Confartigianato: la rivolta degli estetisti

Confartigianato: la rivolta degli estetisti

Firenze, “Tutto il settore andrà in mano agli abusivi, così al lavoro nero aggiungiamo il problema sanitario”, a parlare è Marzia Mancini, una degli estetisti fiorentini, che racconta la rabbia della categoria il giorno dopo l’annuncio della chiusura prolungata di almeno un mese delle loro attività.

Nell’area fiorentina sono 2.500 le imprese del settore benessere, quindi acconciatura, estetisti, tatuaggi e piercing, per un totale di 8mila addetti. In tre mesi, marzo aprile e maggio, si stima una perdita economica di 21 milioni di euro, pari a quasi il 20% del fatturato annuo, senza contare le ripercussioni sull’occupazione.

“La situazione è drammatica. Siamo pronti a manifestare nonostante le restrizioni – commenta Claudio Barbetti, presidente Benessere Confartigianato Firenze – L’intero comparto è già in estrema difficoltà e l’intensificazione delle pratiche abusive, con estetiste e parrucchieri a domicilio ad esempio, rende la situazione non più controllabile.  Il mix di lockdown e concorrenza sleale sta generando già ampie perdite e con il protrarsi della chiusura la quota di mercato regolare erosa dal sommerso non può che aumentare”.

Una situazione esplosiva, “sia dal punto di vista economico che sanitario. Un paradosso, soprattutto in Toscana dove abbiamo la normativa più stringenti in termini di sicurezza e salute – continua Barbetti – Ci candidiamo ad essere la regione pilota per sperimentare una sorta di cantiere per la sicurezza nei centri benessere e per i tatuatori, così da poter riaprire prima e garantire la sopravvivenza di tante attività economiche”. Le attività del comparto benessere hanno un’ampiezza media di 100 metri quadrati, con 2/3 dipendenti e un rapporto tra cliente e lavoratore a uno a uno.

“Siamo l’unico settore che garantiva la sanificazione e l’uso dei dispositivi di protezione già prima dell’emergenza covid-19. Figuriamoci ora – racconta Marzia Mancini – Sterilizziamo tutto e usiamo le protezioni non certo da ora, siamo attrezzati per ripartire molto più di altri settori che hanno ripreso l’attività.  Non possiamo più sostenere la chiusura.  Questi mesi sono per noi importantissimi”. E mentre gli imprenditori e i dipendenti rischiano di perdere il lavoro, “gli abusivi aumento. Quelli che lavorano in casa propria o vanno a domicilio chi li controlla? – si chiede Marzia – Il nostro settore è in mano a loro, oggi più che mai.”

Niccolò Cavicchi fa il tatuatore: “Lavoriamo sempre rispettando le norme igienico-sanitarie per evitare la trasmissione di malattie, non vedo perché proprio noi dobbiamo essere penalizzati. Io e i miei collaboratori siamo a casa e non tutti abbiamo ricevuto i 600 euro. Dobbiamo riaprire prima, stiamo accumulando perdite su perdite. Così facendo spingiamo solo l’abusivismo”

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