Violenza sulle donne e pandemia: a Pisa record di chiamate al centro antiviolenza nel 2020

Violenza sulle donne e pandemia: a Pisa record di chiamate al centro antiviolenza nel 2020

intervista di Chiara Brilli a Giovanna Zitiello

Casa della donna, “un anno terribile per le donne: 1.296 telefonate, 409 le donne che hanno chiesto aiuto. Mai un numero così alto e oltre la metà delle donne ha chiamato nel post lockdown, con un picco tra giugno e luglio”

In occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, l’associazione Casa della donna ha presentato in diretta Facebook, i dati relativi all’attività del centro antiviolenza nel 2020. “Un anno terribile per le donne”, lo hanno definito Giovanna Zitiello, coordinatrice del centro antiviolenza della Casa della donna, e Francesca Pidone, coordinatrice del Telefono Donna.

“Nel 2020 abbiamo registrato un aumento senza precedenti delle telefonate al centro antiviolenza”. Dal 1 gennaio al 15 novembre il Telefono Donna, la linea di ascolto e accoglienza del centro antiviolenza pisano (che risponde al numero 050 561628), ha ricevuto 1.296 telefonate, un record rispetto al 2019 (1.149) e agli anni precedenti. L’aumento delle chiamate si registra soprattutto con l’inizio dell’emergenza coronavirus, con un picco tra giugno e luglio. A telefonare sono state 409 donne (363 nel 2019), un numero mai toccato fino ad oggi. Ben 312 hanno contattato il Telefono Donna per la prima volta e per 220 donne sono stati attivati percorsi di uscita dalla violenza.

Secondo la coordinatrice del centro antiviolenza pisano Giovanna Zitiello, il forte aumento delle telefonate e delle donne che si sono rivolte alla linea di ascolto è strettamente connesso alla pandemia. “A marzo e aprile, in piena emergenza, ci hanno contattate 55 donne, un numero alto ma è soprattutto dalla fine del lockdown che abbiamo registrato un aumento importante delle richieste di aiuto”, sottolinea Zitiello.Da maggio ad oggi ci hanno contattate 207 donne su un totale di 409, con una media di 30 donne al mese e con un picco tra giugno e luglio. Un aumento che non deve affatto sorprenderci. La fine dell’isolamento domestico – continua Zitiello – ha comportato un allentamento dell’enorme controllo e pressione a cui erano sottoposte le donne tra marzo e aprile. In molte hanno detto che ci chiamavano perché non volevano più vivere i maltrattamenti, gli abusi che avevano vissuto durante il lockdown. Ciò che avevano subito in quei mesi era stato terribile. Così da maggio, non più costrette a casa, più libere di muoversi e pensare, hanno trovato la forza di chiamarci. Avere consapevolezza della violenza a cui si è sottoposte – afferma Zitiello – è il primo passo per uscirne. E per compiere quel passo ci vuole tanta forza e coraggio, soprattutto durante un’emergenza di questa portata, che non può che amplificare la paura di non farcela, l’ansia per il futuro, il senso di precarietà. Ecco perché i dati che presentiamo oggi non sono ‘solo numeri’ e non ci parlano solo di violenza: raccontano anche la grande forza delle donne, la loro capacità di reagire e ricominciare una nuova vita”.

A chiamare il Telefono Donna sono soprattutto donne tra 30 e 49 anni, in continuità con gli anni precedenti, ma c’è una tendenza all’aumento per la fascia d’età 18-29 anni. Oltre il 74% è italiana e nel 49,6% dei casi sono donne con figli/e. La maggioranza lavora, è sposata/convivente oppure separata/divorziata. Rispetto alla tipologia di violenze, le donne subiscono soprattutto violenze di tipo psicologico (82,8%) e fisico (54,2%), seguono la violenza economica (17,1%) e lo stalking (6,3%).

La gran parte dichiara di essere venuta a conoscenza del centro antiviolenza attraverso internet e mass media, a seguire il passaparola di amiche e familiari. “È la prima volta – sottolinea Francesca Pidone, coordinatrice del Telefono Donna – che il primo canale di informazione risulta essere internet e mass media. Fino ad oggi, infatti, era il passaparola. Anche questo ci appare un effetto della pandemia: non solo in questi mesi le donne, come tutti, hanno trascorso più tempo online e ascoltando radio e tv, ma su media, web e social sono aumentate le campagne di informazione, anche da parte del nostro centro antiviolenza, e questo ha senz’altro aiutato, ha spinto più donne a chiedere aiuto”.

