Sindaco Piombino, consente sbarco pazienti Coronavirus

Sindaco Piombino, consente sbarco pazienti Coronavirus

Piombino, “È un gesto di responsabilità cui non ho voluto sottrarmi”, “su richiesta esplicita del Ministro delle Infrastrutture Paola De Micheli, come sindaco di Piombino ho acconsentito affinché la nave da crociera Costa Diadema, battente bandiera italiana e con a bordo un equipaggio di 1.250 persone, attracchi nelle prossime ore al porto della nostra città e permetta le operazioni di sbarco dei pazienti affetti da Coronavirus”.

Lo ha detto Francesco Ferrari, sindaco di Piombino (Livorno), riguardo la comunicazione del ministro De Micheli sul prossimo attracco della nave Costa Diadema nel porto della città.

“Sono convinto che si tratti un gesto di responsabilità importante cui non ho voluto sottrarmi – afferma -: l’emergenza che stiamo vivendo dev’essere un’occasione, seppur tragica, per farci capire quanto siamo dipendenti l’uno dall’altro e che dobbiamo essere generosi nei confronti di chi è in difficoltà. Piombino ha deciso così di fare la propria parte e dare il suo fattivo contributo alla battaglia che tutti gli italiani stanno affrontando”.

“Ho avuto rassicurazione da parte del Ministro che i malati saranno immediatamente trasferiti negli ospedali nazionali con mezzi idonei e dedicati – ha postato il sindaco sulla sua pagina Facebook – I restanti membri dell’equipaggio, parte dei quali di nazionalità italiana, rimarranno in quarantena obbligatoria a bordo, quotidianamente monitorati da personale medico sanitario. Ho avuto rassicurazioni dal Ministro che nessun passeggerò entrerà a contatto con la nostra comunità. Sarà mia cura, nelle prossime ore, comunicare i tempi e le modalità dell’operazione”.

L'articolo Sindaco Piombino, consente sbarco pazienti Coronavirus proviene da www.controradio.it.

Polizia Municipale di Lucca attiva i controlli con i droni

Polizia Municipale di Lucca attiva i controlli con i droni

Lucca, da questa mattina sono iniziati i monitoraggi delle zone del territorio comunale ritenute più sensibili attraverso l’utilizzo di aeromobili a comando remoto messi a disposizione da appartenenti al Comando di Polizia Municipale di Lucca, che recentemente hanno conseguito l’abilitazione al loro pilotaggio.

Tali attività, della Polizia Municipale di Lucca, verranno svolte nel rispetto delle normative vigenti ed avranno lo scopo di coadiuvare le pattuglie impegnate a terra. L’attivazione di questo servizio è conseguente alla deroga concessa dall’Ente Nazionale Aviazione Civile alle Polizie Municipali per l’utilizzo dei droni, al fine di controllare il rispetto dei decreti del presidente del Consiglio dei ministri del mese di marzo 2020.

L’amministrazione comunale di Lucca ha ritenuto di usufruire immediatamente di questa possibilità al fine di garantire ancora di più la tutela della sicurezza e della salute dei cittadini nell’ambito dell’emergenza sanitaria.

L'articolo Polizia Municipale di Lucca attiva i controlli con i droni proviene da www.controradio.it.

Ricetta elettronica tramite Sms anche per i medici sostituti

Ricetta elettronica tramite Sms anche per i medici sostituti

Firenze, ricetta elettronica tramite Sms, da oggi anche i medici e pediatri di famiglia che sostituiscono i colleghi in quarantena o ammalati, avranno accesso alle procedure per emettere le ricette elettroniche.

L’espansione dell’uso della ricetta elettronica, rientra tra le misure straordinarie varate dal Settore Sanità digitale e innovazione dell’assessorato per la prevenzione e gestione dell’emergenza epidemiologica Covid-19.

Ad oggi si calcola che in Toscana siano oltre un centinaio i medici e pediatri di famiglia che hanno nominato dei sostituti. Questi devono avere la possibilità di emettere ricette elettroniche, come i medici titolari. Da oggi questo è possibile.

La misura straordinaria è stata comunicata con Pec a tutte le associazioni e sindacati dei medici e diffusa tramite mail a tutte le Asl e a tutti i medici e i pediatri di famiglia.

Con la ricetta elettronica, lo ricordiamo, i cittadini non dovranno più recarsi nello studio del proprio medico per avere la ricetta in formato cartaceo. Il medico invierà loro tramite Sms un numero (NRE, il numero di ricetta elettronica), che loro presenteranno direttamente in farmacia per avere il medicinale.

