Carabinieri sequestrano oltre 4.000 tonnellate di “pomodoro 100% italiano”

Carabinieri sequestrano oltre 4.000 tonnellate di “pomodoro 100% italiano”

Sequestrate 4.477 tonnellate di falso “pomodoro 100% italiano”. Operazione guidata dai Carabinieri nello stabilimento livornese del gruppo agroalimentare Petti.

I Carabinieri per la Tutela Agroalimentare hanno sequestrato 4.477 tonnellate di pomodoro, per lo più confezioni di conserve (3.500 tonnellate) etichettate come “pomodoro 100% italiano” o “pomodoro 100% toscano”, pronte per la commercializzazione, il resto (977 tonnellate) era semilavorato e concentrato di pomodoro di provenienza extra-UE, nel deposito Italian Food spa del Gruppo Petti nello stabilimento di Venturina, a Livorno.

L’azione dei Carabinieri si è svolta nell’ambito di un’indagine della procura di Livorno per una presunta frode in commercio in cui risultano indagate sei persone. Per gli inquirenti il prodotto era falsamente etichettato come “100% italiano”, venendo miscelato con “rilevanti percentuali di pomodoro concentrato estero”. In particolare secondo l’accusa, gli indagati, agendo in diversi ruoli dell’organigramma aziendale, avrebbero posto in essere la sistematica produzione e commercializzazione fraudolenta di conserve di pomodoro falsamente etichettate destinate alla grande distribuzione.

Per gli investigatori, che al momento di accesso all’area di lavorazione avrebbero hanno colto in flagranza gli addetti mentre effettuavano l’operazione, il prodotto veniva però realizzato utilizzando rilevanti percentuali variabili di pomodoro concentrato extra-UE. I militari hanno sequestrato anche la documentazione contabile e in particolare le schede di produzione dalle quali risulta l’attribuzione al prodotto di caratteristiche diverse da quelle reali.

“Il comparto agroalimentare italiano è un’eccellenza del nostro Paese che è necessario valorizzare ma anche tutelare attraverso i controlli. Per questo esprimo gratitudine e sostegno all’operazione in tema di sicurezza alimentare a tutela del consumatore condotta dal Comando Carabinieri per la Tutela Agroalimentare”. Questo è stato il commento di Filippo Gallinella, deputato del MoVimento 5 Stelle e presidente della commissione Agricoltura della Camera, sull’operazione dei Carabinieri.

Gallinella aggiunge che “l’illecita procedura di utilizzare pomodoro concentrato estero miscelandolo con semilavorati italiani è stata riscontrata anche in flagranza. L’attività investigativa, a cui va il mio plauso, ne ha fatto emergere il disegno fraudolento di attribuire al prodotto caratteristiche di origine e composizione diverse da quelle reali. Ringrazio ancora gli organi di controllo che, con i loro puntuali e costanti accertamenti, tutelano le imprese sane del nostro made in Italy e garantiscono ai cittadini prodotti di qualità”.

L'articolo Carabinieri sequestrano oltre 4.000 tonnellate di “pomodoro 100% italiano” proviene da www.controradio.it.

Massa Carrara: Morto vicino binari, ‘stava inseguendo presunto ladro’

Massa Carrara: Morto vicino binari, ‘stava inseguendo presunto ladro’

A Massa Carrara, per carabinieri l’imprenditore è rimasto vittima di una caduta mortale dopo essersi aggrappato a treno per inseguire un ladro

Prende consistenza tra gli inquirenti l’ipotesi che l’imprenditore 32enne di Montignoso (Massa Carrara), Claudio Vita, trovato morto ieri mattina vicino ai binari tra le stazioni ferroviarie di Massa centro e Forte dei Marmi (Lucca) sia rimasto vittima di un incidente mentre cercava di fermare quello che credeva essere l’autore del furto del suo portafogli.

