Maltempo: nuova allerta arancione in Toscana

Maltempo: nuova allerta arancione in Toscana

Nuova allerta in Toscana per il maltempo: codice arancione per piogge, temporali, vento forte e mareggiate

Interessata tutta la regione ad eccezione della zona nord-ovest per la quale la Sala operativa della protezione civile regionale ha emesso un codice giallo. La decorrenza dell’allerta è dalle 18 di oggi, sabato 16 novembre, per rischio idrogeologico e successivamente idraulico. La durata è prevista fino alle 12 o alla mezzanotte di domani, domenica 17, a seconda delle aree e dei fenomeni previsti.

In particolare dal pomeriggio di oggi, spiega la Regione, si avrà un intensificarsi delle precipitazioni a partire dalle zone meridionali della regione, dove in serata le precipitazioni potranno assumere carattere di forte intensità. Le piogge proseguiranno domenica su quasi tutta la Toscana, più forti, localmente, sempre nelle arre meridionali. Anche i temporali, sia oggi che domani, tenderanno ad essere più intensi sulle zone meridionali. Quanto al vento, è previsto in rapido aumento fin dal tardo pomeriggio di oggi a sud, anche con raffiche violente.

Domenica il vento forte soffierà su tutto il territorio regionale. Dal pomeriggio di oggi moto ondoso in forte aumento sulla costa meridionale e sull’Arcipelago, per poi estendersi domani, domenica anche alla costa settentrionale”.

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Licenziato incendia pasticceria ex datore lavoro, arrestato

Licenziato incendia pasticceria ex datore lavoro, arrestato

Dopo essere stato licenziato ha messo in atto comportamenti ritorsivi nei confronti del suo datore di lavoro fino a causare l’incendio della pasticceria nella quale aveva lavorato ad Agliana (Pistoia).

Questa l’accusa che ha portato all’arresto di un 35enne residente a Pistoia, destinatario di un’ordinanza emessa dal gip di Pistoia ed eseguita dai carabinieri.
Secondo quanto emerso dalle indagini, coordinate dal pm Linda Gambassi e condotte dai militari di Quarrata con servizi di osservazione, accertamenti bancari e intercettazioni, il 35enne, una settimana dopo il suo licenziamento avrebbe causato la notte del 19 marzo l’incendio di alcuni locali della pasticceria dove tra l’altro c’era personale a lavorare: nessuno rimase ferito, i danni furono solo a cose. L’uomo inoltre è accusato di ricettazione di 5 assegni bancari, relativi a un conto corrente intestato alla pasticceria: per l’accusa avrebbe falsificato la firma del titolare e posti all’incasso, per un importo complessivo di oltre 5.700 euro. Infine, insieme alla convivente di 26 anni, sottoposta quest’ultima all’obbligo di dimora, il 35enne è stato accusato di ricettazione di capi di abbigliamento risultati rubati in una ditta di Prato.

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Libri: in Vespa alla ricerca del ‘Genio’ di Leonardo

Libri: in Vespa alla ricerca del ‘Genio’ di Leonardo

Intervista con Alessandro Agostinelli, autore di “Da Vinci su tre ruote. In scooter alla scoperta del genio”

Era dunque un genio Leonardo? Alessandro Agostinelli parte con uno scooter Piaggio e con un camper al seguito. Percorre migliaia di chilometri da Vinci ad Amboise, cioè dalla città dove Leonardo è nato fino alla città dove è morto, per raccontare i luoghi e alcuni aspetti controversi della sua biografia. Dieci luoghi per sapere della nascita di un figlio illegittimo, per conoscere un genio che diventa “superman”; un pittore con la testa tra le nuvole; il progettista idraulico che voleva deviare il corso dell’Arno; le copiature dagli altri architetti; le invenzioni non sue. Tra una tappa e l’altra il nostro autore dialoga con personaggi noti che conoscono assai bene il gigante del Rinascimento: il poeta Tomaso Kemeny, gli storici Franco Cardini e Pascal Brioist, gli storici dell’arte Cristina Acidini e Pietro Marani, lo scrittore Bernard Vanel, l’architetto parigino Arthur Biasse e molti altri. Il viaggio nella Toscana e nella Francia di Leonardo si trasforma presto in una lunga cavalcata sul senso della storia, della fama e della fortuna.

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Chiara Donà Dalle Rose : “Nessuno ha mostrato solidarietà per Venezia”.

