PRIMO RAPPORTO OSSERVATORIO SOCIALE TOSCANA SU TERZO SETTORE

Terzo settorel centro del primo rapporto dell’Osservatorio sociale regionale sullo  il mondo di volontariato, promozione e cooperazione sociale e sua presenza e impatto in Toscana: coinvolte oltre 6.400 persone e da 7 a 9 organizzazioni ogni 10.000 residenti dal 2008.

Secondo i dati del sistema informativo regionale, che raccoglie l’anagrafica delle organizzazioni iscritte ai registri regionali di volontariato e promozione sociale e all’albo regionale delle cooperative sociali, al 31/12/2016 risultano attivi oltre 6.400 soggetti: oltre 3.300 organizzazioni di volontariato (52% del totale), quasi 2.500 associazioni di promozione sociale (39%) e 581 cooperative sociali (9%). La diffusione complessiva del Terzo settore formalizzato in Toscana è di oltre 17 organizzazioni ogni 10 mila residenti. In continua crescita dal 2008, sia a livello generale che nelle sue componenti: il volontariato è passato da 7 a 9 organizzazioni ogni 10.000 residenti; la promozione sociale da 4,3 a 6,7; la cooperazione sociale da 1,4 a 1,6.  Il territorio senese (21 organizzazioni per 10.000 residenti), quello lucchese e quello pistoiese (19 per entrambi) mostrano una maggiore presenza del fenomeno, seguiti da Grosseto e Livorno.

I settori di attività prevalenti delle organizzazioni di volontariato sono quello ‘sociale’ e quello ‘sanitario’, che coprono insieme, con quote analoghe, 2/3 del totale delle organizzazioni. Il 10% è poi rappresentato dal settore ‘culturale’ ed il 6-7% ciascuno per l’’ambientale’, il ‘sociosanitario’ e la ‘protezione civile’.

Nel settore ‘sociale’ prevalgono le attività rivolte ad ‘anziani’, insieme a quelle rivolte alle ‘famiglie’, alle ‘attività ricreative’ e all’’handicap’. Nel settore ‘sanitario’ risultano decisamente maggioritarie le attività di ‘donazione sangue’ e di ‘pronto soccorso’. Il settore ‘culturale’ è caratterizzato da attività di ‘educazione e promozione culturale’, di ‘archeologia’ e di ‘arte musica teatro e cinema’. Il settore ‘ambientale’ è tripartito tra ‘protezione animali’, ‘educazione ambientale’ e salvaguardia/recupero ambientale’. Le organizzazioni del settore ‘sociosanitario’ si occupano soprattutto di ‘patologie varie’, ‘salute mentale’ e ‘alcolismo’. La promozione sociale, che comprende circa 2.500 associazioni, risulta maggiormente diffusa nei territori provinciali di Pistoia, Livorno e Pisa. Il settore principale è quello ‘culturale-educativo’, che rappresenta il 43% delle associazioni iscritte, seguito da quello ‘sportivo-ricreativo’ (22%) e dal ‘sociale’ (21%). Residuale il settore ‘ambientale-turistico’ (6%).

Guardando alle attività principali svolte dalle associazioni di promozione sociale secondo il settore di attività, si evince che il comparto ‘ricreativo-culturale’ ha una sostanziale bipartizione tra ‘arte musica teatro e cinema’ e ‘educazione e promozione culturale’. Il settore ‘sportivo-ricreativo’ si divide tra ‘attività sportive’ (64%) e ‘attività ricreative’ (36%). Il ‘sociale’ è molto composito ma registra una marcata prevalenza di ‘attività ricreative di carattere sociale’, attività rivolte agli ‘anziani’ ed attività rivolte alla ‘assistenza alle famiglie’. Hanno una consistenza significativa anche ‘adozione e affido’ e le ‘attività rivolte a minori e giovani’ mentre hanno un peso minore quelle rivolte a ‘handicap’ e ‘immigrati e profughi’. Nel settore ‘ambientale turistico’ hanno una netta prevalenza le attività di ‘educazione ambientale’ ed una buona consistenza quelle relative a ‘salvaguardia e recupero ambientale’.

Le cooperative sociali rappresentano la parte numericamente meno consistente, ma sicuramente quella più strutturata/professionalizzata e a più elevato protagonismo all’interno del Terzo settore formalizzato, in quanto maggiormente coinvolta nell’erogazione  di servizi sociali e socio-sanitari (complice il crescente processo di esternalizzazione della gestione di servizi da parte dei soggetti pubblici).

In una recente ricerca del CESVOT del 2015, cui hanno aderito 1.715 organizzazioni di volontariato (il 51% del totale organizzazioni presenti nell’archivio del Centro di Servizio Toscano), ben il 94% delle risposte dichiara di offrire e svolgere servizi alla popolazione: il 97% di quelle che operano in ambito sanitario e socio-sanitario e il 96,5% di quelle che operano in ambito sociale.  Dalla stessa indagine emerge un orizzonte di ambiti e di impegni che lascia stupefatti, tale e tanta è la capacità del volontariato di coprire i più diversi bisogni emergenti sul territorio.

