Pontormo e Rosso Fiorentino. Divergenti vie della maniera

Pontormo e Rosso Fiorentino. Divergenti vie della “maniera” dall’ 8 marzo al 20 luglio 2014 a Palazzo Strozzi
Dall’8 marzo al 20 luglio 2014 Palazzo Strozzi ospiterà la grande mostra Pontormo e Rosso Fiorentino. Divergenti vie della “maniera”, un’esposizione dedicata all’opera del Pontormo e del Rosso Fiorentino, i pittori più anticonformisti e spregiudicati fra i protagonisti del nuovo modo di intendere l’arte in quella stagione del Cinquecento italiano che Giorgio Vasari chiama ‘maniera moderna’.


Pontormo e Rosso Fiorentino, si formano con Andrea del Sarto pur mantenendo entrambi una forte indipendenza e una grande libertà espressiva: uno, Pontormo, fu pittore sempre preferito dai Medici e aperto alla varietà linguistica e al rinnovamento degli schemi compositivi della tradizione, l’altro, il Rosso, fu invece legatissimo alla tradizione pur con aneliti di spregiudicatezza e di originalità, influenzato anche dalla letteratura cabalistica e dall’esoterismo.
Come nel caso della recente fortunatissima mostra del Bronzino si è preferito puntare su un percorso ampio e articolato dei capolavori dei due sommi artisti, privilegiando lo splendore formale e l’altissima poesia del Pontormo e del Rosso Fiorentino, tale da renderla leggibile e chiara non solo agli specialisti ma anche al grande pubblico attraverso sezioni tematiche disposte in ordine cronologico.Un evento irripetibile, unico, che vede riuniti per la prima volta i capolavori dei due artisti, provenienti dall’Italia e dall’estero, molti dei quali restaurati per l’occasione.
In occasione della mostra Pontormo e Rosso Fiorentino. Divergenti vie della “maniera”, la Toscana celebra questi due straordinari artisti.La Fondazione Palazzo Strozzi, per favorire la conoscenza dei tesori della città di Firenze e della regione Toscana, prepara piante con itinerari tematici in occasione delle mostre allestite a Palazzo e di appuntamenti ed eventi particolarmente significativi.Le mappe permettono a toscani e turisti di seguire percorsi affascinanti, che includono luoghi meno noti, legati ai diversi temi.
La pianta dedicata a La Toscana di Pontormo e Rosso Fiorentino segnala i luoghi collegati ai due grandi artisti. Una carta è dedicata alla Toscana, una a Firenze, e vi sono segnalati i luoghi completi delle informazioni sugli orari di apertura, una breve descrizione e un’immagine.