Un caso per il quale, si apprende oggi, la procura di Massa ha aperto inizialmente un fascicolo per omicidio: il 32enne è stato trovato con un profonda ferita alla testa. In base alla ricostruzione fatta dai carabinieri di Massa Carrara a cui sono affidate le indagini, Vita, titolare di un noto locale di Cinquale, avrebbe rincorso due persone fino alla stazione di Massa centro credendo che gli avessero rubato 5.000 euro, si sarebbe arrampicato su un treno merci come la persona che riteneva essere uno dei presunti ladri, e sarebbe poi rimasto vittima di una caduta mortale. In particolare, in base alle testimonianze raccolte dai militari, domenica sera il 32enne si trovava nel suo locale assieme ad alcune persone.

Alla chiusura, rimasto con qualche amico, si sarebbe accorto che gli mancava il portafogli e una somma di 5.000 euro. Il gruppo si sarebbe messo sulle tracce di due conoscenti andati via dal locale prima di loro. Arrivati alla stazione di Massa, secondo le testimonianze degli amici di Vita raccolte dai carabinieri, una delle due persone che stavano cercando, un giovane residente a Prato, sarebbe fuggito verso i binari e poi sarebbe salito su un treno merci che stava transitando a passo d’uomo. Il pratese sarebbe salito a metà convoglio mentre Claudio Vita, che aveva l’uso di un solo braccio a causa di un incidente stradale di anni fa e girava per questo sempre con un tutore, si sarebbe aggrappato all’ultimo convoglio del treno. Non ci sarebbero dopo questo momento altre testimonianze da parte delle persone che erano col 32enne. La salma è stata poi ritrovata alcuni chilometri dopo la stazione, vicino ai binari. Secondo i carabinieri il 32enne sarebbe caduto: “Non può esserci stata colluttazione tra i due sul treno – è stato spiegato dai militari – perché Vita si è aggrappato all’ultimo vagone merci, e tra lui e la persona che inseguiva abbiamo contato 15 vagoni”. Al momento non risultano persone iscritte nel registro degli indagati. I carabinieri di Prato hanno anche ascoltato il giovane pratese: da quanto spiegato ha negato ogni accusa.

L'articolo Massa Carrara: Morto vicino binari, ‘stava inseguendo presunto ladro’ proviene da www.controradio.it.

‘Ndrangheta in Toscana, “3000 euro per emendare legge Regione”

‘Ndrangheta in Toscana, “3000 euro per emendare legge Regione”

Firenze, più interferenze della ‘ndrangheta e pressioni su Regione Toscana, Arpat e Comune di Santa Croce sull’Arno finalizzate a compiere delitti contro la pubblica amministrazione.

Anche per questo sono stati indagati i membri dell’Associazione Conciatori di Santa nell’inchiesta che stiamo seguendo da stamane, della Dda di Firenze e dei carabinieri, per associazione a delinquere e reati ambientali che avebbe svelato connessioni con cosche della ‘ndrangheta infiltratesi in Toscana.

In particolare nell’ordinanza che ha disposto sei arresti (19 gli indagati), uno dei filoni dell’operazione odierna, il gip Elisabetta Zatini accusa i vertici dei conciatori – Gliozzi, Maccanti, Donati e Francioni, in collaborazione con il sindaco Giulia Deidda – di aver agito in concorso tra loro e con il consigliere regionale Andrea Pieroni (Pd) nel reato di corruzione per atti contrari ai doveri di ufficio “per aver ottenuto da parte di costui (Pieroni, ndr) nel maggio-giugno 2020 la disponibilità a presentare nell’esercizio dei suoi poteri di ufficio modificandone un emendamento alla legge regionale n.20/2006 l’art.13 bis, commi 1, 6 ,8 con legge regionale n.32/2020, di cui non conosceva e comprendeva neanche il contenuto tecnico perchè in realtà redatto e ideato dal consulente del consorzio Aquarno, avvocato Alberto Benedetti (anche lui fra gli indagati), per sottrarre il consorzio Aquarno dall’obbligo di sottoporsi alla procedura di autorizzazione di integrazione ambientale (Aia)”.