Rispetto alla provenienza geografica, delle 409 donne che nel 2020 hanno contattato il centro antiviolenza della Casa della donna, 200 sono residenti nei comuni della zona pisana, il resto abita in Toscana o fuori regione. In particolare, per la zona pisana, i numeri più alti si segnalano a Pisa, Cascina, San Giuliano Terme, Calci.

E chi sono i maltrattanti? Anche i dati di quest’anno confermano un profilo ormai noto da tempo: si tratta soprattutto di uomini tra 30 e 49 anni, nel 70% dei casi di nazionalità italiana, in gran parte occupati, partner o ex partner. “Tuttavia – precisa Francesca Pidone – rispetto agli anni passati, nel 2020 abbiamo notato un aumento lieve (3%) ma significativo di donne che hanno subito violenza dai familiari (12%), come padri o fratelli. Si tratta di un altro effetto della pandemia e della vita obbligata tra le mura domestiche”.

Come nel 2019 rimane contenuto il numero di donne che denuncia la violenza, ovvero il 24%. Il dato, però, risulta superiore alla media nazionale del 14% e negli anni registra un costante, seppur contenuto, aumento. Nel 2018 era infatti il 22%.

“C’è poi un altro dato che fa riflettere, strettamente connesso all’isolamento domiciliare imposto dalla pandemia, sottolinea Francesca Pidone. “Tra le donne che ci hanno chiesto aiuto in questi mesi di emergenza, ben 32 hanno espressamente chiesto di poter entrare nella nostra casa rifugio, perché sentivano forte e urgente il bisogno di allontanarsi dal proprio domicilio. Nel 2019 sono state 20. Quindi nel 2020, anche per effetto del lockdown, è aumentato il numero di donne che si è sentita in pericolo in casa propria e che avvertiva la necessità di trasferirsi in un luogo sicuro. Un dato preoccupante – osserva Pidone – ma che rappresenta anche una spia importante della consapevolezza acquisita dalle donne che subiscono violenza domestica. Il fatto che le donne si rendano conto per tempo di essere in pericolo e che, nonostante le difficoltà dovute all’emergenza, siano capaci di chiedere aiuto per allontanarsi dal maltrattante contribuisce a ridurre il numero di femminicidi. Nel 2020 in Italia si sono verificati 59 femminicidi, di cui 16 solo tra marzo e maggio. Senza il lavoro dei centri antiviolenza e delle case rifugio –  conclude – questo numero sarebbe certo più alto”.

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‘Casa della Donna’ non diffamò l’ex assessore, querela archiviata

‘Casa della Donna’ non diffamò l’ex assessore, querela archiviata

Pisa, nessun intento diffamatorio ma legittima critica da parte dell’associazione femminista Casa della Donna. nei confronti dell’ex assessore alla cultura del Comune di Pisa, Andrea Buscemi.

Lo ha stabilito, rende noto l’associazione femminista, il gip di Pisa che nei giorni scorsi “ha notificato l’archiviazione della querela che nel 2019 Buscemi aveva presentato contro Carla Pochini, presidente della Casa della Donna, ed Elisabetta Vanni, attivista della stessa associazione e promotrice della petizione online che, con oltre 45 mila adesioni, chiedeva le sue dimissioni da assessore alla cultura del Comune di Pisa perché colpevole di stalking nei confronti della ex compagna, Patrizia Pagliarone”.

Secondo il legale di Elisabetta Vanni, Ezio Menzione, “il gip ha accolto le nostre argomentazioni dichiarando che non c’era l’intento di diffamare ma vi era solo una legittima critica e quest’ultima è una precisazione importante perché il giudice che ha disposto l’archiviazione non si è fermato alle questioni formali ma ha affrontato, seppur brevemente, la sussistenza o meno della diffamazione”.

