Essere donna, l’offensiva difesa delle politiche 2.0

Essere donna, l’offensiva difesa delle politiche 2.0

Quando le donne che ricoprono ruoli apicali (importanti di per sé ma ancora di più perché cosa rara) e istituzionali, adducono come motivazione a critiche, accuse, polemiche… ‘mi attaccano perché sono donna‘ mi fanno cadere le braccia.

I fatti:

Virginia Raggi e Maria Elena Boschi, il Movimento 5 Stelle e il Partito Democratico. Minimo comune denominatore un salotto televisivo: Porta a Porta per la sindaca di Roma dove si difende esattamente come fece Maria Elena Boschi durante la trasmissione di Otto e Mezzo. In questo caso, c’è in ballo la vicenda dello Stadio della Roma con i nove arresti (tra cui il plenipotenziario del Movimento 5 Stelle in Campidoglio Luca Lanzalone), nel caso Boschi  c’era il ciclone Banca Etruria.

“Un’azione di risarcimento danni le arriverà a breve, risponderà delle bugie”, diceva Boschi nei confronti di Marco Travaglio accusandolo: “Se fossi stata uomo non mi avrebbe riservato quel trattamento, lei ha fatto i soldi andando in teatro con una donna poco vestita che ricordava in qualche modo me”.

Sullo scontro intervenne allora Alessandro Di Battista del Movimento 5 Stelle: “Io ritengo che trincerarsi dietro l’essere donna quando si riceve un attacco politico in merito a dei fallimenti politici sia piuttosto stomachevole e questo rafforza le discriminazioni in questo paese perché un domani io dovrei evitare degli attacchi politici nei confronti di un ministro donna per paura di essere accusato di sessismo, non accuserei politicamente una donna e non la tratterei come un uomo”. Di Battista parlò di “difesa ridicola” sul caso “Banca Etruria”.

E nei confronti della Raggi quale sarebbe il pentastellato pensiero? «Si accaniscono contro di me perché sono una donna – dice  Raggi  -. Non voglio essere lo sfogatoio d’Italia». Facendo risuonare esattamente la stessa impostazione difensiva dell’esponente Dem.

Eppure ci mettiamo fatica, impegno, condivisione per fare sì che le donne siano, si sentano e vengano percepite sullo stesso piano dell’altro sesso. Cerchiamo di farlo in tutti i campi: sociale, scolastico, lavorativo, relazionale… e poi invece di rispondere con fatti, elementi concreti, con i famosi CONTENUTI, sventoliamo l’identità di genere come paravento.

Non ci sto. Mi dissocio, come persona innanzitutto e poi con tutte le identità sociali che ho. Trovo questo atteggiamento e questa miope strategia politica bieca e lesiva per tutte le altre donne. Che sia Boschi o Raggi non mi interessa. Sono abituata a rispondere con altri elementi. L’essere donna non l’ho mai usato come una giustificazione figuriamoci come una difesa. E credo, spero, di non essere la sola.

 

Chiara Brilli

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