Domani a Pisa l’ultimo saluto al filosofo Remo Bodei

Domani a Pisa l’ultimo saluto al filosofo Remo Bodei

Nel cortile del Palazzo della Sapienza ci sarà domani (ore 11.30) l’ultimo saluto a Remo Bodei, morto ieri all’età di 81 anni. Professore emerito dell’Università di Pisa, a lungo docente di Storia della Filosofia nell’ateneo pisano e alla Scuola Normale Superiore, Bodei è stato uno studioso di fama internazionale, allievo di Ernst Bloch e Karl Loewith.

Il filosofo Bodei è stato Accademico dei Lincei e a lungo docente della Normale e prima allievo del corso ordinario e di quello di perfezionamento. Ha dedicato le sue ricerche all’idealismo classico tedesco, all’età romantica, all’estetica e al pensiero utopico. Bodei ha legato il suo nome a Empoli (Firenze) come membro della giuria del premio letterario ‘Pozzale – Luigi Russo’. “Remo Bodei – ricorda il sindaco di Empoli Brenda Barnini – grande filosofo e professore, ha saputo accompagnare alla filosofia migliaia di ragazzi affascinando con il pensiero e la riflessione”.
“Con lui ho dato tre esami all’Università di Pisa. Era un piacere ascoltare le sue lezioni affollatissime e godere del suo immenso sapere e della sua sottile ironia, della sua intelligenza critica, della sua voce lieve e roca e del suo sguardo mite”, ha scritto su Fb il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi. “Addio caro professore, continueremo a leggere i tuoi bellissimi libri e, per quello che si può, ad alimentarci del tuo pensiero. Ti sia lieve la terra”, ha concluso il governatore.
“Alla sua scuola si sono formate generazioni di studenti. La sua visione, la capacità non comune per uno studioso del suo livello di divulgare e rendere accessibile a tutti il linguaggio della filosofia, vista anche come antidoto alla frammentarietà dell’informazione, ci mancheranno davvero e resteranno ineguagliati”, il cordoglio della vicepresidente della Regione Toscana e assessore alla cultura Monica Barni a nome della Giunta regionale.

L'articolo Domani a Pisa l’ultimo saluto al filosofo Remo Bodei proviene da www.controradio.it.

Il futuro dell’agricoltura sarà ‘subaqueo’?

Il futuro dell’agricoltura sarà ‘subaqueo’?

In Liguria è nato un basilico molto più ricco di sostanze antiossidanti rispetto a quello che cresce sulla terraferma. Il segreto? Coltivarlo sotto il mare. A rivelarlo è uno studio di un team di ricercatori dell’Università di Pisa. La pianta è stata coltivata in biosfere di metacrilato di alcuni metri di diametro immerse nel mare tra i sei e i dieci metri di profondità di fronte a Noli (Savona).

Il superbasilico è frutto di un lavoro di ricerca di un team di ricercatore dell’Università di Pisa che ha analizzato la risposta delle piante, più verdi e aromatiche delle altre, coltivate nelle biosfere sottomarine dell’Orto di Nemo. Le serre sottomarine hanno al loro interno alcune mensole su cui possono crescere dalle 65 alle 95 piantine. Riempite di aria, che essendo più leggera si posiziona nella parte superiore spingendo l’acqua sotto, sono strutture ecologiche autosostenibili. Si alimentano infatti con energia rinnovabile e per l’irrigazione utilizzano l’acqua marina che distilla dalle pareti e gocciola sulle piante.
“Un ecosistema così diverso da quello terrestre per pressione, luce e umidità influenza la crescita delle piante, ma anche la loro composizione in termini di metaboliti primari e secondari. Noi abbiamo valutato la risposta delle piante a queste nuove condizioni ambientali sotto il profilo fisiologico, chimico e morfologico e dall’analisi è emerso che il basilico cresciuto nelle biosfere è più ricco di sostanze antiossidanti e di pigmenti fotosintetici per catturare meglio la minor luce che riceve rispetto a quella terrestre. È inoltre più ricco di metil eugenolo, l’aroma volatile caratteristico del basilico genovese, rispetto a quello tradizionale che cresce sulla terraferma”, ha sottolineato Luisa Pistelli, docente di Farmacia dell’Università di Pisa.
L’ateneo pisano è infatti uno dei partner scientifici dell’Orto di Nemo, progetto del 2012 promosso da Mestel Safety del gruppo Ocean Reef. La società che si occupa di strumentazioni subacquee, con l’obiettivo di realizzare un sistema alternativo di agricoltura per aree in cui le condizioni economiche o ambientali rendono difficile la crescita di specie vegetali a livello del suolo.

