🎧 DAD: 200mila ragazzi (almeno) a rischio dispersione scolastica

🎧 DAD: 200mila ragazzi (almeno) a rischio dispersione scolastica

I dati da una ricerca della Comunità di Sant’Egidio, curata da STEFANO ORLANDO dell’università Roma  Tor Vergata. Lo abbiamo intervistato

A  settembre 2020, ripartenza del secondo anno pandemico, il 4 per cento dei ragazzi  non era tornato a scuola e il 20 per cento aveva accumulato troppi giorni di assenza. lo rileva una indagine della La Comunità di Sant’Egidio realizzata  dopo aver ascoltato 2.799 ragazzi delle sue “scuole di pace”, centri di recupero pomeridiani per studenti delle elementari e delle medie organizzati in ventitré città.

Rispettivamente, in proiezione sul totale della popolazione scolastica italiana,  fanno 160 mila, nel primo caso, e 800 mila scolari nel secondo sul totale di 4 milioni di studenti. Il lavoro ha preso in considerazione il primo periodo dell’anno scolastico in corso, settembre-dicembre.

Nei mesi scorsi  un’indagine Ipsos per conto di Save the children aveva già evidenziato che, nel 28 per cento delle classi superiori, ogni studente aveva avvistato – da marzo 2020 a gennaio 2021 – l’addio di almeno un compagno. Qui, i ragazzi arresi, sono altri 34mila. La somma delle due indagini porta a contare 200 mila studenti usciti dal circuito scolastico dalla primaria alla media superiore.

Oltre agli effetti negativi della didattica a distanza, ha contato anche la paura del contagio e lo stress provocato dall’isolamento. il risultato è che il fenomeno della dispersione scolastica tra i ragazzi  si è ulteriormente aggravato nel nostro Paese che già si trovava agli ultimi posti della classifica europea. l‘Italia, 2019, viaggiava infatti  su una percentuale di abbandono scolastico del 13,5 per cento, in forte miglioramento nelle ultime stagioni, ma in ritardo sulla media europea (10 per cento).

Per fare un esempio,  durante il lock down ci sono state scuole  primarie che in Campania h che anno fatto 36 giorni di presenza in tutto.

I dati relativi ai ragazzi toscani sono nella media italiana: meglio delle regioni meridionali, peggio di quelle settentrionali.

A farne le spese ovviamente i ragazzi più deboli, le cui condizioni sociali e culturali di partenza li ponevano già in una condizione di forte rischio prima del covid e delle misure di confinamento. Secondo quanto racconta il quotidiano Repubblica, Osvaldo Di Cuffa, preside dell’istituto Sassetti-Peruzzi di Firenze, un professionale per Servizi del turismo e socio-sanitari che nella sede centrale conta ottocento iscritti, durante il primo lockdown dello scorso anno aveva perso un centinaio di ragazzi, in maggioranza cinesi. Non si erano mai collegati per la didattica a distanza. I loro professori hanno tenuto i contatti con ogni mezzo, anche We chat, l’app cinese, e WhatsApp. “Gli insegnanti hanno fatto di tutto pur di non perderli usando anche canali non istituzionali – osserva il dirigente scolastico -, ma quest’anno, quando in parte si è potuti tornare in presenza, abbiamo avuto un altro fenomeno. Le famiglie non li mandavano in classe per paura del virus. Abbiamo consentito la Dad a tutti coloro che erano in difficoltà, e almeno cinquanta li abbiamo recuperati”. Ma gli altri cinquanta hanno abbandonato, “quelli di 16 anni e più credo siano andati a lavorare”. E così il tasso di dispersione rispetto al periodo prepandemico è salito di un buon 30 per cento. “L’altro problema – spiega Di Cuffa – è quello delle competenze, nei professionali i ragazzi vanno continuamente stimolati e a distanza hanno sofferto di più, si sono sempre più demotivati. Hanno perso anche occasioni di laboratori e periodi di stage con le aziende che per loro sono fondamentali. Per le bocciature abbiamo modificato i criteri tenendo conto del contesto. A giugno e a settembre più che sulla socialità punteremo sulle lacune da colmare, sui contatti con il mondo del lavoro da riattivare, questa la nostra sfida”.

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