La Casa della donna è un’associazione femminista e di promozione sociale, senza scopo di lucro, fondata a Pisa nel 1996 ma attiva nella sede di via Galli Tassi fin dal 1990. È sostenuta dal lavoro volontario delle socie, aperta a tutte le donne senza distinzione di età, orientamento sessuale o religioso, stato sociale o provenienza geografica.

Alla Casa è attivo un centro antiviolenza (con casa rifugio) ed una biblioteca di genere, organizziamo corsi di formazione, incontri, laboratori e ogni tipo di iniziativa, culturale e politica, che favorisca la conoscenza e la valorizzazione delle donne, la promozione dei diritti e la lotta alle discriminazioni e alla violenza di genere.

La Casa fa parte della rete Non Una di Meno Pisa, della rete Educare alle Differenze Pisa, del coordinamento toscano dei centri antiviolenza Tosca e della rete nazionale dei centri antiviolenza Dire.

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Casa della Donna di Pisa, riapre i battenti

Casa della Donna di Pisa, riapre i battenti

Pisa, la Casa della donna riapre la sua sede in via Galli Tassi dopo oltre due mesi di chiusura. Con il lockdown, infatti, tutte le attività erano state sospese ad eccezione del centro antiviolenza, il cui servizio di ascolto e accoglienza ha ricevuto in questi ultimi due mesi ben 207 chiamate.

Da ieri, lunedì 18 maggio, sono di nuovo attive la segreteria e la biblioteca della Casa della Donna, che hanno riaperto al pubblico in sicurezza e nel rispetto delle misure anti-contagio.

Non solo, per offrire un aiuto concreto alle donne che, a causa del lockdown e della crisi innescata dalla pandemia, sono in situazioni di grande difficoltà economica la Casa della donna ha lanciato anche la campagna di crowdfunding “Nessuna da sola” sulla piattaforma Eppela.

Grazie al sostegno dell’azienda farmaceutica Msd ogni donazione verrà raddoppiata e permetterà di aiutare almeno 10 donne seguite dai servizi dell’associazione o in uscita dalla casa rifugio. Si tratta soprattutto di donne sole con figli e figlie, donne senza lavoro o precarie, donne migranti, donne con vissuti di violenza. Donne la cui vita è stata resa ancora più difficile dall’emergenza coronavirus.

“Dopo un gran lavoro per mettere in sicurezza la nostra Casa, finalmente riapriamo”, dichiara Carla Pochini, presidente della Casa della donna. “Abbiamo predisposto tutto ciò che le norme e il buon senso suggeriscono per garantire il distanziamento sociale. In particolare, per la biblioteca abbiamo previsto il servizio di prestito su appuntamento e anche una quarantena di 10 giorni per i libri che vengono restituiti. Riapriamo senza però dimenticare che la ripresa sarà lunga e difficile per molte donne. Ecco perché – continua Pochini – abbiamo deciso di lanciare anche la campagna di crowdfunding Nessuna da sola. Vogliamo offrire un aiuto concreto alle donne che, a causa di questa emergenza, vivono situazioni di grande precarietà. Questa emergenza, infatti, rischia di far pagare alle donne un prezzo altissimo in termine di lavoro, autonomia economica e sicurezza sociale”.

Grazie al denaro che verrà raccolto e raddoppiato dall’azienda Msd, la Casa della donna conta di offrire ad almeno 10 donne in difficoltà un contributo per pagare l’affitto e le utenze domestiche, acquistare vestiti, pannolini e materiale didattico per i figli. Per saperne di più e donare con carta di credito, prepagata e PostePay basta visitare il sito http://www.eppela.com/nessunadasola

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Emergenza coronavirus non ferma la violenza sulle donne

Emergenza coronavirus non ferma la violenza sulle donne

Pisa, dal 5 marzo scorso la Casa della Donna di Pisa ha sospeso le attività a causa dell’emergenza coronavirus ma non i servizi essenziali del centro antiviolenza, come la Casa rifugio, che al momento ospita due donne e tre minori, e il Telefono Donna, il servizio di ascolto del centro antiviolenza.

