La Polizia di Stato individua il sospetto rapinatore seriale delle Cascine

La Polizia di Stato individua il sospetto rapinatore seriale delle Cascine

La Polizia di Stato comunica di aver identificato il rapinatore seriale che agiva prevalentemente nella zona del Parco delle Cascine attaccando donne e giovani soli.

La Polizia di Stato individua la persona ritenuta responsabile di almeno quattro episodi di furto a danni di donne e giovani soli, tre di queste aggressioni sono avvenute nei pressi del Parco delle Cascine.

Lo scorso marzo era finito in carcere, fermato dalla Polizia di Stato, poiché indiziato di una violenta rapina avvenuta la notte precedente in Via degli Strozzi ai danni di una donna che stava rincasando dal lavoro.

Lo stesso soggetto è ritenuto responsabile di almeno altri tre episodi simili avvenuti nei pressi del Parco delle Cascine, proprio nei giorni precedenti alla rapina di Via degli Strozzi. Quella notte l’aggressore aveva seguito la vittima e l’aveva minacciata con una bottiglia fino a quando la donna è stata costretta a cedere la borsa.

L’indiziato, un cittadino gambiano di 22 anni, era stato identificato e rintracciato nella stessa giornata nei pressi del Parco delle Cascine dagli investigatori della Squadra Mobile fiorentina che nell’operazione avevano recuperato anche parte della refurtiva.

Gli stessi agenti della Squadra Contrasto al Crimine Diffuso, coordinati dalla Procura della Repubblica di Firenze, stavano già indagando anche su altre rapine e scippi, tutti messi a segno nella zona delle Cascine. In particolare il 23 febbraio 2021, una ragazza è stata rapinata nei pressi della fermata della tramvia “Cascine”. Secondo le ricostruzioni, un uomo le ha prima chiesto una sigaretta, poi l’ha seguita e dopo averla tirata a sé cercando di scipparla, ha preso una bottiglia di vetro rotta, l’ha minacciata e le ha preso la borsa.

Per gli inquirenti la stessa persona, il giorno dopo, avrebbe ripetuto una scena simile, prendendo di mira un’altra ragazza alla fermata della tramvia “Paolo Uccello”. Lo stesso giorno e non molto lontano, un ragazzo ha infine subito un tentato scippo del cellulare mentre era impegnato in una conversazione su una panchina in piazza Vittorio Veneto.

Gli inquirenti hanno analizzato le immagini della videosorveglianza cittadina ricostruendo gli episodi criminali riconducendoli a un unico responsabile, successivamente riconsociuto anche da alcune delle vittime. La Procura della Repubblica di Firenze ha richiesto ed ottenuto dal GIP del Tribunale di Firenze l’ordinanza di custodia cautelare in carcere per il soggetto, già detenuto a Sollicciano.

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La Polizia di Stato individua il sospetto rapinatore seriale delle Cascine

La Polizia di Stato individua il sospetto rapinatore seriale delle Cascine

La Polizia di Stato comunica di aver identificato il rapinatore seriale che agiva prevalentemente nella zona del Parco delle Cascine attaccando donne e giovani soli.

La Polizia di Stato individua la persona ritenuta responsabile di almeno quattro episodi di furto a danni di donne e giovani soli, tre di queste aggressioni sono avvenute nei pressi del Parco delle Cascine.

Lo scorso marzo era finito in carcere, fermato dalla Polizia di Stato, poiché indiziato di una violenta rapina avvenuta la notte precedente in Via degli Strozzi ai danni di una donna che stava rincasando dal lavoro.

Lo stesso soggetto è ritenuto responsabile di almeno altri tre episodi simili avvenuti nei pressi del Parco delle Cascine, proprio nei giorni precedenti alla rapina di Via degli Strozzi. Quella notte l’aggressore aveva seguito la vittima e l’aveva minacciata con una bottiglia fino a quando la donna è stata costretta a cedere la borsa.

