Latte, San Ginese: stop ai licenziamenti e via a percorso reindustrializzazione

Latte, San Ginese: stop ai licenziamenti e via a percorso reindustrializzazione

Stop ai licenziamenti, con cassa integrazione per un anno per i 24 lavoratori attualmente in carico alla San Ginese e un percorso per la reindustrializzazione del sito.

A prevederlo è un accordo per la San Ginese, azienda di lavorazione del latte nel comune di Capannori (Lucca), sottoscritto ieri dai appresentanti di Arborea, la proprietà, i sindacati e le rsu, al tavolo convocato da Valerio Fabiani, consigliere del presidente della Regione Eugenio Giani per lavoro e crisi aziendali.

“Nel dettaglio l’accordo prevede lo stop ai licenziamenti con il ricorso ad un ammortizzatore sociale – spiega in una nota Fabiani -. Allo stesso tempo sono stati definiti gli impegni finalizzati alla reindustrailizzazione del sito: Arborea si impegna, fra le altre cose, a incaricare un advisor specializzato con la missione di fare scouting e favorire e supportare il possibile processo di reindustrializzazione; per chi acquisisse l’azienda verrà inoltre messa a disposizione una dote economica, insieme ai vari asset aziendali, compreso il marchio. Abbiamo compiuto un passo decisivo ma il nostro impegno continua”.

La procedura di licenziamento collettivo era iniziato a febbraio scorso, per cessazione attività. Secondo l’Arborea la motivazione di questo drastico provvedimento era da imputare all’insufficiente conferimento di latte toscano, essendo la produzione degli allevamenti regionali passata da 872 mila litri del 2017 a 572 mila litri nel 2019 con una riduzione, in due anni, del 34% in particolare nell’area della Garfagnana, che caratterizzava il principale prodotto del latte fresco San Ginese.

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‘Latte San Ginese’ di Capannori chiude, tutti licenziati

‘Latte San Ginese’ di Capannori chiude, tutti licenziati

Lucca, l’azienda sarda Arborea, che nel 2018 aveva acquistato la ‘Latte San Ginese’, storica azienda del settore latte e derivati di Capannori, nella Piana di Lucca, ha iniziato una procedura di licenziamento collettivo per cessazione attività.

“La decisione di chiudere il sito di Capannori – si legge nella lettera della Arborea inviata dipendenti e resa pubblica dalla Fai Cisl – conseguenza di una situazione di mercato complessa e in costante evoluzione negativa che si protrae da oltre due anni, nonostante gli sforzi e gli investimenti che il Team Arborea ha realizzato dopo l’acquisizione nel 2018”.

Secondo l’Arborea la motivazione di questo drastico provvedimento sarebbe da imputare all’insufficiente conferimento di latte toscano, essendo la produzione degli allevamenti regionali passata da 872 mila litri del 2017 a 572 mila litri nel 2019 con una riduzione, in due anni, del 34% in particolare nell’area della Garfagnana, che caratterizzava il principale prodotto del latte fresco San Ginese.

In più, sempre secondo i dati resi noti da Arborea: “Il calo dei consumi e, per ultimo in ordine di tempo, la crisi pandemica. I nostri volumi di vendita sono passati da 2.607.067 litri nel 2018 a 1.466.697 litri nel 2021, a nulla hanno giovato le riduzioni dei prezzi proposti”.

“È strano – commenta il segretario di Fai Cisl Toscana Nord Amedeo Sabato, che annuncia azioni mirate a disinnescare la mina dei licenziamenti – come questa comunicazione avvenga senza avere attivato il tavolo di crisi regionale. È inaccettabile la durezza e la fermezza dei contenuti, che lasciano chiuse le porte del dialogo. I lavoratori compatti proclamano lo stato di agitazione e se non si trovano soluzioni che prevedano l’utilizzo di tutti gli ammortizzatori sociali possibili. I lavoratori non si fermeranno qui, ma faranno tutto quanto in loro potere per cambiare lo stato dei fatti. Chiediamo l’appoggio della politica locale e regionale che come sempre ha dimostrato attenzione al lavoro e ai lavoratori e vogliamo un incontro urgente e in presenza: queste cose non è possibile farle a distanza perché i lavoratori prima di tutto sono persone e come tali vanno trattate”.

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Concerto di Petra Magoni annullato, annuncio di ‘vie legali’

Concerto di Petra Magoni annullato, annuncio di ‘vie legali’

Firenze, concerto di Petra Magoni annullato venerdì scorso per la rassegna ‘Stanno tutti bene’, festival di Gragnano, nel comune di Capannori (Lucca) a causa di un tampone per il Covid non effettuato dalla cantante. Con strascico di polemiche e reciproche ‘accuse’, come riporta la stampa, tra organizzatori e artista che preannuncia anche di voler andare per vie legali.

È stato il Corriere Fiorentino a riportare per primo la notizia del concerto saltato, per decisione degli organizzatori. Sulla pagina Instagram del festival, riferiva il quotidiano, si spiegava: “A fronte di una comunicazione chiara e netta sulla necessità di avere una dimostrazione di negatività al virus conforme alle direttive del sistema sanitario nazionale, ci è stato comunicato un rifiuto da parte” di Magoni “di seguire la direttiva di comportamento definita da Stanno Tutti Bene che fa riferimento alle indicazioni” del dl del 23 luglio. Ovvero il festival chiedeva green pass o tampone eseguito nelle 48 ore precedenti.

Replica e smentita poi di Magoni: “Il tampone prima del concerto? Non è vero che mi sono rifiutata di farlo. Anzi, mi è stato impedito. E lo spettacolo è stato annullato per esclusiva decisione dell’amministratore dell’evento”, si legge sempre sul Corriere Fiorentino.

“Nello scambio di email con gli organizzatori — spiega Magoni — ho sollevato dubbi sulla legittimità della richiesta”, non “contemplata negli accordi iniziali. Nel decreto legge non ci sono disposizioni riguardo chi lavori, ma solo verso chi stia fruendo del servizio” e comunque “alla fine mi ero resa disponibile a farlo in loco ma me lo hanno negato”. Controreplica degli organizzatori: “Abbiamo avvisato le agenzie di tutti gli artisti in cartellone che avremmo richiesto Green pass o il tampone” e quando, dopo aver detto no, Magoni ha accettato di fare il tampone, “era troppo tardi”.

“Per chi canta – spiega sempre la cantante – è pericoloso e dannoso abusare dei tamponi, vorrei farli solo lo stretto necessario. Avendo concerti quasi ogni sera. Sottopormi sana e senza alcun sintomo a questo trattamento sanitario diventa una tortura e in passato più volte mi è uscito sangue dal naso”.

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