🎧 Il Consiglio regionale vota l’abrogazione dell’emendamento sulle concerie

🎧 Il Consiglio regionale vota l’abrogazione dell’emendamento sulle concerie

“Sì” unanime del Consiglio regionale della Toscana sull’abrogazione dell’emendamento sugli scarichi industriali delle concerie. Il Consiglio abroga l’articolo 12 della legge 32/2020.

Approvata all’unanimità dal Consiglio regionale della Toscana la proposta di legge che cancella l’emendamento in materia di scarichi industriali delle concerie, finito all’attenzione della DDA (Direzione Distrettuale Antimafia) fiorentina.

La discussione sulla legge numero 40, che va ad abrogare l’articolo 12 della legge regionale 32/2020 e a modificare l’articolo 13 bis della legge regionale 20/2006, è iniziata nella seduta ieri e si è conclusa con l’approvazione unanime di questa mattina. Il testo, è stato spiegato, interviene in materia di tutela delle acque dall’inquinamento e, in particolare, sulle disposizioni regionali che disciplinano la depurazione delle acque a carattere prevalentemente industriale.

Oltre all’abrogazione dell’articolo 12, l’emendamento sostituisce lo stesso articolo 13-bis, disponendo che non rientra nel servizio idrico integrato la gestione degli impianti di depurazione di acque reflue a carattere prevalentemente industriale, anche se di totale o parziale proprietà pubblica. Gli impianti, se di proprietà pubblica, possono essere concessi in uso agli attuali gestori previa stipula di apposita convenzione con i comuni proprietari. Essi possono essere utilizzati, per una quota minoritaria, anche per la depurazione delle acque reflue urbane.

I soggetti gestori del servizio idrico integrato possono stipulare apposite convenzioni con i gestori di questi impianti, al fine di realizzare la depurazione delle acque reflue urbane, dietro il pagamento di un corrispettivo determinato dall’Autorità idrica toscana (Ait); infine che è attribuita al dirigente della struttura regionale competente, l’autorizzazione al gestore di questi impianti a smaltire rifiuti liquidi, “limitatamente alle tipologie compatibili con il processo di depurazione e a condizione che non sia compromesso il possibile riutilizzo delle acque reflue e dei fanghi”.

L'articolo 🎧 Il Consiglio regionale vota l’abrogazione dell’emendamento sulle concerie da www.controradio.it.

🎧 Commissione inchiesta Toscana mafie, presidente Meini (Lega)

🎧 Commissione inchiesta Toscana mafie, presidente Meini (Lega)

De Robertis (Pd) vicepresidente e Sguanci (IV) vicepresidente segretario della commissione di inchiesta sulle infiltrazioni mafiose e sulla criminalità organizzata in Toscana che si è insediata questo pomeriggio

E’ Elena Meini, consigliere regionale della Lega la presidente della commissione di inchiesta sulle infiltrazioni mafiose e della criminalità organizzata in Toscana; Lucia De Robertis (Pd) vicepresidente e Maurizio Sguanci (Iv) vicepresidente segretario. La commissione, che si è insediata oggi con la nomina dell’ufficio di presidenza, è composta da un rappresentante per ogni gruppo consiliare: ne fanno parte anche Alessandro Capecchi (Fdi), Irene Galletti (M5s) e Marco Stella (Fi). “Mi aspetto sicuramente di partire con chiarezza sull’inchiesta che ha travolto la nostra regione – ha detto Meini – però non ci fermeremo lì perché lo abbiamo visto purtroppo, in Toscana la mafia c’è e compito dei consiglieri regionali deve essere quello che si applichino e si studino le nuove norme affinché tutto ciò non si ripeta dal punto di vista ambientale e sociale”.

De Robertis si augura “di riuscire ad ascoltare tanti soggetti e di capire se la normativa regionale riesce a mettere davvero in sicurezza la Toscana dalle infiltrazioni mafiose, per lo meno quello che può fare rispetto alla capacità che la Regione ha di normare, per evitare che chi vuole fare della Toscana una terra dove tutto si può fare ha sbagliato regione”. Per Sguanci “in un momento di così grande difficoltà economica per le cosche mafiose è più facile penetrare nel tessuto produttivo, cercheremo di capire quali sono le criticità in modo da poterle prevenire”.

