Il Comune di Pisa ha dichiarato emergenza Climatica

Il Comune di Pisa ha dichiarato emergenza Climatica

Il Consiglio Comunale accoglie all’unanimità la mozione presentata dagli attivisti di Fridays For Future, che impegna all’azzeramento delle emissioni entro il 2030 e di dichiarare lo stato di emergenza climatica.

Come si legge nel comunicato rilasciato da Fridays For Future, oltre a dichiarare lo stato di emergenza climatica, “la mozione approvata impegna il Consiglio Comunale a dar avvio a un percorso che tenda a ridurre a zero le emissioni locali nette di gas serra entro il 2030 sul territorio comunale, oltre a riconoscere la lotta al riscaldamento globale e la transizione ad un’economia sostenibile come priorità strategiche dell’azione comunale per i prossimi 10 anni”.

“Un risultato che rende giustizia all’impegno profuso quest’anno da migliaia di giovani – afferma Gabriele Moretti, Fridays For Future Pisa e primo firmatario della mozione – Questo segna l’avvio di un percorso pratico e culturale per la nostra città”.

“Dopo una lunga discussione – continua Moretti -, in cui abbiamo tuttavia dovuto ancora rispondere a posizioni che negavano il coinvolgimento dell’uomo nel riscaldamento globale, tutti i consiglieri hanno evidentemente riconosciuto il carattere propositivo e fondato delle nostre proposte. L’emergenza climatica dovuta alla CO2 e ai gas serra è una realtà suffragata dalla quasi totalità della comunità scientifica, su cui non può esserci più alcun dubbio. Adesso è tempo di agire”.

Il gruppo di attivisti chiede “un’azione concreta su temi chiave come l’efficientamento energetico ed il trasporto sostenibile, e di avviare tutte le azioni di mitigazione degli effetti che il cambiamento climatico comunque avrà”.

“Il comune si è impegnato nella costruzione di un percorso partecipato – prosegue Moretti – che coinvolga non solo Fridays For Future, ma anche tutte le associazioni e le organizzazioni da tempo attive per il clima e l’ambiente, e che sia trasparente e verificabile per tutta la cittadinanza. Questo è solo il primo passo. Noi vigileremo affinchè adesso alle parole seguano i fatti”.

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Inaugurazione stagione MET: Maria Paiato è Madre Courage

Inaugurazione stagione MET: Maria Paiato è Madre Courage

Dopo il debutto all’ultimo Napoli Teatro Festival lo scorso giugno, da domani a domenica 27 ottobre apre la stagione 2019/2020 del Teatro Metastasio di Prato la prima delle 16 nuove produzioni in cartellone, “Madre Courage e suoi figli” di Bertolt Brecht, uno spettacolo diretto da Paolo Coletta, che ne cura anche la drammaturgia musicale, con Maria Paiato nei panni della vivandiera Anna Fierling.

Recuperando ed elaborando i materiali riguardanti la composita partitura del testo a partire dall’edizione del 1941, comprese le fonti che hanno ispirato i temi principali e le nove canzoni previste, la regia rielabora una nuova versione di Madre Courage dalle forti componenti musicali, dove parola, corpo e musica si fondono per ritrarre un’umanità che somiglia così tanto al nostro presente. Si tratta di uno spettacolo visionario, in cui i celebri songs di Brecht e la musica di Paul Dessau sono trasformati in una travolgente sequenza di brani dallo stile eclettico – dal suono classico contemporaneo all’elettronica – con l’intento di non tradire la forza dirompente che quelle musiche ebbero in epoca espressionista.

Il testo brechtiano racchiude diverse contraddizioni, a partire dal fatto che Madre Courage si sforza di proteggere i suoi figli dalla guerra, grazie alla quale lei stessa vive e guadagna, ma li perde inesorabilmente uno dopo l’altro. La donna e il suo carro sono emblemi di questa distorsione esclusivamente umana, dove la paura della morte si sconfigge entrando in una economia di morte. L’identità femminile del personaggio si scardina da modelli e aspettative già date, dall’obbligo di una responsabilità materna infinita ed “eterna”, aprendosi alla possibilità di una figura forse anche sgradevole, sospesa sulla soglia tra bene e male.

