Carcere Sollicciano, indagini pestaggi: pm, processare 10 agenti e 2 medici

Carcere Sollicciano, indagini pestaggi: pm, processare 10 agenti e 2 medici

Chiesto giudizio in indagini carcere Sollicciano. Le accuse contestate, a vario titolo, sono quelle di tortura e falso in atto pubblico

La pm Christine Von Borries ha chiesto il rinvio a giudizio per 12 persone, tra cui 10 agenti di polizia penitenziaria e due medici, nell’ambito delle indagini sui presunti pestaggi che sarebbero avvenuti nei confronti di detenuti del carcere di Sollicciano a Firenze.

Le accuse contestate, a vario titolo, sono quelle di tortura e falso in atto pubblico. In particolare, i due medici, in servizio presso la casa circondariale e le cui posizioni nell’inchiesta emergono adesso, sono accusati di aver redatto falsi certificati in relazione alle condizioni dei detenuti vittime delle stesse presunte violenze risalenti al 2018 e al 2019.

L’inchiesta sui pestaggi a Sollicciano, condotta anche attraverso intercettazioni ambientali nel carcere, sarebbe nata dagli accertamenti su alcune denunce per resistenza a pubblico ufficiale a carico dei detenuti presentate dagli stessi agenti, che per l’accusa sarebbero risultate false. I detenuti vittime dei presunti pestaggi, avvenuti uno nel 2018 e un altro del 2020, sarebbero uno di nazionalità italiana e uno marocchina. Le indagini sono state condotte dal nucleo investigativo della polizia penitenziaria.

La più alta in grado sarebbe un’ispettrice finita ai domiciliari. Secondo le indagini l’ispettrice avrebbe avuto un ruolo rilevante nella vicenda. Inoltre, risulta indagata anche un’altra donna in servizio come agente penitenziaria a Sollicciano, nei confronti della quale però al momento non sono stati emessi provvedimenti.

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La Polizia di Stato individua il sospetto rapinatore seriale delle Cascine

La Polizia di Stato individua il sospetto rapinatore seriale delle Cascine

La Polizia di Stato comunica di aver identificato il rapinatore seriale che agiva prevalentemente nella zona del Parco delle Cascine attaccando donne e giovani soli.

La Polizia di Stato individua la persona ritenuta responsabile di almeno quattro episodi di furto a danni di donne e giovani soli, tre di queste aggressioni sono avvenute nei pressi del Parco delle Cascine.

Lo scorso marzo era finito in carcere, fermato dalla Polizia di Stato, poiché indiziato di una violenta rapina avvenuta la notte precedente in Via degli Strozzi ai danni di una donna che stava rincasando dal lavoro.

Lo stesso soggetto è ritenuto responsabile di almeno altri tre episodi simili avvenuti nei pressi del Parco delle Cascine, proprio nei giorni precedenti alla rapina di Via degli Strozzi. Quella notte l’aggressore aveva seguito la vittima e l’aveva minacciata con una bottiglia fino a quando la donna è stata costretta a cedere la borsa.

L’indiziato, un cittadino gambiano di 22 anni, era stato identificato e rintracciato nella stessa giornata nei pressi del Parco delle Cascine dagli investigatori della Squadra Mobile fiorentina che nell’operazione avevano recuperato anche parte della refurtiva.

Gli stessi agenti della Squadra Contrasto al Crimine Diffuso, coordinati dalla Procura della Repubblica di Firenze, stavano già indagando anche su altre rapine e scippi, tutti messi a segno nella zona delle Cascine. In particolare il 23 febbraio 2021, una ragazza è stata rapinata nei pressi della fermata della tramvia “Cascine”. Secondo le ricostruzioni, un uomo le ha prima chiesto una sigaretta, poi l’ha seguita e dopo averla tirata a sé cercando di scipparla, ha preso una bottiglia di vetro rotta, l’ha minacciata e le ha preso la borsa.

Per gli inquirenti la stessa persona, il giorno dopo, avrebbe ripetuto una scena simile, prendendo di mira un’altra ragazza alla fermata della tramvia “Paolo Uccello”. Lo stesso giorno e non molto lontano, un ragazzo ha infine subito un tentato scippo del cellulare mentre era impegnato in una conversazione su una panchina in piazza Vittorio Veneto.

Gli inquirenti hanno analizzato le immagini della videosorveglianza cittadina ricostruendo gli episodi criminali riconducendoli a un unico responsabile, successivamente riconsociuto anche da alcune delle vittime. La Procura della Repubblica di Firenze ha richiesto ed ottenuto dal GIP del Tribunale di Firenze l’ordinanza di custodia cautelare in carcere per il soggetto, già detenuto a Sollicciano.

