Chef toscani per Venezia: al via il “baccalà mantecato solidale”

Chef toscani per Venezia: al via il “baccalà mantecato solidale”

Una raccolta fondi da destinare alla ricostruzione di Venezia dopo i tragici allagamenti. “Baccalà mantecato solidale” è l’idea lanciata da Paolo Gori, chef del ristorante Burde di Firenze e rilanciata ai colleghi fiorentini e toscani. Il piatto sarà servito al prezzo di 5 euro, denaro destinato alla raccolta di fondi per Venezia. Diversi sono gli chef che hanno aderito ma anche comunità come l’Associazione Cuochi Fiorentini, con il presidente Massimiliano Catizzone.

“Nn so quanti danni poi ci saranno, nel nostro immaginario sono ricchi mercanti e gran signori, ma nel bisogno nessun deve sentirsi solo. C’è arte, mestieri e lavoro finito sotto acqua. E anche una persona. Acqua di mare. Nn siete mai stai sotto un’onda? Avere presente quando è grande? Nn so restaurare, nn so perché il Mose ancora nn faccia ma so cucinare: un baccalà per Venezia. Quello che raccolgo da questo piatto verrà dato a chi ha bisogno di asciugarsi un po’. -baccalà mantecanto, o come direbbe l’Artusi baccalà Montebianco”. Questo è il post dello chef Paolo Gori su Facebook.

L’iniziativa ricalca quella analoga realizzata per Amatrice colpita dal terremoto quattro anni fa. Essa si è poi evoluta nella Italian Chef Charity Night annuale che anche per la Serenissima coordinerà gli aiuti.  Il momento conclusivo della campagna si terrà poi dal 6 all’8 dicembre alla Fortezza da Basso di Firenze in occasione di Enogastronomica 2019.

L'articolo Chef toscani per Venezia: al via il “baccalà mantecato solidale” proviene da www.controradio.it.

Kinkaleri al Museo Novecento

Kinkaleri al Museo Novecento

Firenze, 21 giugno 2019 – Una performance site specific intitolata Novecento, quella che i performer del gruppo Kinkaleri presenteranno lunedì 24 giugno dalle 18:30 alle 21 negli ambienti che ospitano la collezione permanente Alberto Della Ragione. Primo evento di un trittico che vedrà impegnati prossimamente tra luglio e ottobre il gruppo di ricerca e performance di Tel Aviv Public Movement e la coreografa e danzatrice Cristina Kristal Rizzo.

Con Novecento, Kinkaleri propone un percorso immaginario che mette in relazione alcune opere del XX secolo con il corpo danzante dei performer, un atto motorio che coinvolge la dinamica, l’immagine e la “scrittura”. Sì, perché i performer che si esibiranno faranno uso di un particolare codice – il CodiceK, inventato dagli stessi Kinkaleri -, un alfabeto gestuale che permette di trascrivere il simbolo alfabetico attraverso il proprio corpo, in continua dinamica nello spazio e nel tempo; una pratica coreografica dove una griglia rigida di traduzione tra alfabeto e gesto spalanca un luogo di libertà individuale sviluppando tutte le funzioni di un corpo impegnato in un movimento. La performance, realizzata nella sala della collezione permanente del Museo Novecento, nasce con la traduzione fisica/verbale dei titoli delle opere esposte, e instaura un dialogo tra il luogo che la contiene e il flusso di forme che produce. Come atto non unico, la performance sarà replicata, in modo sempre inedito, il 24 giugno e il 18 luglio prossimi.

“Un corpo si muove – spiegano i Kinkaleri- pronuncia attraverso se stesso cosa gli sta attorno in una prossemica gestuale senza tensione. Il corpo, come lo sguardo, si appropria dello lo spazio; nessun tentativo drammaturgico apparente, solo la persistenza. Esso traccia linee, costruisce forme, in un tempo dilatato; volume verso volumi nel silenzio di una sala dedita alla contemplazione, interrotto sporadicamente dal suono di alcune lettere pronunciate dalla sua bocca, che, come frecce colpiscono lo spazio, gli astanti, la storia dell’arte”.

“ Con il progetto Novecento di Kinkaleri – dice il direttore Sergio Risaliti – non solo avviamo un’ospitalità rivolta ai protagonisti della ricerca nel campo performativo e coreografico nazionale e internazionale, perché in questo caso si tratta anche di un affondo sul ‘corpo’ del patrimonio artistico del Museo stesso. Un’azione ermeneutica e creativa che serve a ridefinire e plasmare con altri linguaggi, diversi da quello espositivo e storico-artistico, la relazione del pubblico con le opere esposte nel Museo, agendo al tempo stesso sul doppio termine, o registro, di collezione e permanente, così come su quello di corpo e alfabeto. Questo di Kinkaleri è solo il primo episodio di un trittico che nei prossimi mesi vedrà coinvolti Public Movement (il 2 e 3 luglio) e Cristina Kristal Rizzo, un progetto all’insegna di una interdisciplinarietà che non può mancare al Museo Novecento”.

