‘Intellettuali in fuga dall’Italia fascista’: portale Unifi raccontare chi cercò lavoro e libertà  fuori Italia

‘Intellettuali in fuga dall’Italia fascista’: portale Unifi raccontare chi cercò lavoro e libertà  fuori Italia

Nasce il portale online ‘Intellettuali in fuga dall’Italia fascista‘. Il progetto è promosso dall’Università di Firenze e nasce per raccogliere i percorsi di vita e di ricerca di chi, per ‘incompatibilità’ con le direttive del Fascismo o a causa delle leggi razziali, cercarono lavoro e libertà in altri Paesi. Ideato e coordinato da Patrizia Guarnieri, docente Unifi di storia contemporanea, con il supporto di Firenze University Press, casa editrice dell’Ateneo, ha all’attivo più di 70 profili ricostruiti per un progetto in progress che contiene già oltre 350 nomi di intellettuali che ebbero un legame con la Toscana.

Obiettivo del portale ‘Intellettuali in fuga dall’Italia fascista’ è colmare il vuoto lasciato dalle fonti istituzionali e fare luce sulle travagliate vicende di quanti furono espulsi dalle Università italiane e più in generale sulle storie degli intellettuali che trovarono rifugio all’estero. Il portale ricostruisce anche con immagini, mappe, infografiche, bibliografia, “le storie di queste vite in movimento, la rete di contatti e le relazioni d’aiuto che sostennero le singole ‘fughe dei cervelli'”.
Non solo dunque nomi famosi come Enzo Bonaventura, Rita Levi Montalcini, Giuseppe Levi, ma anche quelli più sconosciuti, che hanno avuto un ruolo fondamentale. “L’espatrio dall’Italia durante il ventennio riguardò non solo alcuni dei quasi cento professori ordinari e straordinari furono ufficialmente espulsi dalle università. Ma il fenomeno ha coinvolto anche studenti, neolaureati, scienziati, artisti e studiosi con incarichi temporanei che semplicemente non vennero rinnovati, professionisti allontananti dalle aziende o radiati dagli Albi le cui attività in corso vennero attribuite ad altri di razza ariana”.

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Al via la nuova stagione Teatro Corsini con oltre 60 appuntamenti

Al via la nuova stagione Teatro Corsini con oltre 60 appuntamenti

Da ottobre a giugno oltre 60 appuntamenti per il Teatro Corsini. ‘Teatro bene comune’ è lo slogan della nuova stagione. Lo scopo è rilanciare un processo di condivisione degli eventi culturali che trovano sui territori cosiddetti provinciali un fertile terreno di sviluppo e una relazione con il pubblico innovativa e partecipata. Così Catalyst interpreta il ruolo “politico” condividendolo con gli Enti Pubblici che sostengono il “Progetto Corsini”. La quindicesima stagione prenderà il via il 25 ottobre.

Prosa, produzioni, teatro per le nuove generazioni, ospitalità di giovani formazioni in residenza per lo sviluppo dei loro nuovi progetti, scuola di teatro, laboratori multidisciplinari, ospitalità delle associazioni di base del territorio, progetti per le scuole. Ciò è solo una parte della nuova stagione del teatro Corsini di Barberino di Mugello che ha il titolo di ‘Teatro bene comune’.

Una stagione fitta di appuntamenti che si apre venerdì 25 ottobre con una vera e propria Festa di Inaugurazione della Stagione affidata a Catalyst e al Centro Ricerca Formazione che portano in scena il capolavoro di Brecht “Un’Opera da tre soldi”, nell’originale rilettura firmata da Riccardo Rombi.

Ricco di appuntamenti il mese di novembre con l’omaggio a Gigi Riva di Cadadie Teatro “Cagliari ai dì dello scudetto” (giovedì 7), l’evento riservato agli Abbonati del Corsini che potranno assistere al nuovo spettacolo di Michela Murgia “Dove sono le donne” in scena al Teatro Puccini di Firenze; sempre a novembre venerdì 15, è fissata la prima delle cinque serate che Anna Meacci dedicherà alle vite di donne e uomini straordinari, protagonisti del progetto “Personae” che attraverserà l’intera stagione con un appuntamento cadenzato al mese.

