Artigianato, 1 impresa su 3 verso chiusura. Indagine CNA su Prato-Pistoia

Artigianato, 1 impresa su 3 verso chiusura. Indagine CNA su Prato-Pistoia

Un artigiano su tre tra Prato e Pistoia rischia di chiudere. E’ uno dei dati drammatici emersi da uno studio condotto dalla CNA Toscana Centro sulle aziende del distretto rispetto alla Crisi derivante dalla gestione economico sociale  della pandemia.

A Prato e Pistoia una impresa artigiana su tre rischia la chiusura: è l’allarme lanciato da Cna Toscana Centro, secondo cui il 68% delle aziende ha dovuto sospendere l’attività nella prima ondata pandemica, e il 30% dichiara di avere ancora l’azienda chiusa o in attività ridotta.

Il 48% ha fatto ricorso a una o più misure di sostegno previste dal Governo, ma il 52% dichiara che non riuscirà a far fronte al pagamento di tasse, contributi e salari dei dipendenti nei prossimi mesi, e il 59% continuerà a usare ammortizzatori sociali.

In soli 5 giorni sono oltre 300 le risposte pervenute e il 90% del campione rientra in un range da 0 a 9 addetti. Come tipologia, le imprese intervistate operano nella produzione (11%), servizi alle persone e imprese (10%), installazione (11%), moda e abbigliamento (12%), costruzioni (9%), autoriparatori (8%), agroalimentare (9%), trasporto merci (5%), trasporto persone (3%), e altri settori (22%).

Ad oggi, il 27 %  del campione ha perso oltre il 50% del fatturato, contro un 22% che segnala diminuzioni tra il 30 e il 50%.  Eppure tra coloro che hanno potuto riaprire l’azienda, in toto o parzialmente, la maggioranza ha messo in atto strategie specifiche per resistere a questa crisi. Il 24% ha ridotto o bloccato gli investimenti, il 30% ha rimodulato mutui e finanziamenti e ampliato i metodi di fornitura di prodotti e servizi, l’8% ha modificato i canali di vendita (prediligendo le vendite online) e  il 10% è ricorso alla riduzione del personale.

“Sul fronte dei ristori è necessario che il Governo superi i codici Ateco ma prenda a riferimento solo il criterio del calo dei fatturati”, afferma il presidente dell’associazione Claudio Bettazzi (foto), secondo cui “è positivo il rifinanziamento della Cig, ma non vanno ripetuti i gravi ritardi nel trasferimento delle risorse al Fondo bilaterale dell’artigianato”, e sarebbe fondamentale prorogare fino al 2023 il Superbonus 110%, estendendo l’agevolazione anche ai capannoni delle attività produttive.

“E’ chiaro che il prossimo anno sarà drammatico per le imprese, e il rinvio di tasse e scadenze serve a poco, bisogna cancellarle, così come è prioritario allargare le detrazioni sul lavoro dipendente a tutta la platea del lavoro autonomo”, sostiene Una, chiedendo che Regione e Comuni “abbiano il coraggio di sostenere investimenti e opere che trasformino l’economia territoriale”.

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