Fondazione Open: chiuse indagini, 15 indagati 4 sono società

Fondazione Open: chiuse indagini, 15 indagati 4 sono società

Sono 11 le persone indagate destinatarie dell’avviso di conclusione indagini, tra cui lo stesso attuale leader di Italia Viva Matteo Renzi, Maria Elena Boschi, Luca Lotti, l’ex presidente di Open Alberto Bianchi e l’imprenditore Marco Carrai.

Le accuse riguardano presunte irregolarità nei finanziamenti a Open, la fondazione nata per sostenere le iniziative politiche di Matteo Renzi. Sono 11 le persone indagate destinatarie dell’avviso di conclusione indagini, tra cui lo stesso attuale leader di Italia Viva Matteo Renzi, Maria Elena Boschi, Luca Lotti, l’ex presidente di Open Alberto Bianchi e l’imprenditore Marco Carrai. Coinvolte nell’inchiesta anche quattro società. Tra i reati contestati a vario titolo nell’inchiesta compaiono il finanziamento illecito ai partiti, corruzione, riciclaggio, traffico di influenze

Secondo la procura Open operava come un vero e proprio partito.  A far partire gli accertamenti la plusvalenza da quasi un milione di euro che l’imprenditore Patrizio Donnini avrebbe ricavato con la cessione a Renexia (del gruppo Toto) di cinque società inattive ma autorizzate alla produzione di energia eolica.

In particolare, secondo le accuse, tra il 2012 e il 2018 la Fondazione avrebbe ricevuto ” in violazione della normativa” 7,2 milioni di euro, spesi almeno in parte per sostenere direttamente l’attività politica della corrente renziana.n Luca Lotti si sarebbe adoperato affinché in Parlamento venissero approvate disposizioni normative favorevoli al concessionario autostradale Toto Costruzioni spa e per questo la procura di Firenze lo accusa di corruzione in concorso nell’inchiesta sulla fondazione Open.

Lo si precisa nell’avviso di conclusione delle indagini. Secondo il procuratore aggiunto Luca Turco e il sostituto Antonino Nastasi, titolari delle indagini, Lotti, all’epoca dei fatti sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e segretario del Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica), avrebbe ottenuto in cambio di queste ‘attenzioni’ finanziamenti per la fondazione. In particolare, come ricompensa per l’operato di Lotti, il gruppo Toto avrebbe versato all’allora presidente di Open, avvocato Alberto Bianchi, 800.000 euro a fronte di una prestazione professionale fittizia.

Di questa somma, Bianchi avrebbe poi versato 200.000 euro alla Open e altri 200.000 al comitato per il Sì al referendum sulla riforma costituzionale. Per quest’episodio oltre a Lotti sono accusati di corruzione Bianchi, l’imprenditore Patrizio Donnini e Alfonso Toto, quale referente della Toto Costruzioni. Sempre in relazione allo stesso episodio, a Toto viene contestato anche il reato di finanziamento illecito ai partiti. Sia Alfonso Toto che Patrizio Donnini inoltre devono rispondere dell’accusa di traffico di influenze in concorso illecite: per l’accusa, Donnini, si sarebbe fatto pagare da Toto circa 1 milione di euro per una sua mediazione illecita con Luca Lotti. Il denaro, è la tesi dei pm, fu corrisposto attraverso Renexia spa (gruppo Toto) alla Immobil Green srl amministrata da Donnini. Quest’ultimo, accusato anche di autoriciclaggio, per mascherare la provenienza dei soldi, avrebbe impiegato parte delle somma ricevuta in due società attive nel settore del turismo e in acquisti immobiliari.

Lotti è accusato di corruzione anche in relazione a donazioni arrivate alla fondazione Open dalla British American Tobacco Italia spa. Secondo l’accusa formulata nell’avviso di conclusione indagini, tra il 2014 e il 2017 si sarebbe adoperato in relazione a disposizioni normative in materia di accise sui tabacchi lavorati, di interesse per la spa, ricevendo in cambio tra l’altro finanziamenti a Open per oltre 250.000 euro e la nomina di un manager gradito nel collegio sindacale della British American Tobacco spa. Sempre riguardo ai finanziamenti ricevuti da Open, l’ex presidente Alberto Bianchi è indagato anche per emissione di fatture per operazioni inesistenti e per traffico di influenze. L’ultimo reato viene contestato a Bianchi solo in relazione a una serie di finanziamenti, per una somma complessiva di oltre 100.000 euro, ricevuti da Open dalla Irbm Scienza Park spa

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Inchiesta ‘Open’: avvocato ed imprenditore cinema iscritti in registro indagati

Inchiesta ‘Open’: avvocato ed imprenditore cinema  iscritti in registro indagati

La fondazione Open che era nata per sostenere le iniziative politiche di Matteo Renzi. Accusati di traffico di influenze l’avvocato Luca Casagni Lippi  e l’imprenditore cinematografico Alessandro Di Paolo.