Domenica 24 novembre alle ore 18 nell’ambito del progetto “Dalla parte delle donne”, Lucia Vasini porterà in scena le parti femminili di Mistero Buffo, nel cinquantenario della sua prima uscita teatrale, prodotto dalla storica Compagnia Dario Fo – Franca Rame. Dicembre vedrà il ritorno al Corsini dell’eclettico Giulio Casale, protagonista con Giulia Briata dell’adattamento teatrale de “Le Notti Bianche” (7 dicembre) una nuova produzione tra teatro, musica e letteratura, firmata Catalyst e Corvino Produzioni. E sempre all’insegna dell’incontro tra musica e teatro gli altri spettacoli delle feste di Dicembre, con l’anteprima del nuovo spettacolo di Riccardo Rombi e i Camillocromo “Alfonso Castaldi Pristol Hotel” e il ritorno della Compagnia Trioche con l’irresistibile “Troppe Arie” che dopo aver toccato i teatri di mezza Europa ci traghetterà nel nuovo anno per uno spettacolo di Capodanno adatto a tutte le età.

Intrecciare classici, drammaturgia contemporanea e temi di pressante attualità, è una delle caratteristiche delle nostre stagioni, da qui l’ospitalità dell’anteprima nazionale dello spettacolo che vede protagonisti l’inedito duo formato dal geologo Mario Tozzi e da Lorenzo Baglioni che ci inviteranno a riflettere su ambiente e futuro con il nuovo spettacolo “Clima. Tempo scaduto” (venerdì 24 gennaio). Sempre a gennaio il coinvolgente spettacolo corale di grande suggestione “Platonov” Un modo come un altro per dire che la felicità è altrove, prodotto da Elsinor / Mulino di Amleto (domenica 12 gennaio).

Come ogni anno, in collaborazione con l’Amministrazione Comunale e l’Anpi poniamo attenzione alla Giornata della Memoria con iniziative rivolte sia alle scuole (la produzione Catalyst l’Albero della Memoria 28 gennaio) che al pubblico in generale, come lo spettacolo “Shoa. Frammenti per una ballata” con Fabrizio Saccomanno e le musiche da vivo di Redi Hasa. (domenica 26 gennaio).

A febbraio ancora un graditissimo ritorno, quello di Paolo Hendel con il nuovo spettacolo “La giovinezza è sopravvalutata” (venerdì 14 febbraio) un’autentica confessione autoironica, diretta da Gioele Dix, per raccontare con una risata liberatoria, gli anni che passano, con tutto ciò che questo comporta, ansie, ipocondria, la moda dei ritocchini estetici. Chiude il mese di febbraio, sabato 29, lo spettacolo di Paola Fresa, “Il problema” prodotto da Fondazione Sipario Toscana e Erreti 30 dedicato al tema dell’Alzheimer e realizzato in collaborazione con l’Associazione Italiana Ricerca Alzheimer.

Prosegue il progetto pluriennale di scambio culturale che vede la compagnia Catalyst in relazione con le principali realtà teatrali della Romania, ospitando in questa stagione ARIEL THEATRE di Ramnicu Valcea con le GIOCONDELE, un omaggio al genio di Leonardo e all’universalità dell’arte venerdì 21 febbraio ore 21

Marzo, da sempre mese delle donne vedrà in scena Daniela Morozzi, con “Amy. Storia di un naufragio” (venerdì 27 marzo) spettacolo che traendo spunto da un racconto di Conrad, affronta il tema senza tempo della migrazione con una storia che sembra scritta oggi.

A chiudere il cartellone “Aprile Civile” un percorso con due spettacoli a carattere storico/civile: “Piccola Patria” di Capotrave (mercoledì 22 aprile) e “Scalpicci sotto i platani” di e con Elisabetta Salvatori, a ricordare il Giorno della Liberazione sabato 25 aprile.

Tra le nuove iniziative i progetti

– Squot Il teatro nelle case. Da gennaio 2020 sarà infatti possibile prenotare una serata speciale ospitando a a casa propria uno spettacolo. SQUOT prende spunto dall’esperienza del teatro d’appartamento e si propone di entrare nelle case e presentare una breve pièce di 50 minuti

– Le.Te il progetto legato allo sviluppo della lettura sul territorio del Mugello che vede Catalyst tra i firmatari del Patto Regionale della Lettura