Per il presidente del Consiglio regionale Antonio Mazzeo “sul tema della mafia tutti i soggetti politici hanno voglia di alzare un muro in Toscana. Io so quello che voglio mettere in campo io nei prossimi mesi, penso, alla modifica del regolamento d’aula del Consiglio regionale” e al “sistema di digitalizzazione per fare in modo che tutti sappiamo quando e come viene presentato un emendamento”.

L'articolo 🎧 Commissione inchiesta Toscana mafie, presidente Meini (Lega) proviene da www.controradio.it.

Inchiesta Keu:”la Toscana non è e non sarà mai la Terra dei Fuochi”, Monni

Inchiesta Keu:”la Toscana non è e non sarà mai la Terra dei Fuochi”, Monni

L’assessora all’Ambiente Monni durante il Consiglio Regionale: “l’indagine in corso porta alla luce un tentativo gravissimo di aggressione delle mafie al nostro tessuto socio-economico”

Un ricostruzione “senza dubbio complessa” che ricostruisce passo passo la vicenda “nella sua lunga articolazione amministrativa” anche a “confutazione di alcune ricostruzioni giornalistiche inaccettabili”. Esordisce così in Aula l’assessora all’Ambiente, Monia Monni, nella sua comunicazione sui “gravi fatti che coinvolgono la Regione alla luce degli atti dell’inchiesta ‘Keu’ della Direzione investigativa antimafia di Firenze”.

“La Toscana – afferma l’assessora – non è la terra del malaffare e della mafia, non è la Terra dei Fuochi, non è un territorio sui cui non c’è controllo e dove tutto è lecito” e continua: “Sia chiaro che questo non equivale in nessun modo a sottacere il rischio, estremamente rilevante, di infiltrazione delle realtà criminali. L’indagine in corso porta alla luce un tentativo gravissimo di aggressione delle mafie al nostro tessuto socio-economico che nessuno di noi deve sottovalutare e che ci dovrà vedere impegnati con sempre maggiore determinazione e risolutezza”.

La premessa “necessaria per non confondere la realtà produttiva del distretto industriale di Santa Croce sull’Arno, così esteso e strategico per la Toscana” l’assessora la chiarisce anche per “precisare” che il suo intervento “non entrerà nel merito di vicende personali ed individuali” sia per rispetto al lavoro della Magistratura ma anche degli indagati. “Le ipotesi di reato che riguardano un numero identificato di persone dovranno essere accertate dagli inquirenti. È responsabilità di tutti noi – continua – tenere distinte e separate le vicende personali dal più ampio contesto socio-economico della zona che va invece protetto e difeso”.

Nel ringraziare Arpat e le decine di dipendenti della Regione che “lavorano quotidianamente su temi complessi come quelli che riguardano le autorizzazioni sugli impianti industriali e sui rifiuti”, l’assessore precisa “in termini generali” che “dietro a ogni atto e a ogni autorizzazione c’è sempre un lavoro complesso, articolato, che coinvolge più persone e più competenze. Una coralità e partecipazione plurima che costituiscono un principio importante di trasparenza e anti-corruzione”.

“La Regione – spiega Monni – subentra nelle funzioni provinciali rispetto ad un impianto autorizzato con autorizzazioni settoriali. Lo sottopone prima al procedimento di Valutazione di impatto ambientale e poi

lo obbliga a dotarsi di una Autorizzazione integrata ambientale. Durante questo non breve iter gli uffici regionali intervengono più volte per ridurre gli inquinamenti e aumentare i controlli”. “Ogni attività antropica – precisa – determina un impatto sullo stato dell’ambiente. Il tema che si pone, anche nei confronti del depuratore di Aquarno, è regolamentare l’attività per ricondurre la produzione di inquinanti in una chiave di complessiva riduzione e conformità ai limiti imposti dalla normativa nazionale. Ed è questo ciò che si ottiene attraverso le autorizzazioni”.

Riguardo all’emendamento approvato dall’aula il 26 maggio scorso, Monni chiarisce come “non abbia prodotto né produca effetti sul regime autorizzativo visto che con decreto dirigenziale del 29 dicembre 2020 si chiude il procedimento e si rilascia, ai sensi della normativa statale, l’Autorizzazione integrata ambientale confermando la deroga dei valori di scarico in acque superficiali per le sostanze non pericolose cloruri e solfati”.

