Toscana: c’è manuale per mettere al bando parole ‘sessiste’

Toscana: c’è manuale per mettere al bando parole ‘sessiste’

Un manuale per informare e sensibilizzare il personale della Regione Toscana sull’uso di un linguaggio amministrativo ‘non sessista’ nella redazione di atti e documenti. Sono le ‘Linee guida operative’ approvate dalla Giunta toscana su proposta della vicepresidente e assessore alla cultura universita’ e ricerca Monica Barni e dell’assessore alla presidenza Vittorio Bugli.

Un documento di una decina di pagine, spiega una nota, dove, senza prefigurare schemi rigidi o coniare neologismi, si suggerisce l’uso di espressioni e termini compatibili per evitare frasi o parole  sessiste e dare visibilita’ concreta al genere femminile.
Nel manuale proposto al personale si consiglia l’utilizzo, laddove possibile, di espressioni non discriminatorie tra i sessi e si indicano strategie redazionali volte alla declinazione al femminile di alcuni termini riferiti a professioni e ruoli fino ad oggi riservati al genere maschile.

Di qui, anche l’invito all’uso di ‘termini collettivi’, tipo ‘la cittadinanza’ al posto de ‘i cittadini’ o ‘l’utenza’ al posto de ‘gli utenti’. Da usare il piu’ possibile, poi, anche la forma impersonale che ‘puo’ servire ad aggirare l’uso del maschile generico’. Altra tecnica raccomandata e’ l’uso di sostantivi promiscui, accompagnati dall’articolo determinativo nel caso sia nota l’identita’ del soggetto: il responsabile, la responsabile, il manager, la manager ecc. ‘Il linguaggio e’ l’espressione di una cultura – afferma Barni – ma quando quest’ultima tarda ad evolversi il linguaggio puo’ fare da traino per il cambiamento.
Perche’ anche da piccole cose, apparentemente poco importanti, passa la battaglia contro gli stereotipi di genere’. Per Bugli, ‘le politiche non sono neutrali, hanno spesso ricadute diverse su uomini e donne e l’utilizzo del linguaggio aiuta ad evidenziarlo’.

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Sicurezza, Toscana: via libera della giunta per i ‘vigili di prossimità’

Sicurezza, Toscana: via libera della giunta per i ‘vigili di prossimità’

Arriva in Toscana la sperimentazione sui ‘vigili di quartiere’, ottanta in quindici comuni. E la Regione è pronta a sostenerne i costi per tre anni. Una spesa di tre milioni ogni anno.

Ci sono Viareggio, Pisa e poi Firenze, Massa, Prato, Livorno, Lucca, Pistoia, Grosseto e Arezzo. In tutte queste dieci città sono previste tre coppie di vigili di quartiere distribuite in altrettanti turni giornalieri, a spese della Regione. Ci sono anche Campi Bisenzio, Pontedera, Sesto Fiorentino, Empoli e Piombino, che, con il sostegno della Regione, potranno avere ciascuno una coppia di vigili di quartiere al giorno.La giunta regionale ha approvato anche lo schema di accordo, che dovrà essere firmato con Anci, che delinea i contenuti principali del progetto.

L’idea era stata lanciata nei mesi scorsi, accanto alla richiesta di un innalzamento della dotazione organica delle forze dell’ordine, che risulta insufficiente anche in Toscana. I dettagli sono stati messi a punto dopo ottobre. Sono state trovate anche le risorse e ieri è arrivato il via libera dalla giunta toscana, che definisce l’elenco della città dove gli ottanta vigili di quartiere, pagati dalla Regione, inizieranno ad operare: quindici comuni dove, negli ultimi tre anni, più alto è stato l’indice di furti e rapine, reati legati al traffico di stupefacenti, violenze sessuali, minacce, lesioni e percosse.

Il criterio di scelta concordato con Anci ha riguardato infatti l’indice di delittuosità in rapporto al numero di abitanti equivalenti dei comuni, cioè gli abitanti, gli spostamenti giornalieri in entrata e uscita e i l numero di turisti. Sono stati considerati inoltre solo i comuni con un numero di abitanti equivalenti sopra 35.000: quelli sopra 55.000 abitanti equivalenti avranno le risorse per impegnare due vigili di quartiere per tre turni e quelli tra 35.000 e 55.000 avranno le risorse per impegnare due vigili di quartiere per due turni.

