La ‘conversione’ di Baricco: “stiamo rinunciando a vivere per colpa del Covid”

La ‘conversione’ di Baricco: “stiamo rinunciando a vivere per colpa del Covid”

Lo scrittore Alessandro Baricco, nel suo ultimo articolo sul post, si chiede se sia davvero sensato non vivere per paura di morire, rinunciare come abbiamo fatto a libertà. diritti, gesti, affetti,  in nome della ricerca di ‘rischio zero’. Ne abbiamo parlato con RICCARDO MANZOTTI, docente filosofia teoretica IULM Milano

“Ciò che sta succedendo è che umani capaci di vivere non lo fanno più. Non viaggiano, restano a casa, lavorano senza incontrarsi, non si toccano, non si occupano dei loro corpi, conservano pochissime amicizie e al massimo un amore; da tempo riservano al solo ambiente famigliare, notoriamente tossico, gesti come abbracciarsi, lasciarsi guardare in faccia, dividere il pane; disponendo di artisti capaci di generare emozione e bellezza, non li incontrano più; possiedono bellissime opere d’arte ma non le vanno a vedere, e musica raffinatissima che non vanno ad ascoltare; non mandano più i figli a scuola, e d’altronde neanche a fare sport, feste e gite; non escono dopo il tramonto, quando è festa si chiudono in casa” scrive Baricco sul post.it

E aggiunge “stanno dimenticando, a furia di non farli, gesti che ritenevano importanti, o quanto meno graziosi (….) sistematicamente, e con grande determinazione, predicano la solitudine, la scelgono e la impongono, come valore supremo “completano questa grandiosa ritirata dal vivere facendo un uso massiccio e ipnotico di oggetti, i device digitali, che erano nati per moltiplicare l’esperienza e ora risultano utili a riassumerla in un ambiente igienizzato e sicuro. Per concludere: vivono appena”.

E ancora. “dato che la cosa porta inevitabilmente a enormi sofferenze collettive, in buona parte gratuite, diventa un gesto di necessaria rabbia sociale interrogarsi su un punto che ormai, per quel che capisco io, è diventato IL punto: esiste un’altra intelligenza, più adatta alle sfide che ci aspettano? Esiste un’intelligenza non novecentesca? La stiamo formando da qualche parte, in qualche scuola, in qualche azienda, in qualche centro sociale? Abbiamo ragione di pretendere che emerga in superficie nella gestione del mondo, e di pretenderlo con una rabbia pericolosa?” conclude lo scrittore.

Abbiamo commentato  con il prof. Riccardo Manzotti, docente di filosofia teoretica alla IULM

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