Bufera sui biliardini, attenzione alle fake news


Le ultime notizie sui biliardini equiparati alle slot machines hanno creato allarme, agitazione e proteste.
Ma cerchiamo di fare chiarezza

La notizia, ormai, è sulla bocca di tutti. I biliardini sono stati equiparati alle video lottery e alle slot machines, bisognava dichiararli e, se non lo si è fatto, adesso si andrà incontro a multa sicura. La realtà, però, non è proprio questa. 

A fare chiarezza è direttamente l’Agenzia delle Dogane dei Monopoli di Stato, finita nella bufera dopo la novità entrata in vigore a giugno 2022. Per dichiarare questi dispositivi, infatti, bastava una semplice autocertificazioni, da presentata direttamente ad ADM. “Una follia”, così il SIB, il Sindacato Italiano Balneari, ha definito la richiesta. “Una polemica che è stata gonfiata più del lecito da gran parte della stampa – commentano da WiseCasino – che è arrivata anche all’interno del dibattito politico, sebbene ci siano cose molto più urgenti di cui parlare e discutere”. 

Tra le voci politiche ci sono anche quelle dei deputati di Fratelli d’Italia, membri della commissione Attività Produttive, Commercio e Turismo, Salvatore Caiata, Riccardo Zucconi e Massimiliano De Toma: “Nelle intenzioni di ADM – si legge in una nota – ci sarebbe la volontà di riordinare il settore dei giochi negli esercizi pubblici ma di fatto è l’ennesimo atto destinato a produrre effetti disastrosi per i gestori di locali pubblici o di stabilimenti balneari, oggi alle prese con un nuovo e assurdo adempimento burocratico”. Stesso parere per il senatore di Forza Italia, Maurizio Gasparri, e per i leghisti Daniele Belotti e Simona Pergreffi. 

Eppure questi obblighi erano previsti da norme entrate in vigore addirittura nel 2000. “Quello che ha fatto l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli è semplicemente dare attuazione a una norma – spiegano ancora da WiseCasino – che consentirà di regolarizzare oltre 85 mila apparecchi”. Come? Attraverso una semplice autodichiarazione a cura del proprietario. Lo spiega attraverso a un comunicato stampa direttamente l’ADM, che precisa: “tali apparecchi sono assoggettati, da oltre venti anni, all’ imposta sugli intrattenimenti. Nulla è cambiato con la nuova regolamentazione ed è quindi oggettiva l’inesattezza delle informazioni riportate sui media”. 

Per dovere di cronaca riportiamo anche che l’autocertificazione è relativa non solo per i nuovi dispositivi ma anche per quelli già presenti nelle strutture e l’imposta di riferimento ammonta a una decina di euro al mese. Insomma una bufera che forse può essere ridimensionata, ma non mancheranno sviluppi nelle prossime settimane. 

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