Bekaert: operai a presidio fabbrica durante tavolo al Mise

Bekaert: operai a presidio fabbrica durante tavolo al Mise

I lavoratori della Bekaert di Figline Valdarno staranno in presidio davanti allo stabilimento il 31 ottobre, a partire dalla 10, cioè in contemporanea con l’incontro di sindacati, Regione ed enti locali al ministero dello Sviluppo economico a Roma.

I lavoratori di Fim e Uilm, riferisce una nota, aspetteranno l’esito della riunione del tavolo tecnico al Mise, da cui si attendono novità sulle prospettive di reindustrializzazione della fabbrica. La cassa integrazione per cessazione, reintrodotta dal Governo precedente lo scorso anno proprio per la mobilitazione dei lavoratori Bekaert terminerà a fine 2019 e in vista di quella data la multinazionale belga ha inviato lettere di licenziamento ai 211 lavoratori rimasti (dei 314 iniziali).

“Non c’è più tempo – dice il segretario della Fim-Cisl Toscana, Alessandro Beccastrini – O si concretizzano gli interessamenti dei mesi scorsi o per i lavoratori di Figline si apre il baratro. Il ministero e il governo non possono consentirlo. Terremo informati i lavoratori a Figline sull’andamento dell’incontro durante lo svolgimento e abbiamo già convocato un’assemblea per le 17.30 in cui, appena tornati da Roma, racconteremo nel dettaglio l’esito e, in base a quello che sarà emerso, prenderemo le decisioni necessarie”.

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Bekaert: “Passi avanti per reindustrializzazione”, sindacati non soddisfatti

Bekaert: “Passi avanti per reindustrializzazione”, sindacati non soddisfatti

“Positivi passi avanti fatti per la reindustrializzazione e i ricollocamenti” della Bekaert di Figline Valdarno (Firenze): è quanto sostiene l’azienda, una cui delegazione ha incontrato oggi al ministero dello Sviluppo economico istituzioni e sindacati. Bekaert ribadisce che “il lavoro di tutte le parti coinvolte procede serrato per favorire la continuità occupazionale per i 224 dipendenti” che si trovano ancora in Cassa integrazione straordinaria.

Le attività di ricerca e selezione di possibili soggetti reindustrializzatori in corso, sostiene Bekaert in una nota, “hanno prodotto molteplici contatti, con alcune concrete possibilità di reindustrializzazione”. Secondo l’azienda, “tra le ipotesi più rilevanti su cui si sta lavorando (di concerto col Mise e Invitalia) quella di un’azienda italiana, attiva nel settore delle lavorazioni metalliche, che ha presentato un piano industriale per la produzione a Figline di ‘filo di tubo’, con la previsione di assumere nel primo anno di attività 90 lavoratori Bekaert, numero che si vorrebbe poi portare a crescere nel triennio successivo. Confermato anche l’interesse della multinazionale Bielorussa Bmz, con la quale proseguono fitti contatti informativi a tutti i livelli, propedeutici alla presentazione del piano industriale”.

Bekaert ha anche ricordato che “le ulteriori attività di ricerca e supporto per i lavoratori interessati, finalizzate alla loro continuità occupazionale, sono, oltre alla reindustrializzazione, il ricollocamento attivo, l’outplacement e la riqualificazione”.  Sul fronte del ricollocamento attivo dei lavoratori a condizioni incentivate a favore dei datori di lavoro, spiega l’azienda, “sono state intercettate sin ora 193 offerte di lavoro compatibili con i profili dei lavoratori, di cui 39 ancora disponibili, e sta proseguendo il matching tra domanda e offerta e il lavoro. I distaccati o ricollocati presso altre aziende sono attualmente 52, mentre per altri 8 è in corso l’iter di attivazione del distacco o si è in attesa dell’esito del colloquio o dell’assunzione”.

Sindacati ancora non soddisfatti.”Delle 14 aziende contattate al momento solo 2 hanno presentato una reale manifestazione di interesse”, lamentano Raffaele Apetino coordinatore nazionale Fim Cisl, e Alessandro Beccastrini, segretario generale della Fim Cisl Toscana. Entrambe le società, spiegano Apetino e Beccastrini, “hanno presentato bozza di piani industriali che prevedono però da subito solo il rientro di 90 lavoratori. Come Fim Cisl riteniamo che bisogna fare in fretta ed entrare nel merito dei due piani perché il tempo non gioca a mostro favore, anche perché gli ammortizzatori sociali scadono a fine dicembre”.

Daniele Calosi, segretario generale Fiom-Cgil di Firenze, si è detto non soddisfatto del confronto e ha annunciato che “la cooperativa dei lavoratori presenterà un piano industriale nelle prossime settimane”, e che “due soggetti industriali indiani, di cui non conosciamo il nome a causa del vincolo di riservatezza, hanno manifestato il loro interesse”. Per Calosi bisogna “salvaguardare tutti i 224 lavoratori” ancora in Cig, “utilizzando anche nuovi ammortizzatori sociali. Diversamente da ciò non siamo disposti a firmare alcun accordo”.

