In Toscana 714 società che fanno capo a gruppi esteri. Il modello “Invest in Tuscany” fa scuola

FIRENZE – Se come ricorda l’Irpet, l’istituto di programmazione economica della Regione, l’economia italiana e toscana può ripartire solo se si riesce a dare impulso a nuovi investimenti di impresa, un aiuto in tal senso lo possono sicuramente fornire le aziende straniere presenti. Una spinta nella quantità ma anche nella qualità degli investimenti, con un effetto trainoper le piccole e medie imprese che in Toscana sono il 95 per cento di tutte le aziende della regione. 

Se ne è discusso stamani a Palazzo Strozzi Sacrati in piazza del Duomo 10 a Firenze, sede della presidenza della Regione – presenti imprese e associazioni di categoria, ma anche il sottosegretario allo sviluppo economico Manzella  -: un seminario dove si è fatto il punto sul ruolo svolto dalle multinazionali, gli investimenti attratti ma anche l’esperienza toscana a dieci anni dall’avvio di “Invest in Tuscany”, struttura che fa capo direttamente alla presidenza della Regione e considerata da diversi osservatori e dalle stesse imprese come un esempio di buona pratica nello scenario nazionale. Uno ‘sportello’ che la Regione ha messo in campo nel 2010 e rafforzato nel 2016, snello (visto che vi lavorano una decina di persone) e con una ricetta in fondo semplice ma efficace: dare risposte veloci, risolvere problemi e diventare punto di riferimento credibile a disposizione di chi già in Toscana c’era e voleva crescere e di chi in Toscana voleva venire, aiutando gli uni e gli altri a farsi strada nella ragnatela della burocrazia e delle competenze ripartite spesso tra più amministrazioni.

“Per attrarre gli investimenti delle multinazionali la via è principalmente una: lavorare con  loro – spiegano dalla presidenza della giunta regionale – Può sembrare l’acqua calda ma è proprio così”. “E l ‘esperienza di “Invest in Tuscany” è sicuramente un modello, come quello della Lombardia, a cui guardare” afferma il sottosegretario Manzella, che ricorda come gli investimenti stranieri siano importanti perché capaci “spesso di portare dietro di sé un tessuto di piccole imprese” che possono così affacciarsi con i loro prodotti sui mercati esteri.  “Dobbiamo ragionare per filiere” afferma.  E quello che fa “Invest in Tuscany nella pratica quotidiana – ascoltare le esigenze delle aziende, fornire informazioni, ricercare aree di insediamento, coordinare percorsi amministrativi interni ed esterni ma anche creare contatti con imprese fornitrici del posto, con le università o con enti pubblici – è una delle vie possibili.

I numeri
I risultati in questi dieci anni non sono mancati. La Toscana è una regione dove le multinazionali già c’erano ma che ha saputo attrarre nuovi investimenti, anche fornendo risposte chiare e veloci. “L’attrazione di investimenti è diventata una vera e propria politica industriale: ha funzionato come leva di crescita aggiuntiva ed è riuscita a sostenere trasformazioni” aveva ricordato qualche giorno fa il presidente della Regione Enrico Rossi, che stamani non è potuto intervenire al seminario perché impegnato nei sopralluoghi in Mugello dopo la scossa di terremoto.

Oggi le società straniere presenti nella regione e che fanno capo a 509 diverse multinazionali a controllo estero sono 714, in crescita: per il 59 per cento si tratta di gruppi che hanno la testa in Unione Europea, il 17 per cento in America settentrionale e il 9 per cento in Asia orientale. Il 29 per cento appartiene al manifatturiero, il 20 per cento opera nel commercio all’ingrosso. Generano, in Toscana, oltre 25 miliardi di fatturato l’anno ed impiegano quasi 56 mila addetti, contribuendo, a seconda che si considerino solo i settori produttivi o anche il terziario, dal 5 al 10  per cento sul Pil regionale secondo ancora l’Irpet, che sulle multinazionali presenti in Toscana e sul loro ruolo sta conducendo una ricerca i cui risultati si conosceranno nei prossimi mesi.

