🎧 Crisi Lactalis, Nardini: “Attendiamo una risposta dal Mise”

🎧 Crisi Lactalis, Nardini: “Attendiamo una risposta dal Mise”

Toscana e Calabria hanno chiesto insieme la convocazione di un tavolo al Mise per discutere della crisi di Lactalis, che vede 160 lavratrici e lavoratori coinvolti.

Prosegue l’impegno di Regione Toscana per la situazione del gruppo multinazionale francese Lactalis, noto leader mondiale nel mercato dei prodotti lattiero caseari. In una nota congiunta con la regione Calabria, i due assessori alle politiche del lavoro Giusi Princi e Alessandra Nardini, hanno indirizzato una lettera al Ministero dello Sviluppo Economico, per chiedere l’urgente costituzione di un tavolo nazionale.

In totale, sono coinvolte 160 persone oltre le centinaia di operatori dell’indotto economico legati alla filiera del latte. In Toscana è stata annunciata la chiusura degli stabilimenti siti rispettivamente in Ponte Buggianese (Pistoia) e Cinigiano (Grosseto). In totale sono 80 i dipendenti nella nostra regione.

In podcast le parole dell’assessora toscana Alessandra Nardini. 

La decisione di coinvolgere l’unità di crisi del ministero e di chiedere l’apertura di un tavolo nazionale è stata presa a seguito dell’incontro del tavolo regionale, convocato nei giorni scorsi dall’assessora Nardini insieme con il consigliere del presidente per le crisi aziendali Valerio Fabiani. Un incontro, il primo convocato a livello regionale, al quale l’azienda non si è presentata.

“Avevamo chiesto ad Alival di essere presente al tavolo regionale che, come sempre – ha affermato Nardini -, abbiamo attivato fin da subito insieme alle amministrazioni comunali coinvolte e alle organizzazioni sindacali. Purtroppo l’azienda ha deciso di non partecipare a questo tavolo, una scelta che non abbiamo condiviso: abbiamo chiesto, insieme all’assessore al Lavoro della Regione Calabria, l’attivazione del tavolo al Mise. Attendiamo una risposta dal Mise in questo senso, noi continuiamo a tenere alta l’attenzione su questa vicenda: quando si parla di lavoro la Regione Toscana è in prima linea”.

Lactalis che ha comunicato, nei giorni scorsi, la chiusura degli stabilimenti in Toscana e in Calabria e il licenziamento di tutti i 160 dipendenti, 80 dei quali nei siti di Ponte Buggianese (Pistoia) e Cinigiano (Grosseto).

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Calabria e Toscana, 11 arresti nella ‘Ndrangheta’ per narcotraffico

Calabria e Toscana, 11 arresti nella ‘Ndrangheta’ per narcotraffico

Un’operazione è stata condotta dai carabinieri dei comandi provinciali di Vibo Valentia e Firenze, in collaborazione con lo squadrone eliportato cacciatori Calabria e con i reparti competenti per territorio, per l’esecuzione di 11 arresti e 7 divieti di dimora a Vibo, nel Fiorentino e in altre città.

I provvedimenti sono stati emessi in Calabria dal gip, su richiesta della Dda di Catanzaro, a carico di persone accusate di associazione per delinquere finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti. Le attivitĂ  hanno coinvolto oltre 60 persone, tutte indagate.

L’operazione nasce da approfondimenti investigativi scaturiti dalla maxinchiesta “Rinascita Scott”. Grazie al coordinamento con la Dda e con il nucleo investigativo di Firenze, è stato ricostruito il quadro dei traffici di cocaina, marijuana e hashish che lega trasversalmente tutte le cosche del Vibonese e che vede particolarmente attive persone legate alla Locale di Zungri, in grado di arrivare fino a piazze di spaccio in Toscana, Sicilia, Piemonte e altre province calabresi come Cosenza.

Si tratta, secondo gli investigatori, di un cartello dedito al traffico di droga che si approvvigionava attraverso canali riconducibili al Brasile e all’Albania. Secondo l’accusa, nel canale brasiliano ditte di import-export di marmi, niobio e manganese avrebbero consentito di nascondere il traffico di cocaina, mentre per l’Albania i carichi di marijuana e hashish venivano fatti arrivare al porto di Bari tramite una rete relazionale costruita dai vibonesi con un gruppo di albanesi che vivono in Toscana.

Il cartello della droga, operando per conto delle Locali di ‘ndrangheta vibonesi, si avvaleva di broker specializzati con “garanzie” in termini di “affidabilità” criminale nei confronti dei produttori. Erano loro che, nei Paesi esteri, contrattavano i prezzi dei carichi per poi occuparsi direttamente dell’approvvigionamento.

Una volta arrivato in Italia, il carico veniva gestito e smistato dal cartello, che usava la propria rete nazionale per lo smistamento alle piazze di spaccio e la successiva vendita al dettaglio.

Complessivamente, nel corso dell’attività investigativa poi culminata nell’operazione “Rinascita Scott”, nella provincia di Vibo Valentia sono stati sequestrati un chilo di cocaina, 81 chili di marijuana e 3952 piante di canapa indiana, 25 chili di hashish, 89 grammi di eroina, 11 grammi di funghi allucinogeni e 27 pasticche di ecstasy.

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