Galleria Accademia: capolavori si ‘raccontano’ in podcast

Galleria Accademia: capolavori si ‘raccontano’  in podcast

Sono nove le prime puntate di Radio Accademia che accompagneranno il pubblico in una visita speciale alla scoperta di particolari inediti e curiosità dei capolavori di alcuni fra i più celebri maestri dell’arte italiana: da Giotto a Botticelli, da Pontormo a Cesare Mussini, e poi Bronzino, Fra’ Bartolomeo e Paolo Uccello

Nove tre le più importanti opere conservate nella Galleria dell’Accademia di Firenze prenderanno la parola per raccontarsi in un podcast che si potrà ascoltare sul sito del museo: si chiama ‘Radio Accademia’ il progetto che partirà mercoledì 16 dicembre in collaborazione con l’Accademia di Belle arti di Firenze.

Sono nove le prime puntate di Radio Accademia che accompagneranno il pubblico in una visita speciale alla scoperta di particolari inediti e curiosità dei capolavori di alcuni fra
i più celebri maestri dell’arte italiana: da Giotto a Botticelli, da Pontormo a Cesare Mussini, e poi Bronzino, Fra’ Bartolomeo e Paolo Uccello. I podcast saranno pubblicati tre alla volta per tre settimane consecutive. Il progetto, nato durante il lockdown, è stato realizzato dagli studenti del corso di didattica per il museo dell’Accademia di Belle arti.

“Un progetto che vede in prima linea i giovani, gli studenti che hanno scelto di raccontare in forma di narrazione alcuni dipinti conservati nel museo – racconta la direttrice della
Galleria dell’Accademia Cecilie Hollberg -. Sono rimasta molto colpita dall’impegno e dal risultato, nove piccole storie, che avrete modo di ascoltare, che ci danno uno sguardo diverso, fresco e originale su queste opere”.

Per Claudio Rocca, direttore dell’Accademia di Belle arti “la possibilità per gli allievi di misurarsi con un museo straordinario come la Galleria dell’Accademia ha rappresentato senz’altro un’occasione eccezionale, ribadendo, inoltre, l’importanza e la fecondità di una costante collaborazione tra istituzioni”.

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“Forme del fango”, Accademia di Belle Arti: il fango del ‘66 diventa arte

“Forme del fango”, Accademia di Belle Arti: il fango del ‘66 diventa arte

Trasformare le conseguenze di un evento negativo in risorsa. Domani, in coincidenza con il 53esimo anniversario dell’alluvione che in Toscana colpì la città di Firenze e i Comuni lungo il fiume Arno, l’Accademia di Belle Arti presenta “Forme del fango”, iniziativa in collaborazione con l’artista Caterina Erica Shanta, con il patrocinio di Regione Toscana, Comune di Firenze, Pav Padiglione arte vivente Torino e Dolomiti Contemporanee.

“Forme del fango” nasce dal desiderio di dare nuova vita a un materiale che da più di cinquant’anni ha casa in una parte delle cantine dell’Accademia: 77 metri cubi di terra, residuo di quel fango che nella notte tra il 3 e 4 novembre 1966 tinse di paura i luoghi consacrati all’arte, alla cultura e alla vita quotidiana della città. Un materiale che, rimosso, potrebbe rivelarsi una vera e propria risorsa per l’Accademia oltre che portare al recupero di spazi da destinare ad attività espositive.

forme del fango

Ed è questa stessa materia che, dopo essere stata sottoposta ad analisi chimiche per accertarne l’usabilità, sarà protagonista di un’iniziativa che nei mesi scorsi ha coinvolto una giovane artista emergente, Caterina Erica Shanta, e un gruppo di studenti del corso triennale di Design, coordinati dai docenti Alessandro Scilipoti e Fabrizio Lucchesi.

forme del fango

“Forme del fango” inaugurerà alle ore 17.30 in via Ricasoli 66 con una introduzione del Presidente dell’Accademia di Belle Arti, Carlo Sisi, e del Direttore, Claudio Rocca. Seguirà la presentazione della mostra La Tempesta, a cura dell’artista Caterina Erica Shanta, e della temporanea Oggetti di memoria, con opere realizzate a partire dal materiale residuo dell’alluvione del 1966.

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“Forme del fango”, Accademia di Belle Arti: il fango del ‘66 diventa arte

“Forme del fango”, Accademia di Belle Arti: il fango del ‘66 diventa arte

Trasformare le conseguenze di un evento negativo in risorsa. Domani, in coincidenza con il 53esimo anniversario dell’alluvione che in Toscana colpì la città di Firenze e i Comuni lungo il fiume Arno, l’Accademia di Belle Arti presenta “Forme del fango”, iniziativa in collaborazione con l’artista Caterina Erica Shanta, con il patrocinio di Regione Toscana, Comune di Firenze, Pav Padiglione arte vivente Torino e Dolomiti Contemporanee.

“Forme del fango” nasce dal desiderio di dare nuova vita a un materiale che da più di cinquant’anni ha casa in una parte delle cantine dell’Accademia: 77 metri cubi di terra, residuo di quel fango che nella notte tra il 3 e 4 novembre 1966 tinse di paura i luoghi consacrati all’arte, alla cultura e alla vita quotidiana della città. Un materiale che, rimosso, potrebbe rivelarsi una vera e propria risorsa per l’Accademia oltre che portare al recupero di spazi da destinare ad attività espositive.

forme del fango

Ed è questa stessa materia che, dopo essere stata sottoposta ad analisi chimiche per accertarne l’usabilità, sarà protagonista di un’iniziativa che nei mesi scorsi ha coinvolto una giovane artista emergente, Caterina Erica Shanta, e un gruppo di studenti del corso triennale di Design, coordinati dai docenti Alessandro Scilipoti e Fabrizio Lucchesi.

forme del fango

“Forme del fango” inaugurerà alle ore 17.30 in via Ricasoli 66 con una introduzione del Presidente dell’Accademia di Belle Arti, Carlo Sisi, e del Direttore, Claudio Rocca. Seguirà la presentazione della mostra La Tempesta, a cura dell’artista Caterina Erica Shanta, e della temporanea Oggetti di memoria, con opere realizzate a partire dal materiale residuo dell’alluvione del 1966.

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