I macro-numeri sono comunque già noti. Per numero di imprese, la prima nazione investitrice in Toscana è la Francia (120 le società presenti), seguita da Stati Uniti (115) e Germania (80). Se si guarda al fatturato gli Stati Uniti salgono sul podio più alto (oltre 9 miliardi di euro) e subito dopo arrivano la Francia (quasi 6  miliardi, ma prima per addetti con oltre 13 mila dipendenti) e il Regno Unito (2,8 miliardi). La Cina è decima.

I progetti  che solo nel periodo dal 2018 al 2019 hanno ricevuto assistenza da parte di “Invest in Tuscany”, che tra l’altro ha rinnovato di recente il proprio sito (www.investintuscany.com), sono cinquanta, mentre trenta sono stati i protocolli sottoscritti tra Regione, amministrazioni locali e imprese per facilitare gli investimenti in Toscana.

Una regione che sa attrarre investimenti
Secondi i dati Fdi Markets – Financial Times (solo imprese a controllo estero) nell’ultimo quinquennio (2014-2018) la Toscana, dopo Lombardia e Lazio, è stata la terza regione per investimenti  diretti esteri in Italia. Secondo un’altra analisi di Ernst & Young – Oco Global (revisione dati Dfi Markets – Financial Times solo imprese a controllo estero) nel 2018 la Toscana è stata addirittura la seconda regione in Italia, dopo la Lombardia, per capacità di attrarre investimenti dall’estero.

Più nel dettaglio nel 2015 sono stati conclusi 35 investimenti, per un valore di 1,4 miliardi e 1.222 posti di lavoro prodotti. Nel 2016 altri 68 investimenti sono stati portati a termine (2,5 miliardi). Nel 2017 c’è stato il boom: 97 investimenti il primo anno (per 2,3 miliardi) e 99 il secondo anno (1,9 miliardi). Quest’anno, nel 2019, solo nel primo semestre si sono conclusi 50 investimenti per un valore di 952 milioni.

Le multinazionali che scelgono la Toscana lo fanno per la qualità della ricerca, la competenza della forza lavoro, la coesione sociale e la stabilità istituzionale. Qualche esempio degli investimenti portati a termine in questi anni? C’è espansione nel settore farmaceutico di Eli Lilly (450 milioni di investimenti dal 2010), il piano di transizione energetica di Solvay (100 milioni), il programma di ricerca “Galileo” di Nuovo Pignone (200 milioni). E poi gli investimenti in siderurgia,  moda, carta, nautica, energia, ferroviario, tessile, agrifood, oro, digitale, marmo e molti altri settori ancora.

Anche in virtù dei risultati raggiunti, la Toscana è stata la prima Regione in Italia a firmare sul tema dell’attrazione degli investimenti un protocollo di collaborazione con Mise e Ice.  E’ stata ancora la prima Regione a siglare un’intesa con Confindustria nazionale e regionale ed è di nuovo la Toscana ad esprimere il rappresentante delle Regioni in seno al Comitato interministeriale Attrazione investimenti. Inoltre ha aperto dal 2010 i propri bandi per la ricerca, la formazione e l’innovazione, finanziati con i fondi europei, anche a grandi imprese italiane e estere.. Con l’obiettivo appunto di puntare sulle aziende più dinamiche capaci di tirare dietro di sé molte altre. 

Nuove minacce di morte alla sindaca di Empoli, la solidarietà della giunta regionale toscana

FIRENZE - "Un atto doppiamente grave: per le minacce rivolte ad una sindaca e per l'odio razziale di cui sono intrise le parole che l'accompagnano". Il presidente della Toscana Enrico Rossi e l'assessore ai rapporti con gli enti locali Vittorio Bugli condannano la lettera recapitata ieri alla sindaca di Empoli Brenda Barnini: l'ennesima minaccia di morte. La prima era stata nel 2018, poi altre due volte all'inizio di questo novembre. Dunque è la terza lettera in un mese.