Nuovo allestimento per la Sala del Colosso

GALLERIA DELL’ACCADEMIA nuovo allestimento per la Sala del Colosso

E’ stato completato il riallestimento della cosiddetta Sala del Colosso e gli altri interventi previsti all’interno della Galleria dell’Accademia. All’interno della  grandiosa Sala del Colosso (che prende il nome dal gesso di una statua antica, uno dei Dioscuri di Montecavallo, qui conservato ma oggi non più presente nella Galleria), i numerosi dipinti su tavola e su tela del XV e XVI secolo sono stati disposti in una maniera completamente nuova e, soprattutto, ad un’altezza finalmente compatibile con la corretta fruizione da parte del pubblico e con le esigenze della conservazione.
Nell’allestimento precedente dipinti di capitale importanza, quali i profeti Isaia e Giobbe di Fra Bartolomeo, la Trinità di Alesso Baldovinetti e la Pala del Trebbio di Sandro Botticelli, tanto per citarne alcuni, erano sottratti in pratica non soltanto alla fruizione da parte del pubblico, ma anche all’indispensabile controllo conservativo.
Il primo intervento effettuato nella prospettiva della risistemazione complessiva dei dipinti della Sala del Colosso è consistito nel trasferimento dei due profeti di Fra Bartolomeo sopramenzionati sulla parete d’ingresso della Galleria dei Prigioni, ai lati della porta. Le due tavole del frate pittore, di grande bellezza e forte spessore spirituale, testimoniano le sue riflessioni sugli affreschi michelangioleschi della Cappella Sistina e si prestano molto bene, a nostro modo di vedere, per introdurre il visitatore in quell’autentico santuario della scultura del Buonarroti che consiste per l’appunto nella Galleria dei Prigioni, attraverso la quale si giunge alla Tribuna del David, vera apoteosi del mito imperituro dell’artista.
I visitatori che fanno il loro ingresso nel salone trovano ora sulla parete a sinistra una parata di pale d’altare che riassume emblematicamente gli sviluppi della pittura fiorentina quattrocentesca. Dalla pala di Andrea di Giusto firmata e datata 1437 per la chiesa di Santa Margherita a Cortona – esempio aggraziato e pure aggiornato della tendenza tardogotica che si protende con piena naturalezza in epoca affatto rinascimentale -, a quella di Domenico Ghirlandaio con Santo Stefano fra i santi Giacomo Maggiore e Pietro, databile al 1493, lontano preludio, solenne e monumentale,della maniera moderna.
Tuttavia, l’attenzione del visitatore interessato anche alle grandi tavole conservate nella Galleria sarà attratta quasi subito, e inevitabilmente, dalla parete opposta. Al centro di essa predomina ora la ricomposizione parziale della grandiosa pala dipinta nel 1500 da Pietro Perugino per l’altare maggiore della chiesa dell’abbazia benedettina di Vallombrosa (inv. 1890 n. 8366), raffigurante l’Assunzione della Vergine fra angeli e Dio Padre, con quattro santi  (inv. 1890 n. 8366). Gli splendidi ritratti di Don Biagio Milanesi  (inv. 1890 n. 8375) e del monaco Baldassarre  (inv. 1890 n. 8376) sono posti ora ai piedi della tavola, nella posizione ipotetica alla base dei pilastri della ricca cornice tabernacolo sommariamente descritta dal Vasari e andata perduta. Il ricongiungimento di questi autentici capisaldi della ritrattistica italiana del Cinquecento all’elemento principale del complesso d’origine è stato attuato tramite lo scambio con la Galleria degli Uffizi, cui sono state ‘restituite’ le icone russe appartenute ai Lorena, che nel 1780-1782 erano state esposte nel ‘Gabinetto dei quadri antichi’, sistemate in precedenza alla Galleria dell’Accademia in maniera poco confacente lungo le scale di accesso al primo piano.
Altri interventi e sistemazioni
La scultura in bronzo dipinto donata da Georg Baselitz nel 2004, intitolata Pace – Piece, che è parsa in contrasto troppo stridente – e comunque assai difficile per essere compreso dal vasto pubblico della Galleria – con i sereni gessi neoclassici del Bartolini in mezzo ai quali si trovava, è esposta adesso nella sala che introduce al Dipartimento della collezione degli strumenti musicali. Accanto ad essa è stato possibile esporre finalmente le due fotografie donate al museo nel 2010 da un altro protagonista di primo piano dell’arte contemporanea, Robert Mapplethorpe, raffiguranti due nudi maschili visti di spalle, intitolate rispettivamente Derrick Cross e Von Hackendahl. Si tratta quindi di un primo ambiente dedicato precipuamente all’arte contemporanea, entrata ormai stabilmente tra i campi d’interesse culturale di fondo della Galleria, grazie soprattutto alle mostre e agli eventi promossi in questo settore da Franca Falletti. Un altro ambiente del museo che a nostro avviso è stato riqualificato e arricchito dall’arte contemporanea è la zona dedicata al bookshop e al merchandising, dove sono state esposte altre due grandi fotografie donate, rispettivamente, nel 2004 da Thomas Struth (Audience 1), e da Candida Hofer nel  2009 (Accademia, Tribuna del David, veduta dal braccio sinistro).
La scala di accesso al primo piano della Galleria è stata completamente ristrutturata e dotata di un nuovo impianto d’illuminazione, mentre le luci di emergenza sono state incassate nelle pareti. La fattiva collaborazione con l’attuale concessionario privato (Opera Laboratori Fiorentini – Civita Group) dei musei statali fiorentini ha consentito di realizzare, in aggiunta al riallestimento del Sala del Colosso, anche altri interventi di minore portata che tuttavia contribuiscono alla migliore fruizione del museo. Il nuovo controllo biglietti all’accesso interno della Galleria si presenta completamente rinnovato e improntato a una maggiore dignità e funzionalità, anche sul piano della comunicazione, con un apparato di pannelli modulari per gli avvisi. Per quest’ultimi è disponibile anche lo schermo digitale posto sopra la cassa. Non meno importante può dirsi la messa in opera di un’adeguata ombrelliera, che in un museo non dotato di guardaroba per motivi di spazio è comunque indispensabile.