La cosa ancor più interessante è che la realizzazione di tali servizi avviene non in modo alternativo o complementare rispetto a quanto fatto dall’istituzione pubblica, ma in modo integrato: un carattere che rende unica l’esperienza toscana nel Paese. Questi dati sono particolarmente interessanti, perché segnalano, da una parte, l’aumento del coinvolgimento del volontariato all’interno della sfera pubblica, cosa più “ovvia” per la cooperazione e l’impresa sociale, ma nel contempo una riduzione dell’incidenza della fonte pubblica in termini di entrate.

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FIRENZE, NUOVO PIANO DI IMPIEGO MIGRANTI IN LAVORI SOCIALMENTE UTILI

profughi puliranno sponde Arno Firenze piano migranti lavori socialmente utili

Il progetto, presentato e approvato in giunta, durerà un anno e coinvolgerà volontariato, strutture di accoglienza e Comune. Assessore Funaro: “obiettivo impiegare tutti migranti in città.”

Migranti impegnati in attività di volontariato e lavori socialmente utili in base a convenzioni stipulate tra associazioni e gestori delle strutture di accoglienza, sotto la direzione del Comune, che coordinerà le varie attività affinché i profughi abbiano compiti diversi. È quanto prevede il progetto sperimentale della durata di un anno che prenderà il via a breve grazie all’approvazione oggi in giunta della delibera presentata dall’assessore all’accoglienza Sara Funaro.

L’atto dà il via libera alla pubblicazione dell’avviso pubblico rivolto a enti e associazioni del terzo settore, che avverrà lunedì prossimo, 12 giugno, sulla Rete civica del Comune, www.comune.fi.it. “Il nostro obiettivo è che il 100% dei migranti che accogliamo in città siano impegnati in attività di volontariato e lavori di pubblico interesse utili sia a loro stessi che alla collettività – ha commentato Funaro – È importante che i migranti accolti non siano inattivi perché questo potrebbe avere effetti negativi sul tessuto sociale, pertanto per ovviare a questa situazione riteniamo opportuno incentivare maggiormente percorsi finalizzati a superare la loro condizione di passività attraverso attività varie”.

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La Pace in Bosnia venti anni dopo

Il 9 novembre del 2013 cade il  ventennale della distruzione dello Stari Most, il Ponte Vecchio di Mostar.La distruzione dello Stari Most rappresentò, anche simbolicamente, la definitiva separazione della città di Mostar in due parti, sancendone la divisione e la fine di un sistema di convivenza tra le comunità che era stato alla base della creazione della Jugoslavia.

File:Stari Most September 2004 4.jpg

La tragedia della ex Jugoslavia e gli orrori della guerra furono anche la causa scatenante di un grande impegno di solidarietà tra gli enti locali e la società civile Italiana e in particolare quella Toscana che continua ancora oggi. A 20 anni dalla distruzione dello Stari Most di Mostar ed a 18 anni dalla firma degli Accordi di Dayton, commissione Cultura del Comune di Firenze, COSPE, Regione Toscana e Cesvot, con il patrocinio del Comune di Firenze e la collaborazione di Oxfam Italia, la Caritas, Centro Nord-Sud tutti membri del Tavolo Europa della Regione Toscana, propongono una giornata di dibattito (9 novembre 2013, Palazzo Vecchio, sala della Miniatura, 10-17.30) sul tema della Pace in Bosnia Erzegovina, dell’impegno della comunità internazionale e della Toscana verso la Bosnia Erzegovina. Durante l’evento saranno proiettati degli estratti dal documentario: “Quello che resta” di Antonio Martino prodotto dalla Bofilm, un film documentario che tratta del legame tra Firenze e Mostar, a partire dalla simbologia comune del Ponte Vecchio e dello Stari Most e dal racconto di alcune storie vere, come quella di Amer Sirko.

Tra gli interventi previsti sabato: Paolo Palchetti, docente di diritto internazionale all’Università di Macerata, Aldo Bonomi, fondatore di A.A.S.TER e Lapo Pistelli – Vice Ministro Affari Esteri. Con la partecipazione di Murat Coric, Presidente del Consiglio Comunale di Mostar. Modera Wlodek Goldkorn, responsabile cultura de L’Espresso. L’evento si articolerà in due momenti: una conferenza che analizzerà, grazie ad esperti, studiosi e ospiti da Mostar, i percorsi politico-sociali intrapresi dalla Bosnia Erzegovina nel dopoguerra, analizzando le cause del persistere delle divisioni, contribuendo ad individuare possibili percorsi di pacificazione e un convegno che celebri e ricordi il ruolo e l’impegno del volontariato Toscano verso le popolazioni della Bosnia Erzegovina con la partecipazione dei rappresentanti di ong, istituzioni e associazioni di volontariato da vent’anni lavorano in Bosnia. A questa seconda parte si chiede in particolare di tornare a riflettere sull’impegno da parte del volontariato e degli enti locali italiani e toscani perché, se la guerra determinò un grande moto di solidarietà verso la Bosnia Erzegovina portando un ampio numero di attori del territorio ad intervenire in aiuto delle popolazioni colpite dal conflitto, oggi di tutto questo, oltre che dei tragici fatti determinati dalla guerra, si sta progressivamente perdendo memoria.