L’editoria italiana e il 2020, com’è andata

L’editoria italiana e il 2020, com’è andata

L’editoria italiana ha avuto un andamento migliore di quanto ci si potesse aspettare, con alcune eccezioni.

L’AIE (Associazione Italiana Editori) ha pubblicato il rapporto annuale sull’andamento dell’editoria italiana redatto in collaborazione con l’istituto per la statistica Nielsen. Nella sintesi all’elaborato si spiega come il primo quadrimestre del 2020 sia stato devastante sotto il punto di vista finanziario: una perdita di fatturato di 134 milioni di euro solo nei settori della narrativa e della saggistica venduti tramite i negozi fisici.

Su questi numeri influisce sensibilmente la sospensione delle uscite delle novità. Per non danneggiare ulteriormente le librerie, le case editrici e i distributori hanno deciso di interrompere le uscite dei titoli con maggiore attrattiva fino alla riapertura dei negozi. Il risultato è stato che dal 16 marzo fino al 3 maggio le novità pubblicate sono calate del 66,3%. Addirittura, considerando solo i tre principali distributori (ALI, Messaggerie Libri e Mondadori), la proposta di novità si è ridotta del 91,1%.

Nel frattempo l’editoria italiana è cresciuta nel mercato digitale. Nel primo quadrimestre del 2020 la percentuale di vendite online di libri di varia (saggistica e narrativa) passa da circa il 26% del totale al 47%. Concorrono a questo aumento anche alcune librerie che sono state capaci di adattarsi in fretta e spostare parte delle loro operazioni sul web. Infatti, durante le settimane del primo lockdown, il fatturato delle librerie cala dell’85% ma questo è una media tra quelle che hanno chiuso completamente e quelle che hanno continuato a operare attraverso altri canali.

Ad aver risentito in modo netto delle restrizioni dovute alla pandemia sono state invece le fiere, che sono state posticipate a data da destinarsi o annullate del tutto, l’editoria scolastica, quella turistica e artistica e quella giuridica.

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