Inps: oltre 150 domande per reddito emergenza, Acli Firenze

Inps: oltre 150 domande per reddito emergenza, Acli Firenze

Gli sportelli del patronato Acli della provincia di Firenze hanno raccolto oltre 150 domande, in soli due giorni

Boom di richieste al patronato Acli della provincia di Firenze per il reddito di emergenza, la misura di sostegno economico ai nuclei familiari in condizioni di necessità. Ancora prima dell’apertura della piattaforma Inps per la richiesta del Rem, spiega una nota, gli sportelli del patronato Acli della provincia di Firenze hanno raccolto oltre 150 domande, in soli due giorni, e altre decine sono state inviate tramite il sito, creato appositamente per agevolare i cittadini nell’invio della domanda.

“Dalla scorsa settimana la richiesta di assistenza per l’invio della domanda per il Rem è davvero molto alta – sottolinea Elisabetta Di Lorenzo, direttrice provinciale patronato Acli Firenze -. Nonostante la piattaforma Inps sia disponibile soltanto da oggi, nei giorni scorsi abbiamo raccolto decine di richieste sia agli sportelli che sul sito. Coloro che pensano di avere i requisiti per l’accesso al Rem non hanno aspettato l’apertura ufficiale della piattaforma, ma ci hanno già consegnato i documenti. E noi siamo pronti a trasmetterli all’Inps”. La scadenza per la presentazione delle domande per l’accesso al Rem è fissata al 30 aprile.

In Toscana sono oltre 40 gli sportelli del patronato Acli pronti ad assistere gratuitamente i cittadini, oltre all’apposito sito internet. “Il sito che abbiamo lanciato la scorsa settimana – aggiunge Di Lorenzo – permette ai cittadini di anticiparci i dati necessari all’invio della domanda, evitando così di fare la fila agli sportelli. Poi pensiamo noi a portare a termine la procedura contattando l’utente solo se è necessario”.

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Covid, Acli e Arci: “I circoli sono fondamentali, ma la crisi rischia di spazzarli via”

Covid, Acli e Arci: “I circoli sono fondamentali, ma la crisi rischia di spazzarli via”

L’allarme per le 1.500 sedi regionali sempre più in pericolo e commentano l’indagine sulle case del popolo e circoli fatta nei mesi di pandemia

“La chiusura dei circoli è un problema sociale reale e profondo, avvertito in maniera sensibile dalla stragrande maggioranza dei cittadini”. I presidenti Acli e Arci della Toscana, rispettivamente Giacomo Martelli e Gianluca Mengozzi, rimettono in luce la difficoltà dei circoli ricreativi e case del popolo ricordando il valore sociale delle 1.500 sedi collocate in ogni provincia della regione. A dimostrazione arriva anche la ricerca “Opinione pubblica e volontariato in Toscana” realizzata da Cesvot.

Un’indagine che ha coinvolto centinaia di residenti della Toscana. Per il 57% degli intervistati, rileva lo studio, i circoli e le case del popolo possiedono un “ruolo importante” e per il 22% persino un “ruolo fondamentale, insostituibile”. Appena il 3,2% dà un parere negativo.

“I circoli e le case del popolo hanno un funzione culturale e di svago, ma soprattutto rappresentano un collante del tessuto sociale. Questi dati ancora una volta lo raccontano – proseguono i presidenti – Quando chiude una sede per centinaia di persone significa perdere un riferimento, non avere più il luogo della comunità. Vale nei quartieri delle grandi città così come nei piccoli paesi. Non a caso tante strutture vengono frequentate giorno dell’anno. Un discorso che vale in modo particolare per la popolazione più anziana che come pochi altri ha accusato il dramma di questi mesi”. Sempre secondo la ricerca pubblicata da Cesvot, oltre il 68% delle persone over 64 sta infatti accusando una crescita del senso di solitudine.