È un’opera definitiva sulle guerre di tutti i tempi che rimanda all’idea dell’apocalisse, con Madre Courage che incarna la figura di una sopravvissuta fra i sopravvissuti, in un tempo distopico dove l’essere umano è capace di abituarsi addirittura alla sua stessa fine, in un mondo che già non c’è più, ma dove i riti sociali (il conflitto, il potere, il commercio) rimangono e si rinnovano.

In una nota del ’49, alla vigilia della storica messinscena di Berlino, Brecht precisa i punti essenziali di questo testo: “Che in una guerra non sono i piccoli che fanno i grossi affari. Che la guerra – che non è altro che un tipo di commercio ma con altri mezzi – trasforma tutte le virtù umane in una forza di morte anche in chi le possiede. Che nessun sacrificio è troppo grande per combatterla comunque”.

Al centro di tutta l’azione, Maria Paiato e, ad affiancarla, un cast di nove attori: Mauro Marino, Giovanni Ludeno, Andrea Paolotti, Roberto Pappalardo, Anna Rita Vitolo, Tito Vittori, Mario Autore, Ludovica D’Auria, Francesco Del Gaudio.

Intorno allo spettacolo, giovedì 24 ottobre alle ore 16 nel ridotto del Metastasio è previsto il primo incontro di “Senza Rischio”, un ciclo di 4 introduzioni/approfondimenti su altrettanti lavori presenti in cartellone, condotti dal critico Gabriele Rizza e aperti al pubblico.

Inoltre, anche per questa stagione il Teatro Metastasio in collaborazione con l’Associazione Culturale Il Sicomoro onlus attiva gratuitamente il ‘Servizio Babysitting’ per 15 bambini dai 4 ai 10 durante le repliche della domenica pomeriggio di 9 spettacoli in programma. I possessori di biglietto o abbonamento per lo spettacolo avranno la possibilità affidare i propri bimbi a educatori professionisti che li faranno divertire con laboratori e attività ludiche, presso il Ridotto del Metastasio (Sala Montalvo Casini). Per tutti i bambini è prevista una merenda biologica.

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Firenze intitola una strada al compositore Luciano Berio

Firenze intitola una strada al compositore Luciano Berio

Una via per ricordare Luciano Berio, grande compositore italiano e una delle voci principali della musica del Novecento. L’intitolazione avverrà giovedì 24 ottobre, nel giorno del 94° anniversario della nascita del compositore.

Via Luciano Berio è parte di via del Fosso Macinante all’incrocio tra Viale Fratelli Rosselli e Piazza Vittorio Veneto, emblematicamente vicina al teatro del Maggio, sede di alcune prime mondiali e altre importanti esecuzioni delle opere del Maestro.

La cerimonia di intitolazione avrà luogo alle 10.30 alla presenza della vedova, la musicologa Talia Pecker Berio, della figlia Cristina Berio, dell’assessore alla cultura Tommaso Sacchi, di rappresentanti del Maggio e del Centro Studi Luciano Berio.

Nel corso della cerimonia, come omaggio al grande compositore, saranno eseguite dai professori Andrea dell’Ira e Claudio Quintavalla – prime trombe dell’Orchestra del Maggio – due brevi brani di Berio: ‘Fanfaretta per Tartuca per due trombe’ e ‘Gute Nacht per tromba sola’.

L’intitolazione è stata decisa dalla giunta di Palazzo Vecchio per sottolineare lo stretto legame che il compositore ha avuto con Firenze: il maestro infatti è stato direttore artistico dell’Orchestra della Toscana (1982-84), direttore artistico della 47a edizione del Maggio Musicale Fiorentino (1984) nonché fondatore e direttore artistico di Tempo Reale, Centro di Ricerca, produzione musicale Tempo Reale (1987-2000).