Una ricca stagione “parallela” alla prosa è quella dedicata alle nuove generazioni, che ospita al Corsini il meglio delle produzioni nazionali di Teatro per ragazzi, rendendo Barberino una delle punte di eccellenza del settore (tra gli ospiti Daria Paoletta della Compagnia Burambò, il Tam Teatro Musica di Padova, la Compagnia Piccoli Idilli, Teatro Cantiere Koreia di Lecce, il Teatro Telaio di Brescia, Compagnia Factory di Lecce, il Teatro del Buratto di Milano, i lombardi Eccentrici Dadarò, il Teatro degli Accettella di Roma, Giallomare Minimal Teatro, Nata Teatro, i pugliesi di Kuziba Teatro)

Spettacoli per un pubblico trasversale la cui programmazione si intreccia con quella consueta della prosa, come nel caso di Mare Mosso del Teatro Popolare d’Arte, dedicato alle migrazioni di ieri e di oggi attraverso il Mediterraneo, de La Lettera ad una professoressa, l’omaggio a Don Milani di Chille de La Balanza che farà parte di un progetto di alternanza che coinvolge gli Istituti di Istruzione Superiore del territori (5 dicembre), de Il Grande Gioco del Teatro Pirata (sabato 15 marzo) o di Mattia e il nonno da Roberto Piumini (domenica 22 marzo)

Il “teatro bene comune” è arricchito inoltre dalla presenza della scuola di teatro del Centro Ricerca e Formazione. Il “ramo” formativo della compagnia Catalyst che coinvolge nella sola Barberino oltre 70 allievi di ogni età e dall’ospitalità della rassegna “Barberino in scena”, dedicata alle iniziative delle associazioni teatrali e non solo del territorio.

Per informazioni e prenotazioni

Catalyst Teatro Corsini > 055 331449 | 055 841237 ufficiostampa@catalyst.it www.catalyst.it

Fb: Teatro Corsini | Compagnia Catalyst

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Inaugurazione stagione MET: Maria Paiato è Madre Courage

Inaugurazione stagione MET: Maria Paiato è Madre Courage

Dopo il debutto all’ultimo Napoli Teatro Festival lo scorso giugno, da domani a domenica 27 ottobre apre la stagione 2019/2020 del Teatro Metastasio di Prato la prima delle 16 nuove produzioni in cartellone, “Madre Courage e suoi figli” di Bertolt Brecht, uno spettacolo diretto da Paolo Coletta, che ne cura anche la drammaturgia musicale, con Maria Paiato nei panni della vivandiera Anna Fierling.

Recuperando ed elaborando i materiali riguardanti la composita partitura del testo a partire dall’edizione del 1941, comprese le fonti che hanno ispirato i temi principali e le nove canzoni previste, la regia rielabora una nuova versione di Madre Courage dalle forti componenti musicali, dove parola, corpo e musica si fondono per ritrarre un’umanità che somiglia così tanto al nostro presente. Si tratta di uno spettacolo visionario, in cui i celebri songs di Brecht e la musica di Paul Dessau sono trasformati in una travolgente sequenza di brani dallo stile eclettico – dal suono classico contemporaneo all’elettronica – con l’intento di non tradire la forza dirompente che quelle musiche ebbero in epoca espressionista.

Il testo brechtiano racchiude diverse contraddizioni, a partire dal fatto che Madre Courage si sforza di proteggere i suoi figli dalla guerra, grazie alla quale lei stessa vive e guadagna, ma li perde inesorabilmente uno dopo l’altro. La donna e il suo carro sono emblemi di questa distorsione esclusivamente umana, dove la paura della morte si sconfigge entrando in una economia di morte. L’identità femminile del personaggio si scardina da modelli e aspettative già date, dall’obbligo di una responsabilità materna infinita ed “eterna”, aprendosi alla possibilità di una figura forse anche sgradevole, sospesa sulla soglia tra bene e male.

È un’opera definitiva sulle guerre di tutti i tempi che rimanda all’idea dell’apocalisse, con Madre Courage che incarna la figura di una sopravvissuta fra i sopravvissuti, in un tempo distopico dove l’essere umano è capace di abituarsi addirittura alla sua stessa fine, in un mondo che già non c’è più, ma dove i riti sociali (il conflitto, il potere, il commercio) rimangono e si rinnovano.

In una nota del ’49, alla vigilia della storica messinscena di Berlino, Brecht precisa i punti essenziali di questo testo: “Che in una guerra non sono i piccoli che fanno i grossi affari. Che la guerra – che non è altro che un tipo di commercio ma con altri mezzi – trasforma tutte le virtù umane in una forza di morte anche in chi le possiede. Che nessun sacrificio è troppo grande per combatterla comunque”.

