Banca Etruria, processo per truffa: un condannato e 6 assolti

Nuova sentenza  per il filone d’inchiesta relativo alla truffa, in merito al crac di Banca Etruria. Il giudice Claudio Lara del tribunale di Arezzo ha condannato a dieci mesi, con la condizionale e la non menzione, uno degli imputati. Sei invece sono gli assolti. In tre casi ha dichiarato il non doversi procedere perchè le querele erano state ritirate. In totale sono circa una quarantina le cause per truffa istruite che andranno presto a processo.

L’accusa formulata dal pool dei magistrati è quella di aver venduto a clienti disinformati prodotti poi risultati a rischio e azzerati dal decreto Salvabanche. Il 30 settembre, in un altro processo sempre del filone truffa, erano stati assolti 9 imputati mentre 4 sono stati condannati a 10 mesi.
Nella giornata di domani ci sarà l’udienza camerale davanti al gup Piergiorgio Ponticelli per le indagini relative al trattamento di fine rapporto dell’ex ad Luca Bronchi. Lo stesso giudice infatti questa estate aveva respinto la richiesta di archiviazione avanzata dalla procura, per l’accusa di bancarotta, nei confronti di dodici componenti del vecchio cda. Tra questi c’è anche  il padre dell’ex ministro Maria Elena, Pierluigi Boschi. Il giudice dovrà decidere se si va verso un ulteriore giudizio, imponendo la formulazione dell’imputazione coatta o se la vicenda si esaurirà come già richiesto dalla procura.

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Banca Etruria, filone truffa: 4 condannati e 9 assolti

Banca Etruria, filone truffa: 4 condannati e 9 assolti

Il Tribunale di Arezzo ha condannato 4 indagati a 10 mesi per il filone truffa nell’ambito del crac di Banca Etruria. 9 dirgenti invece sono stati assolti sulla vendita di titoli rischiosi.

Il dispositivo è stato letto dal giudice Angela Avila e riguarda tutti i 13 imputati del processo. Tra gli assolti cinque dipendenti della banca e quattro dirigenti imputati, ‘perché il fatto non sussiste’ o ‘per non aver commesso il fatto’. I quattro condannati sono dipendenti di Banca Etruria.

ll pm Julia Maggiore, titolare dell’inchiesta su Banca Etruria per questo filone, aveva infatti chiesto tre anni per i così detti ‘istigatori’ ovvero coloro che, secondo l’accusa, avrebbero pressato i direttori delle filiali a vendere le obbligazioni subordinate a un pubblico indistinto.

(Notizia in aggiornamento)

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Viadotto E45: conclusa perizia, procura autorizza lavori Puleto

Viadotto E45: conclusa perizia, procura autorizza lavori Puleto

Si può procedere alla ripresa dei lavori sul Viadotto Puleto, lungo la e 45. Oggi ill consulente Claudio Modena ha consegnato il parere al gup del tribunale di Arezzo. Il tratto di strada è rimasto chiuso per un mese da metà gennaio a metà febbraio per problemi legati alla sicurezza, attualmente è percorribile solo da mezzi leggeri a una velocità massima di 40 chilometri orari.

La consulenza, richiesta dal gup Piergiorgio Ponticelli per poter andare avanti nella massima sicurezza e realizzata attraverso carotaggi e prove sul posto, riapre i lavori che Anas stava già effettuando per arrivare, come ulteriore conseguenza, alla possibile riapertura ai mezzi pesanti del tratto. Il procuratore di Arezzo Roberto Rossi ha comunicato questa mattina ai sindaci della zona la concessione dell’autorizzazione ad Anas a svolgere gli interventi di messa in sicurezza. Per la definitiva conclusione delle opere i tecnici, si legge in una nota diffusa dal comune di Sansepolcro (Arezzo), hanno stimato una tempistica di circa due settimane.

Il provvedimento di chiusura del viadotto fu richiesto dal procuratore di Arezzo Roberto Rossi nell’ambito dell’inchiesta sul cedimento di una piazzola della stessa E45 avvenuto l’11 febbraio 2018: secondo una commissione di tecnici incaricata dal pm, il viadotto risultava a rischio collasso, nmotivo per cui fu notificato il sequestro.

L’esito dell’accertamento tecnico disposto dalla procura di Arezzo sul viadotto Puleto dell’E45 portò ad “accertare una situazione critica sotto molti aspetti – come dichiarò al tempo Roberto Rossi -, situazione che a detta consulenti poteva comportare un rischio collasso dell’intera struttura. Sulla base di questa informativa abbiamo chiesto al gip un sequestro preventivo del viadotto”.

