Confesercenti Toscana, 6000 nuove imprese in meno

Confesercenti Toscana, 6000 nuove imprese in meno

Firenze, secondo Confesercenti Toscana tra il 2020 ed i primi sei mesi del 2021 in Toscana le aperture di nuove attività economiche sono calate rispetto al periodo pre-Covid, per un totale di oltre 6mila nuove imprese in meno a causa della crisi.

È un vero allarme quello che viene lanciato da Confesercenti Toscana, che si basa sulle elaborazioni condotte sui dati resi disponibili dalle Camere di Commercio.

“Occorre ricostruire fiducia e opportunità in una Regione da sempre aperta agli investimenti – afferma in una nota Nico Gronchi, presidente del livello regionale della confederazione nazionale Confcommercio – ma il tema delle infrastrutture, materiali e immateriali e il contesto economico, sociale e legislativo devono favorire le nuove attività, non scoraggiarle sotto montagne di adempimenti e regole”.

Secondo Gronchi “in questo quadro, occorre pensare ad un piano per riavviare l’imprenditorialità nel Paese. La nostra proposta è di partire da formazione ed innovazione, sostenendo le Associazioni che si propongono di diventare incubatrici di startup per fornire gli strumenti e il know-how necessario per avviare con successo un’impresa. Ma servono agevolazioni e misure di sostegno anche per le attività di tutoraggio, formazione e riqualificazione degli imprenditori”.

Su scala nazionale, il calo di iscrizioni di nuove attività è l’effetto più evidente della crisi sanitaria sul tessuto delle imprese. Mentre i ristori e gli indennizzi, infatti, sono riusciti a limitare le chiusure di attività nel breve termine, l’emergenza sanitaria ha avuto un forte impatto sulle nuove aperture. Un impatto avvertito soprattutto nel 2020: l’anno della pandemia ha visto nascere 61mila imprese in meno rispetto al 2019. Ma il calo è proseguito, anche se in forma più lieve, anche nel primo semestre 2021 (-14mila iscrizioni).

A scoraggiare le avventure imprenditoriali è, in primo luogo, l’incertezza creata dal prolungarsi della pandemia e delle restrizioni, sconfinate nel primo semestre del 2021, che hanno condizionato negativamente la ripresa dei consumi. I neoimprenditori si trovano ad affrontare un quadro estremamente competitivo, che richiede alle start-up maggiori competenze e investimenti importanti, a partire dalla tecnologia. Risorse che difficilmente le imprese che partono da zero riescono ad ottenere attraverso i canali tradizionali del credito.

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🎦 ‘Disco Ruin – 40 anni di club culture in Italia’ per Critico per un giorno

🎦 ‘Disco Ruin – 40 anni di club culture in Italia’ per Critico per un giorno

Firenze, è stato “Disco Ruin – 40 anni di club culture in Italia” la pellicola scelta per la ripartenza di Critico per un Giorno, l’iniziativa del Controradio Club e del Cinema La Compagnia, in cui socio del Controradio Club ha l’occasione di diventare ‘Critico per un giorno’ andando a vedere gratuitamente al Cinema La Compagnia, un film con Gimmy Tranquillo per poi recensirlo.

La serata si è aperta con l’incontro con la regista di Disco Ruin Lisa Bosi, moderato da Bruno Casini e Roberta Vannucci, i direttori artistici della diciannovesima edizione del ‘Florence Queer Festival’, che hanno chiamato sul Palco Roberto Nistri presidente di Controradio e Alex Neri Dj del Tenax, entrambi testimoni e protagonisti del mondo del clubbing descritto nel docufilm.

Disco Ruin nasce dalla fascinazione evocata dalle rovine di centinaia di discoteche abbandonate in tutta Italia. Le cattedrali del divertimento sono state i più potenti luoghi di aggregazione per diverse generazioni: dalle balere, dai night degli anni ’60, dalle prime discoteche degli anni ’70, per poi arrivare agli anni ’80 e ’90, tra le mura di ogni discoteca c’è un mondo da raccontare.

Tante le voci di pionieri e insider, con una preponderanza di via Emilia e riviera romagnola, ma senza trascurare, tra gli altri, i leggendari Cosmic di Lazise, Easy Going a Roma, Plastic a Milano o Kinki a Bologna e qualche, troppo pochi a dire il vero, accenni anche al Tenax di Firenze.

Dopo la proiezione le consuete interviste a caldo di Gimmy Tranquillo.