Anzi, in questi giorni di emergenza e isolamento forzato in casa, la linea di ascolto è più che mai essenziale, come mostrano anche i primi dati relativi alle chiamate. Nelle ultime due settimane il Telefono Donna ha registrato un consistente numero di telefonate: dal 5 marzo ad oggi il servizio di ascolto ha ricevuto 61 telefonate, 35 le donne che lo hanno contattato, 15 delle quali era la prima volta che chiamavano il centro antiviolenza.

A chiamare soprattutto donne tra 30-40 anni, ma non mancano i casi di over 60. In gran parte si tratta di donne che subiscono violenze di tipo psicologico, fisico ed economico che, anche a causa delle misure di isolamento domestico imposte dall’emergenza, vivono giorni molto difficili.

Come spiega Francesca Pidone, coordinatrice del Telefono Donna, “dalle telefonate che riceviamo in questi giorni emerge un dato molto significativo: stanno cambiando le richieste di aiuto che le donne ci rivolgono. C’è chi vuole essere supportata nel trovare strategie per gestire la convivenza coatta e definire dei piani di sicurezza in caso di escalation della violenza. Altre, invece, approfittando dei momenti in cui il convivente esce a fare la spesa, ci chiamano e ci raccontano le loro storie di abusi denunciando situazioni di conflittualità, maltrattamenti e controllo da parte del partner esasperate dalla vita forzata tra le quattro mura domestiche. Molte si rivolgono al nostro servizio telefonico per non scoppiare e trovare la forza di rimanere lucide per gestire una quotidianità difficile, ancor più, se possibile, di quella che sono abituate a sopportare. In tante – sottolinea Pidone – hanno bisogno di un supporto immediato perché non sanno se possono, ad esempio, rivolgersi ad una assistente sociale o andare in Questura a sporgere denuncia, dato che bisogna ridurre al minimo gli spostamenti”.

Ad oggi, infatti, spiegano le responsabili del centro antiviolenza della Casa della donna, le misure anti-contagio rendono i servizi territoriali di emergenza per chi è vittima di violenza molto più faticosi. L’attivazione del Codice Rosa, ad esempio, presenta criticità su cui la Casa della donna invita a riflettere. “Nella Società della salute della zona pisana – spiega Giovanna Zitiello, coordinatrice del centro antiviolenza – quando una donna non può tornare a casa dopo un episodio violento perché è in pericolo, è possibile attivare da parte delle Forze dell’Ordine o del Pronto Soccorso, attraverso il Codice Rosa, la ospitalità in una struttura d’emergenza. La grave situazione sanitaria che viviamo in questi giorni – continua Zitiello – rende questo percorso molto più difficile. Inoltre le misure contro il coronavirus hanno come effetto quello di disincentivare le donne ad andare al Pronto Soccorso sia per i casi di emergenza sia per farsi refertare eventuali ferite conseguenti alle aggressioni. Questa rappresenta una grande difficoltà a cui dobbiamo cercare in qualche modo di far fronte”.

“Stiamo imparando molto dalla capacità di resilienza delle donne in questa fase di ‘attesa’ e sospensione”, sottolinea Francesca Pidone. “Impariamo dalla loro capacità di affrontare i momenti di vuoto, l’ansia e la frustrazione di non poter uscire, il dover limitare ogni contatto e relazione. Le storie di queste donne, la loro forza ci ispirano e ci motivano oggi più che mai. Il coronavirus non ferma gli uomini che agiscono violenza ma non ferma nemmeno le donne che continuano ad operare nei centri antiviolenza di tutta Italia”.

Come sottolineano le responsabili della Casa della donna di Pisa, in questa fase emergenziale è importante più che mai il lavoro di ascolto e supporto dei centri antiviolenza “per mantenere il contatto e creare un legame con quelle donne costrette a vivere in casa, il luogo più familiare e al tempo stesso più pericoloso. Per ottemperare alle nuove normative, abbiamo rimodulato i servizi – precisa Pidone – ma al nostro Telefono Donna 050 561628 rispondiamo con il consueto orario, da lunedì alla domenica 10-13 e 16-18 e il martedì 10-18. La segreteria telefonica è attiva 24h. Rivolgiamo un appello alle donne che in questi giorni vivono situazioni di maltrattamento e abusi: non siete sole, chiamateci e vi aiuteremo”.

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