Uno strumento online può trasformare le parole nel testo in sinonimi?

Il plagio rappresenta una problematica particolarmente rilevante, vi sono molteplici tipologie di contesti nei quali può essere necessario verificare se un determinato testo è stato copiato da un’altra persona. Fra le situazioni nelle quali ciò può verificarsi è possibile citare la tesi di laurea.

La tesi di laurea rappresenta una delle tappe di maggior spessore nella carriera di uno studente universitario, lo studente infatti si trova a dover scegliere un determinato argomento che deve successivamente sviluppare ed approfondire.

La tesi di laurea necessita di una grande dose di attenzione e di concentrazione, proprio con riferimento alla sua scrittura è necessario prestare particolare attenzione al fine di evitare un possibile plagio.

A tal proposito esistono dei software fra i quali è possibile citare ad esempio parafras.it che consentono agli autori e agli studenti universitari di scrivere un determinato testo in modo tale da evitare il rischio di plagiare un altra persona.

I suddetti software consentono di evitare il rischio di plagiare un altra persona mediante l’utilizzo di parafrasi o di sinonimi.

Al fine di ottenere maggiori informazioni rispetto a tali software e all’opportunità di cambiare sinonimo si consiglia di visitare il sito ufficiale di Parafras.

Il suddetto controllo antiplagio viene operato anche in merito alle tesi di laurea, quest’ultimo è funzionale a verificare che quanto scritto all’interno dell’elaborato sia frutto dell’impegno e della creatività dello studente e non solo una mera copiatura di un testo di un’altra persona.

Il plagio: quando si può parlare di plagio in una tesi di laurea

Il plagio può riscontrarsi in una tesi di laurea in molteplici tipologie di situazioni, quella maggiormente nota è rappresentata dal copiare l’elaborato di un’altra persona senza citare la fonte e dunque il suo lavoro in modo corretto.

Costituisce una situazione di plagio di una tesi di laurea anche l’ipotesi nella quale viene operata la parafrasi rispetto all’elaborato di un’altra persona senza citare quest’ultima all’interno della propria tesi.

Allo stesso modo rappresenta una situazione di plagio il caso nel quale si scrive la tesi di laurea in modo tale da far passare come propria una determinata teoria o anche il pensiero di un’altro individuo. Il plagio può verificarsi sia in modo volontario che anche involontariamente.

Il plagio si verifica volontariamente quando un determinato individuo in piena coscienza scrive la propria tesi di laurea copiando l’elaborato di un’altra persona senza citare quest’ultima all’interno della propria tesi.

Vi sono delle circostanze nelle quali il plagio si verifica in modo assolutamente involontario, questo succede ad esempio quando viene citata in modo scorretto un’altra persona autore di un determinato pensiero in modo erroneo all’interno della propria tesi di laurea.

Se si modifica qualche parola di un testo si diventa autori di quel testo?

In merito a tale quesito occorre precisare che provvedere a modificare alcune frasi di un determinato elaborato non è sufficiente ad evitare il rischio di plagio. In questi casi è sempre comunque necessario inserire all’interno del proprio elaborato una citazione. Al fine di rielaborare un determinato elaborato è possibile fare affidamento su determinati tool online che possono fornire un aiuto concreto al fine di riscrivere un determinato testo con parafrasi.

Cannabidiolo anche in cucina: come portarlo in tavola?

La sigla CBD indica il cannabidiolo, che è tra le sostanze maggiori che compongono la cannabis. A contrario del più conosciuto THC (il tetraidrocannabinolo), il CBD non ha effetti psicotropi e non dà assuefazione. Infatti è proprio il THC che dà alla cannabis quel
suo effetto “sballante” e di euforia. Il cannabidiolo dovrebbe legarsi ai recettori CB2 che si trovano sulle Cellule T e che sono gli “agenti” del nostro sistema immunitario. Questo gli permette di avere un’azione antinfiammatoria, antiossidante, analgesica e rilassante. Tutti questi benefici rendono il CBD perfetto anche nell’utilizzo in cucina e come integratore alimentare. Per saperne di più sulla normativa europea, potete cliccare qui.
Il formato più conosciuto e più utilizzato è quello dell’olio di CBD, che viene ottenuto diluendo l’estratto di CBD in olio di semi di canapa. Si possono trovare oli con diversa concentrazione in commercio. Generalmente si va dal 10% al 25%, mentre le concentrazioni al 2-3% sono generalmente di destinazione animale. Il metodo di assunzione più semplice dell’olio è quello a livello sublinguale. Con questa tipologia, fa effetto molto rapidamente, anche dopo solo circa 20 minuti. Però può essere aggiunto anche a qualche pietanza come se fosse un altro ingrediente. O, ancora, acquistato direttamente sotto forma di capsule.

