IL CAFFE’ SCORRETTO 4 novembre 2020 – La Toscana è al Verde. Per fortuna

IL CAFFE’ SCORRETTO 4 novembre 2020 – La Toscana è al Verde. Per fortuna

La rubrica va in onda tutte le mattine alle 8.10 nella trasmissione 30 Minuti su Controradio. Per leggere ed ascoltare tutti i ‘caffè’ vai QUI

Per ora la Toscana sembra averla scampata: dovrebbe -il condizionale è d’obbligo essendo il DPCM ancora non visibile nella sua versione definitiva che arriverà  stamattina- rimanere nella zona con minore fattore di rischio: la zona verde, per la quale le regole sono sostanzialmente le stesse della scorsa settimana con in più la chiusura dei musei, dei centri commerciali nei week end e la didattica al 100 per cento alle superiori. Oltre, ovviamente,  al coprifuoco nazionale dalle 22, e alla capienza del 50% per i mezzi pubblici. Salve, per ora, scuole elementari e e medie. Salvi parrucchieri ed estetisti. Mentre per la mobilità tra regioni, a meno di  motivi di forza maggiore, si potrebbe andare in Emilia, Umbria Lazio, ma non in Liguria o Lombardia, che sono classificate come Regioni rosse.

Una soluzione modulata si scala nazionale che non soddisfa tutti, ma preserva il Paese da un lockdown come quello che abbiamo vissuto tra marzo e maggio,  quando ogni territorio, da Canicattì a Bergamo, aveva dovuto sottostare alle stesse regole, pur con situazioni epidemiologiche anche  molto differenti.

Intanto la buona notizia viene dalle terapie intensive: secondo quanto affermato ieri in consiglio regionale dall’assessore  alla sanità Bezzini, abbiamo un totale di 190 posti occupati, 153 da positivi covid (età media 75 anni,  con l’84% con malattie croniche). Il tutto  su un totale di 528 che può arrivare a 642. 

Buone notizie anche sul fronte della disponibilità di posti ricovero ordinari: come afferma l’assessora alla protezione civile Monia Monni, entro un mese si potrebbero attivare 2000 nuovi letti  per i ricoverati, 500 sin da subito nell’area Creaf di Prato.  Nei prossimi giorni la vera sfida sarà sul territorio. Le USCA, le unità sanitarie che curano a casa, sono entrate a pieno regime, e  a breve dovrebbero esserci i protocolli nazionali  per i farmaci da usare. Soprattutto  a dicembre si spera arrivi il via agli anticorpi monoclonali che si stanno sperimentando a Siena che potrebbero, quelli sì davvero, concederci un Natale più tranquillo.

DG

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Una soluzione modulata si scala nazionale che non soddisfa tutti, ma preserva il Paese da un lockdown come quello che abbiamo vissuto tra marzo e maggio,  quando ogni territorio, da Canicattì a Bergamo, aveva dovuto sottostare alle stesse regole, pur con situazioni epidemiologiche anche  molto differenti.

Intanto la buona notizia viene dalle terapie intensive: secondo quanto affermato ieri in consiglio regionale dall’assessore  alla sanità Bezzini, abbiamo un totale di 190 posti occupati, 153 da positivi covid (età media 75 anni,  con l’84% con malattie croniche). Il tutto  su un totale di 528 che può arrivare a 642. 

Buone notizie anche sul fronte della disponibilità di posti ricovero ordinari: come afferma l’assessora alla protezione civile Monia Monni, entro un mese si potrebbero attivare 2000 nuovi letti  per i ricoverati, 500 sin da subito nell’area Creaf di Prato.  Nei prossimi giorni la vera sfida sarà sul territorio. Le USCA, le unità sanitarie che curano a casa, sono entrate a pieno regime, e  a breve dovrebbero esserci i protocolli nazionali  per i farmaci da usare. Soprattutto  a dicembre si spera arrivi il via agli anticorpi monoclonali che si stanno sperimentando a Siena che potrebbero, quelli sì davvero, concederci un Natale più tranquillo.

DG

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