Per la reindustrializzazione della Bekaert di Figline Valdarno “al momento si stanno valutando circa 28 documenti, con 4 manifestazioni di interesse di cui, in particolate, due risultano in stato avanzato di interlocuzione”. Lo afferma in una nota il ministero dello Sviluppo economico. Le manifestazioni di interesse provengono dalla bielorussa Bmz, da un’azienda italiana, e da due investitori indiani. L’ipotesi Bmz, ricorda il Mise, è stata anche al centro del vertice bilaterale tra il ministro Luigi Di Maio e il premier bielorusso Sergei Rumas dello scorso 6 febbraio, ed è proseguito con una serie di riunioni tecniche; Bmz si è anche recata con una sua delegazione a Figline per visitare lo stabilimento. “L’obiettivo di tutte le parti coinvolte è quello di giungere in tempi brevi all’individuazione di un solido investitore, in modo da salvaguardare i livelli occupazionali e produttivi del sito di Figline Valdarno”, ha dichiarato il vicecapo di gabinetto del Mise Giorgio Sorial.

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Aferpi, Jsw Steel Italia: “Piombino resta impianto strategico”

Aferpi, Jsw Steel Italia: “Piombino resta impianto strategico”

“Piombino resta un impianto strategico per Jsw. L’incontro convocato al Mise ha portato una rinnovata fiducia nel rapporto tra l’azienda indiana e il Governo italiano e impresso un’accelerata nel percorso già avviato”.

Così, in una nota, Jsw Steel Italia, proprietaria dell’acciaieria ex Aferpi di Piombino (Livorno) commenta l’incontro di martedì a Roma per fare il punto sul piano industriale, e occasione per comunicare gli investimenti garantiti fino ad oggi: “Dall’attivazione dei tre laminatoi con l’impiego di 700 lavoratori, all’investimento in capitale circolante di 170 milioni di euro”.

Jsw rende inoltre noto che “sono in corso una serie di studi e di progetti, l’efficientamento energetico per un investimento di 3 milioni di euro, i progetti per il controllo qualità e prodotto per essere in linea con i mercati per un totale di 1,5 milioni di euro, gli investimenti per l’incremento della produttività all’interno dei treni di laminazione per un valore di 5 milioni di euro. E ancora, sul treno barre è previsto un investimento sul blocco di finimento e sui garret e su tutta la parte di riscaldo delle billette e dei blumi su tutti e tre i treni di laminazione per un totale di 10 milioni di euro. Questo è solo l’inizio di un progetto di rilancio che vede Piombino protagonista di un nuovo corso industriale”.

L’incontro al Mise ha permesso anche di fare il punto sui prossimi passi del piano industriale. La prossima settimana, spiega la nota di Jsw Steel Italia, “è previsto l’incontro promosso dal Governo con Invitalia per definire le linee di utilizzo dei 33 milioni di euro come sancito dall’Accordo di programma”. Si parlerà, invece, di energia il 23 luglio in un incontro “a Roma con il sottosegretario Davide Crippa”. L’azienda ricorda che con l’accordo di programma “il Governo si è impegnato a garantire all’impianto di Piombino le stesse condizioni di accesso al conto energetico per rendere quella che è l’unica fabbrica italiana che produce rotaie” competitiva “sul piano dell’offerta con i competitor internazionali”.
Sul tavolo poi la questione legata alla progettazione dell’impianto per la tempra delle rotaie. Il 5 marzo, con sollecito il 18 marzo “Jsw Steel Italia ha consegnato al Comune di Piombino l’istanza per ottenere la variante al regolamento urbanistico, contenente gli aspetti programmatici, gli interventi di progetto, il layout generale dell’impianto e le indicazioni dei trend del mercato generale che supportano la scelta strategica di procedere con questa implementazione di progetto”. L’azienda ribadisce infine la volontà di puntare su Piombino “e sulle sue peculiarità produttive che l’hanno resa un riferimento europeo nel settore della produzione delle rotaie. L’investitore indiano vuole valorizzare questa grande storia e rendere l’acciaieria di Piombino un player fondamentale nel mercato internazionale degno di portare il made in Italy nel mondo”.

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Area crisi Livorno, nuovo accordo da 5 mln per riqualificazione

Area crisi Livorno, nuovo accordo da 5 mln per riqualificazione

Regione e Comune di Livorno hanno firmato un nuovo accrdo per realizzare il Polo urbano per l’innovazione. Si tratta di un’infrastruttura strategica per lo sviluppo del tessuto economico e sociale della città di Livorno prevista nel ‘Progetto di riconversione e riqualificazione industriale dell’Area di crisi complessa di Livorno’ – Prri – firmato con il Mise nel 2016.