L’indiziato, un cittadino gambiano di 22 anni, era stato identificato e rintracciato nella stessa giornata nei pressi del Parco delle Cascine dagli investigatori della Squadra Mobile fiorentina che nell’operazione avevano recuperato anche parte della refurtiva.

Gli stessi agenti della Squadra Contrasto al Crimine Diffuso, coordinati dalla Procura della Repubblica di Firenze, stavano già indagando anche su altre rapine e scippi, tutti messi a segno nella zona delle Cascine. In particolare il 23 febbraio 2021, una ragazza è stata rapinata nei pressi della fermata della tramvia “Cascine”. Secondo le ricostruzioni, un uomo le ha prima chiesto una sigaretta, poi l’ha seguita e dopo averla tirata a sé cercando di scipparla, ha preso una bottiglia di vetro rotta, l’ha minacciata e le ha preso la borsa.

Per gli inquirenti la stessa persona, il giorno dopo, avrebbe ripetuto una scena simile, prendendo di mira un’altra ragazza alla fermata della tramvia “Paolo Uccello”. Lo stesso giorno e non molto lontano, un ragazzo ha infine subito un tentato scippo del cellulare mentre era impegnato in una conversazione su una panchina in piazza Vittorio Veneto.

Gli inquirenti hanno analizzato le immagini della videosorveglianza cittadina ricostruendo gli episodi criminali riconducendoli a un unico responsabile, successivamente riconsociuto anche da alcune delle vittime. La Procura della Repubblica di Firenze ha richiesto ed ottenuto dal GIP del Tribunale di Firenze l’ordinanza di custodia cautelare in carcere per il soggetto, già detenuto a Sollicciano.

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Pestaggi a Sollicciano: tre agenti arrestati ai domiciliari

Pestaggi a Sollicciano: tre agenti arrestati ai domiciliari

Tre agenti penitenziari del carcere di Sollicciano a Firenze sono stati arrestati ai domiciliari nell’ambito di un’inchiesta della procura di Firenze che ipotizza i reati di tortura e falso ideologico in atto pubblico.

Tre agenti penitenziari del carcere di Sollicciano a Firenze sono stati arrestati ai domiciliari nell’ambito di un’inchiesta della procura di Firenze che ipotizza i reati di tortura e falso ideologico in atto pubblico. Altri sei agenti sono stati interdetti dall’incarico per un anno e sottoposti a obbligo di dimora nel comune di residenza. Ci sarebbero altri indagati. Le misure cautelari sono state disposte dal gip su richiesta del pm Christine Von Borries. Secondo quanto appreso le indagini riguardano due presunti episodi di pestaggi a Sollicciano nel 2018 e nel 2020.

L’inchiesta sui pestaggi a Sollicciano, condotta anche attraverso intercettazioni ambientali nel carcere, sarebbe nata dagli accertamenti su alcune denunce per resistenza a pubblico ufficiale a carico dei detenuti presentate dagli stessi agenti, che per l’accusa sarebbero risultate false. I detenuti vittime dei presunti pestaggi, avvenuti uno nel 2018 e un altro del 2020, sarebbero uno di nazionalità italiana e uno marocchina. Le indagini sono state condotte dal nucleo investigativo della polizia penitenziaria.

La più alta in grado sarebbe un’ispettrice finita ai domiciliari. Secondo le indagini l’ispettrice avrebbe avuto un ruolo rilevante nella vicenda.
Inoltre, risulta indagata anche un’altra donna in servizio come agente penitenziaria a Sollicciano, nei confronti della quale però al momento non sono stati emessi provvedimenti.

