IL CAFFE’ SCORRETTO 2 novembre 2020 – Nessuno è perfetto. Nemmeno i tedeschi

IL CAFFE’ SCORRETTO 2 novembre 2020 – Nessuno è perfetto. Nemmeno i tedeschi

La rubrica va in onda tutte le mattine alle 8.10 nella trasmissione 30 Minuti su Controradio. Per leggere ed ascoltare tutti i ‘caffè’ vai QUI

L’Italia ha tanti problemi, è vero. Abbiamo record odiosi nella corruzione, nell’evasione fiscale, nelle lungaggini burocratiche,  e in tante altre vicende.  Ma alcune volte possiamo scoprirci migliori addirittura dei vicini tedeschi , che solitamente passano per essere perfetti, integerrimi, precisi e superperforamati, tanto da ingeneraci un malcelato complesso di inferiorità.

E’ il caso dell’inaugurazione del nuovo aeroporto di Berlino, intitolato all’indimenticato sindaco e cancellare Willy Brandt avvenuta sabato dopo, pensate, 9 anni di ritardo  e ben  sette diversi tentativi falliti dovuti a vari disastri progettuali tra cui il mancato funzionamento delle  porte automatiche, o   l’impianto anti incendio difettoso.  Al punto che l’azienda svizzera Swatch, per celebrare degnamente l’evento ha  lanciato  un orologio speciale, “Delay”, “Ritardo” , con gli anni del rinvio segnati sul cinturino.

Nel frattempo il costo dello scalo è lievitato ad oltre  6,5 miliardi di euro, e come se non bastasse, debutta a 24 ore dall’annuncio di un  lockdown che per quanto soft, limiterà i movimenti da e per la Germania  per almeno un mese. Insomma,  si parte con un 80%dei voli in meno e con la prospettiva di non fare un centesimo di utile per innumerevoli anni futuri. Senza contare che, al netto di una capienza stimata di   48 milioni di passeggeri all’anno,  molte rotte  strategiche, ad esempio da e per l’ Asia, non sono ancora state negoziate.  Insomma, per una volta, anche noi possiamo sorridere dei fieri amici teutonici.  E  pensare che in fondo la Salerno-Reggio Calabria, non sia poco così malaccio ed anzi   sia stata  realizzata quasi  a tempi  di record.

DG

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IL CAFFE’ SCORRETTO 29 ottobre 2020 – L’ora delle scelte irrevocabili

IL CAFFE’ SCORRETTO 29 ottobre 2020 – L’ora delle scelte irrevocabili

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“Rinunciare al conflitto per dedicarsi alla Nazione e ritrovare quel senso di umiltà che proprio la politica sembra aver smarrito”  quando leggi parole così scritte da Luigi Di Maio,  una volta capo politico di un Movimento che proprio sulla delegittimazione dei partiti e della Caste ha costruito  la propria fortuna, capisci che siamo entrati in una fase inedita della nostra storia. Una fase delicatissima e come tale decisiva, in cui ognuno di noi sarà chiamato a fare scelte che avrebbe ritenuto inimmaginabili solo fino a poco tempo fa. 

Da una parte il richiamo all’unità Nazionale che comincia a farsi voce grossa trasversale agli schieramenti;  dall’altra una tensione sociale che cresce e diventa palpabile giorno dopo giorno. Nel mezzo la vera contesa: riuscirà cioè la democrazia, nelle forme che conosciamo, a sopravvivere al virus? In Italia ed in Europa. ovvero nel continente che attraverso il tentativo di cerare un equilibrio, dinamico ma il più possibile realistico, tra esigenze di governo, rappresentanza, partecipazione, contemperazione  degli interessi, ha prima sperimentato poi proposto al mondo come  modello. Il reiterarsi degli Stati  di eccezione, o di emergenza, degli stessi lock down,  gli equilibri  mai chiariti tra le vare tecnocrazie (in questo caso virologi e microbiologi, ma prima economisti, climatologi, geologi etc) e la politica,   che effetti avranno sulla tenuta democratica delle singole nazioni e del continente nel suo complesso?