La missiva stavolta si compone di poche righe, scritte a  mano e con una calligrafia incerta e stentata: "Guardati le spalle, presto avrai una pallottola nella schiena". E poi la non condivisione della scelta del Comune di Empoli di concedere la cittadinanza onoraria a Liliana Segre - senatrice a vita e deportata sopravvissuta ad Auschwitz, ricordata in modo offensivo per il suo essere ebrea - ed altre parole di odio con cui si invita la sindaca a ricordarsi dei suoi cittadini prima di occuparsi di migranti ed extracomunitari.

"A Brenda Barnini va la solidarietà mia e di tutta la giunta toscana - commenta il presidente della Regione Enrico Rossi – Il ripetersi sempre più spesso, in Italia ma anche in Toscana, di attacchi verbali (ma anche non solo verbali) di tipo razzista e fascista sono segnali preoccupanti assolutamente da non sottovalutare: dai gruppi neofascisti bloccati dalle forze dell'ordine e dalla magistratura di recente nel senese all'episodio, sempre a Siena, del professor universitario filonazista che su twitter elogiava Hitler ".  

"Si tratta di attacchi inaccettabil e vergognosi – commenta l'assessore Bugli – Non dobbiamo abbassare la guardia. Compito delle istituzioni è impegnarsi a diffondere una cultura fondata sulla cultura dell'antifascismo, soprattutto tra i più giovani, e  della legalità: una cultura dove l'avversario non diventa mai un nemico. Per il resto confidiamo che velocemente gli inquirenti possano scoprire gli autori della lettera inviata alla sindaca di Empoli".  

Cooperative di comunità, i ventiquattro progetti presentati in breve

FIRENZE - Dalla Lunigiana alla Garfagnana, dall'Appennino pistoiese al Casentino, dal Monte Amiata a zone marginali del pisano e del grossetano fino all'Isola del Giglio. Ecco  in breve i ventiquattro progetti così come sono stati presentati e finanziati nel 2018 dalla giunta regionale toscana. On line sul sito della Regione è disponibile anche una mappa georeferenziata (link).

AREZZO
Chiusi della Verna - Tutti uniti per il tortello della Lastra, dai campi ai laboratori fino in tavola. A Chiusi della Verna già esiste una cooperativa sociale, che diventando cooperativa di comunità punta al recupero di fondi agricoli dove produrre in modo ecosostenibile le materie prime necessarie a confezionare i tortelli, ma che li vuole anche vendere e promuovere. La struttura polivalente di Corezzo, di proprietà del Comune, ospiterà il laboratorio di produzione.
Cortona-Monte Ginezzo - A Ginezzo si prova a ripartire dalla montagna  per attrarre e trattenere chi dalla montagna vuol fuggire: con la creazione di un manifesto, di un brand della montagna sostenibile e un incubatore di progetti agricoli, culturali o che hanno a che fare con la produzione di energia, sentieri anche, attività didattiche stabili e guide certificate. Il progetto, che sarà portato avanti da una cooperativa di comunità da costituire, si fonda sulla sostenibilità. C'è pure una app che permetterà di vendere più facilmente e ad un mercato più ampio i prodotti della montagna. Bisogni e progetti prioritari da realizzare saranno individuati attraverso un percorso partecipativo che coinvolgerà i residenti.

FIRENZE
Palazzuolo sul Senio e comuni vicini - La cooperativa ancora manca ma l'idea già c'è: creare percorsi di ‘turismo lento', legati alla storia e alla naura, le chiese di campagna abbandonate e i piccoli borghi rurali, per valorizzare le risorse culturali e ambientali della zona ed accrescere dunque il numero degli ospiti. Sono previsti anche percorsi con le scuole.