 

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Cadaveri in valigie: identificato uomo, figlio irreperibile da giorno scomparsa genitori

Cadaveri in valigie: identificato uomo, figlio irreperibile da giorno scomparsa genitori

C’è una quarta valigia nel cronaca dei corpi sezionati di Firenze. Il quarto ritrovamento permetterà la composizione dei resti a Medicina legale di un uomo e una donna. Lui, Shpetimi Pasho è stato individuato dal Ris di Roma grazie all’impronta digitale e a un tatuaggio. I resti della donna, a questo punto, potrebbero essere della moglie Teuta, 52 anni. Scomparvero entrambi il 2 novembre 2015 mentre erano in Toscana. Lo stesso giorno, ricostruito dagli inquirenti, in cui uscì dal carcere uno dei figli della coppia, per reati legati agli stupefacenti e dopo un secondo arresto tutt’e ricercato per evasione dai domiciliari.

C’è anche  una quarta valigia nel giallo dei corpi sezionati di Firenze, ritrovata nella stessa
striscia di terreno incolto delle altre tre, lungo la superstrada Fi-Pi-Li in ingresso nel capoluogo toscano, davanti al carcere di Sollicciano. Il quarto ritrovamento, favorito da una imponente pulitura del terreno sotto la carreggiata, permetterà la pietosa composizione dei resti a Medicina legale di un uomo e una donna, i cui corpi sono stati divisi in due valigie ciascuno dopo il duplice omicidio. Nella nuova valigia ci sarebbero le gambe dell’uomo, che mancavano finora.

Lui, Shpetimi Pasho, di origine albanese di 54 anni, ucciso con una coltellata alla gola, è stato individuato dal Ris di Roma grazie alla comparazione dattiloscopica delle impronte digitali, ricavate dal documento che fece per il permesso di soggiorno, con un dito che fa parte dei reperti delle valigie abbandonate. Ma anche un tatuaggio su un braccio ha aiutato l’identificazione, non tanto per il nome della città di origine, Valona che c’è scritto, quanto per le prime tre lettere del suo nome Shpetmi, Shp incise nella prima epidermide.

I resti della donna, a questo punto, potrebbero essere della moglie Teuta, 52 anni, lei uccisa, secondo i medici legali, in un pestaggio dove venne strangolata. Scomparvero entrambi nel novembre 2015 mentre erano in Toscana. Gli accertamenti medico legali puntano sul Dna e una delle figlie, Dorina Pasho, che vive tuttora a Castelfiorentino, è andata in caserma, al comando provinciale dei carabinieri di Firenze, anche con l’intenzione di sottoporsi al prelievo per favorire il confronto genetico, non solo per essere sentita dalla pm Ornella Galeotti e dagli investigatori. Nell’attesa dell’interrogatorio Dorina ha ridimensionato, la figura del fratello Taulent, irreperibile dal 2016 dopo esser evaso dagli arresti domiciliari. L’uomo deve ancora scontare quattro anni di reclusione, sempre per reati legati agli stupefacenti. “E’ un piccolo spacciatore”, ha detto ai giornalisti Dorina volendo escludere che l’omicidio dei genitori sia dovuto a una vendetta, forse per un debito. “Se fosse stato un delitto per droga – ha aggiunto – non avrebbero aspettato i miei genitori”, che facevano avanti e indietro dall’Albania alla Toscana, “ma avrebbero ammazzato me o mio fratello, ci conoscevano tutti a Castelfiorentino”.

Gli investigatori mettono in fila alcune date. Secondo la denuncia di scomparsa presentata da una figlia dei Pasho l’8 novembre 2015, la coppia era sparita sei giorni prima, il 2 novembre 2015, lo stesso giorno della scarcerazione da Sollicciano del figlio Taulent. E’ così che, identificati i resti nelle valigie, la figura del figlio spacciatore, irreperibile dall’ottobre 2016 (evase dagli arresti domiciliari), diventa sempre più centrale sempre che sia ancora vivo. Il suo ruolo nella vicenda apre ampie ipotesi per spiegare i due omicidi e il ritrovamento dei resti cinque anni dopo la loro scomparsa: quella della vendetta dall’esterno, forse legata ai suoi traffici, forse a uno sgarro, o quella di verità familiari, oppure di clan. Verità tutte da scoprire e tenute schermate, nell’oblio per anni.

