L’apprezzamento per l’Unione europea cresce tra i suoi abitanti

L’apprezzamento per l’Unione europea cresce tra i suoi abitanti

I cittadini dell’Unione Europea si sentono più tutelati e ottimisti all’interno della comunità che nel proprio Paese, questo ha rivelato l’ultimo sondaggio del Parlamento Europeo.

Secondo un report del Parlamento Europeo, la risposta alla pandemia e le misure intraprese dalla Commissione Europea hanno convinto un numero crescente di cittadini europei che l’Unione Europea sia il luogo giusto in cui trovarsi nel 2021 e hanno aumentato la fiducia nei confronti dell’Unione.

Il 66% è ottimista sul futuro dell’Unione Europea e il 72% è convinto che il Recovery Plan, l’enorme piano di investimenti destinato alla ripresa delle economie nazionali colpite dalla pandemia, sarà molto più efficace di qualunque piano possa essere implementato autonomamente dai singoli Paesi membri. Sembra quindi che la reazione dell’UE alla pandemia si rivelerà un’occasione di rafforzamento per il legame tra l’Unione e i suoi cittadini.

Ovviamente l’aumento della fiducia verso il Governo Europeo non nasconde la situazione di crisi della popolazione. I cittadini si trovano a fronteggiare un mercato del lavoro caratterizzato da un calo dei tassi di occupazione che realisticamente continuerà fino alla fine del 2021 e da un’economia stagnante e priva di investimenti, il Recovery Plan è la misura indicata a far fronte a questa serie di problemi.

Il sondaggio ha messo in evidenza come, benchè grati di farne parte, i cittadini europei si aspettino un miglioramento nelle riforme del Parlamento Europeo. Tra le priorità indicate dalla cittadinanza risultano la povertà e l’ineguaglianza sociale, entrambi ambiti dove l’UE si è dimostrata timida a intervenire. Questo dato ha anche un aspetto incoraggiante: significa che la solidarietà tra i Paesi membri sta diventando un valore dei cittadini europei, come dimostrato dalla risposta strategia comunitaria di approvvigionamento dei vaccini.

Al netto degli ampi margini di miglioramento dell’operato dell’UE, resta un punto saldo: Dopo Brexit e l’elezioni presidenziali statunitensi del 2016, l’Unione Europea si afferma come la forza globale incaricata di indirizzare le politiche e le priorità dei prossimi anni.

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Bruce Springsteen è stato arrestato lo scorso novembre

Bruce Springsteen è stato arrestato lo scorso novembre

Si è saputo soltanto adesso che Bruce Springsteen era stato arrestato lo scorso novembre per guida in stato di ebbrezza, e la vicenda ha generato qualche problema.

TMZ, il sito statunitense di gossip e notizie scandalistiche, ambito nel quale è molto affidabile, ha comunicato la notizia che Bruce Springsteen è sotto processo nello Stato del New Jersey, dove risiede da anni, in seguito all’arresto per guida spericolata e in stato di ebbrezza avvenuto il 14 novembre scorso.

Nelle prossime settimane è prevista la sua apparizione davanti al giudice. Per Springsteen sembra trattarsi del primo episodio di guida in stato di ebbrezza e le fonti che hanno rivelato la notizia a TMZ hanno aggiunto che durante la procedura di arresto il Boss è stato cooperativo.

La notizia ha generato alcuni strascichi. Domenica scorsa, in occasione del Super Bowl, era andato in onda uno spot pubblicitario di Jeep in cui Bruce Springsteen prestava la sua immagine e veniva ripreso mentre recitava dei messaggi d’incoraggiamento alla Nazione proprio mentre guidava una delle vetture dell’azienda.

Per il cantante si trattava della prima apparizione pubblicitaria e non poteva avvenire con un tempismo peggiore. L’azienda automobilistica ha deciso di bloccare momentaneamente il video da tutte le piattaforme per tutelare il brand da possibili danni d’immagine. Ancora non si sa quali conseguenze ci potranno essere per il Boss e il suo entourage, contattato in merito alla questione, ha declinato ogni commento.

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Il supermercato Marks & Spencer di Parigi chiude in seguito a Brexit

Il supermercato Marks & Spencer di Parigi chiude in seguito a Brexit

RegnoLa catena di supermercati Marks & Spencer ha chiuso uno dei suoi negozi parigini dopo settimane in cui gli scaffali erano rimasti vuoti.