Al centro di tutta l’azione, Maria Paiato e, ad affiancarla, un cast di nove attori: Mauro Marino, Giovanni Ludeno, Andrea Paolotti, Roberto Pappalardo, Anna Rita Vitolo, Tito Vittori, Mario Autore, Ludovica D’Auria, Francesco Del Gaudio.

Intorno allo spettacolo, giovedì 24 ottobre alle ore 16 nel ridotto del Metastasio è previsto il primo incontro di “Senza Rischio”, un ciclo di 4 introduzioni/approfondimenti su altrettanti lavori presenti in cartellone, condotti dal critico Gabriele Rizza e aperti al pubblico.

Inoltre, anche per questa stagione il Teatro Metastasio in collaborazione con l’Associazione Culturale Il Sicomoro onlus attiva gratuitamente il ‘Servizio Babysitting’ per 15 bambini dai 4 ai 10 durante le repliche della domenica pomeriggio di 9 spettacoli in programma. I possessori di biglietto o abbonamento per lo spettacolo avranno la possibilità affidare i propri bimbi a educatori professionisti che li faranno divertire con laboratori e attività ludiche, presso il Ridotto del Metastasio (Sala Montalvo Casini). Per tutti i bambini è prevista una merenda biologica.

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Teatro della Pergola, ‘I Giganti della Montagna’ inaugurano la stagione

Teatro della Pergola, ‘I Giganti della Montagna’ inaugurano la stagione

Dal 24 ottobre al 3 novembre Gabriele Lavia inaugura la stagione in abbonamento del Teatro della Pergola con ‘I giganti della montagna’, il testamento artistico di Luigi Pirandello, punto più alto e sintesi della sua poetica. Dopo ‘Sei personaggi in cerca d’autore’ e ‘L’uomo dal fiore in bocca… e non solo’ Lavia completa la sua personale trilogia pirandelliana con un inno al prodigio straordinario del teatro come speranza, o meglio, una certezza laica, che la poesia non può morire per mano di alcun apparato.

“I Giganti sono gli uomini del fare, mentre il teatro – afferma l’attore e regista – è fatto dagli uomini dell’essere. Luigi Pirandello l’aveva capito molto bene. Perciò, ho voluto come scenografia un teatro distrutto. Distrutto perché ci vogliono costruire degli uffici per organizzare un teatro che non c’è, è morto, ucciso proprio dagli uffici. I Giganti della Montagna è un testo profetico, di cui l’autore non scrisse mai il III e ultimo atto, perché non fece in tempo”.

La scena di Alessandro Camera, i costumi di Andrea Viotti (Premio Le Maschere del Teatro Italino 2019), le musiche di Antonio Di Pofi, le luci di Michelangelo Vitullo, le maschere di Elena Bianchini, le coreografie di Adriana Borriello, incorniciano la magica opera incompiuta di Pirandello in un allestimento maestoso, con un cast imponente di più di venti attori, anche mimi, danzatori, musicisti. La storia del mago Cotrone al cospetto del mistero dell’Oltre diventa una folle, poetica sarabanda ambientata in un tempo e luogo indefiniti, tra favola e realtà.

Numerosi gli eventi collaterali allo spettacolo. Lunedì 28 ottobre, ore 17, a Palazzo Fenzi, Gabriele Lavia incontra gli studenti universitari con una conferenza dal titolo ‘”Vigliacco chi ragiona”: Lavia, Pirandello e i Giganti’ a cura di Renzo Guardenti. Giovedì 31 ottobre, ore 18, alla Pergola, Lavia e la Compagnia incontrano il pubblico, coordina Matteo Brighenti. Entrambi gli appuntamenti sono a ingresso libero fino a esaurimento dei posti disponibili. Inoltre, fino al 3 novembre, nella Sala Oro, è aperta la mostra gratuita Il figlio del Caos – Luigi Pirandello al Teatro della Pergola, visitabile il mercoledì e il giovedì dalle 15:30 alle 18:30 e, per i possessori dei relativi tagliandi di ingresso, in occasione degli spettacoli, dei concerti e delle visite guidate.

i giganti della montagna

I giganti della montagna è una produzione della Fondazione Teatro della Toscana, in coproduzione con il Teatro Stabile di Torino, il Teatro Biondo di Palermo.

Il teatro celebrato come spazio salvifico, libero e indipendente, ultima roccaforte dell’umanità, in una società distratta e svuotata di princìpi e ideali. I giganti della montagna sono un poetico omaggio alle magie dell’arte, al prodigio straordinario che consola l’incompiutezza umana.

