RSA: “Noi operatori tra ospiti ‘fragili’, stress e quarantene da gestire”

RSA: “Noi operatori tra ospiti ‘fragili’, stress e quarantene da gestire”

Il lato nascosto del dramma che si sta consumando nelle Residenze Sanitarie assistenziali, quello degli operatori. ASCOLTA LA TESTIMONIANZA che abbiamo raccolto

Salve,
sono un educatore in una R.S.A. colpita da covid,
Sento molti parenti arrabbiati, alcuni giustamente, ma credo che sia necessario conoscere le condizioni interne di una R.S.A. in questo periodo.
Preferisco non fare il nome dell’azienda per cui lavoro ma posso dire che lo sforzo da parte di tutti è sempre stato massimo. La parte più difficile è stata quella di far aderire le norme di sicurezza alla maggiore libertà possibile per gli ospiti. Quasi la totalità degli ospiti non può o non accetta di indossare la mascherina, e con i DPI anche il personale ha difficoltà ad interagire con gli ospiti, che soffrono molto la condizione di isolamento. Per quanto possibile nel periodo fra la prima ondata e la seconda abbiamo permesso le visite da parte dei parenti nel rispetto delle norme, ma posso testimoniare che molti parenti sono restii ad accettare le norme (molti si barricavano dietro il “ma tanto sono sano”) purtroppo è vero che molti ospiti non riconoscono chi hanno di fronte se porta la mascherina, altri hanno possibilità di contatto con il mondo solo attraverso il contatto fisico, che secondo normativa è vietato, e piange il cuore opporsi ai parenti che pretendono una eccezione.
Ma arriviamo ad ora. Io sono stato fra i primi nella mia struttura a cadere vittima del contagio. Dopo quasi un mese di positività sono potuto rientrare e ho trovato una situazione drammatica. Più della metà degli ospiti è stata contagiata, nonostante il rispetto di tutte le norme prescritte. Quando sono rientrato ho trovato i miei colleghi stravolti, negli occhi il riflesso dell’abisso che ci ha inghiottiti. Appena rientrato mi sono stati comunicati i nomi dei morti. Non erano miei parenti, ma ci ho passato assieme per anni gran parte della giornata, abbiamo fatto esercizi, scherzato, e ora non ci sono più, senza distinzione fra grado di gravità delle patologie pregresse. Lavorare qui è dura, cerchiamo di tenere in contatto i parenti con le videochiamate ma sappiamo che non è la stessa cosa.
Abbiamo ricevuto via mail un messaggio che ci poneva tutti in quarantena. Possiamo solo andare a lavorare e tornare a casa. Nient’altro. Non si può fare la spesa, non si possono avere contatti con nessuno al di fuori del lavoro. Il lockdown qui è iniziato un mese fa e non ha una data di fine. Ho provato ad informarmi per quale motivo usando i DPI dobbiamo comunque fare la quarantena, mentre nemmeno i medici delle usca hanno un simile contenimento. Nessun numero istituzionale sa dare risposte, è tutto uno scaricabarile o un fare riferimento a fumose norme. Intanto i nervi di tutti sono a pezzi, io stesso sono passato dall’essere segregato in casa da solo per il covid a dover fare casa lavoro, senza sapere come fare a fare la spesa. Qui non ci sono eroi, gli esaurimenti nervosi sono all’ordine del giorno e andare avanti ogni giorno è difficile. Molti hanno famiglia e non possono vederla, molti come me si sono ammalati e il personale è ridotto all’osso.
Vorrei comprendere il motivo e la legittimità di questo assurdo isolamento, se il personale va in burnout ne risente la struttura e di conseguenza gli ospiti stessi.

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