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Resti di cadavere di donna nella terza valigia trovata in campo a Firenze

Resti di cadavere di donna nella terza valigia trovata in campo a Firenze

Una terza valigia contenente resti umani è stata scoperta alla periferia di Firenze, in un terreno agricolo sotto la superstrada Firenze-Pisa-Livorno. Lo stesso dove la scorsa settimana erano state rinvenute altre due valigie con resti umani.  L’ultima conterrebbe il tronco di una donna in avanzato stato di decomposizione mentre nelle altre c’erano resti maschili. Nessuna identificazione, si attende l’esito dell’esame del dna. Le ricerche proseguiranno nelle prossime.

Una terza valigia contenente resti umani è stata scoperta alla periferia di Firenze, in un terreno agricolo sotto la superstrada Firenze-Pisa-Livorno che confina con la recinzione perimetrale posteriore del carcere di Sollicciano. Lo stesso campo dove la scorsa settimana erano state rinvenute le prime due valigie con resti umani. Un ritrovamento doppiamente macabro: all’interno il nuovo bagaglio conterrebbe parte di ciò che resta di un’altra persona. In particolare, secondo quanto appreso, si dovrebbe trattare di un tronco umano di donna.

Sono da poco iniziate a Firenze le nuove ricerche dei carabinieri, anche con l’impiego di cani molecolari, nel terreno adiacente il carcere di Sollicciano e la superstrada Firenze-Pisa-Livorno. Oggi le nuove ricerche per cercare i resti mancanti della seconda vittima, svolgere ulteriori approfondimenti e anche appurare se ci siano ancora valigie nella zona.

La scoperta della terza valigia è stata fatta ieri pomeriggio dagli stessi carabinieri del nucleo investigativo di Firenze impegnati in un nuovo sopralluogo per le indagini, coordinate dal sostituto procuratore Ornella Galeotti e partite il 10 dicembre scorso: risale a giovedì scorso il ritrovamento della prima valigia. In quell’occasione era stato il proprietario del terreno a trovarla in mezzo alla vegetazione, lungo l’argine alla base della sopraelevata della superstrada Fi-Pi-Li, mentre stava facendo pulizie nel campo per evitare nuovi problemi di allagamenti dovuti all’acqua piovana. All’interno custodiva, dentro un’altra valigia, avvolto in una specie di telo, il tronco di un uomo, saponificato.

Il giorno successivo, l’11 dicembre, la scoperta della seconda valigia, fatta dai carabinieri nel corso di un sopralluogo, trovata a circa 70 metri dalla prima: dentro altri resti umani, per la precisione arti inferiori di una persona, e una specie di giubbotto. Comunque appartenenti, insieme al tronco, secondo i primi accertamenti, allo stessa persona.  Morta, in base ai risultati dell’autopsia eseguita sabato scorso, per una ferita mortale alla gola inferta con un coltello. Un dato al momento che è una delle poche certezze di questo macabro giallo. Nulla al momento sull’identità: in attesa di avere qualche aiuto dal dna, l’ipotesi è che possa trattarsi di un uomo tra i 40 e i 60 anni, bianco. Ampio al momento anche l’arco temporale a cui far risalire il decesso: da sei mesi a due anni indietro rispetto al ritrovamento dei resti.
Ieri 14 dicembre,  la scoperta della terza valigia con un secondo corpo, avvenuta, spiegano i carabinieri, “a ridosso della superstrada ove nei giorni scorsi erano state rinvenute” le altre due, a una distanza “di circa 100 metri in
direzione Pisa”. Come le altre due la valigia, piena di fango, si sarebbe trovata lì da tempo. Finita in quel campo, come le altre due, dopo essere stata gettata dalla superstrada che passa sopra, presumibilmente per così dire in sequenza. E ulteriori ricerche saranno effettuate nelle prossime ore alla ricerca di un’eventuale quarta valigia nascosta tra la vegetazione di quel terreno.
Intanto, secondo le prime ipotesi formulate dagli investigatori, le due morti dovrebbero collocarsi in uno stesso contesto delittuoso.

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