“Pirandello vive con I giganti della montagna il suo grande momento espressionista. Si tratta di un espressionismo onirico, fantastico, visionario. Alcuni attori – spiega l’attore e regista nel programma di sala – si sono ridotti a essere quasi degli straccioni per seguire Ilse Paulsen, l’attrice moglie del Conte, che chiamano la Contessa. Vanno in giro come pezzenti a recitare la Favola del figlio cambiato, copione scritto per la Contessa da un certo autore, innamorato di lei, e morto per la disperazione di non essere corrisposto. È l’incubo della Compagnia. La donna, infatti, per espiare la colpa di quel suicidio, si ostina a voler recitare la Favola, che ovunque ha grande insuccesso. Il mondo non capisce più la poesia. Cotrone dà rifugio alla Compagnia alla villa La Scalogna: l’arte non può abitare in mezzo agli uomini, ma solo tra loro Scalognati. Gli artisti riescono a vivere unicamente fuori dal mondo”.

Nella Villa le magie succedono e basta. Questi sono eventi possibili solo nel mondo dell’oltre, della fantasia, della sovra-realtà, ai confini della coscienza, ai margini dell’esistenza, dove finisce quel gruppo di attori sperduti e disperati, perché senza più un teatro dove recitare, goffi sacerdoti di un’arte delusa, infelice, incompresa, impoverita, com’è diventato il teatro. Per questo, la scena di Alessandro Camera riproduce i palchi di un teatro all’italiana diroccato.

Cotrone è lo strano mago che lo abita e guida; dice di essersi fatto “turco” per il “fallimento della poesia della cristianità”. Nell’interpretazione di Lavia è Pirandello stesso, ma non solo, è anche qualcosa di più. “Cotrone vive nel fallimento, nella caduta del mondo, ai margini della vita – ragiona – e ai confini del sogno. Si è rifugiato o emarginato nella propria illusione che il teatro, cioè la poesia originaria, possa essere il luogo assoluto, fuori da ogni contaminazione. E lontano dai Giganti, dalle ‘forze brute’, da uomini che mettono paura soltanto a sentirli passare al galoppo. Nella mia vita ho visto molte edizioni dei Giganti della montagna: Cotrone era sempre cupo, malinconico, triste. Secondo me, invece, è allegro e incazzato. Perché è disperato”.

Il tempo e il luogo dell’azione sono indeterminati, tra la favola e la realtà. Ed è in questo spazio sospeso che il teatro può accadere comunque, “nella finita infinità che è la solitudine dell’anima sola con se stessa”. In scena, al fianco di Lavia, ci sono Federica Di Martino, Clemente Pernarella, Giovanna Guida, Mauro Mandolini, Lorenzo Terenzi, Gianni De Lellis, Federico Le Pera, Luca Massaro, Nellina Laganà, Ludovica Apollonj Ghetti, Michele Demaria, Simone Toni, Marìka Pugliatti, Beatrice Ceccherini – iNuovi, Luca Pedron – iNuovi, Laura Pinato – iNuovi, Francesco Grossi – iNuovi, Davide Diamanti – iNuovi, Debora Rita Iannotta, Sara Pallini, Roberta Catanese, Eleonora Tiberia.

“Il teatro è quell’accadimento misterioso e pagano – precisa Gabriele Lavia – che ha trasformato i viventi in una comunità di uomini, quando si sono rappresentati e riconosciuti in quella rappresentazione, nell’origine della coscienza di ‘essere quel che si è’. I Giganti sono snaturati dal non voler conoscere se stessi. I loro servi imitano i costumi di violenza, ignoranza e volgarità dei loro padroni. Quindi, non possono far altro che continuare a uccidere il teatro, la poesia originaria nata come specchio dell’uomo”.

In questa prospettiva, allora, non è un caso che il testo di Pirandello sia rimasto incompiuto e che alla fine del secondo atto scrive abbia scritto le ultime cinque parole della sua vita e, per Lavia, di tutto il Teatro delle maschere nude, con cui chiude i suoi Giganti ella montagna: “Io ho paura, ho paura…”