I protocolli Brexit entrati in vigore il primo gennaio 2021 hanno imposto rigide limitazioni e costi aggiuntivi alle importazioni di cibo e bevande provenienti dal Regno Unito e destinate ai paesi europei. Tra le conseguenze del drastico calo delle esportazioni c’è stata la mancanza di offerta di prodotti alimentari nei supermercati della catena Marks & Spencer.

Uno di questi, il negozio Marks & Spencer che si trova in Chaussée d’Antin nel nono arrondissement di Parigi, ha già chiuso l’attività. Un portavoce dell’azienda ha dichiarato che la chiusura non è conseguenza di Brexit ma le foto scattate agli scaffali vuoti nelle ultime settimane non lasciano molti dubbi.

La presenza dei supermercati Marks & Spencer aveva rappresentato una storia di successo nel territorio. I 21 negozi, di cui 20 solo a Parigi e uno a Lille, erano frequentati da Britannici residenti in Francia ma anche dagli stessi francesi. La chiusura del negozio di Chaussée d’Antin fa sospettare che la stessa sorte possa toccare anche ad altre filiali della catena.

Interrogato precedentemente alla chiusura del negozio sulla carenza di prodotti, un portavoce dell’azienda aveva commentato: “A causa della transizione alcuni prodotti sono diventati più difficili da reperire ma stiamo lavorando con i nostri partner, fornitori e agenzie governative per migliorare la situazione”. Il 10 febbraio un altro portavoce dell’azienda ha aggiunto che non sono in grado di definire un orizzonte temporale affinchè il problema venga risolto.

Spostare la produzione alimentare sul territorio europeo non è un’opzione percorribile e le prospettive dell’azienda passano dalla capacità o meno di trovare un accordo particolare con le agenzie governative della Dogana. Visti i recenti sviluppi nel rapporto tra Regno Unito e Unione Europea sembra difficile che a breve si possa giungere a una soluzione efficace.

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L’Università Bogazici di Istanbul protesta contro Erdogan

L’Università Bogazici di Istanbul protesta contro Erdogan

Da settimane gli studenti e il corpo docente dell’Università Bogazici di Istanbul protestano contro la nomina del nuovo rettore voluta dal Primo Ministro Erdogan.

L’Università Bogazici è uno degli atenei d’eccellenza di Istanbul e di tutta la Turchia. Da settimane nel campus dell’università sono in corso proteste contro la nomina del nuovo rettore Melih Bulu, un imprenditore turco vicino al Presidente Erdogan, che gli ha assegnato l’incarico omettendo dal processo decisionale il comitato universitario, che tradizionalmente si occupa della nomina.

Ogni giorno il personale universitario e gli studenti siedono in silenzio nel cortile dell’università con le spalle rivolte all’ufficio del rettore. Il gesto del presidente Erdogan non ha ricadute esclusivamente sulla vita universitaria, dove il rettore controlla molte delle attività dell’ateneo, ma anche sulla politica del Paese, infatti sembra che Erdogan voglia prendere il controllo sull’ennesima istituzione turca.

L’Università Bogazici è una delle eccellenze nazionali ed è famosa per i suoi corsi di materie umanistiche e il suo approccio liberale di influenza occidentale. Anche per questo è stata a lungo uno degli obiettivi di Erdogan e dei suoi sostenitori, tendenzialmente conservativi religiosi.

La nomina di Melih Bulu appare come l’ultimo tentativo, in ordine temporale, da parte di Erdogan di accentrare il potere dopo il tentato colpo di stato del 2016. Dopo aver dichiarato lo Stato d’Emergenza, il Presidente ha preso il controllo di molti degli organi di potere turchi, infliggendo pene e ripercussioni contro i suoi oppositori, incluse persone che non avevano legami con il colpo di stato come giornalisti, politici e attivisti per i diritti umani.

Già prima del colpo di stato Erdogan aveva preso di mira l’ambiente universitario. All’inizio del 2016 aveva estromesso dai loro incarichi migliaia di accademici che avevano firmato una petizione per cessare il conflitto con i militanti Curdi. Più avanti, con un decreto presidenziale, si era attribuito il potere di nomina dei rettori universitari.
La Bogazici non è stata tra le università maggiormente colpite dalla purga di Erdogan nel 2016 ma gli studenti e il personale sapevano che sarebbe stata solo questione di tempo prima che diventassero un obiettivo. Il Presidente ha annunciato la nomina di Bulu l’1 gennaio e nel giro di pochi giorni sono iniziate le proteste. Gli scontri con la polizia hanno portato alla chiusura di alcune aree del campus e all’arresto di almeno 30 studenti dopo la loro identificazione e delle retate nelle loro abitazioni.