“Berio – sottolinea l’assessore Sacchi – è stato un vero pioniere delle avanguardie musicali a livello europeo e internazionale e grande anticipatore dei linguaggi della scena elettronica mondiale. Firenze, città aperta alla sperimentazione e alla ricerca della musica contemporanea, gli deve molto e per questo gli intitola una via che conduce proprio al nostro Teatro d’eccellenza. Ogni artista che si misurerà col palcoscenico del Maggio sarà accolto dalla memoria e dalla tradizione tracciata dal grande compositore”.

“E’ con commozione e orgoglio che, a nome mio e dei cinque figli di Luciano Berio, saluto e ringrazio il Sindaco e il Comune di Firenze per questo importante riconoscimento del contributo di mio marito alla vita musicale e culturale della città che l’ha visto coinvolto in varie fasi della sua carriera e che è stata il nostro domicilio urbano per molti anni – afferma Talia Pecker Berio -. Firenze è anche la sede del Centro Studi Luciano Berio, fondato nel 2009 da me e da un gruppo di illustri amici e collaboratori storici di Berio (tra cui Valerio Adami, Andrea Lucchesini, Francesco Micheli, Renzo Piano, Maurizio Pollini e i compianti Pierre Boulez, Umberto Eco ed Edoardo Sanguineti), che agisce come una network di studiosi in tutto il mondo.

“Ringrazio – conclude la moglie – il Presidente del Centro nonché dell’Orchestra della Toscana, l’Avv. Maurizio Frittelli, già Presidente di Tempo Reale, che ha affiancato Berio negli ultimi anni della sua vita e che continua ad essergli un devoto ambasciatore. Grazie infine alla Direzione e ai musicisti del Maggio Musicale Fiorentino, punto di riferimento costante e fondamentale nel percorso creativo di Berio, come in quello di tutti i protagonisti della musica del Novecento”.

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Firenze intitola una strada al compositore Luciano Berio

Firenze intitola una strada al compositore Luciano Berio

Una via per ricordare Luciano Berio, grande compositore italiano e una delle voci principali della musica del Novecento. L’intitolazione avverrà giovedì 24 ottobre, nel giorno del 94° anniversario della nascita del compositore.

Via Luciano Berio è parte di via del Fosso Macinante all’incrocio tra Viale Fratelli Rosselli e Piazza Vittorio Veneto, emblematicamente vicina al teatro del Maggio, sede di alcune prime mondiali e altre importanti esecuzioni delle opere del Maestro.

La cerimonia di intitolazione avrà luogo alle 10.30 alla presenza della vedova, la musicologa Talia Pecker Berio, della figlia Cristina Berio, dell’assessore alla cultura Tommaso Sacchi, di rappresentanti del Maggio e del Centro Studi Luciano Berio.

Nel corso della cerimonia, come omaggio al grande compositore, saranno eseguite dai professori Andrea dell’Ira e Claudio Quintavalla – prime trombe dell’Orchestra del Maggio – due brevi brani di Berio: ‘Fanfaretta per Tartuca per due trombe’ e ‘Gute Nacht per tromba sola’.

L’intitolazione è stata decisa dalla giunta di Palazzo Vecchio per sottolineare lo stretto legame che il compositore ha avuto con Firenze: il maestro infatti è stato direttore artistico dell’Orchestra della Toscana (1982-84), direttore artistico della 47a edizione del Maggio Musicale Fiorentino (1984) nonché fondatore e direttore artistico di Tempo Reale, Centro di Ricerca, produzione musicale Tempo Reale (1987-2000).

