anno sta costruendo un “Grand Tour” sempre più apprezzato in favore dell’arte italiana. Per noi, che operiamo da sedici anni in questo settore e che abbiamo visto via via ampliarsi il rapporto arte – impresa è motivo di grande soddisfazione perché vuol dire che siamo sulla strada giusta; le aziende possono utilizzare questo strumento per consolidare le proprie basi e progettare il proprio sviluppo e nello stesso svolgere un ruolo sociale di alto profilo a beneficio di tutti. Grazie quindi a Rigoni di Asiago, ai restauratori ed ai dirigenti di Comune e Soprintendenza”.

Foto Comune di Firenze

II Chiostro grande, edificato dal 1340 al 1360, fa parte del convento di Santa Maria Novella ed è il più grande chiostro della città. Negli anni 1562-1592 l’architetto Giulio Parigi, su committenza di Eleonora da Toledo, moglie del Granduca Cosimo I, procedette alla decorazione ad affresco commissionando i lavori a vari artisti dell’epoca come Bernardino Poccetti, Santi di Tito, Ludovico Cigoli e Alessandro Allori. Nel secolo XVIII il Chiostro venne risistemato per quanto riguarda gli elementi lapidei e alcune lunette rimaste vuote vennero dipinte. Il ciclo di affreschi, che si dispiega in 52 lunette, è considerato uno degli esempi più rappresentativi della pittura della Controriforma per l’ampiezza, il programma iconografico e la chiarezza didascalica delle storie. E’ incentrato sulla vita di San Domenico e altri santi domenicani. Nelle campate angolari sono raffigurate scene della vita di Cristo.

Dal 1920 il Chiostro faceva parte della scuola Marescialli e Brigadieri Carabinieri ma recentemente, nel 2016, è passato a far parte del Museo di Santa Maria Novella.

L’alluvione di Firenze nel 1966 causò danni notevoli di conservazione alle pitture: per cercare di salvarle, queste sono state sottoposte al distacco dalla parete originaria, alla successiva riadesione ad un nuovo supporto e alla ricollocazione in loco. I tagli per la rimozione sono ancora visibili e tutte le scene sono abbastanza impoverite di materia a causa dell’operazione di strappo anche se è probabile che senza questo tipo di intervento le lunette sarebbero pervenute a noi in condizioni molto peggiori.

Nonostante il susseguirsi di interventi di restauro, l’ambiente favorevole alle correnti e flussi di aria e polveri ha fatto sì che le superfici pittoriche siano state particolarmente propense all’accumulo di sostanze inquinanti che sono penetrate dentro le pitture con conseguente perdita di colore e stuccature incoerenti e malmesse diffuse. Come spesso succede per gli affreschi staccati, si possono notare delle macchie scure che sono dovute alla colla animate non rimossa completamente sulla superficie pittorica che ha causato un attacco di microorganismi.

L’intervento di restauro ha previsto il consolidamento della superficie pittorica, la pulitura dai depositi di sporco, inquinanti e materiali incoerenti, la rimozione delle vecchie stuccature e l’applicazione di nuove contro fessurazioni e cadute di intonaco.

I lavori, sotto la direzione dei servizi tecnici e belle arti di Palazzo Vecchio, sono stati eseguiti dal Consorzio Edile Restauratori Società Cooperativa a responsabilità limitata di Firenze. L’intervento è stato completato dal posizionamento di un nuovo impianto illuminotecnico realizzato da Enel X.

L’intervento di Cristiana Conti una delle restauratrici durante la presentazione di oggi.

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Restaurate le lunette del Chiostro Grande di Santa Maria Novella

Restaurate le lunette del Chiostro Grande di Santa Maria Novella

Le sei lunette contenute nel lato est del Chiostro grande di Santa Maria Novella, inclusi i cinque ritratti di monaci domenicani situati nella volta a crociera sotto i capitelli presenti tra le lunette, e la prima lunetta d’angolo del lato sud, tutte opere pesantemente danneggiate durante l’alluvione del 1966, sono state restaurate e hanno ora una nuova illuminazione.

Il progetto è stato interamente finanziato dalla società Rigoni di Asiago accompagnata da Fondaco srl, società nel settore della consulenza e strategia nella comunicazione associata al recupero e al restauro di opere d’arte e dei beni culturali.  L’intervento rientra nel progetto Florence I Care, che dal 2011 il Comune di Firenze porta avanti con successo e che consiste nella ricerca di sponsor per finanziare interventi di restauro su beni culturali cittadini.