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La Polizia di Stato individua il sospetto rapinatore seriale delle Cascine

La Polizia di Stato individua il sospetto rapinatore seriale delle Cascine

La Polizia di Stato comunica di aver identificato il rapinatore seriale che agiva prevalentemente nella zona del Parco delle Cascine attaccando donne e giovani soli.

La Polizia di Stato individua la persona ritenuta responsabile di almeno quattro episodi di furto a danni di donne e giovani soli, tre di queste aggressioni sono avvenute nei pressi del Parco delle Cascine.

Lo scorso marzo era finito in carcere, fermato dalla Polizia di Stato, poiché indiziato di una violenta rapina avvenuta la notte precedente in Via degli Strozzi ai danni di una donna che stava rincasando dal lavoro.

Lo stesso soggetto è ritenuto responsabile di almeno altri tre episodi simili avvenuti nei pressi del Parco delle Cascine, proprio nei giorni precedenti alla rapina di Via degli Strozzi. Quella notte l’aggressore aveva seguito la vittima e l’aveva minacciata con una bottiglia fino a quando la donna è stata costretta a cedere la borsa.

L’indiziato, un cittadino gambiano di 22 anni, era stato identificato e rintracciato nella stessa giornata nei pressi del Parco delle Cascine dagli investigatori della Squadra Mobile fiorentina che nell’operazione avevano recuperato anche parte della refurtiva.

Gli stessi agenti della Squadra Contrasto al Crimine Diffuso, coordinati dalla Procura della Repubblica di Firenze, stavano già indagando anche su altre rapine e scippi, tutti messi a segno nella zona delle Cascine. In particolare il 23 febbraio 2021, una ragazza è stata rapinata nei pressi della fermata della tramvia “Cascine”. Secondo le ricostruzioni, un uomo le ha prima chiesto una sigaretta, poi l’ha seguita e dopo averla tirata a sé cercando di scipparla, ha preso una bottiglia di vetro rotta, l’ha minacciata e le ha preso la borsa.

Per gli inquirenti la stessa persona, il giorno dopo, avrebbe ripetuto una scena simile, prendendo di mira un’altra ragazza alla fermata della tramvia “Paolo Uccello”. Lo stesso giorno e non molto lontano, un ragazzo ha infine subito un tentato scippo del cellulare mentre era impegnato in una conversazione su una panchina in piazza Vittorio Veneto.

Gli inquirenti hanno analizzato le immagini della videosorveglianza cittadina ricostruendo gli episodi criminali riconducendoli a un unico responsabile, successivamente riconsociuto anche da alcune delle vittime. La Procura della Repubblica di Firenze ha richiesto ed ottenuto dal GIP del Tribunale di Firenze l’ordinanza di custodia cautelare in carcere per il soggetto, già detenuto a Sollicciano.

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Pestaggi a Sollicciano: tre agenti arrestati ai domiciliari

Pestaggi a Sollicciano: tre agenti arrestati ai domiciliari

Tre agenti penitenziari del carcere di Sollicciano a Firenze sono stati arrestati ai domiciliari nell’ambito di un’inchiesta della procura di Firenze che ipotizza i reati di tortura e falso ideologico in atto pubblico.

Tre agenti penitenziari del carcere di Sollicciano a Firenze sono stati arrestati ai domiciliari nell’ambito di un’inchiesta della procura di Firenze che ipotizza i reati di tortura e falso ideologico in atto pubblico. Altri sei agenti sono stati interdetti dall’incarico per un anno e sottoposti a obbligo di dimora nel comune di residenza. Ci sarebbero altri indagati. Le misure cautelari sono state disposte dal gip su richiesta del pm Christine Von Borries. Secondo quanto appreso le indagini riguardano due presunti episodi di pestaggi a Sollicciano nel 2018 e nel 2020.

L’inchiesta sui pestaggi a Sollicciano, condotta anche attraverso intercettazioni ambientali nel carcere, sarebbe nata dagli accertamenti su alcune denunce per resistenza a pubblico ufficiale a carico dei detenuti presentate dagli stessi agenti, che per l’accusa sarebbero risultate false. I detenuti vittime dei presunti pestaggi, avvenuti uno nel 2018 e un altro del 2020, sarebbero uno di nazionalità italiana e uno marocchina. Le indagini sono state condotte dal nucleo investigativo della polizia penitenziaria.