GROSSETO
Arcidosso - Nella piccola frazione di Montelaterone, poco più di duecento in un borgo che risale a poco dopo l'anno Mille, i soci del circolo ricreativo del paese propongono la costituzione di una cooperativa per dar vita ad un ostello in un immobile della Curia da ristrutturare e parte di un progetto di albergo diffuso. La cooperativa si darebbe da fare anche per la promozione del territorio, assieme ad aziende e produttori locali, offrirebbe servizi per la ricerca di luoghi ove soggiornare e guiderebbe i turisti alla scoperta del territorio con offerte mirata a tema.
Castell'Azzara - Con una cooperativa di comunità si pensa di aiutare lo sviluppo locale attraverso la progettazione partecipata, la qualificazione e valorizzazione del territorio, i servizi alla persona e ambientali. Il primo progetto interesserà la manutenzione dei sentieri e la realizzazione di un hotspot comunale per l'erogazione dei servizi digitali alla persona.
Cinigiano - La parola chiave è ‘castagna', a chilometri zero s'intende. La cooperativa Biofan punta alla produzione di prodotti biologici e salutistici per valorizzare la produzione Igp del Monte Amiata.
Isola del Giglio - Nell'isola al largo dell'Argentario, dove vivono più 30 mila persone d'estate e 700 in inverno, l'obiettivo è rilanciare l'agricoltura ‘eroica' sulle colline sferzate dal vento ma anche la pesca tradizionale. Il tutto, appunto, con una cooperativa di comunità. Il primo progetto riguarda l'impianto di frantoio sociale, acquisito nel 2017 e messo in opera in via provvisoria. Si pensa ad acquistare macchinari per il recupero degli oliveti abbandonati e di altri terreni, creando posti di lavoro non direttamente legati al turismo. Si punta ad acquisire una barca con licenza e rete da posta, per organizzare degustazione del pescato, con l'assunzione di due marinai. Oggi al Giglio non ci sono infatti pescherecci ‘autoctoni'. C'è anche un progetto di mensa sociale (in collaborazione con la Misericordia e il Comune) per i mesi di bassa stagione. La cooperativa, Laudato Sì, è stata costituita l'anno scorso; la guidano giovani ed ha già in comodato d'uso oltre tre ettari di terreni tra oliveti, frutteti, vigne e produzione di ortaggi.
Sorano - La San Giovanni delle Contee, cooperativa nata nel 2018, mira a riaprire l'osteria locale e il bar per per farne un luogo dove i prodotti locali, ma anche un'edicola, un infopoint e internet point, un luogo di promozione turistica, un centro di aggregazione e un centro culturale.