“Il complesso di Santa Maria Novella – sottolinea l’assessore alla cultura Tommaso Sacchi – è al centro da alcuni anni di un vasto progetto di valorizzazione e recupero di spazi da destinare in primo luogo all’ampliamento museale, non a caso è qui che nascerà il nuovo museo della lingua italiana. Oggi riportiamo all’antico splendore queste lunette del Chiostro Grande, un lavoro certosino per il quale ringraziamo Rigoni di Asiago che ha creduto nel restauro e che assume ancora più valore in un momento così difficile e incerto per tutto il comparto culturale. Anche se i nostri musei sono in questo momento chiusi non cessiamo di lavorare per la loro cura e la loro tutela, in attesa di tornare ad accogliere di nuovo quanto prima e in sicurezza i visitatori”.

“Con questa iniziativa di Responsabilità Sociale d’Impresa – dichiara Andrea Rigoni, Amministratore Delegato di Rigoni di Asiago – abbiamo continuato il viaggio “La natura nel cuore di …”, iniziato nel 2015 a Milano, per transitare poi a Venezia, Roma e Matera, all’insegna della bellezza e della valorizzazione dei beni storico-artistici. Sono particolarmente contento che il nome dell’azienda si leghi da qui in avanti a questo luogo speciale, cuore della città e teatro di avvenimenti in cui sono transitati uomini illustri tra i quali mi piace ricordare il grande Galileo Galilei. Mi fa piacere condividere con voi questo momento con l’augurio che possa rappresentare un segnale di positività che parta dalla Capitale del Rinascimento per contribuire a fondere le logiche imprenditoriali a quelle della cultura – continua Rigoni – in modo che si traducano in una reciproca forza. Desidero ringraziare il Comune di Firenze, la Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio di Firenze e Fondaco Italia per aver reso possibile la nostra partecipazione all’iniziativa che, oltre a consentirci di consolidare il nostro rapporto con l’arte, la cultura e la formazione, ci ha permesso di coinvolgere anche Firenze”.

“Spero che questa attenzione che abbiamo deciso di riversare sull’arte per valorizzare anche la nostra azienda – conclude Rigoni – possa essere da stimolo e creare interesse in altre realtà industriali. Viviamo ed operiamo in un Paese meraviglioso e quindi abbiamo il dovere di raccogliere la sfida e di assumerci le responsabilità per far sì che questo immenso patrimonio possa avere il futuro che merita”.

“Siamo molto contenti di aver portato a termine il quarto intervento a Firenze – dichiara Enrico Bressan, presidente di Fondaco Italia – e di consolidare la collaborazione con il Comune. Desidero sottolineare la sensibilità, rinnovata con grande entusiasmo anche in un periodo così particolare, di Rigoni di Asiago, protagonista di un impegno serio ed importante che anno dopo anno sta costruendo un “Grand Tour” sempre più apprezzato in favore dell’arte italiana. Per noi, che operiamo da sedici anni in questo settore e che abbiamo visto via via ampliarsi il rapporto arte – impresa è motivo di grande soddisfazione perché vuol dire che siamo sulla strada giusta; le aziende possono utilizzare questo strumento per consolidare le proprie basi e progettare il proprio sviluppo e nello stesso svolgere un ruolo sociale di alto profilo a beneficio di tutti. Grazie quindi a Rigoni di Asiago, ai restauratori ed ai dirigenti di Comune e Soprintendenza”.

Foto Comune di Firenze

II Chiostro grande, edificato dal 1340 al 1360, fa parte del convento di Santa Maria Novella ed è il più grande chiostro della città. Negli anni 1562-1592 l’architetto Giulio Parigi, su committenza di Eleonora da Toledo, moglie del Granduca Cosimo I, procedette alla decorazione ad affresco commissionando i lavori a vari artisti dell’epoca come Bernardino Poccetti, Santi di Tito, Ludovico Cigoli e Alessandro Allori. Nel secolo XVIII il Chiostro venne risistemato per quanto riguarda gli elementi lapidei e alcune lunette rimaste vuote vennero dipinte. Il ciclo di affreschi, che si dispiega in 52 lunette, è considerato uno degli esempi più rappresentativi della pittura della Controriforma per l’ampiezza, il programma iconografico e la chiarezza didascalica delle storie. E’ incentrato sulla vita di San Domenico e altri santi domenicani. Nelle campate angolari sono raffigurate scene della vita di Cristo.