Chiara Donà Dalle Rose : “Nessuno ha mostrato solidarietà per Venezia”.

“Quello che mi ha impressionato è che dopo tutte queste ore nessuna grande miliardaria società o multinazionale, fondazione o altra realtà megagalattica che vediamo sfrecciare per i canali di Venezia con paillette e tacchi a spillo (…) non abbiano saputo o solo pensato di proporre di offrire un centesimo alla città di Venezia per la sua salvaguardia.

“Dopo lunghe ed interminabili sorde 48 ore, in cui abbiamo ascoltato pazienti le opinioni, le critiche, i consigli e perfino visto i sorrisi divertiti dei selfie dei turisti (e non solo) davanti allo scenario di una devastazione incontrollata ed a tratti irreversibile, ancora nessuna proprio nessuno ha proposto di donare a Venezia ed ai suoi cittadini tutti (senza lode ed onori, senza titoli o presunti titoli) a questi numerosi guardiani del faro, un aiuto per la ricostruzione, il restauro, la ricerca concreta e tecnologica al problema del cataclisma innaturale dell’immersione di questo antico, preziosissimo e delicatissimo monumento dell’umanità di 830 ettari di terreno, la più grande opera di master painting della storia le tableau vivent Venezia e dei suoi 1100 anni di Storia della Repubblica Serenissima di Venezia. INNATURALE, si non è una svista è del tutto innaturale che l laguna di Venezia si trasformi in mare aperto e questo è il frutto di attività poste in essere in questi utlimi cinquant’anni dal canale dei petroli al passaggio delle grandi navi nel bacino di san Marco. Non è il lento fisiologico invecchiare di una città, che sia chiaro a tutti.
E poi OGGI sono veramente esterrefatta più di ieri se penso che la bellissima Chiesa di Notre Dame di Parigi, il 16 aprile 2019, in poche ore ha provocato una valanga di dichiarazioni filantropiche e mecenatiche da ogni parte del globo, a prescindere che siano poi stati versati o siano rimaste mere lettere morte, ed invece per Venezia neppur una banconota, neppure falsa o moneta di cioccolato o una mera dichiarazione d’intenti, il nulla: un silenzio assordante.

L’unico, preziosissimo, vero ed autentico aiuto oltre che dalle Forze dell’Ordine, dai giovani volontari provenienti da Mestre, da Mirano, da Mogliano , da Padova, da Treviso e dai giovani di Venezia, dal collegio militare della marina Morosini ad altri istituti che hanno aiutato senza sosta, dopo avere cercato di riparare le loro scuole e strutture, le altre scuole, gli ospedali, le case di cure, i commercianti, le persone anziane .
Eppure Venezia è grande, è antica, è tutta antica, e soprattutto è larga – da nord a sud- 3240 metri, è lunga, da est a ovest, 4630 metri. Ha una superfice di 830 ettari e un perimetro di 11.575 m. La sua laguna e’ lunga 50 km.e larga 10 km. Le isolette che formano la città sono 116 di cui 24 a Castello, 13 a S.Marco , 7 a S.Polo, 13 a S. Croce ,32 a Cannaregio ,17 a Dorsoduro e 10 alla Giudecca. I ponti sono 438 di cui 337 pubblici , 72 privati , 7 interni , 300 in pietra ,59 in ferro e 49 in legno. I rii sono 176, 170 i campanili, 2000 i pozzi e 148 le chiese!
Tutto questo patrimonio dell’umanità, Venezia, di cui sovente si dimentica l’umanità che vi dimora, è tenuto in piedi da chi ogni giorno la vive, la preserva, la fa respirare, arieggiare, gli porta quella linfa vitale che la rende viva e la fa sopravvivere al tentativo di trasformarla in un parco dei divertimenti da quattro soldi.
L’umanità di cui parlo, non è quella che calpesta Venezia, quella che si fa i selfie, quella che sfreccia a 3000 giri sulla laguna, ma quella che la nutre come si nutre un pavimento alla veneziana e la forcola delle barche a remi con l’olio di lino, le travi e i barbacani con strati e strati di pregnante, i muri con il coccio pesto, come si nutre un bambino fermo nel suo seggiolone.
Questa umanità per il mondo intero non conta nulla.