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🎧 Protocollo per i CTU del Tribunale di Firenze

🎧 Protocollo per i CTU del Tribunale di Firenze

Firenze, presentato il protocollo per i CTU del Tribunale di Firenze. CTU è un acronimo che sta per Consulente Tecnico d’Ufficio e si riferisce a quei professionisti che lavorano al fianco del Giudice aiutandolo su questioni tecnico-specialistiche nella celebrazione del Processo Civile o Penale.

Si tratta di un importante decisione, in quanto con questo protocollo si cerca di dare una soluzione al problema dell’assegnazione degli incarichi nelle materie di competenza del Tribunale delle Imprese affidati ai soli CTU iscritti al nell’Albo dei CTU del Capoluogo di Regione.

In podcast l’intervista alla presidente del Tribunale di Firenze Marilena Rizzo, a cura di Gimmy Tranquillo.

L’iniziativa si è svolta alla presenza tra gli altri del presidente dell’Ordine dei Commercialisti ed Esperti contabili di Firenze Leonardo Focardi, la presidente del Tribunale di Firenze Marilena Rizzo, il presidente nazionale del CNDCEC Massimo Miani, il presidente della Conferenza degli ODCEC della Toscana Maurizio Masini del presidente dell’Ordine degli Avvocati di Firenze e del presidente dell’Unione distrettuale degli Ordini forensi della Toscana.

“Ai colleghi fiorentini venivano affidati incarichi per CTU che per territorio ricomprendevano tutta la Toscana – si legge in un comunicato dell’Ordine dei Commercialisti – Oltre che una discriminazione per i colleghi Toscani non fiorentini si reputava che tale procedura fosse anche un aggravio di costi sociali e in termini di efficienza una perdita di tempo in quanto il Collega Fiorentino doveva svolgere il suo incarico su tutto il territorio regionale”.

“Dalla fine del 2018 con il Presidente del Tribunale di Firenze abbiamo lavorato – continua il comunicato – per trovare una soluzione condivisa al problema dell’assegnazione degli incarichi nelle materie di competenza del Tribunale delle Imprese affidati ai soli CTU iscritti al nell’Albo dei CTU del Capoluogo di Regione”.

Il Protocollo, sottoscritto con il Tribunale di Firenze, che istituisce l’Elenco suddetto rappresenta sicuramente una novità nel panorama nazionale.

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🎧 ‘Silfi Spa’ cambia nome e diventa ‘Firenze Smart’

🎧 ‘Silfi Spa’ cambia nome e diventa ‘Firenze Smart’

Silfi Spa, la storica società fiorentina di illuminazione, dopo 36 anni diventa ‘Firenze Smart’, cambia logo, adottando un giglio stilizzato, ed incrementa i servizi.

Sotto il nuovo nome, Silfi Spa continuerà a fornire i tradizionali servizi relativi agli impianti del Comune di Firenze, tra cui la gestione dell’illuminazione pubblica, della rete semaforica, delle colonnine di ricarica dei mezzi elettrici, delle telecamere, della fibra proprietaria e dei pannelli a messaggio variabile.

In podcast l’intervista all’assessore alle partecipate del Comune di Firenze Federico Gianassi e al presidente di Silfi Spa Matteo Casanovi, a cura di Gimmy Tranquillo.

‘Firenze Smart’ gestirà anche i servizi online rivolti ai cittadini dei Comuni soci, come i pagamenti PagoPA, il contact center metropolitano 055055, l’infomobilità, l’informazione di Florence Tv, le attività di comunicazione istituzionale, i sistemi informativi territoriali e molti altri come ad esempio la gestione dei “buoni viaggio”; nonchè i servizi del settore turistico-culturale come Firenze Card, Chianti Classico Card, Welcome Card e gestione dell’infrastruttura tecnologica delle biglietterie dei musei civici.

L’evoluzione negli anni di Silfi Spa, culminata con la fusione con Linea Comune Spa a maggio 2019 e con l’aggregazione di Florence Multimedia Srl da settembre 2021 (tutte operazioni che non hanno comportato alcun taglio occupazionale) è stata il risultato di una visione progettuale unica mantenuta negli anni e che oggi consente il decollo definitivo del progetto Firenze Smart, che avrà sviluppi industriali futuri a partire dall’estensione dei servizi impiantistici, informatici ed informativi ad ancora più Comuni dell’area metropolitana.

“Oggi presentiamo una nuova società, che è l’evoluzione di Silfi: Firenze Smart offre una ancora più vasta gamma di servizi al cittadino di alta qualità” ha detto il sindaco Dario Nardella. “Firenze Smart sarà il braccio operativo della Firenze del futuro a partire dalla gestione della mobilità, della digitalizzazione, degli impianti semaforici, dell’illuminazione al led: ma anche del controllo del traffico, delle telecamere di sicurezza, delle colonnine di ricarica elettrica. Molte sono attività che abbiamo già concluso, come ad esempio l’illuminazione pubblica che ci pone fra le capitali europee con le migliori performance: siamo al 90% di sostituzione con il led per un grande risparmio sia di costi che di inquinamento”.

