Ottavio Leoni, Volti e Storie.

Ottavio Leoni, Volti e Storie.

“Volti e storie. Ottavio Leoni (1578-1630) ritrattista nell’Accademia Colombaria e nelle raccolte fiorentine” è la mostra dedicata a un artista strepitoso.

Ottavio Leoni, romano, vissuto tra il 1578 e il 1630, era un ritrattista fenomenale.

Tanto per mettere le cose in prospettiva, artisti sommi come Velazquéz e Van Dyck lo ammiravano. E ancora oggi il suo talento lascia a bocca aperta.

Disegnava come un angelo, Ottavio Leoni. E chissà se utilizzasse la camera lucida. Comunque sia, consiglio a tutti la deliziosa e goduriosa mostra “Volti e Storie. Ottavio Leoni (1578-1630) ritrattista nell’Accademia Colombaria e nelle raccolte fiorentine’” aperta nei locali dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze, in via Bufalini al 6.

Preparatevi a non credere ai vostri occhi. I ritratti di Ottavio Leoni a tanti personaggi del suo tempo sono di una maestria incredibile. Sono tutti realizzati a pietra rossa e nera oppure a carboncino, su carte bellissime. E ci restituiscono con una vividezza e una profondità sbalorditive tipi umani che potrebbero sorriderci e farci l’occhiolino, tanto la sua matita li rende vivi e palpitanti.

Come i ritratti di Fayyum, questi disegni ci trasportano davanti ai soggetti ritratti. Sentiamo il fruscio dei loro abiti, li vediamo respirare: ma chi sono i suoi soggetti? Si tratta per lo più di personaggi potenti alla corte papalina. Politici, aristocratici, militari, galleggianti vari. C’è anche qualche papa e i soliti porporati di contorno.

Poi, per fortuna, ci sono anche artisti: Bernini, Caravaggio, i grandi musicisti del tempo. E ci sono anche vari personaggi femminili; alcune dame, mogli di e figlie di; insieme ad altre, invece anonime. Tutte straordinariamente vive.

Chiunque sia il soggetto infatti, ogni disegno di Ottavio Leoni in mostra è di livello altissimo. A dirla in una parola, è incredibile. Come incredibile è la sorte di questi bellissimi disegni. E solo il fatto che si possano oggi ammirare ha del miracoloso.

Infatti questi lavori – che sono su carta, quindi fragilissimi – sono scampati miracolosamente alle mine tedesche della notte funesta tra il 3 e il 4 agosto 1944. Cioè la notte in cui i nazisti fecero saltare i ponti di Firenze. Circa 100 disegni di Orazio Leoni erano custoditi nella sede dell’Accademia Colombaria. Che era in Via de’ Bardi. E che fu completamente distrutta.

Eppure, dalle macerie i disegni di Orazio Leoni emersero praticamente intatti. Fa venire i brividi pensarci, come pensare a che fortuna e a che miracolo sia il poterne ammirare 60 adesso in questa mostra.

Per tutte queste ragioni ‘Volti e storie. Ottavio Leoni (1578-1630) ritrattista nell’Accademia Colombaria e nelle raccolte fiorentine’ è una mostra favolosa e davvero memorabile. Che consiglio caldamente a chiunque legga queste righe.

Margherita Abbozzo.

Tutte le immagini, courtesy Fondazione CR Firenze. Quelle dell’allestimento sono mie.

Volti e storie. Ottavio Leoni (1578-1630) ritrattista nell’Accademia Colombaria e nelle raccolte fiorentine è allo Spazio mostre della sede di Fondazione CR Firenze
in Via Bufalini 6, Firenze. L’ingresso è libero e gratuito. Aperta tutti i giorni con orario 10-17. Chiusura il 24, 25, 26, 31 dicembre; 1, 6 gennaio.

L’esposizione è promossa e organizzata dalla Fondazione CR Firenze in collaborazione con l’Accademia Toscana di Scienze e Lettere “La Colombaria”, ed è a cura di Piera Giovanna Tordella.

