Classi pollaio: lunedì presidio di Priorità alla Scuola a Firenze, Pisa e Prato

Classi pollaio: lunedì presidio di Priorità alla Scuola a Firenze, Pisa e Prato

Presidio di Priorità alla scuola, lunedì 25 gennaio (alle 15), davanti alla sede dell’Ufficio scolastico regionale di Firenze e provinciali di Prato e Pisa per dire no alle cosiddette ‘classi pollaio’ nel prossimo anno scolastico.

In questo senso la data del 25 gennaio non è casuale: è il giorno in cui chiudono le iscrizioni alle scuole per l’anno 2021-22. “Da quel giorno – spiega Costanza Margiotta, promotrice di Priorità alla Scuola – iniziano a fare le classi e l’organico, quindi, andiamo lì a dire che non vogliamo classi con più di 20 studenti e che dobbiamo mobilitarci sul fronte del Recovery fund per stabilizzare l’organico e per avere più spazi. E’ un impegno preso nei mesi scorsi anche dalla ministra Lucia Azzolina, vediamo se sarà mantenuto”.
La ministra dell’Istruzione Azzolina ieri mattina era in visita in Toscana, prima grande regione a riportare gli studenti delle superiori in classe l’11 gennaio scorso. “Ad aprile abbiamo scritto una lettera alla ministra Azzolina in cui chiedevamo un rientro in classe e in sicurezza – ha aggiunto Margiotta – il Governo ci ha pensato molto in ritardo e questo ha comportato le chiusure. Nelle regioni in cui Priorità alla Scuola è più forte si sono organizzate prima: in Toscana siamo scesi in piazza 18 volte e la pressione è servita per ottenere di più e prima”.
Di seguito il comunicato diffuso da PAS:
Le scuole superiori stanno riaprendo, al 50%, in un certo numero di regioni, sulla base delle indicazioni del governo, le raccomandazioni del CTS, le delibere dei TAR che annullano le abusive ordinanze restrittive delle Regioni. E stanno riaprendo per la lotta che Priorità alla Scuola sta conducendo da mesi, in forme sempre più creative e audaci.
La nostra lotta per una scuola migliore – pubblica, laica, inclusiva e salutare – continua anche a scuole aperte, anzi proprio perché sta finalmente imponendosi l’idea che le scuole devono essere aperte: in presenza, in continuità e in sicurezza, come diciamo da aprile.
Il 25 gennaio PAS rilancia la mobilitazione per una scuola pubblica finanziata in modo adeguato al suo ruolo di costruttrice di futuro, perché il Recovery Fund non sia un’altra occasione mancata e gli slogan sulla Next Generation solo retorica. Il nostro è un movimento intelligente, che pensa e propone: abbiamo già reso pubblico il nostro programma sull’uso del Recovery Fund (si legge intanto a questo indirizzo: http://www.euronomade.info/?p=14153).
Le proposte devono diventare conquiste, e da aprile sappiamo che le conquiste si ottengono solo alzando la voce nelle piazze, nelle strade, sotto i palazzi delle istituzioni, nelle lezioni all’aperto, nelle occupazioni delle scuole. Per questo rioccupiamo lo spazio pubblico dal 25 gennaio.
Il 25 gennaio è il giorno in cui chiudono le iscrizioni alle scuole per l’anno scolastico 2021-22, è il primo passo verso un altro anno di scuola che vogliamo diverso da quello che stiamo vivendo. Ci mobiliteremo davanti agli uffici scolastici regionali e provinciali in tutta Italia.
Il 25 gennaio è l’occasione per dire basta alle “classi pollaio”: è imperativo ridurre il numero di alunni-e per classe, e perciò dare seguito quanto chiediamo da aprile, ovvero spazi e organico. È l’occasione per ribadire che non vogliamo più classi con più di 20 studenti-esse e che per adeguare l’organico vanno assunti immediatamente i precari della scuola. È l’occasione per dire che il sovraffollamento nelle classi è una delle ragioni principali (forse quella principale) per cui l’Italia si è fregiata del triste record europeo di interruzione della didattica in presenza, stracciando tutti i principali partner comunitari. È l’occasione per ribadire che pretendiamo una inversione di tendenza rispetto agli ultimi decenni: come per la sanità pubblica, la pandemia ha avuto l’effetto di certificare la dissennatezza dello smantellamento di tutti i servizi pubblici, che si traduce in riduzione di diritti fondamentali di cittadinanza.
Rifiutiamo la prospettiva di vedere applicati i soliti coefficienti per costruire le classi iniziali, o per accorpare le classi esistenti sopprimendo sezioni. È uno scandalo che le recenti linee guida del MIUR non prendano in considerazione la riduzione del numero di alunni per classe e il problema del sovraffollamento delle classi, che le richieste di riduzione di alunni per classe siano ignorate (è il caso di un recente emendamento in materia proposto da Rifondazione comunista).
Tutto questo non più è accettabile: non lo è in piena pandemia, non lo è se si vuole una scuola migliore. Non è più accettabile che la soppressione o la riduzione della scuola in presenza venga considerata un’opzione praticabile: la chiusura prolungata della scuola in presenza ha depotenziato il diritto costituzionale all’istruzione per un’intera generazione, che nei prossimi anni dovrà fare i conti con una preparazione inadeguata e con le conseguenze psicofisiche della didattica a distanza, ormai conclamati.
Il 25 gennaio, insieme ai COBAS e a Rifondazione Comunista chiederemo la tutela di quel che resta di questo anno scolastico, e un progetto per il futuro:
– che siano potenziati i trasporti locali dedicati al flusso scolastico;
– che siano effettuati screening costanti in tutte le scuole superiori;
– che sia possibile un accesso rapido ai tamponi per tutta la popolazione scolastica e un tracciamento efficace all’interno delle scuole;
– che il personale scolastico ad alto rischio sia inserito come prioritario nella fase 1 dell’agenda vaccinale;
– che i soldi del Recovery Fund, come quelli della legge di Bilancio, vengano investiti per una riduzione significativa del numero di alunni per classe e per il conseguente ampliamento dell’organico docenti e ATA, con una tempestiva stabilizzazione dei precari;
– che i soldi del Recovery Fund, come quelli della legge di Bilancio, vengano investiti nel campo dell’edilizia (di restauro e nuova);
– che le scuole di domani ospitino di nuovo infermerie scolastiche, capaci di sostenere quel servizio di medicina territoriale che non solo dovrebbe coadiuvare il contenimento e il superamento di questa e di eventuali nuove pandemie, ma collaborare a un’idea di salute che vada oltre la condizione di “non malattia”, agendo su un’educazione sanitaria ad ampio spettro.

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