Stragi ’93: perquisizioni della Dia fiorentina in corso

Stragi ’93: perquisizioni della Dia fiorentina in corso

Stragi ’93, in corso perquisizioni. Destinatari sarebbero familiari e presunti fiancheggiatori dei Graviano.

Perquisizioni sarebbero in corso nei confronti di familiari e presunti fiancheggiatori dei Graviano nell’ambito dell’inchiesta sulle Le carte dei processi sulle stragi del 1993 e 1994 si potranno consultare on line a Firenze, Milano e Roma coordinata dalla Dda di Firenze e condotta dalla Dia fiorentina.

In base a quanto appreso le perquisizioni sarebbero in corso a Palermo, Roma e Rovigo.

(Notizia in aggiornamento)

Dal sito dell’Associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili

Il vile attentato di Firenze è inserito nella scia degli altri attentati del ’92-’93 che provocarono la morte di 21 persone (tra cui i giudici Falcone e Borsellino) e gravi danni al patrimonio artistico. I processi hanno accertato che ad ispirarli era stata l’avvenuta formale deliberazione di «una sorta di stato di guerra contro l’Italia» da attuarsi utilizzando una precisa strategia di tipo terroristico ed eversivo, che andava oltre i consueti metodi e le consuete finalità delle varie forme di criminalità organizzata. Dopo i fatti del 1992 lo Stato aveva reagito elaborando normative penitenziarie di rigore a carico degli esponenti di mafia (il noto art. 41-bis dell’ordinamento penitenziario) e normative di favore per quegli esponenti della criminalità organizzata che decidevano di collaborare con gli organi di polizia o giudiziari. Le indagini ricostruirono l’esecuzione della strage di via dei Georgofili in base alle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, in particolare Spatuzza che iniziò a collaborare nel 2008 dichiarando che la strage venne pianificata durante una riunione in cui erano presenti lui, Barranca e Giuliano insieme ai boss Giuseppe Graviano, Matteo Messina Denaro e Francesco Tagliavia (capo della Famiglia di Corso dei Mille), i quali decisero l’obiettivo da colpire attraverso dépliant turistici. Nonostante ciò, a Firenze, come nel resto d’Italia, la risposta fu compatta e unitaria, la condanna ferma e senza possibilità di appello. Da allora i responsabili sono stati assicurati alla giustizia, e lo Stato ha onorato il sacrificio delle vittime, con il riconoscimento concesso a favore dei loro familiari, costituitisi parte civile nel processo, dal Comitato di solidarietà per le vittime dei reati di tipo mafioso di cui alla legge n. 512/99

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