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Stress da lavoro: geometra ottiene rendita Inail

Stress da lavoro: geometra ottiene rendita Inail

La patologia professionale è stata riconosciuta dalla Corte d’appello di Arezzo, per l’esposizione alle rabbiose lamentele dei cittadini che vivono nelle case popolari.

Una geometra aretina di 52 anni ha vinto la causa di lavoro con l’Inail, condannata a versarle la rendita. La patologia professionale riconosciuta dalla Corte d’appello di Firenze (sezione lavoro e previdenza) si chiama ‘sindrome di Burnout’, è piuttosto rara e trae il nome dal termine inglese che significa appunto ‘bruciato’, ‘esaurito’, ‘scoppiato’. E a quanto riporta la sentenza, resa nota nell’edizione online del Corriere di Arezzo, la geometra di Arezzo Casa (ex Ater – azienda territoriale per l’edilizia residenziale) era stata messa a dura prova nel seguire quasi 1500 alloggi (tra Valdarno e Casentino) con i relativi problemi di piccola e grande manutenzione.

Dal 1999 al 2013 una via crucis quotidiana di lamentele: un’ondata di richieste, solleciti, sfoghi, che non riusciva a fronteggiare. Dai problemi di muffa sulle pareti a quelli del riscaldamento, dalle fognature da pulire alle liti condominiali, c’era un esercito di insoddisfatti che la assediava. Ogni giorno. Per telefono, anche sul cellulare, e fisicamente in ufficio. Non sono mancati anche atteggiamenti aggressivi: voce alta, pugni sbattuti sul tavolo, modi poco garbati. Per non parlare dei sopralluoghi da una parte all’altra del territorio per verifiche di ogni genere. Tartassata dagli assegnatari e in alcuni case a tu per tu con situazioni limite: una donna e il figlio disabile che vivevano nell’alloggio maleodorante senza acqua negli scarichi igienici. O quella volta che l’assegnatario della casa popolare fu trovato morto da giorni.

E ancora: disagio, tossicodipendenza, indigenza, vandalismo, violenze familiari. Fatto sta che poco alla volta la geometra è precipitata in una situazione di esaurimento cronico. Somatizzava tutti gli ostacoli quotidiani, anche perché era sola in trincea a far fronte ad una mole di lavoro enorme e particolarmente difficoltoso. Nel 2012, dopo alcuni malesseri e certificati, scatta la richiesta per il riconoscimento della malattia professionale, ma Inail la rigetta. Gli avvocati Giorgio Borri e Alessandra Degl’Innocenti hanno dunque presentato ricorso alla sezione lavoro del Tribunale di Arezzo, che lo ha respinto. Ma il contenzioso è andato avanti e i giudici di appello – alla luce della consulenza tecnica per studiare la sindrome ansioso-depressiva cronica – hanno dato infine ragione ai legali della geometra.

Stabilito il rapporto di causa effetto, hanno dichiarato la natura professionale della malattia di cui soffre la geometra, e hanno condannato l’Inail a corrisponderle la rendita di geometra, e hanno condannato l’Inail a corrisponderle la rendita di legge per inabilità permanente pari al 18% di danno biologico e il trattamento per l’inabilità temporanea per il periodo luglio 2012 – novembre 2013 con gli interessi. La donna, poi licenziata, ha continuato a soffrire per i disturbi della patologia psichica e non ha più ripreso l’attività professionale.

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Arezzo: arrestato falso intermediario di rifiuti

Arezzo: arrestato falso intermediario di rifiuti

Ad Anghiari (Arezzo) è stato arrestato un falso intermediario di rifiuti. Ad agire i carabinieri forestali di Sansepolcro (Arezzo) insieme ai colleghi della procura.

L’arresto è avvenuto contestualmente ad un controllo all’interno di uno stabilimento precedentemente sequestrato dal tribunale di Arezzo per illecita gestione di rifiuti. I militari hanno accertato infatti la presenza di un’impresa umbra che stava prelevando macchinari fuori uso e rifiuti pericolosi. E’ stato accertato che l’autorizzazione della ditta era scaduta e comunque non era idonea alla raccolta di quel tipo di rifiuti.
Conducente del mezzo e titolare sono stati denunciati. Nell’occasione è stato inoltre accertato che il contatto con l’azienda umbra era stato preso da una persona mai iscritta all’albo dei gestori alla intermediazione dei rifiuti e che era sottoposta a sorveglianza speciale con obbligo di dimora nel comune di residenza. Obbligo più volte violato per occuparsi personalmente dell’impianto. L’uomo è stato arrestato.
Le indagini proseguono per accertare tutte le responsabilità.

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