‘Ndrangheta in Toscana: sindaca S.Croce lascia coordinamento distretto cuoio

‘Ndrangheta in Toscana: sindaca S.Croce lascia coordinamento distretto cuoio

La sindaca Giulia Deidda indagata rinuncia per ora a tavolo distretto del Cuoio

Il sindaco di Santa Croce sull’Arno (Pisa), Giulia Deidda, ha annunciato che non ricoprirà per il momento il ruolo di coordinatrice del Comitato d’area del Distretto Industriale del Comprensorio del Cuoio. Lo spiega una nota congiunta dei Comuni del territorio spiegando che la scelta è stata maturata “a seguito dell’indagine giudiziaria che l’ha interessata” essendo infatti indagata, assieme ad altre figure del tessuto imprenditoriale locale, nell’inchiesta della Dda di Firenze legata allo smaltimento illecito di scarti conciari, in cui è stato riscontrato anche il coinvolgimento di persone e aziende legate alle cosche della ‘ndrangheta.

“Una decisione condivisa anche con gli altri sindaci che il tavolo di Distretto ha accolto oggi in via ufficiale”, si legge nel comunicato nel quale si indica che i primi cittadini del territorio si alterneranno in questo ruolo, iniziando da Simone Giglioli di San Miniato (Pisa), località più popolosa tra quelle rappresentate. Il comune di Santa Croce sull’Arno continuerà a essere rappresentato al tavolo del distretto dal vicesindaco Marco Baldacci.

Intanto continua l’inchiesta legata allo smaltimento del Keu: un materiale derivante dal trattamento termico dei fanghi di depurazione prodotti dal depuratore Aquarno, nel quale vengono convogliati i reflui delle aziende conciarie di Santa Croce; le miscele di Keu, con altri materiali inerti, venivano qualificate come sottoprodotto e commercializzate dall’impresa di Lerose, come materiale per vari impieghi; a seguito di alcune indagini tecnico-analitiche il materiale è risultato un rifiuto speciale.

Le famiglie residenti nella zona si sono costitute nell’assemblea permanente no keue hanno indetto un’assemblea pubblica a Santa Croce sabato mattina.

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Inchiesta Keu: analizzati altri 8 pozzi sulla SR 429, nessuna contaminazione rilevata

Inchiesta Keu: analizzati altri 8 pozzi sulla SR 429, nessuna contaminazione rilevata

Salgono a 22 quelli finora controllati dai tecnici di Arpat nell’ambito dell’inchiesta legata al Keu per la ‘ndrangheta in Toscana

Analizzati altri 8 pozzi nei pressi della SR 429 e, come nei primi 14 controllati la scorsa settimana, non è stata rilevata la presenza di sostanze dannose. Continua l’attività di analisi disposta dalla Regione Toscana insieme ad Arpat.

I risultati, provenienti dall’analisi delle acque di questi ulteriori 8 pozzi, situati nel territorio del Comune di Empoli, attestano nuovamente che non vi sono contaminazioni da keu, in quanto non sono state rilevate tracce di cromo e antimonio.

“Arpat ci ha trasmesso ulteriori risultati – commenta l’assessora all’ambiente Monia Monni – e anche da questa analisi effettuata in 8 pozzi nel Comune di Empoli, non risultano contaminazioni da keu. Salgono, dunque, a 22 i pozzi domestici finora sottoposti ad indagine da parte dell’Agenzia regionael, tuttavia nei prossimi giorni il controllo sarà esteso ad altri”.

“Sarà una mia priorità – conclude Monni – informare amministrazioni locali e cittadini, come sta avvenendo in questi giorni, sui risultati di questo monitoraggio. È fondamentale continuare questa attività per la tutela della salute delle persone che abitano in queste aree”.

La settimana scorsa erano stati analizzati i primi 14 pozzi che si trovano nei pressi del 5° lotto della SR 429 ha dato esito positivo: non risultano contaminazioni da keu in quanto non sono state rilevate tracce di cromo e antimonio. Per le analisi è stato attivato da Arpat  il numero verde 800 800 400.

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‘Ndrangheta in Toscana: scarti tossici, riunione a Massarosa

‘Ndrangheta in Toscana: scarti tossici, riunione a Massarosa

Convocata in Comune di Massarosa stasera per fare punto della situazione sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta in regione

Riunione “urgente” convocata in municipio dal sindaco di Massarosa (Lucca) per fare il punto della situazione sugli sversamenti a Montramito, località del territorio che risulta fra quelle destinatarie in Toscana di scarti tossici di risulta della produzione delle concerie di Santa Croce (Pisa) , secondo quanto emerso dalle inchieste della Dda di Firenze sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta in Toscana.

