In California non sarà più possibile comprare animali ‘di razza’ nei negozi

In California non sarà più possibile comprare animali ‘di razza’ nei negozi

California, il Governatore Jerry Brown ha firmato venerdì la legge che vieta, ai negozi di animali, di vendere gatti, cani e conigli, che non provengano da rifugi o gruppi di soccorso per animali.

La legge entrerà in vigore nello stato della California nel gennaio 2019, ed i proprietari di negozio di animali che la violeranno si troveranno a far fronte ad una multa di $ 500.

La firma del governatore democratico è stata celebrata dalle associazioni per la protezione degli animali, tra cui la ‘Social Compassion in Legislation’, che ha sponsorizzato legge.

Naturalmente contrari alla legge i rappresentanti dell’industria dell’animale domestico, che hanno criticato il disegno di legge perché metterebbe a rischio centinaia di posti di lavoro e ridurrebbe la scelta dei consumatori sulla varietà degli animali domestici disponibili, impedendogli di accedere nei negozi ad allevatori professionisti ed eticamente corretti.

La legge non impedirà però agli allevatori di vendere animali direttamente ai clienti, il che significa che le persone che desidererano acquistare un animale da un allevatore potranno ancora farlo, ma non saranno in grado di farlo tramite un negozio di animali al dettaglio.

Più di 230 città e contee in tutti gli USA, hanno leggi simili, ma la California è la prima ad avere una legge a livello statale.

La legge ha due obiettivi primari. Il primo è quello di ridurre il sostegno finanziario di impianti di allevamento su larga scala, alcuni dei quali mantengono gli animali in condizioni deplorevoli.

In secondo luogo, la legge mira a promuovere l’adozione di’ trovatelli’ e ‘meticci’ come animali domestici.

L’American Society for the Prevention of Cruelty to Animals stima che 1,5 milioni di animali domestici sono stati eutanizzati in rifugi in tutto il paese l’anno scorso, mentre si calcola che solo in California i contribuenti spendono ogni anno più di 250 milioni di dollari per “alloggiare ed eutanizzare gli animali” nei rifugi.

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A FORTE DEI MARMI ARRIVA “TRUMPEIDE”: CARICATURE DEL PRESIDENTE USA IN MOSTRA

Trumpeide Mostra Il nuovo inquilino della Casa Bianca ritratto da 60 disegnatori in diverse versioni ma tutte rigorosamente satiriche: è “Trumpeide” mostra allestita dal  al Museo della satira e della caricatura di Forte dei Marmi.

Sono 60 i disegnatori satirici, per un totale di 150 opere, che hanno accettato di dire la loro su Donald Trump, impugnando “la propria matita – spiegano i promotori – come un’arma per deridere Trump, per non soccombere al cospetto di un potere cieco e incontrollabile”.

Tra i disegnatori in mostra Liza Donnelly, firma del New Yorker, presenta un Donald che sa pronunciare solo parole di odio e paura; il burkinabé di adozione Damien Glez disegna un Trump petroliere, ignaro dei problemi dell’Africa e negazionista sul cambiamento climatico; l’egiziana Doaa Eladl paventa unaguerra nucleare tra Usa e Nord-Corea; la tunisina Nadia Khiari ironizza sulla messa al bando in Usa dei cittadini di sette Paesi musulmani; Andrzej Krauze mostra Trump che gioca a mosca cieca con Gran Bretagna ed Europa.

Ancora, il francese Pierre Ballouhey disegna l’incontro-scontro tra il Papa e Trump; il franco-sudamericano Pancho e l’olandese Tom Janssen fanno satira sulla contraddizione di voler riportare l’America ai fasti di un tempo mentre si trascura l’inquinamento ambientale; infine l’irlandese Martyn Turner gioca sui continui tweet, ovvero i “cinguettii, di Trump e l’espressione inglese “For the birds” (per gli uccelli), che significa in realtà “di nessun valore”.

Tra gli italiani, da Altan a Vincino, con una carrellata di battute al vetriolo sul sogno americano rovesciato con allusioni alle affinità con i dittatori del passato e del presente, fili spinati e limitazioni della libertà, muri, missili, armi e parole di odio sparse ai quattro venti.

Per tutte le informazioni visitare il sito (in corso di allestimento): http://www.museosatira.it/mostre/trumpeide/

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CAMP DARBY, M5S: “SALVIAMO ALBERI PARCO SAN ROSSORE”

ampliamento Camp darby consiglieri Sì“La Regione non permetta l’abbattimento di circa mille alberi per nuova linea ferroviaria che porta armi da Camp Darby” ha annunciato il consigliere 5 stelle Giannarelli: “Rossi e il Pd si inchinano a amministrazione Usa.”

“Grazie all’intesa tra amministrazione Usa e Governo Italiano, col bene placet della Regione Toscana, quasi mille alberi del nostro Parco di San Rossore dovrebbero essere abbattuti per lasciare spazio ad una nuova linea ferroviaria in grado di portare armamenti dal Porto di Livorno alla base di Camp Darby. La difesa di questo patrimonio toscano può essere la strada per fermare questo progetto inaccettabile”. Lo afferma il consigliere regionale M5s Giacomo Giannarelli annunciando una mozione in merito.

“Capiamo l’imbarazzo del duo Pd- Rossi – sottolinea in una nota -, abituato a fare l’antimilitarista sulla stampa per poi genuflettersi a richieste come queste avanzate dall’amministrazione Usa, ma questo dev’essere convertito nel buon senso di abbracciare una battaglia corretta. Con quale faccia negli atti di indirizzo si continua a definire l’abbattimento della CO2 come una priorità del mandato e poi si tirano via così, con un colpo di spugna, mille alberi capaci di catturarne 50 tonnellate l’anno?. Per Giannarelli “la Regione Toscana può e deve verificare questo aspetto della questione, finora non affrontato per un approccio ideologico al tema, rivelatosi poco efficace”.

