Coronavirus: “in Toscana personale sanitario è allo stremo”

Coronavirus: “in Toscana personale sanitario  è allo stremo”

“Personale sanitario allo stremo delle forze. Mettete le lavoratrici e i lavoratori in condizione di sicurezza”. Questo è quanto chiedono, in una nota, le categorie di Cgil e Cisl che operano all’interno del sistema sanitario delle province di Firenze, Prato e Pistoia.

“La situazione nei nostri ospedali rischia a breve – dichiarano i sindacati – di non essere più gestibile; dall’inizio dell’emergenza Coronavirus stiamo ricevendo quotidianamente centinaia di telefonate da parte dei lavoratori preoccupati per la situazione, soprattutto a causa della forte carenza dei dispositivi di protezione individuale. Al personale è stato distribuito materiale in quantità non ancora sufficiente, con l’indicazione di farselo durare il più possibile”.

I sindacati inoltre denunciano che “in queste ultime ore abbiamo appreso che circolano tra i lavoratori delle fake news che insisterebbero sul riciclo, previo lavaggio, delle mascherine monouso; come organizzazioni sindacali stigmatizziamo qualunque utilizzo o suggerimento di uso improprio dei Dpi. Questi sono solo alcuni esempi di come gli operatori della
sanità sono costretti ad operare”.
“Come organizzazioni sindacali, chiediamo di aumentare, nel più breve tempo possibile – concludono Cgil e Cisl -, le forniture dei dispositivi protezione individuali, consegnandoli
a partire dagli operatori che lavorano in costante esposizione di rischio. I lavoratori ne hanno diritto per la propria salvaguardia e per quella delle proprie famiglie e il sistema di
tutela lo richiede per l’intera collettività. Riteniamo che a questo punto non rimanga altro che applicare lo smart working ai lavoratori amministrativi, l’applicazione di paratie agli
operatori di front office e la chiusura, almeno fino all’arrivo di idonei e sufficienti Dpi, di tutti quei servizi non essenziali all’interno dei presidi ambulatoriali e territoriali
di cui non si ravvede la necessità di apertura per affrontare l’emergenza Covid-19, consentendo in questo modo la fornitura di sufficiente materiale ai servizi più a rischio”.

La regione Toscana, da parte sua, fa sapere che, nelle ultime 24 ore sono 141.816 le mascherine distribuite alle strutture sanitarie del Servizio sanitario regionale dalla Regione Toscana. Di queste, riferisce un comunicato della Regione, 39.500 sono ‘made in
Tuscany’, mentre le altre 102.316 provengono dalla Protezione Civile nazionale. A questi numeri si aggiungono 5.330 protezioni facciali, sempre provenienti dalla protezione civile.
Tutto il materiale distribuito, riporta la stessa nota, “è idoneo”.

L'articolo Coronavirus: “in Toscana personale sanitario è allo stremo” proviene da www.controradio.it.

Coronavirus, Cgil-Cisl-Uil Firenze: “E’ allarme lavoro”

Coronavirus, Cgil-Cisl-Uil Firenze: “E’ allarme lavoro”

Chiesta a istituzioni e controparti una cabina di regia per gestire le ricadute. “No ad azioni unilaterali, serve responsabilità”. Lavoratori lasciati a casa via Whatsapp, richieste di ammortizzatori sociali per oltre 3mila dipendenti

