Regolamento concessione ambienti artistici, Amato (Potere al Popolo): “Il patrimonio è ridotto ad escort di lusso della vita culturale, che si concede al miglior offerente”

Regolamento concessione ambienti artistici, Amato (Potere al Popolo): “Il patrimonio è ridotto ad escort di lusso della vita culturale, che si concede al miglior offerente”

d74672 18 Giugno 2018

“A poco meno di un anno dalle elezioni, ultima trovata di Nardella”

Questa è la sintesi dell'intervento di Miriam Amato, consigliera del gruppo misto aderente a Potere al Popolo.

“Inizio con una citazione di Tomaso Montanari: “Oggi la storia dell’arte, la cultura, non è più un sapere critico, ma un’industria dell’intrattenimento. Strumentalizzata dal potere politico è ormai una escort di lusso della vita culturale”. E' la definizione che calza perfettamente al nuovo regolamento ideato dal sindaco Nardella, che disciplina la concessione in uso temporaneo di sale e altri ambienti di proprietà del Comune, che rivestono particolare importanza dal punto di vista architettonico, storico, artistico e paesaggistico. All’articolo 2 si specifica che, nel caso in cui l’evento/iniziativa comporti la chiusura totale o parziale di percorsi museali, sarà la Giunta a valutarne la prevalenza di interesse pubblico, considerando ovviamente i benefici economici rispetto al sacrificio imposto alla collettività. Un regolamento che norma le concessioni in base a canoni, che nell’articolo successivo deroga, con frasi fumose.
Non mi stupirò se saranno in molti a godere del nostro patrimonio architettonico artistico, anche gratuitamente e magari rendendolo inaccessibile ai cittadini, d'altronde manca un anno dalle elezioni.
Insomma, il patrimonio artistico di Firenze, ancora una volta offeso e oltraggiato dall’arroganza della Giunta, considerato come qualcosa di cui servirsene per sponsor ed eventi, non come luogo di cultura e patrimonio dell’umanità.
Un regolamento che non ha nulla a che vedere con l’articolo 9 della Costituzione: "La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica". E’ messo sotto attacco il primo comma dell’articolo 9, interpretando lo «sviluppo della cultura» come pura valorizzazione economica, minando le ragioni stesse della tutela e l’indipendenza di questa ultima dalla politica.
L’articolo 9 della costituzione, nel momento della sua nascita, ha preso sotto la propria tutela il patrimonio storico, artistico e paesaggistico della nazione: perché quel patrimonio è stato il luogo e lo strumento della formazione della comunità. La funzione civile del patrimonio storico e artistico e paesaggistico è uno dei principi fondanti della nostra democrazia.
Il patrimonio, la scuola e il territorio non possono essere asserviti al mercato, perché è in essi che si attua la conoscenza, è il più importante strumento per costruire la democrazia.
“Valorizzazione” suona così come una parola d’ordine a senso unico, sempre più sinonimo di “monetizzazione”
Il patrimonio storico, artistico e paesaggistico costituisce la nostra identità”. Un patrimonio che è nostro in quanto cittadini, cioè membri consapevoli e attivi del popolo sovrano, che ne abbiamo ereditato sia la proprietà materiale che morale”.

I commenti sono chiusi