Oggi il tema  vero è esattamente  questo. Più delle questioni economiche, più delle prospettive sanitarie. Perché ovviamente l’umanità, come sempre accaduto, sopravviverà anche a questa prova. Ma a che prezzo, e in che forme? Prendete il diritto a manifestare ad esempio: a rigore di DPCM, oggi si può  andare ammassati in un tram, ma non  si può fare un corteo.

Incanalare la rabbia sociale e trovare un equilibrio solido in un quadro politico quanto mai frastagliato, già in crisi ben prima del covid: questa la sfida che attende la politica. E come tutte le sfide ha bisogno di parole ed orizzonti chiari. Di una prospettiva, che, al momento non sembra balenare all’orizzonte. perché tutti abbiamo in fondo creduto, sbagliando, che ne saremmo usciti uguali. Mentre il virus sta riscrivendo il DNA degli stessi schieramenti politici. Verso cosa è ancora presto per dirlo. 

DG

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Cosa resta dell’umanità senza ‘il superfluo’?

Cosa resta dell’umanità senza ‘il superfluo’?

Il CAFFE’ SCORRETTO di DOMENICO GUARINO -mercoledì 28 Ottobre 2020

Possiamo metterla come ci pare ma, gira e rigira, la cultura ed il benessere fisico sono diventati nuovamente il ‘superfluo’, quello che si può togliere senza che questo nuoccia. O semplicemente perché rappresenta il male minore.  Stamattina non voglio parlare delle conseguenze economiche che questo determina: l’uno e l’altro mondo sono volani di economie e di lavoro con fatturati non secondari. Su questo speriamo possa agire ed in fretta il ‘ristoro’ promesso dal Governo;  ovvero quello che, con un bruttissimo termine, sarà girato alle aziende ed ai lavoratori per evitare che soccombano all’ennesima crisi. 

No, la riflessione che vorrei brevemente svolgere  è leggermente più alta, ed ha a che fare con la natura stessa della nostra civiltà,  che si sta allontanando a grandissime falcate dal suo fondamento classico, le cui radici hanno sempre affondato nella cultura greco romana, una delle cui architravi era il concetto di kalocagatia (bello e buono),  tradotto nel motto latino ‘mens sana in corpore sano’ .

Nutrire la mente ed allenare il corpo oggi è ‘ciò che non serve’ . Quello che si può eliminare. Per un mese, due , poi chi lo sà…. E  pace se la piena umanità secondo i latini si raggiungeva nell’otium delle lettere e della contemplazione,  mentre il puro utilitarismo strumentale  si  incarnava nella vita dello schiavo, chiamato a lavorare e basta. 

L’umanità ridotta a veicolo di produzione e trasmissione della forza lavoro, mentale o fisica: ecco quella che ci consegnano i DPCM. Tanto più se pensiamo  che, a differenza dello schiavo, ci viene preclusa oramai anche una socialità non finalizzata alla produzione,  Chiaramente sullo sfondo c’è il problema della morte e della malattia che non va banalizzato. Ma non di sola malattia si muore. E non di solo virus ci si ammala. Soprattutto se, come pare, ancora ad oggi, nessuno ci  ha saputo dire con esattezza quanti casi di covid, magari quanti casi severi, siano fuoriusciti dalle palestre e dai teatri. Mentre si continua a descrivere l’altro, il prossimo, come un nemico, o un pericolo da evitare.

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IL CAFFE’ SCORRETTO 27 ottobre 2020 – Il coraggio di scommettere sul futuro

IL CAFFE’ SCORRETTO  27 ottobre 2020 – Il coraggio di scommettere sul futuro

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Ieri per la prima volta sia l’edizione cartacea che quella on line di Repubblica sono state pensate progettate e realizzare in remoto, attraverso lo smart working di giornalisti, grafici, tipografi, segretariato di redazione. Una delle più grandi imprese editoriali  d’Italia dunque trasferisce il proprio lavoro tra Cluod, fibre, giga reti, VPN. Non era mai successo, ed in un certo qual modo è il segno di una nuova era.