Ricordiamo inoltre a tutti cittadini che la ricetta elettronica è resa disponibile dal giugno 2019, in modalità alternativa al promemoria cartaceo, anche all’interno del Fascicolo Sanitario Elettronico, come pure tutti i referti, i ricoveri, le esenzioni, le vaccinazioni, ecc.. Un’altra modalità elettronica quindi accessibile a tutti, per fruire di servizi sanitari digitali, senza muoversi da casa, utilizzando la APP Smart SST per tablet e smartphone oppure collegandosi all’indirizzo http://fascicolosanitario.regione.toscana.it

L'articolo Ricetta elettronica tramite Sms anche per i medici sostituti proviene da www.controradio.it.

Coronavirus, che cosa ha fatto la Corea del Sud meglio dell’Italia?

Coronavirus, che cosa ha fatto la Corea del Sud meglio dell’Italia?

Tornando indietro al 5 di marzo ed analizzando i dati forniti dalla mappa di quel giorno, del Global Cases del Center for Systems Science and Engineering (CSSE), presso la Johns Hopkins University (JHU), si rileva che allora la Corea del Sud era al secondo posto per numero di persone positive al coronavirus con 5.766 e l’Italia terza con 3.089, con rispettivamente 107 e 92 numero di decessi.

Ma passando alla mappa del 15 di marzo, si vede purtroppo che l’Italia è passata al secondo posto con 21.157 casi positivi e 1. 441 morti, mentre la Corea del sud, che intanto è passata al quarto posto, dopo l’Iran, è rimasta ad un numero di casi positivi di 8.086 e  72 decessi.

Naturalmente i fattori che hanno determinato questa diversa evoluzione del contagio da coronavirus, tra le due nazioni, lontane geograficamente e culturalmente, sono probabilmente molteplici, ma leggendo gli articoli di stampa dei giorni scorsi non si può non notare una delle misure importanti prese dal governo sudcoreano per combattere l’epidemia di Covad-19: test gratuiti per tutti.

In un video del 3 marzo pubblicato da Cnn, e tradotto e pubblicato da Controradio, un reporter della stazione di news americana, si sottopone al test attraverso un ‘drive-thru’, più o meno seguendo la procedura di come si acquista un panino con l’hamburger da McDonald’s rimanendo in macchina.

Dal video si apprende che ognuno di questi centri può fare il tampone a 380 persone al giorno, e che al 5 di marzo erano già stati fatti ben 100.000 test.

In un articolo del 15 di marzo, il ‘Sole 24 ore’ scrive: “La Corea del Sud, uno dei Paesi più colpiti dal Coronavirus ma in grado di uscirne (i contagi sono in forte calo) grazie a misure di quarantena e soprattutto a un massiccio utilizzo dei tamponi anche sugli asintomatici. In modo da scovare subito i positivi e isolarli. Hanno fatto il giro del mondo le immagini dei tamponi fatti dai coreani ai semafori. Ora il Veneto ha deciso di percorrere la stessa strada: i tamponi saranno fatti per strada e fuori dai supermercati”.

Il governo della Corea del Sud per la verità, ha implementato anche altre misure ‘radicali’, che avevano suscitato le critiche e quasi la derisione anche della nostra stampa, misure che alla luce della realtà odierna e della irresponsabilità dimostrata da una parte degli italiani, non dovrebbero più destare cotanta indignazione: “Nel tentativo di prevenire e contenere la diffusione del virus, il governo della Corea del Sud ha preso misure contestabili – scriveva ‘La Repubblica’ il 6 marzo – Manda sms, in continuazione, dalla mattina alla sera. Un sovraccarico di informazioni sotto forma di avvisi di sms d’emergenza che oltrepassano ogni limite di privacy, includendo rivelazioni sulla vita privata delle persone infette. Un grande fratello malato e imbarazzante che sta spaventando ancora più del coronavirus. Sono ‘messaggi di orientamento sulla sicurezza’ inviati dalle autorità sanitarie e dagli uffici distrettuali di tutto il Paese. Ricordano alle persone di lavarsi accuratamente le mani, di non toccarsi il viso. Ma non solo. Tracciano i movimenti degli infetti utilizzando dati Gps, riprese delle telecamere di sorveglianza e le transazioni con carta di credito per ricreare i loro percorsi già dal giorno prima della manifestazione dei primi sintomi. Una specie di caccia al contagiato.

Ma sono passati solo una decina di giorni ed il 15 di marzo il ‘Sole 24 ore’ titola: “Veneto come la Corea del Sud: tamponi per tutti, dalle strade ai supermercati. Il Veneto ha attivato uno specifico Piano con l’obbiettivo interrompere tutte le possibili catene di trasmissione del virus responsabile di Covid-19”.

L’Italia per la verità, era partita bene, facendo tamponi, all’inizio dell’epidemia, non solo a chi era malato ed era entrato in contatto con una delle fonti del contagio, ma a chiunque, avendo sintomi influenzali lo richiedeva, ma ‘importanti’ figure politiche ed anche qualche ‘personalità’ del mondo sanitario, avevano iniziato a preoccuparsi dfel fatto che, per l’alto numero dei contagiati registrati, causati dai “troppi tamponi”: l’immagine dell’Italia all’estero ne venisse danneggiata.