Siamo solo dei fantasmi, dimenticati e a tratti totalmente ignorati proprio nelle decisioni che più ci dovrebbero coinvolgere, la gestione della propria città.
Ma cosa è rimasto di quella bellissima Repubblica, di quel modello di amministrazione sapiente dello stato di quella città della luce apostrofata, secoli dopo, come la New York del ‘500?
Tutto il nostro impegno, come formiche in un formicaio, è oggi ridotto ai minimi termini, come una sorta di atto secondo di una commedia goldoniana che si gioca ormai da troppo tempo.
C’è chi parla di 53 anni di atti preparatori al “mose”.
Il povero Mosè, storpiato sul nascere senza l’accento sulla “e”, oggi si rivolterebbe sulla sua tomba, ovunque essa sia, per l’uso ed il mal uso che si è fatto della sua più nota epopea dell’apertura delle acque del Mar Rosso.
Proseliti, aneliti, fiumi di parole si sono aggiunti ai fiumi di metri cubi di acqua che hanno storpiato irreversibilmente Venezia, martoriando e penetrando le sue membra e la sua anima.
Le chiamate di aiuto, di sostegno e di conforto sono state tante e sono importanti., le accettiamo tutte e vi ringraziamo. Noi sappiamo infatti sempre e comunque sorridere, a denti stretti lavorare e ben poco lamentarci, ormai rassegnati forse.

Ma quello che mi ha impressionato è che dopo tutte queste ore nessuna grande miliardaria società o multinazionale, fondazione o altra realtà megagalattica che vediamo sfrecciare per i canali di Venezia con paillette e tacchi a spillo , durante la mostra del cinema a Settembre o le biennali di arte e di architettura, a maggio, nella settimana delle vernici, nei red carpet da cui i veneziani sono sempre tenuti ai margini dai bodyguard di turno, non abbiano saputo o solo pensato di proporre di offrire un centesimo alla città di Venezia per la sua salvaguardia.
Il silenzio quasi monolitico, un silenzio totale che ci fa capire quanto in fondo è finita la memoria e conoscenza di questa storica realtà che per 1100 anni è stata creata e amministrata dalla meravigliosa Repubblica Veneziana che, se indagata e raccontata, potrebbe oggi fare arrossire qualsiasi forma di governo presente nel mondo per perfezione, distribuzione dei ruoli, meritocrazia, senso del dovere, del bene comune e onore si proprio di onore alla vita, alla bellezza, onore al rispetto del bene e del tempo altrui.
L’insegnamento politico della Repubblica Serenissima di Venezia è testimoniato dalle strutture amministrative di quello Stato e dalla consistenza delle Opere che ha tramandato e che oggi, in poco meno di un secolo, dopo il primo scossone dato dalla furia di Napoleone, sta per essere distrutto e vanificato sotto gli occhi di tutti per bieca ignoranza e tracotante presunzione.

Quando studiavo la storia al liceo e poi all’università, non avevo dubbi che l’evoluzione avrebbe potuto proporre, nel tempo, forme organizzative più efficienti e moderne. Pensavo potessimo solo migliorare, sfatato il pericolo di ben due guerre mondiali.
Ma oggi mi rendo conto che mi sbagliavo, la struttura amministrativa Veneta era ed è, ancora oggi ,un modello da imitare. Le linee guida storiche che portarono al formarsi della Pubblica Amministrazione Veneziana, prima di quelle morali dovrebbero essere oggi insegnate a tutti coloro che credono di poter amministrare la res pubblica, poco importa che siano di sinistra, di centro o di destra, mancini o ambidestri, bianchi, giallo, neri o rossi.
Il concetto e l’organizzazione del modello veneziano di Stato si differenziò consapevolmente dalla grande istituzione imperiale romana, alla quale seppe sovrapporsi. I veneziani compresero, primi tra tutti, le ragioni profonde del fallimento di quel modello, e avviarono un nuovo esperimento italico di organizzazione civile. Fu in quel preciso momento che Venezia mutò due fondamenti concetti politici tipici dell’impero, passando dal divide et impera ad una visione in cui governare si estrinsecava nell’unire i popoli sotto il vessillo del Leone di San Marco, in lungo e largo per tutte le coste dell’adriatico sino a Rodos e ben oltre.
Fu la prima grande operazione al mondo di marketing (possiamo osare dire) che si emancipò da qualsivoglia vessillo araldico dello stemma di un unico casato o il nome di una nota gens romana, ossia governati per unire che si traduce in amore e servizio per la Serenissima.
Dall’altra parte l’intelligenza culturale, gli intellettuali, unitamente altrettanta intelligenza commerciale andava a sostituirsi alla forza militare che veniva rappresentata dalla grande flotta navale che arsenale di Venezia era capace di produrre.