Monni entra anche nel merito del tema Keu emerso dalle indagini della Dda e anche qui con una premessa: “Nel distretto conciario toscano i fanghi sono sottoposti da anni a procedimenti differenti di recupero. Presso l’impianto Ecoespanso, di proprietà del Consorzio Aquarno spa, si effettua proprio un processo termico di recupero sia energetico sia materiale da cui si ottiene un granulato denominato Keu. La ratio di tale processo è quella, in termini di economia circolare, di trattare un rifiuto al fine di restituirgli nuova vita impiegandolo in altri processi industriali, come ad esempio l’edilizia”.

“La Regione  attraverso Arpat – spiega – segnala già nel 2018 alcune non conformità rispetto all’autorizzazione”. In particolare, i risultati del test di cessione del Keu effettuate dall’Agenzia evidenziano la “non conformità al recupero diretto in ambiente, avvenuto attraverso un impianto terzo, dove è stato utilizzato per la produzione di agglomerati riciclati destinati soprattutto all’utilizzo come materiale di riempimento, recupero ambientale, sottofondi stradali. La direzione ambiente della Regione si attiva e con decreto del dicembre 2018 dispone il rispetto delle condizioni autorizzative, anche per quanto attiene la gestione dei rifiuti, con l’obbligo in capo ad Acquarno, quale produttore del rifiuto Keu, di effettuare, oltreché la caratterizzazione per accertarne la conformità a smaltimento, anche il test di cessione, essendo possibile, sempre per l’autorizzazione concessa, che lo stesso fosse destinabile a recupero”.

Monni ricorda che ad aprile 2019 Aquarno inoltra un ricorso straordinario al Presidente della Repubblica chiedendo l’annullamento dell’atto di diffida e “tuttavia Arpat e Regione non fremano la loro attività” ma anzi  scrivono al Consorzio specificando che il “Keu, pur rispettando i limiti del test di cessione come da decreto ministeriale, nell’immediatezza e dopo essere stoccato in silos, una volta processato (stoccaggio con esposizione agli agenti atmosferici, frantumazione, miscelazione con rifiuti da demolizione e costruzione ndr) all’interno dell’impianto di recupero Le Rose, determinava il rilascio nell’ambiente di sostanze nocive per l’ambiente e per la salute”. La società è stata quindi invitata al rispetto della diffida del dicembre 2018. Con Pec del 16 aprile 2019, inoltre, la Regione chiarisce al Consorzio che “è tenuto ad effettuare le analisi di caratterizzazione e di conformità del Keu prodotto in base alla sua effettiva destinazione in quanto responsabile non solo della regolarità delle proprie operazioni, ma anche di quelle dei soggetti che precedono o seguono il proprio intervento”. Con decreto di dicembre 2019 di modifica  del provvedimento di Aia, si dà atto che fino alla definizione di altre forme di reimpiego, il Keu non può che trovare altra collocazione che in discarica e il protocollo d’intesa siglato a marzo del 2019 tra Regione, Associazione Conciatori e Rea Impianti, impegna l’Associazione di Santa Croce a realizzare nuovi investimenti, per circa 80milioni, funzionali a superare le criticità contestate, realizzare, dai rifiuti, prodotti qualitativamente migliori, ridurre, fino ad eliminare lo smaltimento in discarica di fanghi di depurazione e di scarti della lavorazione conciaria. Nelle more della realizzazione di tali interventi, Rea, sulla base di accordi già sottoscritti con l’Associazione Conciatori, metteva a disposizione spazi presso la discarica di Scapigliato. Il Protocollo d’Intesa, chiarisce ancora Monni, “non può essere lo strumento né per modificare il regime autorizzatorio né per derogare i limiti di accettabilità dei rifiuti propri dell’autorizzazione cogente”. Ed è anche sulla base di questo che è possibile affermare, sempre a detta dell’assessore, che “l’intera vicenda è stata presidiata con attenzione dalla Regione e che anzi è stata anche questa attività a contribuire al lavoro degli inquirenti”.

