IL CAFFE’ SCORRETTO 27 ottobre 2020 – Il coraggio di scommettere sul futuro

IL CAFFE’ SCORRETTO  27 ottobre 2020 – Il coraggio di scommettere sul futuro

La rubrica va in onda tutte le mattine alle 8.10 nella trasmissione 30 Minuti su Controradio. Per leggere ed ascoltare tutti i ‘caffè’ vai QUI

Ieri per la prima volta sia l’edizione cartacea che quella on line di Repubblica sono state pensate progettate e realizzare in remoto, attraverso lo smart working di giornalisti, grafici, tipografi, segretariato di redazione. Una delle più grandi imprese editoriali  d’Italia dunque trasferisce il proprio lavoro tra Cluod, fibre, giga reti, VPN. Non era mai successo, ed in un certo qual modo è il segno di una nuova era.

Una nuova era alla quale come sempre arriviamo in affanno, sbalestrati, confusi ed un po’ inquieti, spinti dall’emergenza virale e non da una scelta programmata. Eppure si tratta di un’opportunità da cogliere. Certo va immaginata prima che strutturata. Dobbiamo pensare ad una società e a dei servizi completamente diversi. E qui il ruolo della politica, dei sindacati, delle imprese diventa centrale.

Serve evidentemente un nuovo patto sociale che rifondi le basi stessi del nostro vivere, compreso, tema che ribadiamo da tempo, quelle urbanistiche. Abbiamo bisogno di nuove figure lavorative, di nuove tipologie  contrattuali, di nuovo welfare, e nuovi diritti,  di infrastrutture all’altezza della sfida e di  contesti in cui realizzarla.

Una socialità che da passiva diventa elettiva presenta dei rischi indubbiamente. Ma anche dei vantaggi. Dobbiamo pensarla prima di realizzarla, e capirne le implicazioni affinché possa essere, migliorativa della nostra umanità. E soprattutto dobbiamo fare in modo che nessuno rimanga indietro.   Il breve volgere dell’estate in cui ci siamo convinti che si poteva tornare tranquillamente alle nostre vecchie abitudini, anche a quelle negative o  pessime,  ci ha lasciato con un pugno di mosche alle prime piogge. Ora è il caso di mettersi seriamente al lavoro. Disegnando orizzonti nuovi.

Ci vogliono investimenti, certo, ma soprattutto intelligenze e sensibilità. E la convinzione di potercela fare, che è l’esatto opposto della paura   quasi rassicurante  in cui molti, troppi, si crogiolano. Niente sarà come prima non può essere solo uno slogan. Dobbiamo volerlo.

DG

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