“Berio – sottolinea l’assessore Sacchi – è stato un vero pioniere delle avanguardie musicali a livello europeo e internazionale e grande anticipatore dei linguaggi della scena elettronica mondiale. Firenze, città aperta alla sperimentazione e alla ricerca della musica contemporanea, gli deve molto e per questo gli intitola una via che conduce proprio al nostro Teatro d’eccellenza. Ogni artista che si misurerà col palcoscenico del Maggio sarà accolto dalla memoria e dalla tradizione tracciata dal grande compositore”.

“E’ con commozione e orgoglio che, a nome mio e dei cinque figli di Luciano Berio, saluto e ringrazio il Sindaco e il Comune di Firenze per questo importante riconoscimento del contributo di mio marito alla vita musicale e culturale della città che l’ha visto coinvolto in varie fasi della sua carriera e che è stata il nostro domicilio urbano per molti anni – afferma Talia Pecker Berio -. Firenze è anche la sede del Centro Studi Luciano Berio, fondato nel 2009 da me e da un gruppo di illustri amici e collaboratori storici di Berio (tra cui Valerio Adami, Andrea Lucchesini, Francesco Micheli, Renzo Piano, Maurizio Pollini e i compianti Pierre Boulez, Umberto Eco ed Edoardo Sanguineti), che agisce come una network di studiosi in tutto il mondo.

“Ringrazio – conclude la moglie – il Presidente del Centro nonché dell’Orchestra della Toscana, l’Avv. Maurizio Frittelli, già Presidente di Tempo Reale, che ha affiancato Berio negli ultimi anni della sua vita e che continua ad essergli un devoto ambasciatore. Grazie infine alla Direzione e ai musicisti del Maggio Musicale Fiorentino, punto di riferimento costante e fondamentale nel percorso creativo di Berio, come in quello di tutti i protagonisti della musica del Novecento”.

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Teatro della Pergola, ‘I Giganti della Montagna’ inaugurano la stagione

Teatro della Pergola, ‘I Giganti della Montagna’ inaugurano la stagione

Dal 24 ottobre al 3 novembre Gabriele Lavia inaugura la stagione in abbonamento del Teatro della Pergola con ‘I giganti della montagna’, il testamento artistico di Luigi Pirandello, punto più alto e sintesi della sua poetica. Dopo ‘Sei personaggi in cerca d’autore’ e ‘L’uomo dal fiore in bocca… e non solo’ Lavia completa la sua personale trilogia pirandelliana con un inno al prodigio straordinario del teatro come speranza, o meglio, una certezza laica, che la poesia non può morire per mano di alcun apparato.

“I Giganti sono gli uomini del fare, mentre il teatro – afferma l’attore e regista – è fatto dagli uomini dell’essere. Luigi Pirandello l’aveva capito molto bene. Perciò, ho voluto come scenografia un teatro distrutto. Distrutto perché ci vogliono costruire degli uffici per organizzare un teatro che non c’è, è morto, ucciso proprio dagli uffici. I Giganti della Montagna è un testo profetico, di cui l’autore non scrisse mai il III e ultimo atto, perché non fece in tempo”.

La scena di Alessandro Camera, i costumi di Andrea Viotti (Premio Le Maschere del Teatro Italino 2019), le musiche di Antonio Di Pofi, le luci di Michelangelo Vitullo, le maschere di Elena Bianchini, le coreografie di Adriana Borriello, incorniciano la magica opera incompiuta di Pirandello in un allestimento maestoso, con un cast imponente di più di venti attori, anche mimi, danzatori, musicisti. La storia del mago Cotrone al cospetto del mistero dell’Oltre diventa una folle, poetica sarabanda ambientata in un tempo e luogo indefiniti, tra favola e realtà.