L'articolo Il futuro dell’agricoltura sarà ‘subaqueo’? proviene da www.controradio.it.

Il futuro dell’agricoltura sarà ‘subaqueo’?

Il futuro dell’agricoltura sarà ‘subaqueo’?

In Liguria è nato un basilico molto più ricco di sostanze antiossidanti rispetto a quello che cresce sulla terraferma. Il segreto? Coltivarlo sotto il mare. A rivelarlo è uno studio di un team di ricercatori dell’Università di Pisa. La pianta è stata coltivata in biosfere di metacrilato di alcuni metri di diametro immerse nel mare tra i sei e i dieci metri di profondità di fronte a Noli (Savona).

Il superbasilico è frutto di un lavoro di ricerca di un team di ricercatore dell’Università di Pisa che ha analizzato la risposta delle piante, più verdi e aromatiche delle altre, coltivate nelle biosfere sottomarine dell’Orto di Nemo. Le serre sottomarine hanno al loro interno alcune mensole su cui possono crescere dalle 65 alle 95 piantine. Riempite di aria, che essendo più leggera si posiziona nella parte superiore spingendo l’acqua sotto, sono strutture ecologiche autosostenibili. Si alimentano infatti con energia rinnovabile e per l’irrigazione utilizzano l’acqua marina che distilla dalle pareti e gocciola sulle piante.
“Un ecosistema così diverso da quello terrestre per pressione, luce e umidità influenza la crescita delle piante, ma anche la loro composizione in termini di metaboliti primari e secondari. Noi abbiamo valutato la risposta delle piante a queste nuove condizioni ambientali sotto il profilo fisiologico, chimico e morfologico e dall’analisi è emerso che il basilico cresciuto nelle biosfere è più ricco di sostanze antiossidanti e di pigmenti fotosintetici per catturare meglio la minor luce che riceve rispetto a quella terrestre. È inoltre più ricco di metil eugenolo, l’aroma volatile caratteristico del basilico genovese, rispetto a quello tradizionale che cresce sulla terraferma”, ha sottolineato Luisa Pistelli, docente di Farmacia dell’Università di Pisa.
L’ateneo pisano è infatti uno dei partner scientifici dell’Orto di Nemo, progetto del 2012 promosso da Mestel Safety del gruppo Ocean Reef. La società che si occupa di strumentazioni subacquee, con l’obiettivo di realizzare un sistema alternativo di agricoltura per aree in cui le condizioni economiche o ambientali rendono difficile la crescita di specie vegetali a livello del suolo.

L'articolo Il futuro dell’agricoltura sarà ‘subaqueo’? proviene da www.controradio.it.

Pisa: allievo della Sant’Anna firma studio su retinite prima della laurea

Pisa: allievo della Sant’Anna firma studio su retinite prima della laurea

Non è ancora laureato eppure i suoi studi hanno dato un contributo fondamentale sullo studio di una malattia che colpisce una persona su quattromila e che porta alla cecità. E’ il caso di Antonio Falasconi, originario di Portici (Napoli), allievo del quinto anno di Scienze Mediche alla Scuola Superiore Sant’Anna e studente dell’Università di Pisa, primo autore dell’articolo pubblicato sulla rivista scientifica ‘Frontiers in neuroscience’ dove analizza un modello sperimentale di retinite pigmentosa.