Il sindaco Alberto Coluccini ha convocato la riunione per stasera alle 21 una riunione a cui ha invitato tutti gli assessori ed i consiglieri comunali per riferire sulla questione dell’indagine della procura sul presunto smaltimento illecito di rifiuti tossici che vedrebbe coinvolta anche un’area nella zona di Pioppogatto.

“Ho scelto per celerità di convocare direttamente e personalmente tutti gli assessori ed i consiglieri comunali – commenta il sindaco Alberto Coluccini – in modo da poter fare subito il punto della situazione e illustrare quanto a me pervenuto da parte della procura antimafia sull’indagine, un’inchiesta che ha portata ambientale, economica e anche aspetti politici con il coinvolgimento di alcuni esponenti del Pd e vertici regionali”.

L’inchiesta coinvolge elementi di vertice dell’Associazione Conciatori di Santa Croce sull’Arno i quali rappresentano il fulcro decisionale di tutto l’apparato sotto indagine. Contestati a vario titolo i reati di associazione a delinquere aggravata dall’agevolazione mafiosa, traffico illecito di rifiuti, inquinamento e impedimento del controllo da parte degli organi amministrativi e giudiziari.

L’inchiesta si chiama Keu, nome dell’inerte derivante dal trattamento dei fanghi degli scarti della concia delle pelli, e ha portato a 6 misure di custodia cautelare (una in carcere e cinque agli arresti domiciliari), 7 interdizioni dall’attività di impresa, due sequestri preventivi di impianti di gestione di rifiuti ed oltre 60 perquisizioni. Eseguito anche un sequestro per equivalente di oltre 20 milioni di euro e numerose perquisizioni ed ispezioni personali e domiciliari presso oltre 50 obiettivi nelle province di Firenze, Pisa, Arezzo, Crotone, Terni e Perugia.

 

 

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Minori usati come corrieri droga, indagine da Catanzaro alla Toscana

Minori usati come corrieri droga, indagine da Catanzaro alla Toscana

Minori usati come corrieri della droga: i carabinieri del Comando provinciale di Catanzaro hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip su richiesta della Dda nei confronti di 21 indagati di cui 11 in carcere – ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere dedita allo spaccio di sostanze stupefacenti, con l’aggravante di aver indotto minorenni a commettere tali reati.

L’indagine, denominata The Keys, ha ricostruito anche i collegamenti di alcuni indagati con i presunti vertici della cosca di ‘ndrangheta Gallace, attiva in provincia di Catanzaro, con proiezioni nel Lazio, in Toscana e in Lombardia. La stessa cosca al centro delle infiltrazioni della ‘ndrangheta oggetto dell’inchiesta della Dda di Firenze nel settore conciario.

Nelle prime ore della giornata, a Soverato, Guardavalle, Montepaone, Davoli e Catanzaro, i Carabinieri del Comando Provinciale di Catanzaro hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal gip presso il Tribunale di Catanzaro su richiesta della Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro, nei confronti di 21 indagati, ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere dedita allo spaccio di sostanze stupefacenti, porto e detenzione di armi clandestine, danneggiamento, con l’aggravante di aver indotto minorenni a commettere tali reati. Sono destinatari della misura cautelare della detenzione in carcere 11 indagati, mentre gli altri 10 sono sottoposti alla misura degli arresti domiciliari.

L’indagine, diretta dalla Procura Distrettuale di Catanzaro e condotta dai carabinieri della Compagnia di Soverato a partire dal 2019, ha consentito di individuare una specifica organizzazione malavitosa dedita alla gestione dell’attività di spaccio di cocaina e marijuana nell’area del basso Ionio-catanzarese, con proiezioni nella limitrofa provincia di Reggio Calabria. Le emergenze investigative hanno permesso di ricostruire anche i collegamenti di alcuni degli indagati con i vertici della cosca di ‘ndrangheta ”Gallace”, attiva in provincia di Catanzaro, con proiezioni nel Lazio, in Toscana e in Lombardia, funzionali al rafforzamento della capacità operativa del sodalizio.

Il ruolo di ”corriere” veniva spesso affidato a insospettabili minorenni che avevano il compito di trasportare lo stupefacente nel soveratese per distribuirlo ai pusher attivi nelle locali piazze di spaccio. Le investigazioni hanno consentito inoltre di censire numerose transazioni economiche, operate utilizzando sistemi di pagamento elettronico, oltre che per eludere le investigazioni, anche per sopperire alle restrizioni di movimento dettate dall’emergenza epidemiologica.

Attraverso un analitico lavoro di riscontro sulle fonti di prova, basato su intercettazioni telefoniche e video, sono state documentate numerose cessioni di sostanze stupefacente nel territorio di operatività del sodalizio criminale.

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