Una nuova era alla quale come sempre arriviamo in affanno, sbalestrati, confusi ed un po’ inquieti, spinti dall’emergenza virale e non da una scelta programmata. Eppure si tratta di un’opportunità da cogliere. Certo va immaginata prima che strutturata. Dobbiamo pensare ad una società e a dei servizi completamente diversi. E qui il ruolo della politica, dei sindacati, delle imprese diventa centrale.

Serve evidentemente un nuovo patto sociale che rifondi le basi stessi del nostro vivere, compreso, tema che ribadiamo da tempo, quelle urbanistiche. Abbiamo bisogno di nuove figure lavorative, di nuove tipologie  contrattuali, di nuovo welfare, e nuovi diritti,  di infrastrutture all’altezza della sfida e di  contesti in cui realizzarla.

Una socialità che da passiva diventa elettiva presenta dei rischi indubbiamente. Ma anche dei vantaggi. Dobbiamo pensarla prima di realizzarla, e capirne le implicazioni affinché possa essere, migliorativa della nostra umanità. E soprattutto dobbiamo fare in modo che nessuno rimanga indietro.   Il breve volgere dell’estate in cui ci siamo convinti che si poteva tornare tranquillamente alle nostre vecchie abitudini, anche a quelle negative o  pessime,  ci ha lasciato con un pugno di mosche alle prime piogge. Ora è il caso di mettersi seriamente al lavoro. Disegnando orizzonti nuovi.

Ci vogliono investimenti, certo, ma soprattutto intelligenze e sensibilità. E la convinzione di potercela fare, che è l’esatto opposto della paura   quasi rassicurante  in cui molti, troppi, si crogiolano. Niente sarà come prima non può essere solo uno slogan. Dobbiamo volerlo.

DG

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IL CAFFE’ SCORRETTO 26 ottobre 2020 – Le domande non fatte e le risposte non date

IL CAFFE’ SCORRETTO  26 ottobre 2020 – Le domande non fatte e le risposte non date

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Per essere credibile la politica deve essere comprensibile. Sulla base di questo principio,  la chiusura delle palestre ,delle piscine, dei teatri, dei cinema, delle sale da ballo prevista dall’ultimo DPCM risulta inesplicabile almeno  per un paio di motivi. Il primo è che 7 giorni fa -non un mese o due- lo stesso presidente  Conte nella diretta televisiva , che per gli italiani oramai sta diventando una sorta di consuetudine del Week end alla stregua di domenica In, aveva detto che per questi settori ci sarebbe stato un periodo di osservazione dopi il quale sarebbero state prese delle decisioni . Cosa è stato dunque osservato in questi 7 giorni di così terribile? Ci sono dati di enormi, insormontabili, elusioni dei protocolli tali da giustificare la chiusura? Non ci è dato di saperlo.

La seconda questione riguarda i numeri dei contagi: esiste uno studio scientifico che dimostri in maniera inoppugnabile come le sale di cultura e quelle del benessere fisico siano luoghi in cui si assiste ad una particolare proliferazione dei contagi? Nemmeno questo ci è dato sapere. Come non è dato sapere perché prima delle 18 nei ristoranti è tutto sicuro e, alle stesse medesime condizioni, dopo quell’ora la sicurezza svanisce improvvisamente come la carrozza di Cenerentola.

Domande cui il Presidente del Consiglio o i singoli ministri ridotti a ruolo ancillare, non hanno risposto. Anche perché di fatto, in una conferenza stampa surreale come tutte le precedenti, nessuno è stato in grado di chiedere almeno queste semplici cose.

Chiudere per chiudere insomma. Chiudere per fare qualcosa. Magari per nascondere quello che non si è fatto in otto mesi: non un  parola sui trasporti, non una sulla medicina territoriale o sulle RSA, ad esempio.  Chiudere e poi stiamo a vedere, insomma. Non è quello che si chiede alla politica.

DG

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