Cannabidiolo: come si usa in cucina e nell’alimentazione

Un altro formato conosciuto e utilizzato del cannabidiolo, e anche il più puro, sono i cristalli di CBD. Per raggiungere il più alto grado di purezza, l’estratto di CBD subisce numerosi processi di raffinazione. Viene lavorato fino ad arrivare una purezza del 99%, ma già dopo l’80% l’estratto di CBD cristallizza. Così come l’olio di cannabis, anche i cristalli di CBD in cucina possono essere assunti per via sublinguale. In tal modo, la loro assimilazione sarà più rapida. Sia l’olio di CBD che i cristalli di CBD, possono essere comunque inalati avvalendosi dell’utilizzo di vaporizzatori.
Questi sono i metodi di assunzione più semplice, ma, in realtà, si può proprio cucinare con il CBD, trattandolo al pari degli altri ingredienti. Il suo uso renderà il tutto molto più particolare e divertente. Per essere usato in cucina, il CBD deve essere infuso in un ingrediente a base di olio o di grasso, come il burro, lo strutto oppure l’olio di cocco. Può essere veicolato anche da alcuni alcolici come il rum, la vodka o il whiskey, stando però attenti ad evitare il vino e la birra, che invece sono a base di acqua.
Quando si cucina con il CBD, bisogna anche stare attenti alle temperature. Esso, infatti, inizia ad evaporare e a perdere le sue proprietà quando supera i 160° C. L’olio di CBD, inoltre, non va messo sul fuoco diretto. È inoltre importante far amalgamare per bene il CBD agli ingredienti scelti e non versarlo direttamente a crudo sopra di essi. Versato a crudo alla fine, infatti, tenderà a far sentire solamente il proprio aroma forte e a coprire tutti gli altri sapori.

Usare il CBD nelle ricette e dove comprarlo

Il CBD si presta molto bene alle ricette a base di sapori forti come il cioccolato oppure le spezie. Con questo ingrediente, si possono preparare degli ottimi biscotti al cioccolato e CBD. Per prepararli occorreranno: 2 uova, 300 g di farina, 200 g di cioccolato a scelta, 100 g di zucchero di canna, 100 g di zucchero bianco, 100 g di burro morbido, 14 g di olio di CBD, 2 cucchiai di acqua calda, 2 cucchiaini di estratto di vaniglia, un cucchiaino di bicarbonato di sodio e mezzo cucchiaino di sale.

Iniziare preriscaldando il forno a 180° C e poi lavorare i due zuccheri con l’olio di CBD e il burro ammorbidito. Dovranno risultare cremosi. Sbattere le uova e aggiungervi l’estratto di vaniglia e la “crema” a base di zucchero e burro.

Aggiungere man mano la farina e amalgamarla per bene. Terminare con il bicarbonato sciolto nell’acqua, il sale e le gocce di cioccolato. Porre su una teglia foderata con carta da forno delle cucchiaiate di impasto e distanziare ogni biscotto di 5 cm. Infornare il tutto per 10 minuti o fino a doratura.

Per acquistare i migliori prodotti a base di CBD è possibile affidarsi a JustBob. Si tratta del primo shop online, sia in Italia che in Europa, in materia di canapa legale. Lo shop si occupa di selezionare le migliori produzioni di Cannabis legale da tutta Italia e ha come obiettivo quello di rendere accessibili a tutti le migliori qualità di Marijuana legale a prezzi competitivi. Inoltre la spedizione è veloce e con la massima privacy garantita.

Bufera sui biliardini, attenzione alle fake news


Le ultime notizie sui biliardini equiparati alle slot machines hanno creato allarme, agitazione e proteste.
Ma cerchiamo di fare chiarezza

La notizia, ormai, è sulla bocca di tutti. I biliardini sono stati equiparati alle video lottery e alle slot machines, bisognava dichiararli e, se non lo si è fatto, adesso si andrà incontro a multa sicura. La realtà, però, non è proprio questa. 