LUCCA
Capannori - ll Compitese è una zona del comune di Capannori e della piana di Lucca caratterizzata da boschi, case in pietra e strette vie. Lì esiste dal 1976 un Centro culturale. Il progetto riguarda lo sviluppo del territorio in un'ottica di valorizzazione e tutela del patrimonio paesaggistico, storico, culturale e botanico, ma anche l'attivazione di percorsi di inclusione e animazione sociale. In concreto ciò si tradurrebbe nella gestione di un bar ristorante, per valorizzare la filiera corta, e un servizio di supporto alimentare per la popolazione, l'allestimento di un centro servizi per l'accoglienza turistica diffusa e attività di promozione e rilancio dello sviluppo turistico del territorio e l'adeguamento del giardino e dello spazio giochi. Saranno inseriti in attività lavorativa soggetti portatori di svantaggio e a rischio di esclusione sociale.
Gallicano - L'intervento riguarda la frazione di Verni e si inserisce all'interno di un progetto più ampio avviato in collaborazione con altri comuni della Garfagnana e della Lunigiana, con cui Gallicano ha sottoscritto una convenzione per la costituzione dell'Ecomuseo delle Alpi Apuane. Con la cooperativa di comunità da costituire a Fabbriche di Vergemoli si punta a sviluppare attività che possano produrre reddito e permettano ai giovani di restare nel borgo, arrestandone lo spopolamento. Si va dalla ripresa di attività legate alla filiera corta agricola e pastorale ai servizi e le escursioni legati al turismo, da attività commerciali collegate con le aziende agricole all'albergo diffuso fino alla riattivazione della storica produzione e lavorazione della seta. Nel progetto rientrano anche la manutenzione permanente del territorio e servizi al cittadino.
Pontremoli - Servizi in primo piano: quelli che mancano, pensando soprattutto ai più anziani. A Guinadi l'obiettivo è questo, evitando laddove possibile di doversi spostare per qualsiasi esigenza a Pontremoli. Una balera, aperta d'inverno, che ospita anche un ufficio postale (da ristrutturare) ed un'area attrezzata nel bosco nel periodo estivo già ci sono. Ora la cooperativa Guinadese, nata nel 1919 come cooperativa di consumo e che nel 2010 ha rischiato di chiudere, unico punto di ritrovo di tutta la Valla Verde, rilancia con il progetto di un ambulatorio da mettere a disposizione dei medici di base, la raccolta di ricette mediche e ritiro dei farmaci, prenotazioni online e visite specialistiche, una palestra per la terza età ma anche il coinvolgimento degli anziani per conservare la memoria dei saperi agricoli ed enogastronomici della zona.
Fabbriche di Vergemoli - Albergo diffuso ed ostello, una bottega e la vendita di legname, informazioni turistiche ma anche manutenzione dei sentieri: sono gli ingredienti del progetto di ricettività sostenibile che a Fabbriche di Vergemoli pensano di portare avanti attraverso una cooperativa di comunità ancora da costituire, la stessa che potrebbe anche garantire alcuni servizi alla popolazione come la consegna di farmaci a domicilio, l'organizzazione di corsi di formazione, l'accesso ai servizi informatici ma anche qualche soluzione per la mobilità e i trasporti pubblici. La cooperativa gestirebbe gli spazi di Palazzo Roni, degli ex uffici comunali e del teatrino parrocchiale.

MASSA CARRARA
Fivizzano - A Equi Terme l'unica fonte di ricchezza erano le cave di marmo. Il progetto della cooperativa Alter.Eco, che già esiste, punta a creare una rete ospitale di comunità che ne valorizzi le risorse naturali, con escursioni anche con biciclette elettriche, pacchetti completi e l'aiuto dei servizi digitali. In fondo il comune è inserito in ben due parchi, quello dell'Appennino e quello delle Apuane. Cultura e paesaggio possono tornare ad essere un elemento di attrazione.
Fivizzano - Nello stesso comune un secondo progetto riguarda il miglioramento dell'offerta turistica attraverso la realizzazione di un albergo diffuso. Sono stati contati più di novanta appartamenti inutilizzati. Ma in programma ci sono anche iniziative di commercio di vicinato, il recupero del patrimonio edilizio e un Ecomuseo territoriale. La cooperativa è da costituire e l'idea è di reinvestire poi gli eventuali utili in servizi per i tanti anziani che ancora vivono nel territorio. 
Mulazzo - Una cooperativa tutto fare: a Mulazzo attraverso una cooperativa di comunità propongono di gestire la consegna dei farmaci a casa e la spesa domestica per gli anziani che non possono spostarsi, ma anche servizi turistici, museali e di promozione del territorio, la realizzazione di attrazioni che possano richiamare altri turisti e un supporto alla vendita e alla messa in affitto di immobili sparsi sul territorio.
Zeri - E' un progetto che si base tutto sulla salvaguardia ambientale e zootecnica quello proposto dal circolo Acli don Adriano Filippi e dal Consorzio per la valorizzazione e tutela della pecora e dell'agnello di razza zerastra: lotta al dissesto, recupero del patrimonio edilizio rurale, reintroduzione delle semine antiche di grano e mais, ripresa della coltivazione del castagneto, pratiche forestali di salvaguardia e valorizzazione dei boschi e, per l'appunto, sviluppo della filiera corta locale della pecora.