Ora si ritorna indietro con la sanità della Regione Veneto che comunica di aver attivato uno specifico Piano di Sanità pubblica con l’obbiettivo di interrompere tutte le possibili catene di trasmissione del virus Covid-19, andando ad individuare tutti i possibili casi sospetti.

“Dalla ricerca puntuale di tutti i casi confermati, sarà possibile avviare le conseguenti inchieste epidemiologiche ed intervenire con le disposizioni di isolamento domiciliare e quarantena – avverte l’assessorato alla Sanità del Veneto, precisando che le Asl – provvedono ad effettuare un’accurata indagine epidemiologica procedendo per centri concentrici ed allargando, per ogni singolo caso, la ricerca all’individuazione oltre che di tutti i possibili contatti ‘stretti’ (familiari e lavorativi) anche di tutti i contatti occasionali (anche definiti come ‘non stretti’ o a basso rischio), e di disporre, per tutti i contatti, le misure di quarantena e isolamento domiciliare fiduciario”.

Forse ora siamo sulla buona strada per rallentare l’epidemia, ma quanto tempo si è perso!

Gimmy Tranquillo

L'articolo Coronavirus, che cosa ha fatto la Corea del Sud meglio dell’Italia? proviene da www.controradio.it.

Il Coronavirus come ‘autobiografia di una Nazione’

Il Coronavirus come ‘autobiografia di una Nazione’

Il modo in cui ci stiamo raccontando in questi giorni ci dice quello che pensiamo di noi, non quello che realmente siamo. E questo rischia di travolgerci.

‘Il fascismo è l’autobiografia della Nazione’ diceva Piero Gobetti. Dunque un modo di raccontarsi. Un modo ‘bello’, perché a-critico. Il grande intellettuale considerava come: “l’attualismo, il garibaldinismo, il fascismo” fossero “espedienti attraverso cui l’inguaribile fiducia ottimistica dell’infanzia ama contemplare il mondo semplificato secondo le proprie misure”.

E dunque il fascismo come risposta infantile alle difficoltà della contemporaneità.

Il coronavirus, come il fascismo, ci impone uno stato d’attenzione (d’eccezione, potremmo dire): limitazione delle libertà personali, messa in discussione di alcuni principi cardine della nostra democrazia nel nome della disciplina o dell’autodisciplina necessaria alla situazione di particolare gravità.

E’ dunque interessante vedere come ci stiamo rappresentando, in quanto italiani, durante questo periodo così particolare. Alla fine quello che emerge è una sfiducia sostanziale dell’italiano verso l’italiano stesso. E la mancanza di rappresentazione della normalità di una Nazione che, in realtà, sta reagendo ordinatamente rispetto ad una situazione del tutto nuova ed assolutamente inedita.

Prendiamo ad esempio le immagini di assembramenti presso le piste da sci, o i bar affollati, la movida che non si interrompe: comportamenti certo deprecabili, da stigmatizzare senza remore in un momento come questo, in cui la riduzione dei contatti interpersonali è l’unica efficace arma contro la riduzione del contagio che rischia di sovraccaricare le strutture sanitarie, innanzitutto d’emergenza con tutto quello che ne consegue.

Ma quante sono davvero le persone che si sono lasciate andare a questi comportamenti? 200Mila? 1 milione? Due? Fossero anche sei, e sono tanti, sarebbe comunque solo il 10 per cento della popolazione. Certo sempre tanti, troppi. Ma, non raccontiamoci dunque un Paese che non esiste. Perché il gioco potrebbe non valere la candela.

Gli italiani hanno dimostrato di essere in grado di superare prove difficili con grande spirito. A me pare che in questo momento si stia facendo altrettanto. Sarebbe anzi interessante che proprio gli opinionisti comincino a comportarsi come la stragrande maggioranza della popolazione. Prendendo precauzioni (che poi sono quelle della deontologia professionale) e non raccontando un Paese che non c’è. Non inseguendo il retroscena, lo scoop, il ‘lato nascosto’ (che spesso è solo un nobile modo per definire una semplice panzana) pur di attrarre qualche lettore in più. Una maggiore visibilità.

La mostrificazione della realtà è un brutto antico vizio degli analisti. Ma se la rappresentazione della realtà condiziona le realtà stessa, allora è bene riflettere su questo. Oggi più che mai.

Spesso, ed anche in questo momento, gli italiani mi sembrano migliori di chi li racconta e di chi li governa.

Domenico Guarino

L'articolo Il Coronavirus come ‘autobiografia di una Nazione’ proviene da www.controradio.it.