L’illusione del mercato libero

L’illusione del mercato libero

Il CAFFE’ SCORRETTO di DOMENICO GUARINO -mercoledì 21 ottobre 2020

Immaginate di essere in una baia stupenda ed immensa, con acque cristalline, solo che poi immergendovi, scoprite -o meglio non lo scoprite perché  nemmeno ve ne rendete in quanto  il meccanismo illusorio è costruito alla perfezione-  che di quella meraviglia della natura potete godere una porzione infinitesimale, mentre  tutto il resto vi viene precluso. Ecco, quello che gogole fa con la nostra esperienza del mondo on line è esattamente questo: ci porta dove vuole lui facendoci cedere che in fondo siamo noi a scegliere. E facendo questo non solo guadagna trilioni di dollari, ma costruisce la nostra cultura e dunque anche la nostra visione del mondo con tutto quello che ne consegue.

Ora  l’antitrust di degli Stati Uniti vuole scardinare questo meccanismo intentando un’offensiva legale contro il re dei motori di ricerca, accusato di aver creato un un monopolio illegale, di aver soffocato  la concorrenza, soprattutto attraverso accordi miliardari con i produttori di computer e di smartphone, di  aver  “blindato” le nostre ricerche su Internet,  ed  impedito l’innovazione. 

Il colosso di San Francisco si difende sostenendo che tutto avviene per libera scelta dell’utente, e che tutte le attività di promozione solo legali. 

Al netto  delle ipotesi di speculazione politica, relative al fatto che tra  poco negli Stati Uniti si vota, la battaglia legale ci dice tre  cose. La prima è una constatazione amara:  tutti i giganti dell’hi tech e dell’ e commerce, nati per capovolgere e liberalizzare il sistema, sono nel frattempo diventati di fatto  i peggiori monopolisti, utilizzando su una scala inusitata gli stesi metodi di quelli che erano i loro odiati competitor.

La seconda è il paradosso del  Paese che ha imposto al mondo, anche con le armi ,convenzionali o meno,  il modello del ibero mercato, dimostra  di aver costruito  un mercato tutt’altro che libero.

La terza, ben ben più sostanziale è che mentre la virtualità, anche grazie alle vicende covid, diventa parte sempre più integrante delle nostre vite, non esiste ancora una legislazione ed una giurisprudenza  all’altezza della sfida e degli interessi che abbiamo di fronte. A nessuno infatti sarebbe  permesso di comprare tutte le strade di una città e di indirizzare pedoni ed auto a proprio piacimento, a Gooole ad Amazon, a Facebook etc etc si. E’ ora di correre ai ripari, prima che sia troppo tardi.

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Il convitato di pietra e la scena muta

Il convitato di pietra e la scena muta

Il CAFFE’ SCORRETTO  di DOMENICO GUARINO – martedì 20 ottobre 2020

Se l’obiettivo era quello di riprendersi la scena dopo una tornata elettorale non proprio entusiasmante,  conclusa con un 4,5% ben lontano da quella doppia cifra  prima postulata poi solo auspicata, potremmo dire che con  la bagarre di queste ore, terminata  con un fatto politico assolutamente inedito, ovvero la presentazione di una giunta zoppa, o se volete orfana della casella più importante, quella della sanità (che vale da sola il 70% del bilancio regionale) e priva di deleghe, beh, possiamo dire che allora questo obiettivo, Italia Viva lo ha raggiunto certamente. Ma quella che abbiamo di fronte non è certo una bella scena.

Soprattutto al cospetto delle difficoltà con cui è alle prese il Paese e la stessa  Toscana, sotto il fuoco incrociato dell’epidemia covid e della tensione sociale ed economica derivante da una crisi di cui non si vede la fine e che anzi, con l’approssimarsi della fin dell’anno, è probabilmente destinata ad acuirsi.

Non è bastato dunque un mese di trattative e  l’utilizzo di tutto il tempo permesso dallo statuto per la convocazione del primo consiglio a dirimere il nodo degli equilibri in seno alla maggioranza. Abbiamo sette nomi (Monni, Marras, il riconfermato Ciuoffo, Nardini, Spinelli, Bezzini e l’ex consigliere Baccelli) ma non abbiamo né la squadra completa né le deleghe. L’accordo che avrebbe  portato l’ex sindaco di Livorno Alessandro Cosimi sulla poltrona della sanità, trovato nel vertice notturno  tra lo stesso Giani e Matteo Renzi,  è naufragato al sole del vieti opposto dal Pd nella sua interezza e delle  singole correnti (lottani, e zingarettani per una volta uniti).