Dal 1920 il Chiostro faceva parte della scuola Marescialli e Brigadieri Carabinieri ma recentemente, nel 2016, è passato a far parte del Museo di Santa Maria Novella.

L’alluvione di Firenze nel 1966 causò danni notevoli di conservazione alle pitture: per cercare di salvarle, queste sono state sottoposte al distacco dalla parete originaria, alla successiva riadesione ad un nuovo supporto e alla ricollocazione in loco. I tagli per la rimozione sono ancora visibili e tutte le scene sono abbastanza impoverite di materia a causa dell’operazione di strappo anche se è probabile che senza questo tipo di intervento le lunette sarebbero pervenute a noi in condizioni molto peggiori.

Nonostante il susseguirsi di interventi di restauro, l’ambiente favorevole alle correnti e flussi di aria e polveri ha fatto sì che le superfici pittoriche siano state particolarmente propense all’accumulo di sostanze inquinanti che sono penetrate dentro le pitture con conseguente perdita di colore e stuccature incoerenti e malmesse diffuse. Come spesso succede per gli affreschi staccati, si possono notare delle macchie scure che sono dovute alla colla animate non rimossa completamente sulla superficie pittorica che ha causato un attacco di microorganismi.

L’intervento di restauro ha previsto il consolidamento della superficie pittorica, la pulitura dai depositi di sporco, inquinanti e materiali incoerenti, la rimozione delle vecchie stuccature e l’applicazione di nuove contro fessurazioni e cadute di intonaco.

I lavori, sotto la direzione dei servizi tecnici e belle arti di Palazzo Vecchio, sono stati eseguiti dal Consorzio Edile Restauratori Società Cooperativa a responsabilità limitata di Firenze. L’intervento è stato completato dal posizionamento di un nuovo impianto illuminotecnico realizzato da Enel X.

L’intervento di Cristiana Conti una delle restauratrici durante la presentazione di oggi.

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Ritratto allegorico di Dante in Palazzo Vecchio

Ritratto allegorico di Dante in Palazzo Vecchio

🔈Firenze, nell’anno in cui si celebrano i 700 anni dalla morte di Dante Alighieri, il Comune di Firenze presenta “Bronzino e il Sommo Poeta. Un ritratto allegorico di Dante in Palazzo Vecchio”, esponendo all’interno del Salone dei Cinquecento, il “Ritratto allegorico di Dante”, opera di Agnolo Bronzino.

L’esposizione del ritratto, promossa dal Comune di Firenze, curata da Antonio Natalie Sergio Risaliti e realizzata da MUS.E, si terrà a partire dal12 febbraio e fino al 31 maggio 2021 e sarà inclusa nel percorso museale di Palazzo Vecchio.

La storia di questa lunetta è riferita da Giorgio Vasari nella Vita del Bronzino. Secondo la ricostruzione vasariana infatti il ritratto di Dante oggetto della mostra in Palazzo Vecchio, un olio su tela datato 1532-1533, fu commissionato al pittore insieme ai ritratti di Petrarca e Boccaccio per ornare una camera della casa del colto banchiere fiorentino Bartolomeo Bettini.

L’intento era quello di ornare le pareti con “poeti che hanno con versi e prese toscane cantato d’amore” nelle lunette delle pareti e al centro una tavola con “Venere e Cupido” dipinta dal Pontormo su cartone di Michelangelo Buonarroti, oggi conservata alla Galleria dell’Accademia.

L’ambizioso progetto, rimasto incompiuto, coinvolgeva i maggiori pittori attivi in città in quel periodo e anticipava temi cari ai letterati della futura Accademia Fiorentina (cui appartenne lo stesso Bronzino fino al 1547), come la superiorità della lingua toscana e il rapporto tra arte e poesia.

Dei tre ritratti commissionati al Bronzino, solo quello di Dante è arrivato fino ad oggi. Conosciuto in passato attraverso un disegno preparatorio della testa del poeta (conservato alla Staatliche Graphische Sammlung di Monaco di Baviera), una copia su tavola (conservata nella Collezione Kress della National Gallery of art di Washington) e varie riproduzioni grafiche, è stato a lungo disperso finché la tela non è stata rinvenuta in una collezione privata fiorentina e accolta dalla critica come l’originale del ritratto dantesco ricordato nella biografia vasariana dell’artista.