Mostra Volti_e_storie_invito (1)Sono possibili visite guidate per gruppi, che sono gratuite, solo su prenotazione e fino ad esaurimento dei posti disponibili.
Info e prenotazioni Tel. +39 055 5384 997/001. Altre info pratiche qui .

L'articolo Ottavio Leoni, Volti e Storie. proviene da www.controradio.it.

Chroma Keys, un’incursione dentro il cinema e nella meraviglia della finzione

Chroma Keys, un’incursione dentro il cinema e nella meraviglia della finzione

Un corpo “alieno” appare e scompare nella scena di un film e in atto un vero e proprio sabotaggio. È quello di Silvia Calderoni dei Motus, che venerdì 22 e sabato 23 novembre al Centro Pecci porta in scena Chroma Keys, una incursione dentro il cinema e nella meraviglia della finzione e dei suoi vecchi “trucchi” stereoscopici

Silvia Calderoni dei Motus porta in scena un sabotaggio sfrontato e ironico del frame cinematografico. Una performance che crea una nuova sceneggiatura, che sarà il pubblico a completare. Venerdì 22 e sabato 23 novembre alla Sala Bianca del Centro Pecci di Prato
Chroma Keys è parte del programma di Body To Be, progetto curato da Kinkaleri che indaga sulla performance contemporanea nelle sue diverse declinazioni. Ospitato per la quarta edizione al Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci, Body To Be rinnova la sua relazione con la città cercando per ogni occasione il luogo più rappresentativo che la riguardi. La performance esplora la possibilità del Green Screen, un’antica tecnica cinematografica che accelera il potere liberatorio e visionario delle immagini alla base degli artifici di tanto cinema delle origini.

Silvia Calderoni precipita quindi in un viaggio dal clima apocalittico, immerso in quella luce da disastro imminente che tanto ricorre nella filmografia di Bela Tarr… Un movimento/immobile che potrebbe continuare all’infinito, attraversando “citazioni” di film che in qualche modo rimandano/trattano/riflettono la sparizione, il senso dell’andare o dell’andarsene, dell’abbandono, ma anche della scoperta. L’atmosfera futuristica e distopica resta ambigua e sospesa: si presuppone un “mondo a venire” o piuttosto, “un mondo a venire senza mondo”, con il profilarsi di un evento che “la fa finita con tutti gli eventi” come in Melancholia di Lars Von Trier? Sta al pubblico completare la sceneggiatura.
La compagnia Motus, fondata nel 1991 da Enrico Casagrande e Daniela Nicolò esplode negli anni 90 con spettacoli di grande impatto emotivo e fisico, riuscendo a prevedere e raccontare alcune tra le più aspre contraddizioni del presente.
Dalla sua fondazione, affianca la creazione artistica – spettacoli teatrali, performance e installazioni – con un’intensa attività culturale, conducendo seminari, incontri, dibattiti e partecipando a festival interdisciplinari nazionali e internazionali. Ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui tre premi UBU e prestigiosi premi speciali per il suo lavoro. Nel 2020 i registi della compagnia saranno direttori artistici della cinquantesima edizione del Santarcangelo Festival.

PecciCentro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci, Viale della Repubblica 277, Prato.
Informazioni e prenotazioni tel. 0574 448212 – info@kinkaleri.it
Ticket:
Intero : 10 euro
Ridotto under 26, Over 65, Studenti: 7euro
Convenzione studenti dell’Accademia delle Belle Arti Firenze: 5 euro

L'articolo Chroma Keys, un’incursione dentro il cinema e nella meraviglia della finzione proviene da www.controradio.it.

Lo Schermo dell’Arte Film Festival, anno 12

Lo Schermo dell’Arte Film Festival, anno 12

Lo Schermo dell’Arte Film Festival, diretto da Silvia Lucchesi, torna anche quest’anno. Dal 12 al 17 novembre, al Cinema La Compagnia.