Secondo le carte dell’inchiesta, fu usato a tal fine “l’espediente di escludere l’impianto da quelli facenti parte il servizio idrico integrato”. Ciò, viene ricostruito, “tramite la promessa di utilità poi quantificate in 2-3.000 euro da erogarsi in concomitanza con la campagna elettorale delle elezioni regionali tenutesi nel settembre 2020 o in tempi immediatamente successivi”. Quell’articolo di legge (regionale), si annota nel testo dell’ordinanza, “fu impugnato dal Governo davanti alla Corte Costituzionale”.

L'articolo ‘Ndrangheta in Toscana, “3000 euro per emendare legge Regione” proviene da www.controradio.it.

🎧 ‘Ndrangheta in Toscana, traffico illecito rifiuti mascherato da economia circolare nel conciario

🎧 ‘Ndrangheta in Toscana, traffico illecito rifiuti mascherato da economia circolare nel conciario

Dichiarazioni raccolta da Chiara Brilli al procuratore capo Giuseppe Creazzo. 

‘Ndrangheta: ci sarebbero anche esponenti politici e dirigenti di enti pubblici in Toscana fra i 19 soggetti al momento indagati nell’indagine Keu della Dda di Firenze coi Carabinieri Forestali e altre specialità dell’Arma, inchiesta dedicata all’infiltrazione della ‘ndrangheta calabrese nella gestione dei reflui e dei fanghi industriali del distretto conciario di Santa Croce sull’Arno.

L’inchiesta coinvolge elementi di vertice dell’Associazione Conciatori di Santa Croce sull’Arno i quali rappresentano il fulcro decisionale di tutto l’apparato sotto indagine. Contestati a vario titolo i reati di associazione a delinquere aggravata dall’agevolazione mafiosa, traffico illecito di rifiuti, inquinamento e impedimento del controllo da parte degli organi amministrativi e giudiziari.

L’inchiesta si chiama Keu, nome dell’inerte derivante dal trattamento dei fanghi degli scarti della concia delle pelli, e ha portato a 6 misure di custodia cautelare (una in carcere e cinque agli arresti domiciliari), 7 interdizioni dall’attività di impresa, due sequestri preventivi di impianti di gestione di rifiuti ed oltre 60 perquisizioni. Eseguito anche un sequestro per equivalente di oltre 20 milioni di euro e numerose perquisizioni ed ispezioni personali e domiciliari presso oltre 50 obiettivi nelle province di Firenze, Pisa, Arezzo, Crotone, Terni e Perugia.

concerie
Foto Controradio

Per gli inquirenti gli esponenti indagati al vertice dell’Associazione Conciatori sono riferimento di un sistema che agisce con le modalità “di un sodalizio organizzato per la commissione di reati, utilizzando a tale scopo vari consorzi” in un comparto industriale – la concia delle pelli – a particolare rischio ambientale per i rifiuti, “la cui gestione illecita provoca conseguenze in termini di contaminazione” delle falde, dei corsi d’acqua, dei terreni, dell’ambiente, del suolo laddove tali scarichi industriali vengano smaltiti illecitamente o a seguito di procedure insufficienti”.

Creazzo
Foto Controradio

E’ stato inoltre verificato, spiegano Dda e Arma dei carabinieri, che “il peso economico del comparto, consente ai suoi referenti di avere contatti diretti che vanno anche oltre i normali rapporti istituzionali con i vertici politici e amministrativi di più Enti Pubblici territoriali, che a vario titolo avrebbero agevolato in modo sostanziale il sistema, alcuni dei quali figurano fra gli indagati”.