La situazione sanitaria ed economica creata dal Coronavirus è senza precedenti, e va affrontata “tutti insieme, senza azioni unilaterali, tutti con grande senso di responsabilità, trovando anche risposte nuove”: per questo Cgil-Cisl-Uil Firenze avanzano al sindaco della Città metropolitana una richiesta urgente di convocazione di un tavolo per creare una cabina di regia di livello di area metropolitana, e avanzano anche un appello alle controparti datoriali affinché si faccia al più presto un incontro, per evitare che si vada “in ordine sparso” nella gestione delle crisi. “Il primo pensiero è per l’emergenza sanitaria ovviamente, e un ringraziamento va agli operatori sanitari che ogni giorno sono in prima linea. Detto questo il nostro dovere è la tutela dei lavoratori e dei loro salari. Le nostre sedi sono aperte, con le precauzioni dal caso, per fare attività di tutela individuale e collettiva e anche in questi giorni i nostri sportelli ricevono tante persone preoccupate per il lavoro”, hanno detto Paola Galgani (segretaria generale Cgil Firenze), Roberto Pistonina (segretario generale Cisl Firenze-Prato) e Paola Vecchiarino (Responsabile Uil area fiorentina).
A Firenze, nel settore turistico, già 15 alberghi hanno chiesto la procedura di attivazione di ammortizzatori sociali, per circa mille addetti coinvolti; nel settore manifatturiero, nella moda e nella meccanica, comparti più esposti all’export, le richieste di attivazione di ammortizzatori sociali erano 77, per 2.500 lavoratori coinvolti. E questi sono i numeri fino a pochi giorni fa, oggi la situazione è sicuramente peggiorata. Inoltre, è di poche ore fa la notizia che lavoratori di un locale del centro di Firenze hanno ricevuto un messaggio Whatsapp dal datore, in cui si spiega che l’attività è chiusa: messi alla porta senza nemmeno capire se licenziati o sospesi. Nel mondo degli appalti, nei vari settori, la situazione è complicata: c’è l’esigenza di rimodulare i servizi per garantire lavoro e aiuto alle famiglie con più fragilità. “Questo quadro conferma come sia indispensabile una gestione condivisa dell’emergenza, seguendo l’appello del Presidente della Repubblica Mattarella all’unità, alla condivisione e alla solidarietà in questo momento difficile”, concludono Galgani, Pistonina e Vecchiarino.

L'articolo Coronavirus, Cgil-Cisl-Uil Firenze: “E’ allarme lavoro” proviene da www.controradio.it.

“Paziente 96enne costretta a pagare trasporto in ambulanza privata”

“Paziente 96enne costretta a pagare trasporto in ambulanza privata”

Carrara, “Odissea per una paziente quasi centenaria in barella: è stata costretta a pagare il trasporto in ambulanza ai privati”, la denuncia arriva da Vittorio Geloni, segretario Uil Pensionati di Carrara e Lunigiana.

“I parenti della donna, 96enne – spiega Geloni – hanno contattato il 118 già cinque giorni prima ma la risposta era sempre la stessa: ‘L’ambulanza non c’è, riprovate’, l’ambulanza serviva per portare la paziente al Noa di Massa per delle cure ma – spiega sempre il sindacato, sono risultati – inutili tutti i tentativi tramite 118, nonostante i parenti della signora avessero seguito le procedure previste dall’Asl richiedendo il servizio già con cinque giorni di anticipo. Alla fine la paziente è stata costretta a rivolgersi ai privati e a pagare di tasca propria”.

Vittorio Geloni riferisce che “la signora, barellata, aveva bisogno di un’ambulanza per raggiungere il Noa così da poter ricevere il trattamento sanitario previsto per cure antitumorali. I parenti hanno seguito tutto l’iter burocratico previsto dall’Asl e, trattandosi di persona barellata, certo non potevano fare questa cosa da soli: serviva un’ambulanza. Così cinque giorni prima hanno iniziato a telefonare al 118 ma la risposta è sempre stata negativa e il ritornello era sempre lo stesso: ‘Non ci sono autoambulanze disponibili, riprovate… riprovate…’. Questo più e più volte durante la giornata”.

“Di fronte al muro di gomma della burocrazia hanno dovuto arrendersi. Alla fine, esausti, si sono rivolti privatamente alle assistenze varie che, ovviamente, sono a pagamento – prosegue il segretario Uilp – ma che ben sanno fare il loro mestiere tant’è vero che la famiglia ringrazia per la disponibilità e gentilezza dimostrata. Purtroppo, non si può dire lo stesso del servizio pubblico, assente ingiustificato”.

L'articolo “Paziente 96enne costretta a pagare trasporto in ambulanza privata” proviene da www.controradio.it.