Come al solito Lo Schermo dell’Arte offre un nutritissimo programma di approfondimenti sull’arte e sugli artisti contemporanei.

E in parallelo, dal 12 novembre al 1 dicembre, a Palazzo Strozzi si vede l’interessantissima mostra VISIO Moving Images After Post Internet, curata da Leonardo Bigazzi.  promossa e organizzata da Fondazione Palazzo Strozzi e da Lo schermo dell’arte Film Festival.

VISIO è rivolto e dedicato agli artisti under 35 che lavorano con video e cinema. C’è stata una open call. Hanno risposto in più di 100 artisti da 35 diversi paesi. 12 sono stati selezionati. In mostra vedremo i loro lavori sulla “condizione post-internet”.

Lo Schermo dell’Arte parte alla grande. Subito infatti, alla serata di apertura, arriva una doppietta niente male: un film-istallazione del celebre artista francese Philippe Parreno

e un documentario sulla mitica fotografa Letizia Battaglia.

Si parte col botto insomma. Dopodichè il programma di Lo Schermo dell’Arte è pieno zeppo di film da vedere.

Oltre allo speciale Focus dedicato quest’anno all’artista britannico Jeremy Deller, che abbiamo visto pochi mesi fa al Museo Pecci con la mostra Wiltshire Before Christ, ci sono tanti film d’artista e documentari, molti dei quali in anteprima nazionale o mondiale; e poi progetti speciali, incontri e tavole rotonde.

Nonchè una specialissima performance. Il 15, 16 e 17 novembre gli artisti Roberto Fassone e Kasia Fudakowski “saranno” le tende del lavoro Lo scherzo dell’arte. Per un progetto speciale sull’umorismo e la comicità nell’arte contemporanea.

Si diceva della doppietta d’apertura: mercoledì 13 novembre alle 18 si parte con l’ anteprima italiana di No More Reality Whereabouts di Philippe Parreno. Si tratta di un “film di film” che riunisce brani di lavori realizzati da Parreno negli ultimi vent’anni.

Sarà una sorta di performance-film, con il pianista Mikhail Rudy che accompagnerà la visione del film con brani di molti musicisti, tra i quali John Cage, Bach, Ligeti e Scriabin.

Poi si torna con i piedi per terra in compagnia della grande Letizia Battaglia, protagonista di Shooting the Mafia, della regista inglese Kim Longinotto.

Da lì in poi il programma de Lo Schermo dell’Arte è pieno di chicche. Che esplorano il mondo dell’arte, ma anche i cambiamenti e le tematiche sociali, geopolitiche e ambientali che interessano il mondo contemporaneo.

Tra i film e documentari scelti per la dodicesima edizione de Lo Schermo dell’Arte ci sono tre anteprime mondiali:

La prima è quella del 14 novembre, alle ore 22: Romanistan (2019) di Luca Vitone racconta il suo viaggio all’incontrario lungo il tragitto di emigrazione del popolo Rom, dall’India nord occidentale all’Europa iniziato nell’VIII secolo. E per chi vuole approfondire, Vitone ha una personale al Centro Pecci fino al 2 febbraio 2020.

Poi il 15 novembre alle ore 21 arriva Welcome Palermo del duo Masbedo, realizzato l’anno scorso durante Manifesta 12.

 

Infine il 17 novembre alle ore 21 si potrà vedere Nelson-Jorit e il condominio dei diritti di Omar Rashid (2019). Il documentario segue le fasi dell’esecuzione del grande murale con il volto di Mandela realizzato nel 2018 a Firenze dallo street artist Jorit.

Altre gemme?  Ettore Spalletti, di Alessandra Galletta (2019) film dedicato al grande artista abruzzese appena scomparso.