La più alta in grado sarebbe un’ispettrice finita ai domiciliari. Secondo le indagini l’ispettrice avrebbe avuto un ruolo rilevante nella vicenda.
Inoltre, risulta indagata anche un’altra donna in servizio come agente penitenziaria a Sollicciano, nei confronti della quale però al momento non sono stati emessi provvedimenti.

 

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Cadaveri in valigie: identificato uomo, figlio irreperibile da giorno scomparsa genitori

Cadaveri in valigie: identificato uomo, figlio irreperibile da giorno scomparsa genitori

C’è una quarta valigia nel cronaca dei corpi sezionati di Firenze. Il quarto ritrovamento permetterà la composizione dei resti a Medicina legale di un uomo e una donna. Lui, Shpetimi Pasho è stato individuato dal Ris di Roma grazie all’impronta digitale e a un tatuaggio. I resti della donna, a questo punto, potrebbero essere della moglie Teuta, 52 anni. Scomparvero entrambi il 2 novembre 2015 mentre erano in Toscana. Lo stesso giorno, ricostruito dagli inquirenti, in cui uscì dal carcere uno dei figli della coppia, per reati legati agli stupefacenti e dopo un secondo arresto tutt’e ricercato per evasione dai domiciliari.

C’è anche  una quarta valigia nel giallo dei corpi sezionati di Firenze, ritrovata nella stessa
striscia di terreno incolto delle altre tre, lungo la superstrada Fi-Pi-Li in ingresso nel capoluogo toscano, davanti al carcere di Sollicciano. Il quarto ritrovamento, favorito da una imponente pulitura del terreno sotto la carreggiata, permetterà la pietosa composizione dei resti a Medicina legale di un uomo e una donna, i cui corpi sono stati divisi in due valigie ciascuno dopo il duplice omicidio. Nella nuova valigia ci sarebbero le gambe dell’uomo, che mancavano finora.

Lui, Shpetimi Pasho, di origine albanese di 54 anni, ucciso con una coltellata alla gola, è stato individuato dal Ris di Roma grazie alla comparazione dattiloscopica delle impronte digitali, ricavate dal documento che fece per il permesso di soggiorno, con un dito che fa parte dei reperti delle valigie abbandonate. Ma anche un tatuaggio su un braccio ha aiutato l’identificazione, non tanto per il nome della città di origine, Valona che c’è scritto, quanto per le prime tre lettere del suo nome Shpetmi, Shp incise nella prima epidermide.

I resti della donna, a questo punto, potrebbero essere della moglie Teuta, 52 anni, lei uccisa, secondo i medici legali, in un pestaggio dove venne strangolata. Scomparvero entrambi nel novembre 2015 mentre erano in Toscana. Gli accertamenti medico legali puntano sul Dna e una delle figlie, Dorina Pasho, che vive tuttora a Castelfiorentino, è andata in caserma, al comando provinciale dei carabinieri di Firenze, anche con l’intenzione di sottoporsi al prelievo per favorire il confronto genetico, non solo per essere sentita dalla pm Ornella Galeotti e dagli investigatori. Nell’attesa dell’interrogatorio Dorina ha ridimensionato, la figura del fratello Taulent, irreperibile dal 2016 dopo esser evaso dagli arresti domiciliari. L’uomo deve ancora scontare quattro anni di reclusione, sempre per reati legati agli stupefacenti. “E’ un piccolo spacciatore”, ha detto ai giornalisti Dorina volendo escludere che l’omicidio dei genitori sia dovuto a una vendetta, forse per un debito. “Se fosse stato un delitto per droga – ha aggiunto – non avrebbero aspettato i miei genitori”, che facevano avanti e indietro dall’Albania alla Toscana, “ma avrebbero ammazzato me o mio fratello, ci conoscevano tutti a Castelfiorentino”.

Gli investigatori mettono in fila alcune date. Secondo la denuncia di scomparsa presentata da una figlia dei Pasho l’8 novembre 2015, la coppia era sparita sei giorni prima, il 2 novembre 2015, lo stesso giorno della scarcerazione da Sollicciano del figlio Taulent. E’ così che, identificati i resti nelle valigie, la figura del figlio spacciatore, irreperibile dall’ottobre 2016 (evase dagli arresti domiciliari), diventa sempre più centrale sempre che sia ancora vivo. Il suo ruolo nella vicenda apre ampie ipotesi per spiegare i due omicidi e il ritrovamento dei resti cinque anni dopo la loro scomparsa: quella della vendetta dall’esterno, forse legata ai suoi traffici, forse a uno sgarro, o quella di verità familiari, oppure di clan. Verità tutte da scoprire e tenute schermate, nell’oblio per anni.

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