I Comuni individuati dovranno a questo punto elaborare specifici progetti modulati sulle proprie peculiari problematiche e declinati sulla realtà locale, individuando in particolar modo le zone della città in cui andranno ad intervenire i vigili di quartiere. I progetti saranno presentati alla Regione, che li dovrà approvare e finanziare. Nei prossimi giorni Regione e Anci si confronteranno con la Prefettura di Firenze per stipulare un ulteriore accordo, dove si delinea il raccordo con le forze dell’ordine e si definiscono criteri di collaborazione reciproca su altri aspetti collaterali al progetto e al tema della sicurezza.

“Il nostro progetto prevede un finanziamento per tre anni, dal 2019 al 2021, per l’assunzione a tempo indeterminato di personale di polizia municipale da destinare alla polizia di prossimità” spiega l’assessore alla presidenza e alla sicurezza della Toscana, Vittorio Bugli. Gli agenti dovranno svolgere esclusivamente questo servizio e trascorsi i primi tre anni i Comuni si impegnano a garantire la continuità del progetto, fino al 2023, sostenendone integralmente la spesa.

“Il progetto per i vigili di prossimità rappresenta una grande opportunità – afferma il presidente di Anci Toscana e sindaco di Prato Matteo Biffoni – Un modello innovativo, di collaborazione fra le istituzioni, che viene incontro all’esigenza dei sindaci di dare risposte operative e concrete ai cittadini sul fronte della sicurezza. Abbiamo lavorato insieme alla Regione, per individuare i criteri più idonei a scegliere i luoghi della sperimentazione e siamo certi che i risultati non tarderanno a manifestarsi, anche grazie alla stretta collaborazione dei nostri agenti di polizia municipale con le altre forze dell’ordine”.

 

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Mafia: consegnata tenuta Suvignano a Ente terre Toscana

Mafia: consegnata tenuta Suvignano  a Ente terre Toscana

Cerimonia di riconsegna della Tenuta di Suvignano, azienda agricola confiscata nel 2007 alla mafia situata a Monteroni d’Arbia (Siena), da parte del ministro dell’Interno Matteo Salvini al direttore dell’Ente terre regionali della Toscana Claudio Del Re.

Presente alla cerimonia, tra gli altri, anche l’assessore toscano alla presidenza Vittorio Bugli, capo dell’agenzia per i beni confiscati Bruno Frattasi e i sindaci della zona. Salvini aveva già fatto visita all’azienda nel luglio 2018, annunciando la cessione del bene all’ente toscano. “Oggi è una bellissima giornata ha detto Salvini – mettiamo la parola fine a questo percorso e restituiamo la tenuta di Suvignano ai legittimi proprietari, i cittadini. Vorrei che in tanti venissero qui a toccare con mano che lo Stato è più forte della mafia. Distante circa 15 km da Siena, l’azienda agricola, che conta 13 immobili e si sviluppa su 713 ettari con un valore stimato alcuni anni fa di 23 milioni di euro, era intestata al costruttore siciliano Vincenzo Piazza, indiziato di appartenere a Cosa Nostra, e fu confiscata per la prima volta negli anni 1995-96 dal tribunale di Palermo, e poi in maniera definitiva con sentenza della Corte di Cassazione nel 2007.

Nel 2013 l’Agenzia per i beni confiscati alla criminalità organizzata ne aveva disposto il mantenimento al patrimonio dello Stato per destinarla alla vendita. Tuttavia non sono stati mai trovati acquirenti a causa del valore dell’azienda, e alla sua vendita si è opposta la Regione Toscana insieme ai Comuni dove la tenuta è ubicata, così come la Commissione parlamentare antimafia per la quale era necessaria la restituzione del bene alla pubblica fruizione. Per questo l’Agenzia ha continuato ad amministrare l’azienda e, a seguito del ripianamento di tutti debiti che gravavano sulla società, sono state avviate intese con Regione e i Comuni di Monteroni d’Arbia e Murlo, nel Senese, al fine di individuare, ai sensi del Codice antimafia, il percorso di destinazione dell’azienda. Oggi la cessione definitiva del bene all’Ente terre regionali della Toscana.

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Decreto Sicurezza incostituzionale: Toscana presenta ricorso

Decreto Sicurezza incostituzionale: Toscana presenta ricorso

La Regione Toscana ha presentato ricorso alla Corte Costituzionale contro il Decreto Sicurezza. Lo stop al permesso di soggiorno umanitario ed il divieto di iscrizione all’anagrafe sarebbero incostituzionali.

