Donald Trump e il secondo impeachment. Cosa succede adesso?

Donald Trump e il secondo impeachment. Cosa succede adesso?

Per la seconda volta durante il suo mandato, Il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha subito la richiesta di impeachment da parte della Camera. Vediamo cosa c’è di diverso dall’ultima volta e quali sono le prossime tappe.

I primi quattro anni di mandato di Donald Trump sarebbero naturalmente scaduti il prossimo 20 gennaio con l’effettivo insediamento del Presidente Eletto Joe Biden. Questo non ha però impedito alla Camera di chiedere d’urgenza l’impeachment di Donald Trump in seguito al recente assalto a Capitol Hill da lui istigato, secondo molti commentatori e politici statunitensi.

Dopo essere stato scagionato a febbraio 2020 dalle accuse del primo impeachment, quello sui fatti riguardanti l’Ucraina, Trump si ritrova adesso a difendere la sua innocenza in un contesto molto diverso. Benché la fine del mandato sia prossima e le elezioni di novembre abbiano sancito una netta vittoria di Biden, la transizione dell’incarico è stata messa in discussione e ostacolata più volte dal Presidente Trump e da una parte del suo staff. Questo avrebbe portato alle rivolte avvenute il 6 gennaio a Capitol Hill.

Le accuse di brogli sono state prese seriamente dalla parte più radicale dell’elettorato di Trump ma tanti repubblicani, anche vicini a Donald Trump, erano consapevoli che si trattasse solo di una strategia del Presidente uscente di salvaguardare l’immagine che si era costruito agli occhi della sua base elettorale. La differenza sostanziale con il precedente impeachment è che, all’interno del Partito Repubblicano, Trump non ha più il potere che gli garantirebbe la fedeltà necessaria a evitare il sollevamento dall’incarico.

La procedura di impeachment è slegata dal processo di insediamento di Biden, che dovrebbe proseguire senza ulteriori intoppi burocratici. Per quanto riguarda Trump invece, dopo il voto della Camera di mercoledì a procedere con l’impeachment, è previsto il processo da parte del Senato che si svolgerà nelle prossime settimane e avrà un esito che non influenzerà l’amministrazione Biden.

Secondo la prassi, dopo le accuse formali da parte della Camera, il Senato si deve riunire e aprire un’indagine sui fatti. Il Capo della Maggioranza al Senato Mitch McConnell ha già annunciato che il processo non inizierà prima del 19 gennaio, quindi riguarderà un ex-Presidente. Nonostante la conseguenza più grave, in caso di colpevolezza, sia la destituzione dall’incarico ci sono anche altre conseguenze. La più rilevante in questo caso sarebbe il divieto di candidarsi nuovamente e, visto che Trump ha già annunciato la possibilità di ripresentarsi alle Presidenziali del 2024, questa avrebbe delle conseguenze dirette (anche se non è dato sapere quanta parte dell’annuncio sia strategia e quanta verità). Inoltre, in seguito all’impeachment, è prevista anche la perdita di un vitalizio a sei cifre.

Se i due terzi dei senatori presenti in aula decideranno che le accuse sono fondate, il Presidente verrà destituito. Attualmente il Senato è perfettamente diviso tra 50 senatori repubblicani e 50 senatori democratici, questo significa che sarebbero necessari 67 voti a favore per decretare l’impeachment di Trump. Ancora però non si sono insediati i due senatori democratici della Georgia e questo porterebbe la soglia per l’impeachment a 66 voti (però con una maggioranza repubblicana). I Senatori, specialmente i repubblicani, potrebbero decidere di non presentarsi in aula e alterare così le proporzioni tra i voti ma è ancora presto per fare previsioni sull’andamento della procedura.

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