Occorre perciò, conclude, “evitare che gli Stati Uniti d’America abbattano mille dei nostri alberi presenti nel Parco di San Rossore. La difesa del patrimonio regionale, in questo caso boschivo, è forse l’unica chiave possibile per fermare questo progetto”.

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PISA, “DA CAMP DARBY CARICO DI ARMI VERSO LA SIRIA”

Camp Darby

E’ quanto denuncia il ‘Comitato Territoriale di Resistenza alla Guerra': “l’11 e 12 giugno la nave Usa ‘Liberty Promise’ ha fatto scalo a Livorno per trasportare armi di Camp Darby verso Medioriente.”

“Ha fatto scalo a Livorno l’11 e 12 giugno, proveniente dagli Stati Uniti, la Liberty Promise”: una delle navi militarizzate del Pentagono addette al trasporto di armi lungo un circuito che collega i porti statunitensi a quelli mediterranei, mediorientali e asiatici” è quanto annunciato dal ‘Comitato Territoriale di Resistenza alla Guerra’. “La nave di tipo Ro/Ro” spiega il Comitato in un comunicato “lunga 200 metri, dotata di 12 ponti con una superficie totale di oltre 50000 mq, ha imbarcato a Livorno  un gosso carico di armi della base Usa di Camp Darby (scaricando probabilmente altre armi destinate alla stessa base).”

Un viaggio che avrebbe, poi, portato la ‘Liberty Promise’ ad attraversare il Canale di Suez “facendo scalo il 24-25 giugno ad Aqaba in Giordania e, il 27-28 giugno, a Gedda in Arabia Saudita”, qui la nave militare avrebbe scaricato armi destinate alle forze statunitensi e alleate impegnate nelle guerre in Siria, Iraq e Yemen. “La rotta della ‘Liberty Promise’ e di altre navi della  ‘Liberty Global Logistics’,  una delle compagnie statunitensi con oltre 60 grandi navi” aggiunge il comunicato “trasportano armi per conto del Pentagono”. Ed il  porto di Livorno, limitrofo alla base Usa di Camp Darby, sarebbe proprio “il principale scalo strategico nel Mediterraneo.”
Camp Darby Navi guerra Usa

Durante un altro viaggio, stavolta della nave a stelle e striscie ‘Liberty Passion’, “dopo aver fatto scalo a Livorno il 24 marzo,  aveva sbarcato il 7 aprile nel porto giordano di Aqaba 250 veicoli militari”, veicoli che, stando al Comitato, sarebbero destinati alle forze Usa e alleate operanti in Siria. “Che i blindati Usa in Siria, provengano proprio da Camp Darby ?” si chiede infine il Comitato.

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CAMP DARBY, MOZIONE SI’ TOSCANA CONTRO POTENZIAMENTO


 Camp Darby

La mozione di Fattori e Sarti (Sì Toscana a Sinistra) chiede la sospensione del potenziamento della base americana di Camp Darby: “La Toscana dica sì alla pace e alla conversione ad usi civili, ricerca e ambiente contro armi, guerre e pericoli per gli abitanti del nostro territori.”

Tommaso Fattori e Paolo Sarti, consiglieri regionali di Sì Toscana a Sinistra, già proponenti della mozione passata all’unanimità per il pieno rispetto del trattato di non proliferazione nucleare in cui si chiedeva che il governo degli Stati Uniti rimuovesse qualsiasi arma nucleare eventualmente presente sul territorio, hanno firmato una  mozione che chiede alla giunta regionale di contrastare qualsiasi ipotesi di potenziamento della base di Camp Darby, “affinchè venga revocata immediatamente la disponibilità e le autorizzazioni all’avvio dei lavori di implementazione di infrastrutture funzionali all’ uso militare dell’area”.

Si chiede anche al governo regionale di intraprendere, di concerto con le altre amministrazioni interessate, ogni azione politica “per raggiungere l`obiettivo storico dello smantellamento della base militare straniera di Camp Darby e della sua riconversione ad usi esclusivamente civili, nei modi e nei tempi che saranno resi necessari dal superamento di accordi nazionali e internazionali”.

“Ci troviamo davanti ad un progetto anticostituzionale” hanno detto i consiglieri in un comunicato stampa “dato che la Repubblica italiana ‘ripudia la guerra’, e antistorico, perchè la seconda guerra mondiale è finita da 70 anni e malgrado ciò continuiamo ad avere una parte del nostro territorio occupata da una base militare straniera. Invece di essere smantellata, ecco che adesso la base militare di Camp Darby ottiene l’autorizzazione ad essere potenziata.” Le armi che transiteranno dalla base, hanno affermato, “saranno dirette verso presenti e futuri scenari di guerra. Ci chiedono di essere coprotagonisti delle guerre di Trump, noi dobbiamo rispondere con un progetto di pace e con la conversione ad usi civili della base”.

“Sono state avanzate nel corso del tempo varie ipotesi concrete e condivise per la conversione della base, come ad esempio la creazione di un polo di ricerca universitaria per l’ambiente e la pace e di un centro di educazione ambientale dotato di un campus per gli studenti” hanno continuato “il tutto accompagnato, nella zona boschiva, da un progetto di rinaturalizzazione del sottobosco, di riequilibrio della fauna, di conversione delle lame verso l’agricoltura biologica, con filiere agroalimentari corte.”

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