La Toscana ha presentato ieri il ricorso alla Corte Costituzionale contro il decreto sicurezza. A motivare il ricorso, spiega una nota, il fatto che il decreto Salvini, poi convertito in legge, “ha cancellato il permesso di soggiorno per motivi umanitari con l’impossibilità di rinnovo per chi già ce l’aveva, ma ha anche vietato l’iscrizione all’anagrafe dei richiedenti asilo, oltre ad aver esteso il Daspo urbano a ospedali e presidi umanitari”. In particolare la Toscana ricorre contro l’articolo 1, decimo comma lettera B ed ottavo comma del decreto 113 del 2018, parlando a nome di oltre sessanta amministrazioni comunali.

Per il governatore Enrico Rossi, “è evidente come in questo modo si ostacoli il soddisfacimento di diritti fondamentali e universali che appartengono alla persona e già ribaditi da più sentenze”, e “c’è anche un problema di sicurezza, perché la cancellazione dei permessi umanitari creerà dei ‘fantasmi’ nella nostre città, visto che non si potranno certo espellere tutti poiché l’Italia non ha accordi di rimpatrio con i paesi di provenienza. Occorre integrare e garantire più diritti, altrimenti si creano tensioni. Facciamo una battaglia su un fondamento di civiltà e la facciamo a testa alta”.

Per l’assessore toscano alla presidenza, con delega all’immigrazione, Vittorio Bugli, con il Dl sicurezza “si ledono e si incide anche sulle competenze regionali e dei Comuni, limitando la possibilità di continuare ad erogare ad esempio servizi, che da questi enti dipendono, in materia sociale e sanitaria, di istruzione e formazione professionale in tutti questi anni erogati. Per questo ricorriamo”.

La Toscana, insieme ad altre Regioni come il Piemonte, l’Umbria e l’Emilia Romagna, aveva  già annunciato il ricorso poco tempo fa.

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Arriva a Fabbriche di Vergemoli la cooperativa di comunità

Arriva a Fabbriche di Vergemoli la cooperativa di comunità

Anche Fabbriche di Vergemoli, borgo della Garfagnana (Lucca), è pronta a migliorarsi grazie alla cooperativa di comunità sostenute della Regione Toscana.

L’iniziativa, spiega una nota, serve a favorire lo sviluppo di aree e territori marginali che “però un domani, se aiutati ed incentivati, potrebbero tornare ad essere trainanti per l’economia e la vita dei loro abitanti”.

“Quello che stiamo sperimentando con questi progetti di cooperative di comunità – ha affermato l’assessore alla partecipazione e alla presidenza della Regione Toscana, Vittorio Bugli, intervenuto alla presentazione della cooperativa di comunità ‘Dispensa Toscana’ nel comune della Garfagnana – è tentare di rigenerare queste comunità dal basso: ci sono tante persone e ragazzi giovani nelle aree interne, che hanno bisogno di un’opportunità per creare delle attività, che ovviamente devono contare su un sostegno, un supporto, di luoghi pubblici messi a disposizione dalle istituzioni, ma che possono costituire nuova impresa e nello stesso tempo offrire servizi pubblici per chi è rimasto in questi territori”.

“Ci sono grosse potenzialità per le aree interne – ha proseguito Bugli – se sapremo fornire i servizi giusti come le nuove tecnologie e nuove economie civili. Scopo della Regione, con questo bando, è costituire le cooperative di comunità  come strumento per rinforzare la cultura della partecipazione, per costruire progetti tesi a fare in modo che questi luoghi possano essere ulteriormente valorizzati, resi attraenti per il turismo e vivibili per i cittadini. Qui vi è un’esigenza imposta dalla situazione geografica e proprio per questo è importante avere idee nuove”.

In totale in Toscana sono 25 i progetti di cooperativa di comunità scelti: puntano, in particolare, al turismo slow, al recupero di edifici abbandonati per un utilizzo sociale, alla valorizzazione di antiche filiere che grazie alla banda ultralarga, portata anche in questi territori, possono tornare ad avere numeri per generare reddito.

E questo è quello che accadrà anche a Fabbriche di Vergemoli, dove lo scopo, si spiega, “è rilanciare il territorio cercando di ripristinare alcune sedi e rendere il paese non più meta di passaggio ma luogo di turismo e villeggiatura. L’obiettivo è creare attrazioni e servizi in grado di indurre i turisti a rimanere e soggiornare in questo antico borgo che sorge nel cuore del parco delle Alpi Apuane”.

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