E allora, tutto da rifare, con la sola elezione di Antonio Mazzeo come presidente  del consiglio. Ex renziano di ferro ora Piddino dialogante che avrà tra i vice Scaramelli di Italia Viva, a sua volta  ha  tuttavia avuto bisogno di tre votazioni e di un intero pomeriggio di caminetti per vedere ufficializzata la propria nomina .

E allora,  altro giro altro regalo: da oggi si riparte. Ma l’immagine di questo abbrivio è che, nonostante il programma di governo corposo e basato sulla lotta alle disuguaglianze, finora a Palazzo Strozzi Sacrati,  più che la logica dell’emeregeza e della realtà, abbia prevalso quella delle correnti e del manuale Cencelli. Non uno spettacolo particolarmente edificante, dobbiamo dire, soprattutto di questi tempi.

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Il convitato di pietra e la scena muta

Il convitato di pietra e la scena muta

Il CAFFE’ SCORRETTO  di DOMENICO GUARINO – martedì 20 ottobre 2020

Se l’obiettivo era quello di riprendersi la scena dopo una tornata elettorale non proprio entusiasmante,  conclusa con un 4,5% ben lontano da quella doppia cifra  prima postulata poi solo auspicata, potremmo dire che con  la bagarre di queste ore, terminata  con un fatto politico assolutamente inedito, ovvero la presentazione di una giunta zoppa, o se volete orfana della casella più importante, quella della sanità (che vale da sola il 70% del bilancio regionale) e priva di deleghe, beh, possiamo dire che allora questo obiettivo, Italia Viva lo ha raggiunto certamente. Ma quella che abbiamo di fronte non è certo una bella scena.

Soprattutto al cospetto delle difficoltà con cui è alle prese il Paese e la stessa  Toscana, sotto il fuoco incrociato dell’epidemia covid e della tensione sociale ed economica derivante da una crisi di cui non si vede la fine e che anzi, con l’approssimarsi della fin dell’anno, è probabilmente destinata ad acuirsi.

Non è bastato dunque un mese di trattative e  l’utilizzo di tutto il tempo permesso dallo statuto per la convocazione del primo consiglio a dirimere il nodo degli equilibri in seno alla maggioranza. Abbiamo sette nomi (Monni, Marras, il riconfermato Ciuoffo, Nardini, Spinelli, Bezzini e l’ex consigliere Baccelli) ma non abbiamo né la squadra completa né le deleghe. L’accordo che avrebbe  portato l’ex sindaco di Livorno Alessandro Cosimi sulla poltrona della sanità, trovato nel vertice notturno  tra lo stesso Giani e Matteo Renzi,  è naufragato al sole del vieti opposto dal Pd nella sua interezza e delle  singole correnti (lottani, e zingarettani per una volta uniti).

E allora, tutto da rifare, con la sola elezione di Antonio Mazzeo come presidente  del consiglio. Ex renziano di ferro ora Piddino dialogante che avrà tra i vice Scaramelli di Italia Viva, a sua volta  ha  tuttavia avuto bisogno di tre votazioni e di un intero pomeriggio di caminetti per vedere ufficializzata la propria nomina .

E allora,  altro giro altro regalo: da oggi si riparte. Ma l’immagine di questo abbrivio è che, nonostante il programma di governo corposo e basato sulla lotta alle disuguaglianze, finora a Palazzo Strozzi Sacrati,  più che la logica dell’emeregeza e della realtà, abbia prevalso quella delle correnti e del manuale Cencelli. Non uno spettacolo particolarmente edificante, dobbiamo dire, soprattutto di questi tempi.

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IL CAFFE’ SCORRETTO 19 Ottobre 2020 – Il Topolino e la Montagna

IL CAFFE’ SCORRETTO 19 Ottobre 2020 – Il Topolino e la Montagna

La rubrica a cura di Domenico Guarino  va in onda tutte le mattine alle 8.10 nella trasmissione 30 Minuti su Controradio. Per leggere ed ascoltare tutti i ‘caffè’ vai QUI