I fatti contestati dall’accusa sono relativi agli anni 2016 e 2017 e riguarderebbero donazioni di denaro fatte alla fondazione Open. Per questo motivo la procura di Firenze  ha iscritto  due nuove persone nel registro degli indagati nell’ambito dell’inchiesta  sulla fondazione Open: accusati di traffico di influenze sono  l’avvocato Luca Casagni Lippi, il cui studio a Firenze è stato perquisito nei giorni scorsi, e l’imprenditore cinematografico Alessandro Di Paolo. L’accusa, secondo quanto appreso, viene contestata a loro in concorso con l’ex presidente di Open, l’avvocato Alberto Bianchi.

La fondazione Open era  nata per sostenere le iniziative politiche di Matteo Renzi. I fatti contestati dall’accusa sono relativi agli anni 2016 e 2017 e riguarderebbero donazioni di denaro fatte alla fondazione Open da società riferibili all’imprenditore cinematografico Di Paolo per un ammontare complessivo di circa 280.000 euro. Per l’accusa, queste dazioni di denaro non sarebbero state contributi volontari ma sarebbero state erogate come frutto di accordi intercorsi tra l’imprenditore, l’avvocato Casagni Lippi e l’avvocato Bianchi.

Dalle indagini emerge che l’allora presidente di Open, avvocato Bianchi, avrebbe ottenuto le donazioni sfruttando le sue relazioni con Luca Lotti, che all’epoca dei fatti era sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri nonché segretario del Comitato interministeriale per la programmazione economica (Cipe). Lotti, al quale i pm già contestano il reato di corruzione in relazione ad altri episodi, non risulta comunque indagato in questo filone dell’inchiesta.

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Open, Bianchi: “non c’è nessun archivio segreto”

Open, Bianchi: “non c’è nessun archivio segreto”

L’ex sovintendente del Maggio a proposito dell’inchiesta che lo vede indagato:”Non esiste nessun archivio segreto dei finanziatori di Open. Tutti i contributi sono stati effettuati su un unico conto corrente bancario, intestato ad Open, ne era conoscibile e tracciata la provenienza, la data e l’importo”.

“Non esistono elenchi con nomi diversi da quelli che hanno fatto bonifici bancari, non esistono carte di credito intestate a parlamentari”. Lo scrive l’avvocato Alberto Bianchi, indagato nell’inchiesta Open di Firenze in una nota “Carte di credito e bancomat erano intestati alla Fondazione e a disposizione di controllati soggetti, tra cui un parlamentare, che in oltre sei anni non ha mai usato la carta di credito e ha usato il bancomat per piccole spese”. Lo scrive in una nota l’avvocato Alberto Bianchi, indagato nell’inchiesta Open di Firenze. Bianchi aggiunge: “avrei voluto far parlare gli strumenti processuali ma alcune cose lette in questi giorni mi spingono a intervenire per non alimentare la disinformazione in atto”.

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Inchiesta Open, perquisizioni: tra i reati ipotizzati riciclaggio e traffico influenze

Inchiesta Open, perquisizioni: tra i reati ipotizzati riciclaggio e traffico influenze

Perquisizioni della GdF sono in corso a Firenze e in altre città italiane nell’ambito di sviluppi delle indagini relative all’inchiesta della procura fiorentina sulla Fondazione Open che era stata costituita per sostenere le iniziative politiche dell’ex premier Matteo Renzi. Secondo quanto appreso, la procura, tra i reati contestati nell’inchiesta a vario titolo, considera riciclaggio, traffico di influenze, autoriciclaggio.

Tra le città dove i finanzieri stanno eseguendo le perquisizioni ci sono Firenze, Milano, Modena, Torino, Bari, Alessandria, Pistoia, Roma, Napoli, Palermo. L’inchiesta sulla fondazione Open – da cui sarebbero scaturite queste perquisizioni – è emersa nel settembre scorso quando a Firenze venne perquisito lo studio dell’avvocato Alberto Bianchi, ex presidente della Open, indagato per traffico di influenze illecite. Tra i documenti che gli furono sequestrati, ci sarebbero i bilanci della Open e la lista dei finanziatori della fondazione. Open aveva sostenuto, tra l’altro, la Leopolda di Matteo Renzi.

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Riesame conferma sequestro documenti ex presidente Open

Riesame conferma sequestro documenti ex presidente Open

Il tribunale del riesame ha rigettato il ricorso contro il sequestro della documentazione acquisita dalla guardia di finanza nel corso della perquisizione nello studio dell’avvocato Alberto Bianchi, ex presidente della fondazione Open.

L’ex presidente è indagato dalla procura di Firenze nell’ambito di un’inchiesta per traffico di influenze. Il legale di Bianchi, avvocato Nino D’Avirro, ha annunciato l’intenzione di presentare ricorso in cassazione contro il sequestro, a suo avviso “illegittimo”. La fondazione era nata per sostenere le iniziative di Matteo Renzi.

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