Kinkaleri nasce a Firenze nel 1995. I componenti si incontrano, unendo le loro esperienze e studi precedenti maturati in vari campi, con l’intenzione di realizzare dei progetti specifici, sollecitando quindi la volontà di operare intorno a delle idee concrete e curando sempre tutti gli aspetti necessari alle creazioni della propria attività. Kinkaleri opera fra sperimentazione teatrale, ricerca sul movimento, performance, installazioni, allestimenti, materiali sonori, cercando un linguaggio non sulla base di uno stile ma direttamente nell’evidenza di un oggetto. I lavori del gruppo hanno ricevuto ospitalità presso numerose programmazioni in Italia e all’estero, teatri, centri d’arte contemporanea, festival e spazi espositivi fra cui il Triennale/Teatro dell’Arte – Milano, Teatro Fabbricone – Prato, Teatro Grande – Brescia, Sophiensaele e KunstHalle Deutsche Bank – Berlino, Centre Pompidou – Parigi, Kaaitheater e KunstenFESTIVALdesArts – Bruxelles, Centro Pecci – Prato, Fondazione Gulbenkian – Lisbona, Kitazawa Town Hall – Tokyo, Oriental Pioneer Theatre – Pechino, Mercat de les flors – Barcellona, La Batie Festival – Ginevra, Festivan di Santarcangelo – Santarcangelo, Palazzo Strozzi – Firenze, Biennale Danza – Venezia, MAXXI – Roma. Dal 2001 Kinkaleri ha sede operativa a Prato nello spazioK, uno degli spazi dell’ex-area industriale Campolmi nel centro storico della città. Dal 2013 lo spazioK è Centro di Residenza Regionale sviluppando percorsi artistici appartenenti ai diversi campi della creazione e rivolti alle giovani generazioni, lo spazio è anche il luogo di is it my world? E Body To Be serie di appuntamenti curati dalla compagnia sulle arti della scena. Il gruppo è formato attualmente da Massimo Conti, Marco Mazzoni, Gina Monaco.

Ingresso libero fino ad esaurimento posti

L'articolo Kinkaleri al Museo Novecento proviene da www.controradio.it.

Coca-cola: arriva bottiglia dedicata a Fiernze

Coca-cola: arriva bottiglia dedicata a Fiernze

Firenze, Bari, Napoli, Roma, Milano e Venezia rappresentate sulla bottiglia Coca-cola. Oguna delle città si mostrerà nelle fattezze di un personaggio che ne racchiude le caratteristiche. Si chiama “Face of the city”, un’edizione limitata illustrata da Noma Bar.

Firenze (nell’immagine primo volto da sinistra) rappresenta da una giovane donna che nei dettagli dell’abbigliamento rivela gli elementi simbolo del capoluogo. Milano è un hipster dalla barba che ha il profilo dello skyline meneghino e indossa una maglia decorata con i classici tram, mentre Napoli è una donna con al collo un Vesuvio che sbuffa e porta un cappello di pizza.

Ad interpretare il volto delle 6 città italiane è l’ispirazione dall’illustratore israeliano Noma Bar che racconta: “Ho cercato di catturare la vera anima di ogni città e di esprimerla attraverso la creazione diun personaggio”. “Guardando i volti delle persone – continua l’artista – è possibile riconoscere i simboli della città, l’architettura, il cibo e i paesaggi, ma è solo con uno sguardo più attento che si scorgono gli elementi distintivi di Coca-Cola”.

La direttrice marketing Coca-Cola Italia Giuliana Mantovano ha spiegato che “sei città, sei volti che raccontano una storia e celebrano il legame che da oltre novanta anni unisce Coca-Cola all’Italia”.

L'articolo Coca-cola: arriva bottiglia dedicata a Fiernze proviene da www.controradio.it.

Coca-cola: arriva bottiglia dedicata a Fiernze

Coca-cola: arriva bottiglia dedicata a Fiernze

Firenze, Bari, Napoli, Roma, Milano e Venezia rappresentate sulla bottiglia Coca-cola. Oguna delle città si mostrerà nelle fattezze di un personaggio che ne racchiude le caratteristiche. Si chiama “Face of the city”, un’edizione limitata illustrata da Noma Bar.

Firenze (nell’immagine primo volto da sinistra) rappresenta da una giovane donna che nei dettagli dell’abbigliamento rivela gli elementi simbolo del capoluogo. Milano è un hipster dalla barba che ha il profilo dello skyline meneghino e indossa una maglia decorata con i classici tram, mentre Napoli è una donna con al collo un Vesuvio che sbuffa e porta un cappello di pizza.