Dunque la montagna ha partorito il topolino. Per fortuna. A parte la questione, comunque non secondaria degli sport di base, il testo del nuovo DPCM aggiunge poco a quello che già c’era. E di fatto ci parla di una nuova strategia, messa nero su bianco dallo stessoConte quando afferma che ‘bisogna conciliare salute ed economia’.  E istruzione, aggiungeremo noi. Roba che chi lo diceva solo un paio di mesi fa, veniva  crocifisso sulla pubblica piazza. Un principio realistico, che passa attraverso la semplice constatazione che tutto, anche la salute stessa, è economia. E che un paese impoverito, se non sul lastrico, un paese socialmente sotto pressione, è un paese naturalmente  meno sano. Se volete è lo stesso principio che Paesi come la Germania, la Svizzera o anche  la Svezia hanno  messo in campo sin dall’inizio. Nessuno lo dice, ma è così.   Dunque si cambia rotta. I lock down generalizzati,  una mossa disperata  come fu definita dallo stesso superconsigliere del ministro Speranza, Walter Ricciardi, in un articolo poi rimosso, non sono più all’orizzonte. Oggi della malattia si sanno molte più cose. La convivenza col virus diventa pratica di Governo. Almeno per ora.  Certe misure, come lo spostamento degli orari d’ingresso alle superiori, o l’aumento dell’offerta del Trasporto pubblico locale attraverso convenzioni con i privati, potevano essere  prese  prima. Altre , come la protezione delle RSA e il rafforzamento della medicina territoriale, si spera  vadano finalmente a regime.  Rimane il fatto che per ora, a quanto ci raccontano le cronache e i retroscena, Conte ha stoppato la linea più rigorista, quella che voleva mandare la polizia nelle case degli italiani a controllare gli assembramenti fin dentro  salotto.  Più fiducia nei cittadini. Sperando che sapranno meritarsela. A partire da una maggiore tranquillità, che gioverebbe a tutti.

 

DG

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IL CAFFE’ SCORRETTO 16 ottobre 2020 – La polvere sotto il tappeto

IL CAFFE’ SCORRETTO 16 ottobre 2020 – La  polvere sotto il tappeto

La rubrica a cura di Domenico Guarino  va in onda tutte le mattine alle 8.10 nella trasmissione 30 Minuti su Controradio. Per leggere ed ascoltare tutti i ‘caffè’ vai QUI

E così si torna a parlare di didattica a distanza, di contingentamenti, di stop alle riunioni, di smart working e  si rivedono addirittura le  file ai supermercati. L’impressione insomma è quella di essere tornati a marzo, quando dopo il breve volgere di un paio di settimane, dall’hastag Milano non si ferma  finimmo tutti in una sorta di limbo sconosciuto, scoprendo nuove pratiche come le autocertficazioni o  la santificazione. E allora uno si chiede se questi otto mesi, non siano passati invano.

8 mesi fa ci dissero, a noi cittadini, che i sacrifici servivano per sconfiggere la malattia ,  o almeno per attrezzare il sistema sanitario ed  organizzare tutto nel migliore dei modi affinché si potesse avviare una fase di ‘convivenza’ col virus. Oggi scopriamo invece che il trasporto pubblico non regge all’urto della nuova normalità, che il sistema della medicina territoriale  rimane carente di personale e pratiche efficienti, che le RSA tornano ad essere l’anello debole della catena, e che il sistema di tracciamento non sta dietro al numero di richieste;  anche in virtù del fatto che la gente, impaurita, chiede tamponi pure  per un semplice raffreddore. Insomma: risiamo al punto di partenza.

Con la prospettiva di un nuovo look down. Che,  però, è bene ricordarlo, non è non può essere una strategia, ma solo un modo per prendere tempo.  Un modo per altro molto costoso sul piano economico e sociale,  che rischia davvero questa volta di gettare definitivamente  nel baratro un paese già provato da quanto successo nei mesi fin quei trascorsi.

Ed è inutile prendersela con discoteche che sono chiuse da metà agosto o con i comportamenti errati in vacanza o ancora con le movida estive, trascorse oramai da settimane  e settimane. Il problema vero è che questi 8 mesi ci hanno restituito  non un Paese migliore, come si diceva cantando dai balconi, ma lo stesso Paese di sempre: un Paese cioè con i piedi d’argilla, dove parlare costa poco, e il fare è sempre rimandato a domani. Basti pensare che la gara per 5mila nuovi letti di terapia intensiva è ancora bloccata al palo. E allora si chiude. A partire dalle scuole. Tanto per mettere la polvere sono il tappeto. E prendere tempo. In attesa di un vaccino che chissà quando e se arriverà.

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