PISA
Santa Luce - Promuovere e realizzare un polo ambientale didattico lungo le sponde del lago di Santa Luce per sviluppare un turismo ambientale legato al territorio e alla fauna locale. E' l'obiettivo della cooperativa, costituita ma oggi inattiva, che si vuol rilanciare. Il progetto contempla la realizzazione di un centro di informazioni turistiche, lo sviluppo della presenza e della fruibilità turistica del luogo e la realizzazione di una struttura polifunzionale, sul lago, da usare per didattica e offerta di servizi ai cittadini, le imprese locali, i visitatori e i turisti.

PISTOIA
Pescia - A Sorana, nella cosidetta Svizzera pesciatina, un locale di 144 metri quadri è già pronto ad ospitare la futura cooperativa, pronta a realizzarvi uno spaccio, un punto ristoro con cucina attrezzata, una sala per riunioni paesane e istituzionali e un punto internet. Si pensa anche all'affitto di appezzamenti di terreno per un orto di paese dove produrre ortaggi a chilometri zero e ripulire vecchie strade mulattiere a beneficio dei turisti. Nel progetto c'è anche la gestione di due strutture di proprietà del Comune, attualmente inutilizzate: una potrebbe essere utilizzata per colonie estive per ragazzi dai 6 ai 14 anni oppure per un ostello della gioventù e l'altra per l'accoglienza degli anziani.
Pistoia-Pracchia - Turismo slow contro lo spopolamento del borgo anche a Pracchia, sulla montagna pistoiese. Attraverso una cooperativa di comunità (da costituire) si pensa di intervenire per il recupero dell'ex scuola e dell'ex stazione della ferrovia, oltre alla gestione dell'unica bottega alimentare del paese e che è rischio chiusura. Il progetto riguarda anche l'organizzazione di attività culturali e la manutenzione e pulizia dei sentieri escursionistici.

SIENA
Castiglione d'Orcia - Da un lato il recupero dell'edificato con un'idea di albergo diffuso a vantaggio dello sviluppo turistico, dall'altro la riapertura di uno spazio culturale per creare un luogo di incontro nel centro storico, la manutenzione delle aree a verde e servizi a casa per le persone anziane.  Il progetto interessa la frazione di Campiglia d'Orcia e sarà portata avanti da una cooperativa da costituire coordinata da un gruppo di giovani impegnati nel volontariato.
Castiglione d'Orcia - Nello stesso comune un altro progetto riguarda il recupero, tutela e gestione del parco delle Sorgenti di Vivo d'Orcia, il ‘paese dell'acqua'. Si pensa di usare il vecchio immobile delle scuole del borgo,  attualmente inutilizzato, per realizzare in futuro un ostello. La cooperativa, da costituire, ha come soci fondatori e promotori un gruppo di cinque famiglie residenti.
Pienza - Il turismo in bicicletta ha grandi potenzialità e l'ultima moda sono le bici elettriche, capace di venire in soccorso sui sali e scendi a chi non ha le gambe troppo allenate. L'idea non è però solo quella di noleggiare le bici elettriche ma anche di realizzare una ciclofficina dove offrire lavoro a persone con invalidità civile: a Monticchiello, in un edificio pubblico da recuperare che occupava un tempo un ex ambulatorio  medico. Nell'officina, dotata di tecnologie avanzate, potranno essere sperimentati anche modelli di bicicletta destinati alla disabilità. La cooperativa pronta a seguire il progetto già esiste ed è quella del Teatro Povero di Monticchiello.
San Casciano dei Bagni - Si punta alla costituzione di una cooperativa, prevalentemente femminile, capace di proporre una modello di economia circolare basato sulla filiera della lana: dalla produzione alla vendita. Il Comune potrebbe mettere a disposizione l'edificio, appena ristritturato, che ospitava la ex scuola. 
Trequanda - Nel borgo di Petroio, trecento residenti ed un solo nato quest'anno, l'obiettivo è creare e gestire un albergo diffuso e un piccolo negozio di artigianato locale, residenti e imprese insieme, evitare la chiusura del bar e spaccio alimentare della frazione, riaprire l'albergo ristorante Palazzo Brandano. Ma c'è anche di più: per favorire la nascita di nuove professioni sarà realizzato uno spazio coworking con wifi all'interno del bar, sarà realizzato e gestito un infopoint turistico (con tanto di sito web che racconti il territorio), saranno organizzati - cercando finanziamenti nazionali ed europei – spazi e servizi per le prima necessità, la salute, l'aiuto agli anziani o il mercato di prodotti agricoli. Si punta sulla sostenibilità ambientale e anche a gestire il locale Museo della terracotta. All'idea di dar vita ad una cooperativa hanno già aderito 149 persone ed otto imprese e associazioni locali, di fatto metà paese. 