E Beyond the Visible – Hilma Af Klint di Halina Dyrschka (2019), che racconta la storia della prima artista che ha introdotto l’astrazione nella pittura all’inizio del XX secolo. Non è stato Kandinsky, come c’è scritto su tutti i manuali! Le mostre  di Hilma Af Klimt nel mondo sono state affollatissime. Noi potremo conoscerla grazie a Lo Schermo dell’Arte il 15 novembre, alle 19.15.

Interessante infine sarà anche vedere Barbara Rubin and the Exploding NY Underground di Chuck Smith (2018). Il film racconta la storia di Barbara Rubin, artista e filmmaker in anticipo sui tempi e oggi dimenticata, che con le sue opere e le sue amicizie celebri, da Andy Warhol a Bob Dylan, da Allen Ginsberg a Salvador Dalì, ha influenzato l’evolversi dei movimenti artistici degli anni Sessanta a New York (16 novembre, alle 22.30).

Ma interessanti sono tutti i film di questa edizione de Lo Schermo dell’Arte. Quindi consultate il programma e organizzatevi: il consiglio è quello di portarsi un sacco a pelo e piantare le tende al Cinema La Compagnia per tutti i sei giorni de Lo Schermo dell’Arte.

 

Margherita Abbozzo.

 

L'articolo Lo Schermo dell’Arte Film Festival, anno 12 proviene da www.controradio.it.

Mostre: Urbanismi 2017-2019, personale di Alberto Mommarelli a Firenze

Mostre: Urbanismi 2017-2019, personale di Alberto Mommarelli a Firenze

Il 9 Novembre nella spazio di Monica Lupi (via Luna1) inaugura la personale di Alberto Mommarelli ‘Urbanismi 2017-2019’. L’artista presenta in questa occasione due gruppi di lavori che nascono in simbiosi e crescono parallelamente: i Monotipi, stampe su carta con pittura a olio e i Cementizi, tele con malte cementizie e pittura a olio.

In queste due serie ci sono degli elementi comuni, forme pittoriche, astratte ma figurative, che sembrano degli elementi architettonici che diventano anche delle “quasi lettere”.

Nella serie dei Monotipi, Mommarelli lavora su grandi fogli di carta (dalla pregiata a quella da spolvero, di diverse tonalità) sui quali imprime – con timbri di legno (ed altro), di recupero o realizzati – forme geometriche. Il contorno è definito dal quadrato cm 10 x 10. Al loro interno appaiono forme geometrie da quelle basiche a quelle più articolate e composte. Le impronte sono affiancate una accanto all’altra, ma più spesso in sovrapposizione di strati; a volte con copertura totale di colore a volte con trasparenza, formando grandi campi di frammenti architettonici, che rinviano a prospetti di edifici o planimetrie dall’assetto tipico della metropoli contemporanea. Sono, costruzioni, griglie, accumuli che generano spazio. Sono urbanismi.

Il colore in tutto il lavoro di Alberto Mommarelli è centrale. Il colore è percezione primaria, è materia, viene assorbito di più o di meno a seconda della superficie, brilla e vibra ad intensità diverse. Il colore è il segno che costruisce l’immagine.

Questa natura cromatica è ancora più vera e visibile nella serie dei Cementizi, tele di grande formato, la cui superficie è coperta di malte cementizie di varia tipologia – più grigie o più bianche –  tutte tattilmente vive.

Su queste superfici il colore ad olio delinea uno o pochi degli elementi architettonici presenti in denso accumulo nei Monotipi. Questi elementi, adesso isolati e ingranditi e quasi sempre divisi a metà (non più ottenuti per impressione di forme di legno intagliate, ma dipinte direttamente) sono una presenza viva sulla tela. L’accumulo della prima serie di lavori diventa sottrazione e sperimentazione nello spazio di un segno potente. La costruzione del lavoro si concentra sugli elementi strutturali: il cemento è materia forte, il campo  accoglie i frammenti di forme astratte che ancora possono ricordare planimetrie di edifici o dettagli architettonici. Questi segni migrano, occupando volta volta il centro o i margini della tela, spostandosi per creare la tensione perfetta fra colore e sfondo.