Ad interpretare il volto delle 6 città italiane è l’ispirazione dall’illustratore israeliano Noma Bar che racconta: “Ho cercato di catturare la vera anima di ogni città e di esprimerla attraverso la creazione diun personaggio”. “Guardando i volti delle persone – continua l’artista – è possibile riconoscere i simboli della città, l’architettura, il cibo e i paesaggi, ma è solo con uno sguardo più attento che si scorgono gli elementi distintivi di Coca-Cola”.

La direttrice marketing Coca-Cola Italia Giuliana Mantovano ha spiegato che “sei città, sei volti che raccontano una storia e celebrano il legame che da oltre novanta anni unisce Coca-Cola all’Italia”.

L'articolo Coca-cola: arriva bottiglia dedicata a Fiernze proviene da www.controradio.it.

Intorno alla Biennale di Venezia

Intorno alla Biennale di Venezia

Oltre all’Arsenale e ai Giardini, la Biennale occupa anche molti palazzi e locations sparse in tutta Venezia.

Vedere tutto è impossibile. Anche perchè in concomitanza con la Biennale e con i padiglioni nazionali esterni aprono anche tante mostre più o meno indipendenti.
Tra l’offerta enorme, ecco le proposte più interessanti.

Ocean Space e Joan Jonas

Ocean Space è un nuovo spazio nella ex chiesa di san Lorenzo, in Campo San Lorenzo. Inaugura con Moving Off the Land II , un’ istallazione di Joan Jonas con TBA21-Academy, parte di Thyssen-Bornemisza Art Contemporary (TBA21).

L’istallazione comprende disegni, un sound piece, pannelli di vetro di Murano. E 5 video che mixano parti di una performance di Joan Jonas ( Moving Off the Land ) con spezzoni di filmati relaizzati in vari acquari e con referenze a testi di T.S. Eliot, Rachel Carson, Emily Dickinson, Herman Melville e altri. Si tratta di un lavoro molto poetico e struggente.

Helen Frankenthaler

“Pittura/Panorama” è al Museo di Palazzo Grimani, Castello 4858. La mostra raccoglie una selezione di lavori realizzati in circa quaranti anni di attività. Artista strepitosa, rappresentante degli Stati Uniti alla Biennale del 1966, Helen Frankenthaler (1928-2011) inventò una sua tecnica particolare, la “soak-stain”, traducibile in italiano come “imbizione a macchia”. In pratica rovesciava secchiate di colore molto liquido sulle tele e poi ci lavorava sopra, dentro, attraverso. Creando enormi tele che hanno influenzato tantissimi artisti e che ancora oggi tolgono il respiro.

Al primo piano di  Palazzo Grimani bisogna vedere anche il restauro dell’incredibile Tribuna delle antichità.

E’ un locale davvero unico e incantevole. Ospita la collezione di statue antiche raccolta dal patriarca Giovanni Grimani nel XVI secolo. Ci si arriva attraversando ambienti appena restaurati e tra questi c’è anche la Sala dei Fogliami, così detta per il bellissimo affresco sulla volta del soffitto. Davvero luoghi stupendi.

Jean Arp alla Peggy Guggenheim Collection

Alla sempre deliziosa Peggy Guggenheim Collection, che era la casa privata della signora Guggenheim, cioè nel suo palazzo sul Canal Grande, a Dorsoduro, una bella mostra fa luce sull’opera di Jean Arp. La Natura di Arp racconta di questo artista interessantissimo, che fu fondatore di Dada e soprattutto un vero personaggio chiave per l’arte del secolo scorso.

Le stanze raccolte favoriscono una lettura intima dei suoi lavori, che richiedono proprio questo approccio diretto e personale. Peggy Guggenheim cominciò a collezionare arte proprio da un lavoro di Arp. Lo prese in mano e decise che doveva essere suo. Vistando la mostra è facile capire perchè.

Arshile Gorky a Cà Pesaro

Ciliegina sulla torta: una bellissima mostra di lavori di Arshile Gorky, artista armeno/statunitense, vissuto dal 1904 al 1948 ma immortale per l’importanza del suo lavoro. Fonte di ispirazione per tanti, tra i quali anche Helen Frankenthaler, è adesso in mostra per noi nelle belle sale di Cà Pesaro, sede della Galleria Internazionale d’Arte Moderna, dove è sempre bello tornare. Se poi vi rimangono banane, non perdetevi le sale al primo piano, con la collezione permanente del museo. Puro ossigeno per la mente.

 

E per finire: Bansky alla Biennale?

 

Margherita Abbozzo. Tutte le fotografie sono mie, a parte quelle della Tribuna di Palazzo Grimani, courtesy DOMUS GRIMANI 1594 – 2019, Venezia, Museo di Palazzo Grimani, Tribuna; su concessione del Ministero per i beni le attività culturali – Polo museale del Veneto. Ph. Matteo De Fina

L'articolo Intorno alla Biennale di Venezia proviene da www.controradio.it.