Per protestare in modo pacifico gli studenti hanno optato per comunicare il loro messaggio attraverso installazioni artistiche ed esibizioni. Tuttavia, in seguito alla denuncia da parte di alcuni membri del Governo di opere a tema LGBTQ, alla confisca delle loro bandiere e all’arresto di 4 studenti, le tensioni si sono ravvivate.

Gli studenti della Bogazici hanno dichiarato che continueranno a manifestare fino a che l’incarico a Melih Bulu non verrà ritirato o lui si dimetterà. In tutto questo, Bulu ha inizialmente provato a interagire con gli studenti, incontrandoli nel campus, ma con l’intensificarsi della protesta ha declinato ogni intervista e aumentato le misure di sicurezza attorno al suo ufficio.

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Turismo vaccinale, per tornare a viaggiare?

Turismo vaccinale, per tornare a viaggiare?

Molte persone negli USA, ma il fenomeno del turismo vaccinale non è limitato ai soli Stati Uniti, si stanno spostando verso Stati in cui la campagna vaccinale è a uno stadio avanzato oppure gratuita.

Negli Stati Uniti, dove la campagna vaccinale è affidata ai singoli Stati ed è in corso oramai da alcune settimane, sta iniziando a verificarsi un fenomeno inatteso: quello del turismo vaccinale. La pratica consiste nello spostarsi verso Stati in cui è prevista la somministrazione gratuita o accessibile a determinate categorie di cittadini a rischio, come in New Jersey e in Florida.

Nelle code fuori dai centri vaccinali in Florida sono stati incontrati anche cittadini di altri Paesi, tra cui Canada, Brasile e Argentina, che si trovano lì perché possiedono una seconda casa nello Stato. Secondo il Guardian, circa 50000 dosi sono state somministrate a turisti o possessori di seconde case over 65 in Florida. La cifra consiste nel 3,5% del totale di persone vaccinate entro la fine di gennaio ma è bastata a suscitare critiche da parte del Governatore Repubblicano e Sindaco di Miami Ron DeSantis. Il Sindaco ha annunciato maggiori controlli sul turismo vaccinale dato che molti residenti non hanno ancora ricevuto la prima dose.

Ad aver avuto per prima l’idea del turismo vaccinale sembra essere stata l’agenzia di viaggi indiana Gem Tours & Travels, che offriva pacchetti di viaggio verso New York al prezzo di 2000 euro che includevano la possibilità di vaccinarsi. Il fenomeno dovrebbe essere rallentato da quando l’India ha iniziato la propria campagna vaccinale il 16 gennaio e mostra già risultati incoraggianti.

Il servizio di concierge di lusso inglese “Knightsbridge Circle” offre dei pacchetti di viaggio dal Regno Unito verso gli Emirati Arabi Uniti dove dal 31 gennaio è stato reso disponibile il vaccino cinesi di Sinopharm. Il pacchetto da parte di un abbonamento annuale al servizio che costa circa 25000 sterline.

Cuba si è offerta di vaccinare contro il Covid-19 tutti i turisti che visitano l’isola dopo aver completato le prove di fase 3. Le sperimentazioni della fase 3 del vaccino Soberana 02 inizieranno a marzo e saranno condotte dall’Istituto Finlay. L’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) sta monitorando lo sviluppo del vaccino.

Vicente Vérez, direttore dell’Istituto Finlay, ha sottolineato che il vaccino Soberana 02  ha finora dimostrato una potente risposta immunitaria. Vérez ha poi insistito sul fatto che l’offerta di vaccinare i turisti è nell’interesse della salute globale piuttosto che essere puramente motivata finanziariamente.

“Non siamo una multinazionale in cui lo scopo finanziario è la ragione numero uno, il nostro obiettivo è creare più salute”, ha detto. Secondo l’agenzia di stampa statale Prensa Latina, il Finlay Institute è in procinto di produrre 100 milioni di dosi che soddisferanno sia le esigenze del paese che dei paesi interessati all’acquisto del vaccino.

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