Fantastic Negrito “White Jesus Black Problems”. Disco della settimana.

Fantastic Negrito “White Jesus Black Problems”. Disco della settimana.

Un ambizioso progetto multimediale su razzismo, capitalismo, storie di antenati ed il significato stesso di libertà, su ritmi africani e suoni “delta blues”. Sarà anche un film “White Jesus Black Problems” di Fantastic Negrito, intanto è il nostro “Disco della settimana“.

Scritto e registrato a Oakland, dove Fantastic Negrito è nato e risiede, ‘White Jesus Black Problems’ è un progetto multimediale basato sulla storia vera della nonna scozzese bianca di settima generazione di Negrito, nonna Gallamore era una serva a contratto sposata con il nonno afroamericano di settima generazione, nonno Courage. La relazione era una sfida alle leggi razziste e separatiste della Virginia coloniale del 1750.

Pubblicato dalla sua stessa etichetta, la Storefront Records, ‘White Jesus Black Problems’ è il progetto di Fantastic Negrito più ambizioso ad oggi. La pubblicazione sarà accompagnata anche da un film, creato dallo stesso artista, e basato sulle musiche del nuovo lavoro e del quale possiamo già guardare il trailer.

Nel corso dell’ultimo anno Negrito ha scritto oltre 50 brani ispirati a Gallamore e Courage, riducendo infine la raccolta a un mix di 13 canzoni ed intermezzi che hanno catturato la lotta e il trionfo della giovane coppia. Per la prima volta, Negrito ha inoltre registrato il nucleo di ogni traccia dal vivo, in studio, insieme al suo batterista James Small (che interpreta nonno Courage nel film), prima di mettere insieme altri strumenti da solo e coinvolgere collaboratori esterni come il bassista Cornelius Mims, il chitarrista Masa Kohama, il tastierista Lionel LJ Holoman e la violoncellista Mia Pixley.

Fantastic Negrito arriva sulla scena internazionale nel 2015, quando si aggiudica l’NPR Tiny Desk Contest. Da allora ha continuato a conquistare successi, premi e riconoscimenti, tra cui un Grammy Award per il miglior album di blues contemporaneo per ognuno dei tre dischi che ha pubblicato: ‘The Last Days of Oakland‘ (2017), ‘Please Don’t Be Dead‘ (2019) e ‘Have You Lost Your Mind Yet?’ (2020).

La sua storia è davvero avvincente e radicata nella lotta e nella contesa: dai massimi di un contratto discografico da un milione di dollari ai minimi di un incidente stradale quasi fatale, che lo lasciato in coma, danneggiando permanentemente la sua mano e cambiando la sua visione della vita. Dalle strade di Oakland al palcoscenico mondiale, la musica di Fantastic Negrito trasuda schiettezza, tra black music, roots, punk e blues, testi autobiografici e di condanna, testi di speranza e sincerità. 

Al di fuori della musica, Xavier mette in atto il suo essere socialmente progressista e ha creato Storefront Market, un mercato gratuito per il pubblico, con venditori che rappresentano la comunità di West Oakland e i quartieri circostanti. Gestisce inoltre la sua fattoria urbana, Revolution Plantation, dove insegna alla comunità a fare giardinaggio, uno sforzo per trasmettere pratiche che possono sostenere allo stesso modo i quartieri locali e il nostro pianeta, mentre si connette con i suoi antenati Free Negro Farmer appena scoperti.

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The Black Keys, “Dropout Boogie. Disco della settimana.

The Black Keys, “Dropout Boogie. Disco della settimana.

Con l’undicesimo album di studio The Black Keys tornano allo sporco blues rock “moderno” delle origini. Dropout Boogie è un disco immediato e diretto, interamente scritto nelle jam in studio e con collaborazioni prestigiose.

Dopo 10 album, di cui gli ultimi cinque entrati in Top 10, sei Grammy Awards e tour sold-out in tutto il mondo, The Black Keys sono tornati. Il duo definito da Uncut “una delle migliori band rock’n’roll del pianeta” ha appena pubblicato il nuovo undicesimo album in studio dal titolo Dropout Boogie su etichetta Nonesuch Records. Dropout Boogie vanta collaborazioni con Billy F. Gibbons (ZZ Top), Greg Cartwright (Reigning Sound) e Angelo Petraglia (Kings of Leon). 

Dropout Boogie è uscito un giorno prima del dodicesimo anniversario del primo album di The Black Keys The Big Come Up. Come è stato per tutta la loro carriera, Dan Auerbach e Patrick Carney hanno scritto tutto il materiale in studio. E questo nuovo album cattura diverse prime registrazioni che richiamano il rock blues dei loro esordi, quando facevano musica insieme negli scantinati di Akron (Ohio).