La creazione artistica per Alberto Mommarelli è come un gesto scaramantico e primordiale, una costruzione che non ha trovato una forma finale, ma si rigenera continuamente in un processo di accumulo o isolamento del segno.

Daria Filardo

Alberto Mommarelli – Urbanismi 2017-2019: opening 9 Novembre h 16-21, Spazio Monica Lupi via Luna 1, Firenze. Su appuntamento fino al 23 novembre.

L'articolo Mostre: Urbanismi 2017-2019, personale di Alberto Mommarelli a Firenze proviene da www.controradio.it.

Wolfgang Laib, arte straordinaria a Firenze.

Wolfgang Laib arriva a Firenze con una mostra estesa veramente eccezionale. “Without time, without place, without body” è in 4 luoghi diversi. E che luoghi!

Wolfgang Laib, tedesco di Metzingen, classe 1950, è uno degli artisti più meravigliosi ed importanti delle ultime decadi. Il suo lavoro di tutta la vita è serio, intenso, costante. Puro. Lontanissimo dalle mode. Autentico.

Wolfgang Laib – che in un’altra vita ha studiato medicina – è un artista che lavora con pochi materiali, naturali: il polline, la cera, il miele, il latte.

Da anni e anni le sue opere sussurrano con gentilezza e grazia essenziale verità fondamentali sull’essere umani.

E adesso Wolfgang Laib è a Firenze con una serie di lavori veramente fantastica ospitati in luoghi d’eccezione.

Il Museo Novecento presenta infatti “Without Time, Without Place, Without Body”, mostra curata da Sergio Risaliti, in quattro luoghi diversi della città.

Si tratta di quattro luoghi sacri: il convento di San Marco, la cappella in palazzo Medici Riccardi, la cappella Pazzi in Santa Croce, e quella Rucellai accanto al museo Marino Marini.

Questi spazi meravigliosi amplificano la bellezza vertiginosa dei lavori di Wolfgang Laib.

Le sue sono opere realizzate con pollini di tarassaco e di nocciolo, oppure con cera d’api. Materiali al 100 per cento naturali, raccolti con amore e pazienza da Laib stesso.

Materiali non troppo diversi dai pigmenti naturali che usavano per i loro affreschi il Beato Angelico e Benozzo Gozzoli nei loro affreschi in quegli stessi luoghi (come si vede in una vetrinetta al Museo di San Marco).

C’è una sintonia profonda tra questi artisti e Wolfgang Laib. Al di là delle barriere del tempo. Che in arte non esistono.

Le opere di Wolfgang Laib rispettano la spiritualità dei luoghi e sono in sintonia profonda con la stessa idea di armonia tra uomo e creato che ha ispirato la creazione di quei luoghi.

In più, esiste una sintonia di intenti tra i luoghi e le opere di Laib, una sintonia che si manifesta nella semplicità armoniosa, nell’assenza di retorica, nell’andare dritti come frecce al punto.

Un punto che non si può spiegare a parole. Perchè è poesia.

Per questo bisogna andare a vedere con i propri occhi, a sentire con il proprio cuore. Per scoprire che questa arte straordinaria e indimenticabile ci fa entrare in sintonia con il creato.

Margherita Abbozzo. Tutte le fotografie sono fatte da me. Non possono rendono nemmeno un millesimo della poesia di ogni opera, fatevi un regalo, andate a vederle!

 

“Without Time, Without Place, Without Body” è curata da Sergio Risaliti e prodotta da Museo Novecento. Aperta dal 25 ottobre 2019 al 26 gennaio 2020.  Occhio alle date! Al Museo di San Marco i due lavori di Wolgang Laib sono visibili solo per tre giorni: cioè il 25, 26, 27 ottobre 2019. Info pratiche qui.

L'articolo Wolfgang Laib, arte straordinaria a Firenze. proviene da www.controradio.it.

Powered By Tempera & WordPress.