A fare chiarezza è direttamente l’Agenzia delle Dogane dei Monopoli di Stato, finita nella bufera dopo la novità entrata in vigore a giugno 2022. Per dichiarare questi dispositivi, infatti, bastava una semplice autocertificazioni, da presentata direttamente ad ADM. “Una follia”, così il SIB, il Sindacato Italiano Balneari, ha definito la richiesta. “Una polemica che è stata gonfiata più del lecito da gran parte della stampa – commentano da WiseCasino – che è arrivata anche all’interno del dibattito politico, sebbene ci siano cose molto più urgenti di cui parlare e discutere”. 

Tra le voci politiche ci sono anche quelle dei deputati di Fratelli d’Italia, membri della commissione Attività Produttive, Commercio e Turismo, Salvatore Caiata, Riccardo Zucconi e Massimiliano De Toma: “Nelle intenzioni di ADM – si legge in una nota – ci sarebbe la volontà di riordinare il settore dei giochi negli esercizi pubblici ma di fatto è l’ennesimo atto destinato a produrre effetti disastrosi per i gestori di locali pubblici o di stabilimenti balneari, oggi alle prese con un nuovo e assurdo adempimento burocratico”. Stesso parere per il senatore di Forza Italia, Maurizio Gasparri, e per i leghisti Daniele Belotti e Simona Pergreffi. 

Eppure questi obblighi erano previsti da norme entrate in vigore addirittura nel 2000. “Quello che ha fatto l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli è semplicemente dare attuazione a una norma – spiegano ancora da WiseCasino – che consentirà di regolarizzare oltre 85 mila apparecchi”. Come? Attraverso una semplice autodichiarazione a cura del proprietario. Lo spiega attraverso a un comunicato stampa direttamente l’ADM, che precisa: “tali apparecchi sono assoggettati, da oltre venti anni, all’ imposta sugli intrattenimenti. Nulla è cambiato con la nuova regolamentazione ed è quindi oggettiva l’inesattezza delle informazioni riportate sui media”. 

Per dovere di cronaca riportiamo anche che l’autocertificazione è relativa non solo per i nuovi dispositivi ma anche per quelli già presenti nelle strutture e l’imposta di riferimento ammonta a una decina di euro al mese. Insomma una bufera che forse può essere ridimensionata, ma non mancheranno sviluppi nelle prossime settimane. 

Dall’intrattenimento allo shopping: internet sempre più centrale

Internet è diventato un must della nostra vita quotidiana e non è un caso se attualmente la politica sta discutendo, sia a livello nazionale che sovranazionale, su come mettere in campo manovre economiche e altri sistemi volti a rendere l’accesso ad internet un diritto fondamentale quasi come la libertà di circolazione. I motivi sono molteplici e hanno a che fare tanto con aspetti frivoli che con aspetti ben più importanti, sia per la vita di tutti i giorni che quella economica dello Stato.

In un certo senso, infatti, ad essere diventato centrale non è tanto Internet in sè e per sè ma tutta la rete di comunicazioni e collegamenti che si porta dietro: anche i rapporti con lo Stato e le amministrazioni pubbliche ormai dipendono da internet: si pensi al pagamento di tasse, balzelli e ogni altro debito nei confronti dell’Erario. Ma ciò è importante anche per richiedere e ottenere documenti.

La velocità di scambio delle informazioni con internet

A rendere superiore rispetto a tutti gli altri mezzi la connessione a internet è, sicuramente la sua velocità praticamente istantanea: per mandare comunicazioni, infatti, non si devono attendere giorni o settimane ma semplicemente pochi e semplici secondi dopo un click. La velocità va inoltre di pari passo con la facilità d’utilizzo e la multimedialità dello strumento inoltre lo rende diverso da tutti gli altri mezzi di comunicazione presenti sul mercato.

Svaghi e divertimenti maggiori tramite internet

A essere centrale quando si parla di internet è soprattutto l’intrattenimento che si può avere sulla rete. Gaming, film, serie tv e musica per fare solo pochi nomi dei medium più diffusi e utilizzati dagli utenti sono ormai diffusi e fruiti attraverso la rete. In particolare, a rendere questo mezzo di diffusione privilegiato è la sua velocità e convenienza rispetto ad ogni altro perché non richiede dei costi fisici di mantenimento o l’assunzione di personale che permetta il pagamento o dia consigli in quanto l’utente riesce a far tutto. Nel campo del gioco online, inoltre, internet assume un valore ancora più centrale perché ha consentito di migliorare ulteriormente il gameplay e il grado di interazione con gli utenti. Allo stesso tempo internet permette agli utenti di accedere a bonus particolari non presenti a livello terrestre nelle sale d’amusement, come quello proposto da William Hill, per testare una selezione di giochi in maniera gratuita.

