La storia del Mammuth, delle due bambine, e dell’uomo comune

La storia del Mammuth, delle due bambine, e dell’uomo comune

Il CAFFE’ SCORRETTO di Domenico Guarino -giovedì 8 ottobre 2020

Potrebbe riportare in vita i mammut, copiando i geni dei pachidermi estinti e incollandoli nel Dna degli elefanti. Intanto nel 2018 ha portato ai primi esseri umani ogm: due bambine nate in Cina con il Dna modificato mentre erano embrioni. Nel mezzo un universo infinito di possibilità. perché, per dirla con Emmanuelle Charpentier e Jennifer Doudna “solo l’immaginazione può porre limiti alle applicazioni di Crispr”. Charpentier e Douduna sono le due ricercatrici che ieri hanno vinto il Nobel per la chimica, mentre Crispr è sostanzialmente una sorta di “taglia e cuci del Dna”. Va detto che lo scienziato dell’intervento sulle due bambine He Jiankui, è stato condannato a tre anni di prigione. Ma lo scenario che si apre con Crispr pone alcuni temi non più eludibili in un momento in cui la scienza e la tecnologia stanno facendo progressi mai visti, in tempi così brevi, che stargli dietro diventa addirittura impossibile per l’uomo comune. Ed il tema è proprio questo: cos’è , cosa sarà, l’uomo comune nel prossimo futuro? Tutto quello che abbiamo conosciuto sta cambiando velocissimamente sotto i nostri occhi (si pensi alla vicenda covid). Le impalcature (culturali, sociali, economiche, istituzionali, democratiche, psicologiche) su cui finora si è retta la nostra vita, rischiano di franare all’improvviso. Sappiamo che le applicazioni delle scienze hanno in moltissimi casi migliorato la nostra vita, in tanti altri l’hanno complicata se non addirittura messa a rischio: si pensi alle questioni legate al riscaldamento globale, o al nucleare, o alle controverse vicende degli ogm e della clonazione. E allora? Allora servirebbe un vero dibattito democratico che coinvolga la comunità scientifica e che crei un ponte tra il presente ed il futuro. Partendo da una domanda che oggi si pone con una forza mai vista prima: che umanità stiamo costruendo? Servirebbe dunque una politica che cominci a parlare di questo, per evitare che siano gli interessi economici a guidare il processo. Una politica cioè che guardi in maniera ambiziosa al suo stesso futuro. Ed insieme una società che capisca il tema della posta in gioco. Purtroppo al momento appare difficile scorgerle all’orizzonte. Quindi per ora, complimenti a Charpentier e Douduna. E che Dio ce la mandi buona.

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