Questo è sempre stato il bello di quello che facciamo io e Pat. È immediato” dice Auerbach. “Non abbiamo mai dovuto lavorarci davvero. Ogni volta che ci riunivamo, facevamo solo musica, sai? Non sapevamo cosa avremmo fatto, ma lo facevamo e basta e suonava bene. È la chimica naturale che abbiamo io e Pat. L’essere in una band così a lungo è una testimonianza di questo. È stato un vero dono che ci è stato dato. Voglio dire, le probabilità di trovarsi ad un isolato e mezzo l’uno dall’altro ad Akron, Ohio – è semplicemente pazzesco”.

Dopo aver messo a punto le idee iniziali come duo nello studio Easy Eye Sound di Auerbach a Nashville, Auerbach e Carney hanno dato il benvenuto ai nuovi collaboratori Billy F. Gibbons, Greg Cartwright e Angelo Petraglia alle sessioni di Dropout Boogie. Anche se The Black Keys avevano già scritto dei brani con il produttore/collaboratore Danger Mouse, questa è la prima volta che hanno invitato diversi nuovi collaboratori a lavorare contemporaneamente su uno dei loro album. Si possono sentire sia Cartwright che Petraglia sul primo singolo del nuovo album, “Wild Child”.

Vivere a Nashville e fare l’album qui ha aperto entrambe le nostre menti a quell’esperienza in più“, ha detto Auerbach. “Sapevo che Pat avrebbe amato lavorare con entrambi questi ragazzi, così abbiamo deciso di fare un tentativo. Era la prima volta che lo facevamo davvero. È stato molto divertente. Ci siamo semplicemente seduti intorno ad un tavolo con delle chitarre acustiche e abbiamo lavorato ad un brano in anticipo“. “La cosa bella di Greg è che vuole avvicinarsi alle cose con una storia in mente – c’è quasi una trama“, ha aggiunto Carney.

The Black Keys avevano già suonato con il leggendario chitarrista degli ZZ Top Billy F. Gibbons più di dieci anni fa a Los Angeles, mentre gli ZZ Top stavano lavorando a un album con il produttore Rick Rubin. “Non abbiamo mai veramente scritto una canzone, avevamo solo delle idee che abbiamo messo giù“, ha detto Carney. “Volevamo solo passare del tempo con lui. Siamo rimasti in contatto e Dan l’ha invitato in studio quando abbiamo iniziato a lavorare all’album“.

Oltre agli album del duo, Auerbach, grazie al suo studio ed etichetta Easy Eye Sound, ha prodotto e co-scritto con artisti come Yola, Marcus King, Robert Finley, Ceramic Animal e i Velveteers. Carney è stato impegnato anche come produttore nel suo studio Audio Eagle ad Akron, dove ha lavorato con Michelle Branch, Tennis, Jessy Wilson, Calvin Johnson e The Sheepdogs, tra gli altri.

Un’edizione speciale in vinile bianco di Dropout Boogie (il nostro “Disco della sttimana“) sarà disponibile in alcuni shop indie selezionati.

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Disco della settimana: Reverend Peyton’s Big Damn Band “Dance Songs For Hard Times”

Disco della settimana: Reverend Peyton’s Big Damn Band “Dance Songs For Hard Times”

Considerati come una delle band rock-blues più importanti dell’attuale scena americana, Reverend Peyton’s Big Damn Band salgono di nuovo sulla ribalta con questo lavoro, il decimo, in cui blues rurale, country, bluegrass, gospel, hillibilly e punk si incontrano con una forte dose di ironia e sferzante sarcasmo.

Riconosciuto come uno dei migliori finger picking guitarist al mondo, il “Reverendo” Josh Peyton dirige la sua band “familiare” influenzato dai grandi maestri come Son House, Charley Patton, Furry Lewis e Robert Johnson, RL Burnside, a J.L.Hooker, T-Model Ford e a Jimbo Mathus.

Il trio Reverend Peyton’s Big Damn Band, composto dal Reverendo Peyton (lead vocals & National guitars, harmonica), da sua moglie Breezy “Washboard” Peyton (washboard, percussion & background vocals) e da broth Max Senteney (drums, percussion) proviene dallo stato dell’Indiana. Giunti al decimo album dopo circa 25 anni di carriera, si fanno traghettatori di un blues viscerale e scorbutico avvinghiato alla tradizione, suoni sporchi di fango e sangue aggrappati a un blues rustico e rurale animato da un atteggiamento punk, difficile infatti non risentire nella voce del Reverendo gli echi di Jello Biafra dei Dead Kennedy o di David Thomas dei Pere Ubu.

Il disco, Dance Songs For Hard Times, uscito nell’aprile del 2021 per la Family Owned Records (l’etichetta di famiglia che pubblica i lavori della band), ha raggiunto il numero 1 della classifica “Blues Album” di Billboard, ed è il nostro Disco della settimana!

La pagina della band: www.bigdamnband.com

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