Il sindaco ha poi fatto detto: “Stanziamo 3 milioni di euro per l’innovazione tecnologica dei servizi al cittadino in un grande progetto metropolitano che, con Firenze Smart, migliorerà ancora la qualità dei servizi”.

“Il pensiero forte che sta dietro al piano industriale di Firenze Smart – dice Matteo Casanovi, presidente di Firenze Smart – è la gestione non-stop di utilità pubbliche che in qualche modo “restituiscono tempo” ai cittadini, semplificando loro la vita quotidiana: l’intelligenza dei servizi erogati non sta solo nella tecnologia e nel tasso di innovazione utilizzato, quanto nel contribuire a risolvere i problemi delle persone servite. Questa straordinaria e innovativa concentrazione ed integrazione di funzioni così importanti in una sola società (caso unico in Italia) è stata resa possibile dai Comuni metropolitani che hanno da sempre creduto che in materia di servizi smart la gestione pubblica fosse assolutamente più opportuna, efficiente ed efficace di quella privata: i dati dei cittadini, la sicurezza, le informazioni e la mobilità – conclude Casanovi – per questo territorio costituiscono il cuore di ciò che è più essenziale, prezioso, sensibile e quindi non delegabile ad una gestione esterna, terza, rispetto ai Comuni del territorio”.

I servizi di Firenze Smart sono ora di facile accesso sul nuovo sito web www.firenzesmart.it, per l’utilizzo da parte dei cittadini, dei turisti, dei city users e delle amministrazioni comunali.

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Michelangelo costretto abbandono della ‘Pietà’ per difetti marmo

Michelangelo costretto abbandono della ‘Pietà’ per difetti marmo

Firenze, concluso a Firenze il restauro della Pietà di Michelangelo conservata al Museo dell’Opera del Duomo , non finita dal Buonarroti che vi lavorò tra il 1547 e il 1555, e che si ritrasse nell’opera nel volto di Nicodemo.

L’intervento ha confermato per la prima volta che la scultura fu realizzata con un marmo difettoso per la presenza di numerose microfratture, in particolare una sulla base, che potrebbe aver “costretto” Michelangelo ad abbandonare l’opera.

Ipotesi, si spiega, più credibile di quella da sempre tramandata che il grande artista, oramai anziano, scontento del risultato, abbia tentato in un momento di sconforto di distruggerla a martellate: il restauro non ha individuato traccia, a meno che Tiberio Calcagni, che intervenne sull’opera entro il 1565, non ne abbia cancellato i segni. Il restauro sull’opera, conosciuta anche come Pietà Bandini, una delle tre eseguite dal Buonarroti, ha portato anche alla scoperta che l”enorme blocco di marmo su cui è scolpito uno dei capolavori più intensi e tormentati di Michelangelo proviene dalle cave medicee di Seravezza e non di Carrara come ritenuto fino ad oggi.

Il restauro – commissionato dall’Opera del Duomo e reso possibile grazie alla donazione della Fondazione Friends of Florence, affidato a Paola Rosa con la collaborazione di Emanuela Peiretti -, era iniziato nel novembre 2019 e ha subito più di uno stop a causa del Covid. Un cantiere aperto – i visitatori del museo hanno potuto continuare ad ammirare la scultura – che il Museo ha ora deciso di lasciare fino al 30 marzo prossimo, per permettere al pubblico con visite guidate di vedere da vicino e in un modo unico la Pietà restaurata.

Il restauro, da considerare il primo eseguito sulla Pietà (le fonti, si spiega dall’Opera del Duomo, non riportano particolari interventi nel passato se non quello eseguito da Calcagni), ha liberato la scultura “dai depositi superficiali che ne alteravano la leggibilità dell’eccezionale plasticità e la cromia”.

L’obiettivo era di “raggiungere una lettura uniforme ed equilibrata dell’opera, riproponendo l’immagine della Pietà, scolpita in un unico blocco, come probabilmente pensata in origine da Michelangelo”.

Le quattro figure che la compongono sono realizzate in un blocco di marmo alto 2 metri e 25 centimetri, del peso di circa 2.700 kg. Le indagini diagnostiche hanno appunto portato alla scoperta che si tratta di un marmo proveniente dalle cave di Seravezza e non di Carrara, come ritenuto fino ad oggi.

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