Arte a Figline – Da Paolo Uccello a Vasari

Al Palazzo Pretorio di Figline Valdarno fino al 19 gennaio 2014 Arte a Figline – Da Paolo Uccello a Vasari.La mostra è promossa nell’ambito de La Città degli Uffizi ideata dal direttore della Galleria, Antonio Natali, e giunge a Figline per la terza volta dopo due fortunatissime rassegne dedicate alle opere del “Cigoli” (2008, circa 4000 presenze) e “Dal Maestro della Maddalena a Masaccio” (2010, oltre 6500 visitatori).

Arte a Figline - Da Paolo Uccello a Vasari
La mostra, curata da Nicoletta Pons, presenta 25 opere di pittura e scultura fra Quattro e Cinquecento, con l’aggiunta di una miniatura del museo della Collegiata proveniente dalla Confraternita locale di San Lorenzo. Il percorso espositivo sottolinea l’esistenza sul territorio di interessanti pale d’altare che rivelano non solo una qualità degna di chiese cittadine, ma anche la presenza di committenze importanti e significative.
Di grande interesse il ritorno in Valdarno di un’opera di Paolo Uccello dal Museo fiorentino di San Marco, mentre in rapporto con i due Angeli figlinesi attribuiti a Bartolomeo di Giovanni, arriveranno dalla Galleria degli Uffizi due scomparti di predella con Storie di San Benedetto. In mostra anche l’Ultima cena di Vasari, ora presso Villa San Cerbone, proveniente dalla collezione Serristori formatasi nello Spedale figlinese a partire dal 1689: collezione dalla quale provengono anche le quattro Allegorie vasariane che per la prima volta fanno ritorno a Figline grazie al prestito dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze. Tavole di Ridolfo del Ghirlandaio, Mariotto Albertinelli e Gerolamo Macchietti documentano infine l’arte del Cinquecento sul territorio figlinese e limitrofo.

Badia Fiesolana

Grande e severa, fu cattedrale di Fiesole dall’Alto Medioevo al 1026. A partire dal 1456, per volere di Cosimo il Vecchio e con suoi interventi diretti nel progetto, si ricominciò a costruire la Badia assai più ampia. Secondo il Vasari, il modello sarebbe stato fornito dal Brunelleschi, ma questi era già morto da dieci anni quando fu dato inizio ai lavori, e lo stile della chiesa e del convento è quello dei suoi seguaci.
A destra della chiesa troviamo l’ex convento, dove Cosimo il Vecchio fece costruire un quartiere dove abitò spesso e raccolse libri rari e codici.
Nel 1025-1028 nel luogo dove in passato sorgeva un oratorio dedicato ai santi Pietro e Romolo fu costruito un monastero intitolato a san Bartolomeo. Fra il 1456 e il 1467 il complesso venne portato allo stato attuale. La facciata della chiesa comprende al centro quella romanica in marmo bianco e verde risalente al XII sec. L’interno è a navata unica voltata a botte, aperta lateralmente in cappelle a pianta quadrata. Di notevole qualità l’altar maggiore eseguito nel 1610 da Giovan Battista Cennini su disegno di Pietro Tacca. A destra si trova l’ex convento, oggi sede dell’Università Europea. Dal chiostro rinascimentale si accede al refettorio con un affresco di Giovanni di San Giovanni, raffigurante “Cristo nutrito dagli angeli” (1629).

Chiesa di Santa Felicita

Eretta sul luogo di un edificio e di un cimitero paleocristiani, fu rinnovata nei secoli XI e XIV, e rifatta completamente da F. Ruggieri nel 1736, che conservò il portico del Vasari (dove furono trasportate diverse opere d’arte), con il soprastante corridoio che unisce gli Uffizi a Palazzo Pitti.
L’interno è a navata unica divisa da coppie di alte lesene scanalate, fra le quali si aprono le cappelle laterali.
La Cappella Capponi, edificata dal Brunelleschi per la famiglia Barbadori, e manomessa nel ’500 (nel 1936 furono scoperti resti brunelleschiani), ospita notevoli dipinti del Pontormo come ad esempio la Deposizione e l’Annunciazione che un recente restauro ha rivelato essere il massimo capolavori di quest’artista e uno dei capolavori del ’500.