Ma dove è finito il rispetto per il nostro Leone alato e letterato, simbolo solare dell’intelletto spirituale alla volontà dominatrice del senatus populus que romanus rapace aquila con il saluto cristiano a San Marco: Pax Tibi Marce, Evangelista Meus.
San Marco, simbolo dell’evangelizzazione cristiana, si nutrì della Scuola Platonica nel neo platonismo cristianico ai tempi di Giovanni Pico della Mirandola, Aldo Manuzio, Girolamo Donà dalle Rose, Angelo Poliziano e Ermolao Barbaro e tanti altri.
Il grande spessore civile della repubblica Veneziana maturò, giorno dopo giorno, anno dopo anno, secolo dopo secolo, da una scelta popolare capace di leggere e interpretare la cultura classica, il sapere filosofico e la conoscenza scientifica del raffinato mondo di Alessandria d’Egitto e dei Tolomei proiettato nella religione cristiana.
In tanti mi chiedono di scendere in campo, di chiamare altri, ormai sfiduciati come me di questo, lasciatemelo, dire “scalcinato andazzo “ , e ovunque giri e rigiri i fatti ed analizzi l’accaduto non riesco a trovare risposta e soluzione che guardando indietro, nella storia passata dal ‘700 in giù s’intende.

Mi chiedono soluzioni possibili ma bacchette magiche non ne posseggo, demagogiche chiacchiere non sono capace di partorirle, solo due figli sani e forti alla primogenitura di Venezia sono capace di fare, e quindi non posso che chiamare alle “armi”, bianchissime quasi pallide s’intende, i veneziani per smettere di essere le comparse di una fiction dell’orrore ma per essere attori tutti insieme del futuro della nostra città, solare e consapevole come un leone che ruggisce.

Sul piano pratico vista che nessuno ci ha ancora pensato, nell’era dei selfie e del telefonino quinto arto del proprio corpo, perché non chiedere alle numerose compagnie telefoniche nazionali ed europee di destinare 0,10 cm ad ogni telefonata o sms o immagine inviata per i prossimi 30 giorni a favore di un fondo dedicato per le vittime UMANE di Venezia e per il restauro dei beni fortemente danneggiati dall’acqua alta di questi giorni? Idem perle compagnie aeree che atterranno e decollano dall’aeroporto Marco Polo e da quello di Treviso?

Ora devo andare a controllare l’acqua alta che sale, sale, sale e sperare che non si ripeta quello che è accaduto 48 ore fa. Il bollettino si chiude qui”

Chiara Modica Donà Dalle Rose, Presidente della Biennale Internazionale di Arte Sacra, componente del Cda dell’Università d’Architettura di Venezia.

 

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Maltempo: nessun danno a cascate Saturnia

Maltempo: nessun danno a cascate Saturnia

Non hanno riportato alcun danno le cascate del Gorello di Saturnia, nel comune di Manciano (Grosseto). Lo ribadisce il Comune stamani dopo che gia’ ieri era stato precisato che, nonostante l’ondata di piena che aveva ‘travolto’ le cascate, non risultavano danni.

La conferma poi  stamani dopo un sopralluogo del vicesindaco Luca Pallini, che  ha constatato che ‘sono integre’. ‘Gia’ da ieri, il sindaco di Manciano Mirco Morini – si specifica ancora – aveva comunicato che le Cascate del Gorello di Saturnia non erano state devastate dall’alluvione’: ‘Le Cascate del Gorello avevano solo una forte piena dovuta alla tanta pioggia caduta’.
   Il sindaco Morini ha intanto preannunciato l’eventuale richiesta dello stato di calamita’ alla Regione: cascate di Saturnia a parte ‘dopo 5 anni il nostro territorio e’ stato
martoriato da un’altra alluvione’, con 100 millimetri di pioggia caduti in appena sei ore. ‘Da domani – continua il sindaco – il Comune di Manciano insieme ai suoi tecnici iniziera’ la verifica di eventuali danni su tutto il territorio, partendo dalla rete stradale rurale e comunale e delle aree private e pubbliche.
Chiederemo, nel caso, lo stato di calamita’ alla Regione Toscana. L’amministrazione e’ vicina a tutti i cittadini e a tutte le aziende che sono state colpite da questa forte ondata di
maltempo’. Il sindaco ha poi rivolto un ringraziamento a tutti quanti ieri hanno operato durante l’emergenza.

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