“Gli uffici regionale e Arpat sono e sono stati sempre presenti ma le indagini in corso hanno messo in luce possibili inquinamenti” continua l’assessore. “Dopo aver svolto sommari approfondimenti, in accordo con il Presidente della Giunta, mi sono rivolta al direttore generale dell’Agenzia regionale per la protezione ambientale per iniziare a disporre tutte le attività utili a tutela della salute dei cittadini e delle matrici ambientali”. Un primo servizio è stato attivato con il numero verde 800.800.400 a cui è possibile rivolgersi per avere informazioni specifiche per chi ha pozzi lungo la strada regionale empolese 429, dove, secondo gli inquirenti, sono stati utilizzati illegalmente rifiuti speciali. A seguito di ulteriori approfondimenti e in accordo con Giani e i sindaci coinvolti, ad Arpat è stato chiesto di estendere la campagna per il controllo ed il monitoraggio delle acque all’interno di pozzi ad uso domestico a tutte le aree potenzialmente interessate dalla contaminazione. Oltre alle aree limitrofe al lotto 5 SR 429, le altre oggetto di monitoraggio, ricordate da Monni, sono: società agricola ‘I Lecci’, Peccioli; terreno della ditta ‘Cantieri S.r.l.’, Crespina Lorenzana; terreno gestito dalla ditta ‘Ecogest S.r.l.’, Massarosa; area di cantiere ‘ex Vacis-Galazzo’, Pisa; area di cantiere di manutenzione straordinaria SP 26 Delle Colline-Castelfalfi, Montaione; area agricola adiacente all’impianto di Bucine; ‘Green Park’, Pontedera; area interna all’aeroporto militare di Pisa. “Il programma di campionamenti delle acque dei pozzi, sarà organizzato sulla base delle richieste che perverranno e delle opportune valutazioni tecniche che si renderanno necessarie” spiega.

Il 26 aprile scorso, infine, proprio in considerazione della rilevanza delle questioni, è stato costituito uno specifico gruppo di lavoro per definire un Protocollo di attività su siti e impianti su cui potrebbe ipotizzarsi un inquinamento, e per disporre, qualora necessario, azioni di messa in sicurezza.

“Trasparenza delle informazioni, concretezza dell’azione di controllo e massima determinazione nel rafforzare tutti i presidi di legalità sono le direttrici a cui intendiamo attenerci” aggiunge Monni. “Siamo consapevoli che servono istituzioni ancora più coese e forti per proteggere i nostri territori dalle infiltrazioni delle mafie” e afferma decisa: “La Toscana non è e non sarà mai la Terra dei Fuochi. Risponderemo con forza e continueremo a garantire la salute di cittadini e ambiente”.

“Non nego che quando è arrivata la notizia di possibili infiltrazioni mafiose in Toscana ho avuto un momento di sconforto – conclude l’assessore -. Non perché escludessi che potessero esserci, visto che il nostro è un territorio ricco, ma perché sento fortemente il peso della responsabilità di respingere ogni fenomeno del genere”. “Come istituzione abbiamo cercato subito di curare le ferite, stare vicino ai cittadini e farli sentire al sicuro. Abbiamo coinvolto i sindaci e ci siamo messi al loro fianco, per combattere la mafia servono trasparenza e grandissimo impegno” prosegue Monni. Anche al Consiglio regionale chiede  “l’impegno di dare indirizzi chiari alla Giunta e di sostenerne le azioni di conseguenza”. “La strada intrapresa nel promuovere l’economia circolare e ridurre i rifiuti è stretta e deve portare a un approdo – commenta ancora – e c’è bisogno di impianti che trattino e smaltiscano i rifiuti in prossimità”. “Se pensano di poter mettere le mani sulla Toscana troveranno un muro – conclude –; anche voi consiglieri siete davanti a una scelta: o cercare di guadagnare un po’ di visibilità politica oppure scendere in trincea, e in questo caso sarò al vostro fianco”.

 

L'articolo Inchiesta Keu:”la Toscana non è e non sarà mai la Terra dei Fuochi”, Monni proviene da www.controradio.it.

Vaccini Toscana: domani Consiglio straordinario su sfiducia a assessore

Vaccini Toscana: domani Consiglio straordinario su sfiducia a assessore

Il Consiglio regionale della Toscana e’ stato convocato d’urgenza per mercoledi’ 7 aprile alle 11,30 in seduta antimeridiana e con prosecuzione pomeridiana, per una sessione di lavori tutta dedicata al tematiche relative al contrasto della pandemia da Covid-19.