“Sapeva che doveva morire. Sono convinto – afferma Lavia – che abbia detto quel che ha detto per rassicurare il figlio sulla sua voglia di vivere: ‘Ho composto nella mente il III atto – non prendeva appunti, era un uomo di una memoria straordinaria – c’è un olivo saraceno, grande, in mezzo alla scena: con cui ho risolto tutto’. Inventa, ma in realtà sta pensando alla morte. Credo che avrebbe chiuso il sipario con le quattro parole conclusive del II atto, messe in bocca al personaggio della seconda donna, Diamante, che ha la responsabilità di dare voce al testamento di Pirandello: ‘Ho paura, ho paura’. Le indicazioni riportate dopo la sua morte sono un documento entrato a far parte della tradizione culturale intorno alla figura di un genio. Ma ci sono cose più importanti di cui tenere conto – continua – il Premio Nobel agrigentino sta lavorando alla sceneggiatura del film tratto dal suo Fu Mattia Pascal. Si sente male. Viene un medico, proprio nel momento in cui gli stanno cambiando il letto. Rimangono soli. Quando gli cava il sangue, Pirandello, per come l’ha poi raccontata il dottore, chiede: ‘Insomma, mi vuole dire che è questo?’ E lui risponde: ‘Non deve avere paura delle parole: questo è morire’. La cronaca racconta che abbandona subito la stesura della sceneggiatura e si mette a scrivere I giganti della montagna, il cui primo titolo è Fantasmi”.

“Per me – spiega Lavia riferendosi a Pirandello – è il più grande, forse più di William Shakespeare. Credo che dentro di sé si ritenesse superiore anche ai classici greci. Infatti, dichiarava: ‘I greci hanno messo l’uomo sull’orlo dell’abisso, io l’ho fatto cadere dentro'”.

“Io sono figlio del Caos, e non allegoricamente, ma in giusta realtà”, così amava definirsi Luigi Pirandello evocando le origini a Caos, piccola contrada nei pressi di Girgenti, oggi Agrigento, dove i genitori si erano rifugiati fuggendo a un’epidemia di colera.

i giganti della montagna

La mostra ‘Il figlio del Caos – Luigi Pirandello’ al Teatro della Pergola ricorda alcuni tra i più significativi allestimenti pirandelliani alla Pergola negli ultimi cinquant’anni: oltre cento messe in scena ripercorse attraverso manifesti, locandine, foto, recensioni e corrispondenze. Un omaggio allo scrittore che ha segnato profondamente la cultura e il teatro del nostro tempo e a tutti gli uomini e donne di teatro che continuano a confrontarsi con la sua opera. Un viaggio tra le maschere, i volti e le immagini del prodigioso “figlio del caos”, per ritrovare le sue e le nostre autentiche radici.

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At the Matinée, la storia del CBGB e della scena punk hardcore degli anni 80

At the Matinée, la storia del CBGB e della scena punk hardcore degli anni 80

At the Matinée, il documentario che racconta la storia del CBGB e della scena punk hardcore degli anni 80. La regia è di Giangiacomo De Stefano.  (Italia-Germania-Usa, 2019; 85′; vers.orig.sott) Centro Pecci, Prato dal 24 al 30 ottobre 2019.

Un’operazione insolita, coraggiosa, quasi temeraria per i tempi e le esigenze del mercato odierno. Un documentario dedicato a un fenomeno di nicchia e del passato ma che, per qualcuno, resta indimenticabile. A girarlo un italiano, Giangiacomo De Stefano che si è recato in loco, dove tutto è cominciato, nel luogo in cui un tempo sorgeva il CBGB’s, locale di New York che ospitò i primi concerti di Ramones, Blondie e Talking Heads. Il sancta sanctorum del punk ’77, in quel Lower East Side che un tempo era luogo di meticciato e oggi è soggetto alla gentrificazione più spietata.

“Il documentario ripercorre quel periodo attraverso Walter Schreifels ( protagonista di band-simbolo del genere come Gorilla Biscuits, Youth Of Today, Quicksand e le sue canzoni.) Tuttavia, At the matinée non solo descrive la scena musicale, ma attraverso essa, anche le persone che ne facevano parte e il Lower East Side degli anni Ottanta, raccontando anche ciò che New York è diventata oggi. Negli anni ‘80 si sviluppò in questo contesto degradato il fenomeno dei matinée, che altro non erano che concerti svolti in orari diurni la domenica.”

ORARI

giovedì 24 ottobre, ore 21.15

sabato 26 ottobre, ore 18.45

domenica 27 ottobre, ore 11.00 e ore 21.15

mercoledì 30 ottobre, ore 18.30

Cinema – Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci

Viale della Repubblica, 277, Prato INFO

 

Ingresso

intero 7 euro
ridotto 5 euro

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