Gimmy Tranquillo ha intervistato l’assessore alla cultura Tommaso Sacchi e Sergio Risaliti uno dei Curatori insieme ad Antoni Natali, dell’esposizione:

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Black History Month Florence, sesta edizione e ‘fuori le Mura’

Black History Month Florence, sesta edizione e ‘fuori le Mura’

Partendo dal successo riscosso con Black History Month Florence e Black History Month Bologna, l’associazione annuncia oggi una nuova piattaforma: Black History Fuori le MuraIl tema di quest’anno del Black History Month Florence co-promosso con il Comune di Firenze, Black History Month Bologna e Black History Fuori le Mura sarà “OSTINATO”.

Al via da oggi il primo appuntamento del Black History Month Florence iniziativa co-fondata e diretta da Justin Randolph Thompson e dal 2018 co-promossa dal Comune di Firenze che, insieme a Black History Month Bologna, trova le sue radici nel Black History Month, una celebrazione annuale dei successi degli afroamericani e un momento per riconoscere il loro ruolo centrale nella storia degli Stati Uniti.

Partendo dai medesimi principi riadattati al contesto e le necessità italiane, dopo cinque anni di successi con oltre 200 eventi  e  5 progetti di ricerca e partnership con oltre 70 realtà del settore, Black History Month Florence (BHMF) e Black History Month Bologna si espandono oltre le mura cittadine, annunciando Black History Fuori le Mura, un’iniziativa pensata per ampliare ulteriormente i limiti territoriali e per connettersi con una rete più ampia di istituzioni e individui impegnati in attività culturali.

L’annuncio è stato fatto all’interno della conferenza stampa tenutasi online il 02 febbraio, alla presenza dell’Assessore alla Cultura del Comune di Firenze Tommaso Sacchi, di Justin Randolph Thompson, Francesca Sborgi, funzionaria promozione e comunicazione per Le Gallerie degli Uffizi, la direttrice artistica di MAD – Murate Art District Valentina Gensini, il Direttore artistico di Musicus Concentus Fernando Fanutti ed il Direttore di Black History Month Florence Patrick Jöel Tatcheda Yonkeu insime ad altri esponenti delle numerose realtà con cui BHMF collabora.

Anche l’edizione 2021, la sesta per Black History Month Firenze e la seconda edizione per Black History Month Bologna, avranno un programma ricco di iniziative culturali. “Considerando l’attuale impatto sociale della pandemia COVID-19 e gli sforzi per trovare solidarietà e comunità negli spazi virtuali” ha affermato Justin Randolph Thompson “sappiamo che il programma di quest’anno sarà cruciale per riuscire ad avvicinarsi ai nostri obiettivi. Per questo motivo riteniamo che sia necessario agire concretamente per spostare la nostra riflessione verso un livello più alto e nazionale con Black History Fuori le Mura.”

Tema dell’edizione di quest’anno sarà “OSTINATO”, un titolo molto significativo per richiamare i temi di comunità, tenacia e perseveranza, e che vuole essere allo stesso tempo un invito e una provocazione. L’invito è a persistere nel lavoro socio-culturale fatto finora, e che è sempre più necessario alla luce degli eventi che hanno toccato tutto il mondo nel 2020. La provocazione riguarda l’ostinazione della resistenza al riconoscimento della lotta degli afro-discendenti per l’accesso alla cittadinanza, ai diritti dei lavoratori e all’inclusione sociale nella definizione di italianità.

“OSTINATO è una riflessione sull’ostinazione necessaria per affermare strategie proattive di organizzazione culturale su un lungo arco di tempo, come manifestazione di una visione non indifferente ai tempi attuali e le sfide del presente, ma nemmeno eccessivamente determinata da loro.” afferma Janine Gäelle Dieudji, Co-Direttrice e Vice Presidente dell’Associazione Culturale BHMF, “L’associazione, sia nelle sue declinazioni locali che nazionali, è impegnata a fornire la coerenza e la vivacità necessarie per dare spazio ad ogni cultura per esprimersi in libertà, dando alle culture afro-discendenti il giusto ritmo per  affermarsi al pari delle altre culture e realtà sul territorio”.

Di seguito il ricco programma di eventi previsti durante il mese di febbraio per Black History Month Florence, Bologna e Fuori le Mura.

La maggior parte degli eventi sono virtuali, gratuiti e aperti al pubblico. I dettagli per ogni evento, le informazioni sulla registrazione e gli orari sono disponibili sul sito web di BHMF: blackhistorymonthflorence.com.

La dichiarazione dell’assessore Sacchi

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