All’ordine del giorno, tra gli altri punti, la mozione di non gradimento nei confronti dell’assessore alla Sanita’, Simone Bezzini, presentata dal gruppo della Lega, prima firmataria la capogruppo Elisa Montemagni. In discussione anche due proposte di delibera.

La prima, presentata dai gruppi di Fratelli d’Italia, M5s e Forza Italia, primo firmatario Francesco Torselli (FdI), e’ per chiedere l’istituzione di una Commissione regionale d’Inchiesta per la “verifica delle misure messe in atto dalla Giunta e dal Sistema sanitario regionale, degli atti e dei criteri seguiti per contrastare la pandemia da Covid-19”.

La seconda mozione, invece, proponente la capogruppo della Lega Montemagni, chiede l’istituzione di una Commissione Speciale per supporto, monitoraggio e controllo della campagna vaccinale. Poiche’ la Toscana e’ classificata in “zona rossa”, la seduta si svolgera’ in modalita’ telematica con collegamento da remoto.

I lavori della seduta potranno essere seguiti sul sito web istituzionale, sulla pagina facebook e sul canale youtube.

Nei giorni scorsi la Lega ha inoltre presentato un esposto per capire come sia possibile che siano state somministrate 234mila dosi di vaccino al personale socio-sanitario se gli operatori di tutta la Toscana, secondo dati Istat, sono meno di 73mila.
“Serve fare luce su una questione che riguarda oltre 80mila dosi di vaccino – sottolinea il consigliere Marco Curcio in una nota – che non si sa perché sono andate ad alcuni cittadini e non invece a persone veramente fragili, come ad esempio agli over-80 per i quali la
Toscana arranca nelle ultime posizioni in Italia. Se anche si trattasse di personale amministrativo, quindi non a contatto con i pazienti, si tratterebbe di assumersi la responsabilità di questa scelta che non ha messo i più fragili davanti a tutti”.

L'articolo Vaccini Toscana: domani Consiglio straordinario su sfiducia a assessore proviene da www.controradio.it.

Consiglio Toscana: Screening di massa nelle scuole e aiuti famiglie

Consiglio Toscana: Screening di massa nelle scuole e aiuti famiglie

Approvato atto per potenziamento misure contrasto Covid attraverso screening nelle scuole della Toscana

Screening di massa nelle scuole secondarie, presidi all’ingresso dei plessi e sui mezzi di trasporto, misure a sostegno delle famiglie che si trovano a gestire i figli nei contesti in cui sono stati sospesi i servizi educativi all’infanzia e le attività scolastiche si svolgono a distanza.

Lo chiede una mozione approvata oggi dal Consiglio regionale che chiede alla Giunta di attivarsi per “il potenziamento delle misure di contrasto del contagio da Covid nelle scuole della Toscana”.

Con il testo, ha spiegato Cristina Giachi, consigliera regionale Pd e presidente della commissione istruzione e formazione, “impegniamo la Giunta ad effettuare screening di massa e tamponi in tutte le scuole secondarie e, proprio nell’ottica di tutelare al massimo studenti, personale docente e non docente, a presidiare l’ingresso delle scuole e il rischio assembramenti sui mezzi di trasporto, un’attività capillare in cui potrebbe essere coinvolta la Protezione civile. Chiediamo, inoltre, di programmare, laddove non sia stato ancora previsto, ingressi scaglionati, di completare quanto prima la vaccinazione di tutto il personale scolastico e universitario, docente e non docente, e di dare continuità al progetto regionale dell’agosto scorso che prevedeva di inserire un medico all’interno di ogni istituto”. L’Assemblea toscana ha approvato anche un altro atto a prima firma Giachi che impegna la Giunta ad attivarsi presso il Governo affinché “continui a mettere in atto tutte le misure necessarie a sostenere il sistema culturale italiano in questa difficile situazione sotto il profilo sanitario, sociale ed economico, assegnando un ruolo di centralità alle politiche culturali”.

L'articolo Consiglio Toscana: Screening di massa nelle scuole e aiuti famiglie proviene da www.controradio.it.