  

Cooperative di comunità, progetti avviati. E già c’è chi ha deciso di non abbandonare il borgo

FIRENZE - Tutte insieme già coinvolgono oltre settecento persone, tra soci e collaboratori esterni (magari anche di altre associazioni). Chi è già partito con il progetto finanziato, sedici cooperative su ventiquattro, ha anche assunto ventotto persone. E a Cinigiano, frazione di Monticello Amiata in provincia di Grosseto dove la cooperativa Biofan punta sulla castagna locale e sui prodotti biologici e salutistici per valorizzare la produzione Igp del comprensorio, già si registra qualche risultato: una mezza dozzina di famiglie che stavano per abbandonare il borgo ha deciso di fermarsi.

Si parla di cooperative di comunità oggi a Palazzo Strozzi Sacrati a Firenze, sede della presidenza della Regione: uno strumento utile per rilanciare le attività economiche sfilacciate di territori oggi marginali, spopolatisi negli anni e che spesso sono privi anche di servizi adeguati, ma che potrebbero tornare ad essere invece appetibili.

"Abbiamo visto che in questi territori servono anzitutto ‘motori pensanti' - sottolinea l'assessore alla partecipazione e alla presidenza della Toscana, Vitttorio Bugli –  e queste cooperative lo sono,  perché da un progetto ne possono nascere altri, grazie proprio all'entusiasmo, la capacità, la preparazione e l'intelligenza di chi vi lavora".

Tra gli invitati oggi all'iniziativa a Palazzo Strozzi Sacrati c'è l'Anci, l'associazione dei comuni toscani. Ci sono soci e rappresentanti delle cooperative, altre associazioni ed esperti. Volti non solo toscani. C'è la Regione naturalmente, che l'anno scorso a dicembre ha finanziato in ventitré diversi territori comunali venticinque progetti  di cooperativa (poi diventati ventiquattro) con poco meno di un milione e duecento mila euro e che a breve farà uscire una secondo bando per altri 740 mila euro, aperto in questo caso anche alle amministrazioni comunali.  La Regione inoltre ha approvato da poche settimane una norma che aiuterà a promuovere ancora meglio le cooperative di comunità. 

"Se non ci sono opportunità, bisogna crearle. L'essenza di quello che stiamo facendo è tutta qui" riassume l'assessore alla presidenza della Toscana Vittorio Bugli. 

Ad un anno esatto dall'avvio del progetto, oggi si è fatto il punto dunque e si guarda avanti. Quelle di comunità sono cooperative speciali, di cui fanno parte tutti gli abitanti (o quasi) di un borgo. Fino all'anno scorso la più famosa in Toscana era quella del Teatro Povero di Monticchiello, paese del senese colpito dalla crisi della mezzadria all'inizio degli anni Settanta e che allora ha scelto di aggregarsi intorno ad un'idea di teatro di piazza che costituisce oggi un'economia importante per i residenti. Poi, in un anno, tante altre ne sono nate.