Numerosi gli eventi collaterali allo spettacolo. Lunedì 28 ottobre, ore 17, a Palazzo Fenzi, Gabriele Lavia incontra gli studenti universitari con una conferenza dal titolo ‘”Vigliacco chi ragiona”: Lavia, Pirandello e i Giganti’ a cura di Renzo Guardenti. Giovedì 31 ottobre, ore 18, alla Pergola, Lavia e la Compagnia incontrano il pubblico, coordina Matteo Brighenti. Entrambi gli appuntamenti sono a ingresso libero fino a esaurimento dei posti disponibili. Inoltre, fino al 3 novembre, nella Sala Oro, è aperta la mostra gratuita Il figlio del Caos – Luigi Pirandello al Teatro della Pergola, visitabile il mercoledì e il giovedì dalle 15:30 alle 18:30 e, per i possessori dei relativi tagliandi di ingresso, in occasione degli spettacoli, dei concerti e delle visite guidate.

i giganti della montagna

I giganti della montagna è una produzione della Fondazione Teatro della Toscana, in coproduzione con il Teatro Stabile di Torino, il Teatro Biondo di Palermo.

Il teatro celebrato come spazio salvifico, libero e indipendente, ultima roccaforte dell’umanità, in una società distratta e svuotata di princìpi e ideali. I giganti della montagna sono un poetico omaggio alle magie dell’arte, al prodigio straordinario che consola l’incompiutezza umana.

“Pirandello vive con I giganti della montagna il suo grande momento espressionista. Si tratta di un espressionismo onirico, fantastico, visionario. Alcuni attori – spiega l’attore e regista nel programma di sala – si sono ridotti a essere quasi degli straccioni per seguire Ilse Paulsen, l’attrice moglie del Conte, che chiamano la Contessa. Vanno in giro come pezzenti a recitare la Favola del figlio cambiato, copione scritto per la Contessa da un certo autore, innamorato di lei, e morto per la disperazione di non essere corrisposto. È l’incubo della Compagnia. La donna, infatti, per espiare la colpa di quel suicidio, si ostina a voler recitare la Favola, che ovunque ha grande insuccesso. Il mondo non capisce più la poesia. Cotrone dà rifugio alla Compagnia alla villa La Scalogna: l’arte non può abitare in mezzo agli uomini, ma solo tra loro Scalognati. Gli artisti riescono a vivere unicamente fuori dal mondo”.

Nella Villa le magie succedono e basta. Questi sono eventi possibili solo nel mondo dell’oltre, della fantasia, della sovra-realtà, ai confini della coscienza, ai margini dell’esistenza, dove finisce quel gruppo di attori sperduti e disperati, perché senza più un teatro dove recitare, goffi sacerdoti di un’arte delusa, infelice, incompresa, impoverita, com’è diventato il teatro. Per questo, la scena di Alessandro Camera riproduce i palchi di un teatro all’italiana diroccato.

Cotrone è lo strano mago che lo abita e guida; dice di essersi fatto “turco” per il “fallimento della poesia della cristianità”. Nell’interpretazione di Lavia è Pirandello stesso, ma non solo, è anche qualcosa di più. “Cotrone vive nel fallimento, nella caduta del mondo, ai margini della vita – ragiona – e ai confini del sogno. Si è rifugiato o emarginato nella propria illusione che il teatro, cioè la poesia originaria, possa essere il luogo assoluto, fuori da ogni contaminazione. E lontano dai Giganti, dalle ‘forze brute’, da uomini che mettono paura soltanto a sentirli passare al galoppo. Nella mia vita ho visto molte edizioni dei Giganti della montagna: Cotrone era sempre cupo, malinconico, triste. Secondo me, invece, è allegro e incazzato. Perché è disperato”.

Il tempo e il luogo dell’azione sono indeterminati, tra la favola e la realtà. Ed è in questo spazio sospeso che il teatro può accadere comunque, “nella finita infinità che è la solitudine dell’anima sola con se stessa”. In scena, al fianco di Lavia, ci sono Federica Di Martino, Clemente Pernarella, Giovanna Guida, Mauro Mandolini, Lorenzo Terenzi, Gianni De Lellis, Federico Le Pera, Luca Massaro, Nellina Laganà, Ludovica Apollonj Ghetti, Michele Demaria, Simone Toni, Marìka Pugliatti, Beatrice Ceccherini – iNuovi, Luca Pedron – iNuovi, Laura Pinato – iNuovi, Francesco Grossi – iNuovi, Davide Diamanti – iNuovi, Debora Rita Iannotta, Sara Pallini, Roberta Catanese, Eleonora Tiberia.