“Non possiamo superare questa pandemia solo con le raccolte fondi tra i soci – concludono Martelli e Mengozzi – I sacrifici fatti sono stati enormi. La Regione ha mostrato supporto, adesso speriamo che il nuovo Governo riconosca l’importanza delle nostre case e dedichi le giuste risorse al Terzo settore”.

 

 

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Appello Arci e Acli Toscana: “Riapertura circoli in zona gialla”

Appello Arci e Acli Toscana: “Riapertura circoli in zona gialla”

La metà dei circoli Arci e Acli della Toscana rischiano la chiusura. L’appello al Governo: “Basta! Adesso permetteteci di  aprire  in zona gialla” Da marzo l’attività è sospesa e molte realtà associative non riescono più a sopravvivere. I presidenti: “Bar aperti e circoli chiusi: il Governo elimini questa discriminazione e aumenti l’efficacia dei ristori”

Con molta fatica hanno resistito al primo lockdown di marzo, ma il colpo di grazia potrebbe arrivare dal secondo: circa la metà dei 1500 circoli Acli e Arci della Toscana, tra queste moltissime realtà più piccole, potrebbero non riaprire mai più. E’ l’allarme lanciato dai presidente regionali Acli, Giacomo Martelli, e Arci, Gianluca Mengozzi, che lanciano un appello.

“La situazione è gravissima, ora basta.  Il Governo ci consenta di aprire ed elimini le discriminazioni permettendoci di poter svolgere l’attività sociale di somministrazione riservata ai soci almeno in zona gialla, con gli stessi limiti e modalità consentite agli esercizi commerciali”.

Tutte le attività sono chiuse da marzo, con l’eccezione di un paio di mesi in estate. A pagare il prezzo più alto sono i circoli dei lavoratori e le case del popolo, quelle che spesso rappresentato l’unico luogo di aggregazione oltre che presidio sociale.

“Queste realtà  – spiega Martelli –  hanno un valore fondamentale per tante persone, soprattutto anziane, che qui non solo passano il tempo, ma spesso ricevono servizi di prossimità per loro indispensabili, soprattutto se non possono muoversi facilmente. C’è una situazione di solitudine sociale molto grave”.

“Le conseguenze sociali della pandemia saranno molto gravi – aggiunge Mengozzi – Aumenteranno povertà e disuguaglianze per i settori sociali più vulnerabili. L’esistenza dei circoli ricreativi e culturali sarà ancor più necessaria per la salvaguardia dei diritti delle fasce popolari e per la coesione sociale delle nostre comunità. Per questo le Istituzioni, in primis il Governo, devono sentire l’obbligo di assicurare con atti concreti la sopravvivenza di questi insostituibili presidi.”

Con le entrate azzerate, la sostenibilità economica di queste realtà, che vivono di autofinanziamento, viene a mancare. Anche la campagna di tesseramento non è partita.  Poco o nulla al momento è arrivato dai ristori del Governo e aumentano anche le difficoltà per l’accesso al credito agevolato. “In attesa dei ristori promessi dal Governo, al momento le associazioni possono contare solo sugli aiuti previsti dalla Regione Toscana che ha sempre mantenuto alta l’attenzione sui  presidi”.

“Che il Governo – puntualizzano i presidenti – elimini l’ingiusta discriminazione che stiamo subendo. Non si comprende perché ai circoli siano impedite attività permesse ad altre categorie. Non accettiamo l’idea che, a parità di regole di sicurezza, le attività che si svolgono nei circoli vengano considerate più nocive di quelle realizzate nelle strutture commerciali. In assenza di sostegno economico, il Governo ci deve permettere almeno l’azione di autofinanziamento per poter sopravvivere. E’ necessario intervenire urgentemente per non mettere fine alla lunga storia dei nostri circoli. Facciamo appello anche ai parlamentari toscani che non ci hanno fatto mancare in questi mesi segnali di solidarietà perché intervengano presso il Governo”.

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