Persone, idee e futuro sono le parole chiave che riecheggiano per tutta la mattina a Palazzo Strozzi Sacrati. Le cooperative di comunità, si dice, sono anzitutto comunità che collaborano. Sono un modo per riattivare in un territorio risorse che erano dormienti: risorse fatte di persone, competenze ed anche economiche.

"Lo scopo che ci siamo prefissati finanziando e incentivando le cooperative di comunità è quello di dare un contributo per arrestare lo spopolamento dei borghi e delle frazioni anche montane" spiega ancora Bugli. "Un anno fa siamo partiti – aggiunge -: abbiamo un modello e ora anche una legge regionale che ci consente di ampliare il raggio di azione. Ma meditiamo pure l'idea di avanzare una proposta di legge nazionale in Parlamento: la cooperativa andrebbe a costituire un particolare genere di impresa sociale,  che svolge servizi per il territorio e che ha tra gli obiettivi quello di contrastare spopolamento, declino economico e degrado sociale o urbanistico di aree interne o urbane". "Una normativa è necessaria – chiosa – per non lasciarle in un mare troppo mosso".

Molte delle cooperative di comunità che sono nate o stanno nascendo in Toscana sono animate da giovani e donne, da gente che magari ha studiato e vuole provare a mettere a disposizione le proprie capacità nel posto dove è nata e non essere costretta invece ad andarsene.  Sono una possibile soluzione per molte zone di montagna, ma non solo per quelle.

Quanto sta accadendo lo racconta ancora l'assessore. "Spesso, visitando questi luoghi – dice - , ci siamo trovati di fronte a giovani che hanno studiato, che vogliono vivere dove sono nati e lì tornano con un progetto, che è sì economico ma anche tale da offrire servizi che mancano a quel territorio".  " E tenere in rete queste esperienze – aggiunge -, cosa che stiamo già facendo, le può aiutare a crescere ulteriormente". 

Cercare lavoro e presentarsi alle aziende, i consigli degli esperti

FIRENZE - Primo consiglio: muoversi sul territorio, senza aspettare che la richiesta di lavoro che vorresti arrivi con una notifica sul telefonino dopo esserti segnato ad un portale o ad un sito cerca-lavoro. Secondo consiglio: preparare molto beni i colloqui, anche quelli conoscitivi e naturalmente poi quelli di selezione.

Alla Fiera toscana del lavoro organizzata dalla Regione ci sono anche consulenti che provano a spiegare alle ragazze e ai ragazzi (ma anche a chi è più avanti negli anni e sta comunque cercando un nuovo lavoro) gli errori assolutamente da non compiere quando ci si presenta ad una possibile datore di lavoro e come trovare l'azienda che offra l'occupazione che tu cerchi. 

La maggior parte delle imprese, raccontano, cerca infatti personale ancora attraverso contatti diretti, autopresentazioni o utilizzando le reti sociali. Canali caldi dunque e non solo il freddo web. Segnarsi solo ad un sito non è sufficiente. 

Ma essere digitali è comunque importante e fa la differenza. "Saper utilizzare social e internet per promuovere se stessi oggi (e domani le aziende) è sicuramente un valore aggiunto per l'impresa che cerca nuovi lavoratori" sottolineano i consulenti, che provano ad insegnare ai candidati il ‘personal branding": ovvero l'essere attraenti rispetto all'azienda, che è una sorta di strategia di marketing ritagliata a misura sulle persone.

"Occorre saper valorizzare il proprio saper fare al di là delle conoscenze – consigliano - perché è soprattutto il primo che le imprese cercano". E non per un caso c'è una postazione per realizzare i video curriculum alla Fiera del lavoro alla Fortezza da Basso. Gli esperti dicono che sono sempre più utilizzati ed apprezzati dalle aziende.