“Il teatro è quell’accadimento misterioso e pagano – precisa Gabriele Lavia – che ha trasformato i viventi in una comunità di uomini, quando si sono rappresentati e riconosciuti in quella rappresentazione, nell’origine della coscienza di ‘essere quel che si è’. I Giganti sono snaturati dal non voler conoscere se stessi. I loro servi imitano i costumi di violenza, ignoranza e volgarità dei loro padroni. Quindi, non possono far altro che continuare a uccidere il teatro, la poesia originaria nata come specchio dell’uomo”.

In questa prospettiva, allora, non è un caso che il testo di Pirandello sia rimasto incompiuto e che alla fine del secondo atto scrive abbia scritto le ultime cinque parole della sua vita e, per Lavia, di tutto il Teatro delle maschere nude, con cui chiude i suoi Giganti ella montagna: “Io ho paura, ho paura…”

“Sapeva che doveva morire. Sono convinto – afferma Lavia – che abbia detto quel che ha detto per rassicurare il figlio sulla sua voglia di vivere: ‘Ho composto nella mente il III atto – non prendeva appunti, era un uomo di una memoria straordinaria – c’è un olivo saraceno, grande, in mezzo alla scena: con cui ho risolto tutto’. Inventa, ma in realtà sta pensando alla morte. Credo che avrebbe chiuso il sipario con le quattro parole conclusive del II atto, messe in bocca al personaggio della seconda donna, Diamante, che ha la responsabilità di dare voce al testamento di Pirandello: ‘Ho paura, ho paura’. Le indicazioni riportate dopo la sua morte sono un documento entrato a far parte della tradizione culturale intorno alla figura di un genio. Ma ci sono cose più importanti di cui tenere conto – continua – il Premio Nobel agrigentino sta lavorando alla sceneggiatura del film tratto dal suo Fu Mattia Pascal. Si sente male. Viene un medico, proprio nel momento in cui gli stanno cambiando il letto. Rimangono soli. Quando gli cava il sangue, Pirandello, per come l’ha poi raccontata il dottore, chiede: ‘Insomma, mi vuole dire che è questo?’ E lui risponde: ‘Non deve avere paura delle parole: questo è morire’. La cronaca racconta che abbandona subito la stesura della sceneggiatura e si mette a scrivere I giganti della montagna, il cui primo titolo è Fantasmi”.

“Per me – spiega Lavia riferendosi a Pirandello – è il più grande, forse più di William Shakespeare. Credo che dentro di sé si ritenesse superiore anche ai classici greci. Infatti, dichiarava: ‘I greci hanno messo l’uomo sull’orlo dell’abisso, io l’ho fatto cadere dentro'”.

“Io sono figlio del Caos, e non allegoricamente, ma in giusta realtà”, così amava definirsi Luigi Pirandello evocando le origini a Caos, piccola contrada nei pressi di Girgenti, oggi Agrigento, dove i genitori si erano rifugiati fuggendo a un’epidemia di colera.

i giganti della montagna

La mostra ‘Il figlio del Caos – Luigi Pirandello’ al Teatro della Pergola ricorda alcuni tra i più significativi allestimenti pirandelliani alla Pergola negli ultimi cinquant’anni: oltre cento messe in scena ripercorse attraverso manifesti, locandine, foto, recensioni e corrispondenze. Un omaggio allo scrittore che ha segnato profondamente la cultura e il teatro del nostro tempo e a tutti gli uomini e donne di teatro che continuano a confrontarsi con la sua opera. Un viaggio tra le maschere, i volti e le immagini del prodigioso “figlio del caos”, per ritrovare le sue e le nostre autentiche radici.

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