La Regione, mentre rende noto il raggiungimento dell’accordo, spiega che “la somma inizialmente stanziata per il Prri, pari a 5 milioni di euro, viene rimodulata: 3 milioni serviranno per riqualificare l’area del Forte San Pietro; i restanti 2 milioni per attivare bandi a sostegno delle imprese che sceglieranno di innovare e che vorranno farlo puntando su Livorno.”

“Secondo l’accordo – spiega l’assessore toscano alle attività produttive Stefano Ciuoffo – la Regione trasferirà al Comune di Livorno 3 milioni di euro per il recupero degli ex Macelli e la creazione del Polo urbano per l’innovazione. Gli altri 2 milioni saranno utilizzati sempre dalla Regione per avviare specifiche agevolazioni a favore delle imprese localizzate o che vorranno localizzare i loro processi produttivi nella città di Livorno, da attivare mediante i bandi regionali ‘Protocolli di insediamento’ e ‘Voucher microinnovazione per le industrie creative’, di prossima apertura”.

“Nei giorni scorsi – sottolinea stavolta Gianfranco Simoncini, assessore all’innovazione di Livorno – abbiamo fatto un sopralluogo nel Forte S.Pietro nel quale saranno realizzate le opere per il Polo tecnologico previsto dal protocollo, il nostro obbiettivo è far uscire entro settembre i tre bandi per la progettazione delle opere e per la scelta del soggetto animatore per facilitare l’uso dei finanziamenti regionali per le imprese”.

L’accordo prevede inoltre l’istituzione di un Collegio di vigilanza, composto dal presidente della Regione e dal sindaco di Livorno, responsabile di verificare le attività di esecuzione dell’accordo stesso

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Snaitech: il Mise ha preso in carico richiesta di incontro avanzata da Fiom

Snaitech: il Mise ha preso in carico richiesta di incontro avanzata da Fiom

Il Mise, fa sapere la Fiom in un comunicato, ha preso in carico la richiesta di incontro avanzata dall’azienda di gioco d’azzardo Snaitech.

Nel comunicato si legge: “Abbiamo nuovamente richiesto un incontro ed un interessamento al Ministro dello Sviluppo Economico riguardo l’azienda Snaitech e ci è giunta notizia che il Ministero ha preso in carico la nostra richiesta.”

“Abbiamo evidenziato che la situazione nel corso di questi mesi ha risentito di ulteriori sviluppi – continua la Fiom -, sia per quanto riguarda il perfezionamento dell’acquisizione da parte di Playtech, uno dei principali attori a livello mondiale nella realizzazione e forniture per il gioco, sia perché Snaitech è stata condannata per attività antisindacale dal Tribunale di Lucca. Nel frattempo, come avevamo previsto, Snaitech ha abbandonato la borsa di Milano per passare a quella di Londra e non escludiamo che venga spostato il baricentro aziendale all’estero, con tutte le ripercussioni che può comportare per le sedi italiane ed i livelli occupazionali.”

“Questa operazione non ci ha mai convinto – aggiunge Fiom nel comunicato -, non a caso Playtech non si è mai pronunciata riguardo alle future strategie, investimenti, organizzazione del lavoro, garanzie occupazionali e nemmeno sulle missioni delle sedi operative in Italia. Siamo in assenza di un benché minimo piano industriale. Tutta la strategia aziendale volta a dividere le organizzazioni sindacali ed i lavoratori, nonché a voler disapplicare il contratto collettivo nazionale dei metalmeccanici, così come avevamo annunciato, si è rilevata gravemente illegale ed è sfociata in una condanna a Snaitech.”

“In questi mesi hanno cercato di farci parlare del contratto nazionale e aziendale per non rispondere alla richiesta della presentazione di un piano industriale – spiegano -. Alla Fiom interessa capire quali sono le reali prospettive dell’azienda ed esaminare in sede ministeriale questo poco chiaro passaggio societario. Inoltre, visto che le concessioni legate a questo settore sono pubbliche, riteniamo che ci vogliano scelte coraggiose da parte del Governo e devono essere rilasciate solo a seguito di chiare garanzie per i lavoratori ed i cittadini, a chi rispetta i diritti dei lavoratori, la loro dignità e libertà.

“L’ azienda nonostante la condanna sembra insistere nella sua linea arrogante e provocatoria tesa a discriminare i lavoratori a cui viene applicato il contratto nazionale metalmeccanico. Una posizione di basso profilo che denota un livello aziendale “artigianale” che rischia di sfociare in una ulteriore azione legale. Non si gestiscono le aziende con tracotanza e con l’idea di imporre ai lavoratori le scelte aziendali, ma con relazioni sindacali improntate al pieno rispetto dei ruoli e delle libere scelte dei lavoratori”, conclude il comunicato.

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