Lo studio sulla retinite, spiega una nota della Scuola Sant’Anna, è stato condotto presso l’istituto di Neuroscienze del Cnr di Pisa, coordinato da Enrica Strettoi, dirigente di ricerca esperta in neurobiologia della retina, in collaborazione con il dipartimento di Farmacia dell’Università di Pisa: “è davvero un caso singolare essere primo autore di una pubblicazione, senza avere ancora discusso la tesi”.

“Mi sono presentato alla dottoressa Strettoi – racconta Antonio Falasconi – soltanto con il mio forte interesse verso le neuroscienze e con molta voglia di mettermi in gioco. Con il tempo mi sono guadagnato la sua fiducia e quella degli altri componenti del gruppo di ricerca, fino a diventare autonomo nel portare avanti il progetto da cui è nata la pubblicazione”.

Grazie anche al suo tutor presso la Sant’Anna, Fabio Recchia, lo studente ha esplorato aree diverse delle neuroscienze e, in questi anni, ha affiancato il lavoro in laboratorio e lo studio a Pisa con esperienze di ricerca in Italia e all’estero: dal Cnr di Padova, al Friedrich Miescher Insitute for Biomedical Research di Basilea, passando per il Brain Research Institute dell’Università di Zurigo e il Laboratory of Molecular Biology a Cambridge.

Esperienze che hanno affinato i suoi interessi scientifici anche sui meccanismi attraverso i quali il cervello genera il comportamento e il movimento. “Per la complessità del sistema nervoso e delle più alte funzioni cognitive – conclude Falasconi – la relativa semplicità e osservabilità del movimento si presenta come un ottimo punto di partenza per indagare a fondo il suo funzionamento”.

L'articolo Pisa: allievo della Sant’Anna firma studio su retinite prima della laurea proviene da www.controradio.it.

Università di Pisa: ipossia e acidificazione i pericoli per mari e clima

Università di Pisa: ipossia e acidificazione i pericoli per mari e clima

Secondo uno studio coordinato da ricercatori dell’Università di Pisa e pubblicato su Global Change Biology, si chiamano ipossia e acidificazione i due pericoli che insieme possono minacciare gravemente la salute degli oceani e l’intero clima del pianeta.

L’unione di ipossia e acidificazione, due stress ambientali di origine antropica, è “in grado di minare l’equilibrio dei fondali marini, un ecosistema fragile ma fondamentale per contribuire alla cattura ed al sequestro di CO2 dall’atmosfera”. Un rischio ambientale, si spiega, messo per la prima volta a fuoco dalla ricerca, finanziata in parte dal Miur col progetto Tetris e condotta da Chiara Ravaglioli e Fabio Bulleri del Dipartimento di biologia dell’Ateneo pisano in collaborazione con il Plymouth Marine laboratory, la Southampton University e la Florida State University.

Secondo i ricercatori a minacciare l’equilibrio dei fondali marini sarebbe l’azione congiunta dei due fenomeni in gran parte dipendenti dalle attività umane: l’acidificazione corrisponde ad un aumento della concentrazione di CO2 nei mari provocato da un incremento delle emissioni di CO2 nell’atmosfera; l’ipossia deriva da una diminuzione di ossigeno negli oceani causata da accumulo eccessivo di nutrienti legato per esempio all’uso dei fertilizzanti in agricoltura.

“Eventi di ipossia, come quello simulato nel nostro studio, si osservano frequentemente lungo le zone marine costiere e la previsione è che si intensifichino ulteriormente a causa dei cambiamenti climatici – spiega Ravaglioli -. Valutarne gli effetti legati all’azione simultanea dell’acidificazione è quindi fondamentale per capire come gli ecosistemi marini risponderanno a queste condizioni in un possibile scenario futuro”.

Per Bulleri la ricerca fornisce “indicazioni importanti per la gestione dei sistemi marini, ad esempio la riduzione di uno stress che agisce su scala locale o regionale, come ad esempio un apporto eccessivo di nutrienti, può mitigare gli impatti del cambiamento climatico come l’acidificazione sui sedimenti marini”.

L'articolo Università di Pisa: ipossia e acidificazione i pericoli per mari e clima proviene da www.controradio.it.