In particolare è emerso che i rifiuti derivanti dal trattamento dei fanghi della depurazione degli scarichi delle concerie trattati dal complesso industriale Aquarno, consistevano in ceneri che presentano concentrazioni di inquinanti tali da non poter essere riutilizzati per recupero in attività edilizie di riempimento di rilevati o ripristini ambientali, ed invece erano inviati ad un impianto di produzione di materiali riciclati che provvedeva a miscelare questo rifiuto con altri inerti e a classificarlo materia prima per l’edilizia, così da essere impiegato in vari siti del territorio con concreto pericolo di contaminazione del suolo e delle falde.

Inoltre sono emerse altre criticità per quanto le attività di scarico delle acque depurate operate dallo stesso depuratore Aquarno che riversa nel corpo recettore, il canale Usciana, acque non adeguatamente depurate. Anche la fase di lavorazione del cromo esausto ha presentato notevoli profili di criticità, essendo commercializzato dopo un trattamento, come materia prima pur non avendone i requisiti, e rimanendo un vero e proprio rifiuto. Di particolare rilievo la circostanza che il titolare dell’impianto di trattamento abusivo dei materiali riciclati, Francesco Lerose, fosse in stretto contatto con ambienti di spessore criminale della cosca Gallace, i quali avevano preso il controllo del subappalto del movimento terra per la realizzazione del V lotto della Strada regionale 429 Empolese.

Grazie a questi contatti e infiltrazioni risulterebbero stati smaltiti abusivamente nei rilevati della superstrada circa 8.000 tonnellate di rifiuti contaminati. Questo episodio costituisce il collegamento investigativo tra l’indagine denominata “Keu” e l’indagine svolta dai carabinieri del Ros denominata “Calatruria”, poiché attraverso la ditta mugellana Cantini Marino, infiltrata da esponenti della cosca Gallace, è stato possibile ricostruire da parte del Ros il controllo del movimento terra nell’appalto del lotto V della Strada regionale 429 con condotte estorsive, e contemporaneamente è stato possibile ricostruire da parte dei carabinieri forestali e dei carabinieri del Nucleo Ecologico la collaborazione fornita da Francesco Lerose alla ditta Cantini con la fornitura di ingenti quantitativi di rifiuti contaminati smaltiti abusivamente quale sottofondo o rilevato per le opere realizzate nell’appalto pubblico.

Il generale Giancarlo Scafuri, viceomandante dei ROS

L'articolo 🎧 ‘Ndrangheta in Toscana, traffico illecito rifiuti mascherato da economia circolare nel conciario proviene da www.controradio.it.

Sessantenne muore a 6 ore da vaccinazione, aperta inchiesta

Sessantenne muore a 6 ore da vaccinazione, aperta inchiesta

Fucecchio, in provincia di Firenze, un sessantenne, residente nel comune toscano, è morto venerdì intorno alle 19:00, in seguito a un malore.

Lo stesso giorno, sei ore prima, il sessantenne era stato vaccinato contro il Covid all’ospedale di Empoli, in quanto rientrava tra le persone “estremamente fragili”, per aver subito lo scorso anno, l’operazione di asportazione di un rene.

In seguito all’accaduto, il Pm di Firenze, Massimo Bonfiglio, ha avviato gli accertamenti del caso, ed ha disposto il trasferimento della salma al reparto di Medicina legale di Firenze, dove è a disposizione della magistratura, il magistrato è intervenuto dopo che i familiari del sessantenne si sono rivolti ai carabinieri.

La notizia è riportata domenica dal Tirreno. La famiglia si è rivolta anche a un legale e attende di sapere se verrà disposta un’autopsia o comunque un esame esterno per chiarire se ci possano essere correlazioni tra il decesso e la somministrazione del siero.

“Mio padre aveva subìto un intervento chirurgico per l’asportazione di un rene. Da allora si sottoponeva costantemente agli esami di controllo e stava facendo la chemioterapia” ha spiegato il figlio al quotidiano. “Stava tutto sommato bene in questo periodo. Non aveva dato nessun segnale che facesse presagire una cosa del genere” aggiungono altri familiari.

L'articolo Sessantenne muore a 6 ore da vaccinazione, aperta inchiesta proviene da www.controradio.it.