Nello shopping, invece, internet ha rivoluzionato tutto, mandando di fatto in crisi alcuni lavoratori con un negozio fisico. Acquistare oggetti online, infatti, diventa molto utile e importante per tutti e oggi è possibile affermare che buona parte dei soggetti che si rivolgono ancora ai negozi fisici siano solamente gli irriducibili oppure qualche anziano che non sa ancora finalizzare acquisti online. Utilizzando i venditori più famosi, infine, è possibile anche usufruire di diversi servizi aggiuntivi acquistando online come ad esempio la possibilità di fare un reso entro 14 giorni se il prodotto non è come ci si aspettava. Infine, tramite internet si possono trovare informazioni online su tanti eventi storici che altrimenti si sarebbe fatta difficoltà a conoscere.

L’utilizzo nell’ambito lavorativo di internet

Anche al lavoro internet ha assunto centralità fondamentale: si pensi alla posta elettronica certificata, ad esempio, che è uno strumento che ha ormai validità fondamentale in ogni tipo di lavoro ma che senza internet non possono essere inviate, con grave pregiudizio da parte dell’interessato. Anche le comunicazioni al lavoro sono rese possibili dalla rete tramite comunicazione veloce con cui, in alcuni casi, è anche possibile parlarsi di persona vedendosi in viso, una cosa non da poco in questi tempi dove la pandemia sembra sparita ma senza ancora la mascherina.

Gioco, cresce solo il comparto online

È il gioco in rete a salvare le aziende del gambling e le casse dell’erario statale.

Con le sue restrizioni e con le sue chiusure, il covid 19 ha avuto un impatto di portata colossale nei confronti del gioco. Con conseguenze diverse se si guarda al segmento fisico e a quello a distanza. Nel settore tradizionale possiamo infatti registrare un deciso passo indietro, con l’utilizzo di apparecchiature da gioco che è sceso del 47% rispetto al 2019, generando 39 milioni di euro. Una cifra di molto inferiore rispetto ai 74 milioni dell’era pre pandemia.

A crescere, invece, è il gioco online, con una raccolta cresciuta di 35 punti percentuali rispetto al 2019. Le statistiche definitive del gioco a distanza in Italia parlano infatti di un settore che è passato da 36 milioni di euro di volume d’affari ad oltre 49 milioni. Sono questi i numeri messi in evidenza dall’ADM, ovvero l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli di Stato, durante l’evento “Una prospettiva sociale per l’ADM”, durante il quale si è parlato anche della crescita, del 30%, del numero dei conti di gioco aperti durante l’anno.

A parlare della crescita del gioco è stato anche il professore Marco Spallone, docente di Economia degli intermediari finanziari all’Università Gabriele D’Annunzio di Pescara. “La quota della raccolta online è passata dal 33% del 2019 al 61% del 2021 – ha spiegato nel corso dell’audizione presso la Commissione parlamentare d’Inchiesta sul gioco illegale del Senato –  Questo è il cambiamento strutturale più importante verificatosi in questo triennio. Ovviamente sollecitato dalla presenza della pandemia, che ha impedito per molto tempo di giocare sulla rete fisica. Ovviamente l’abitudine a giocare sull’online si è poi consolidata anche nel 2021. Mentre prima due terzi del gioco era su rete fisica e un terzo sull’online adesso il rapporto è cambiato, la situazione si è capovolta”.

Per un gioco online che sale, c’è tutto il comparto terrestre che invece cala. La raccolta è infatti passata da 110 milioni di euro ad appena 88 milioni, ovvero 20 punti percentuali in meno. A calare, ovviamente, sono soprattutto le vincite: -17%, ovvero quasi 15 milioni di euro andati in fumo, con una spesa che ha perso per strada il 33 per cento. Una crisi che non è di appannaggio esclusivo delle aziende del gambling, ma ha ripercussioni anche per l’erario statale, le cui casse infatti hanno visto scendere del 36% gli introiti: da 11,4 milioni a 7,2.

Una crisi irreversibile. Con un unico paracadute: il gioco in rete.