Ermini: “Questione morale in magistratura mina democrazia”

Ermini: “Questione morale in magistratura mina democrazia”

Lo ha detto il vicepresidente del Csm David Ermini intervenendo al congresso nazionale di Magistratura democratica in corso a Firenze.

Ho piena fiducia nella sensibilità istituzionale della ministra Cartabia, nella sua competenza, nelle sue capacità di dialogo e sintesi. Confido che le forze politiche, tutte le forze politiche in Parlamento, abbiano la consapevolezza che la strada delle riforme è strada a questo punto obbligata, e non solo per l’accesso ai fondi del Recovery ma per gli equilibri delle stesse istituzioni, e responsabilmente convergano su soluzioni condivise e nel solo interesse generale di un sistema giudiziario efficace e giusto”. Così il vicepresidente del Csm David Ermini intervenendo al congresso nazionale di Magistratura democratica in corso a Firenze

“La questione morale nella e della magistratura, per l’impatto e le ricadute sull’opinione pubblica, più che questione democratica è ormai una vera emergenza democratica. Perché il crollo di fiducia che ha colpito l’ordine giudiziario e il suo organo di governo autonomo mina alle fondamenta la legittimazione democratica della stessa giurisdizione” ha aggiunto Ermini in”Tutti sappiamo che lo tsunami che si è abbattuto in questi mesi è in realtà l’onda lunga di degenerazioni e miserie etiche risalenti negli anni, e sappiamo anche che la gran parte dei magistrati è del tutto estranea all’indegnità disvelata dai ben noti scandali e ne è profondamente turbata; ma altrettanto bene sappiamo che l’attuale crisi della magistratura, per intensità e qualità, è di portata questa volta diversa dal passato e segna il punto di non ritorno. Non esiste un piano B, non ci sono opzioni o vie di fuga, non è data un’altra chance”.

“Sussiste da parte della magistratura associata, la necessità di una seria riflessione. Mai mi permetterei di entrare nel dibattito interno dei singoli gruppi associati”, “ma mi rivolgo a ciascun magistrato perché si interroghi in coscienza innanzitutto sui danni del carrierismo fine a sé stesso, virus letale e motore di scambi immorali che hanno inquinato la vita consiliare” ha sottolineato Ermini

Che ha concluso- “separazione dei poteri, autonomia e indipendenza della magistratura sono valori e principi miliari e irrinunciabili, che vanno sottratti alle tensioni politiche e mediatiche. In questo senso sono convinto che la sede naturale per riforme condivise sia il Parlamento anziché un percorso referendario che, in ragione della sua natura necessariamente abrogativa, potrebbe condurre esclusivamente a esiti parziali e, come tali, asistematici”.

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Strage dei Georgofili: commemorazione a numero chiuso, presenti Ermini e Cafiero De Raho

Strage dei Georgofili: commemorazione a numero chiuso, presenti Ermini e Cafiero De Raho

Strage di Via dei Georgofili. Alle 1.04 di questa notte è avvenuta la deposizione di una corona floreale sul luogo dell’attentato. Alle 8.30 (cimitero La Romola) deposizione corona sulla tomba della famiglia Nencioni. Alle 9.00 l’Accademia dei Georgofili ha organizzato la celebrazione di una Santa Messa in suffragio delle vittime (chiesa di S.Carlo, via dei Calzaiuoli) e alle 10 l’apertura al pubblico della Sede Accademica per la mostra ’27 maggio 1993′, acquerelli di Luciano Guarnieri ed esposizione di immagini fotografiche.

Con una cerimonia silenziosa, alla presenza del vicepresidente del Csm David Ermini e del
procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho, si è tenuta questa notte a Firenze la commemorazione della strage dei Georgofili, che la notte fra il 26 e il 27 maggio 1993 costò la vita a cinque persone e causò danni al patrimonio artistico della Galleria degli Uffizi.
Alle 1:04, orario dello scoppio dell’autobomba, è risuonato il suono delle campane ed è stata deposta una corona floreale nel luogo dell’attentato. La cerimonia, a numero chiuso per l’emergenza coronavirus, è stata preceduta da un breve corteo partito da Palazzo Vecchio. Presenti, tra gli altri, il sindaco di Firenze Dario Nardella, il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani, il procuratore capo di Firenze Giuseppe Creazzo e rappresentanti dell’associazione tra i familiari delle vittime della strage.

L’impressione è che stavolta si possa davvero essere vicini ad una svolta sulle verità della strage dei Georgofili del 27 maggio e sulle altre stragi mafiose del 1993 e 1994. Una stagione buia dell’Italia. Una guerra per poi arrivare a patti e fare la pace, cancellando magari il carcere duro del 41 bis.  La speranza di squarciare l’ultimo velo è l’impressione almeno dopo oltre tre ore di ricordi, racconti, appelli ed interventi della lunga commemorazione, in forma di seminario trasmesso in streaming nel pomeriggio di ieri da Sant’Apollonia a Firenze, organizzato dalla Regione. Presenti le istituzioni, i magistrati (fiorentini e nazionali), i familiari delle vittime e gli studenti di un liceo della città.

Ventotto anni fa Firenze si trovò nel mezzo di una guerra e di una trattativa tra mafia e Stato. Fu una strage – quella dove morirono  Angela Fiume e Fabrizio Nencioni, le loro figlie Nadia e Caterina di nove anni e due mesi e lo studente universitario fuori sede di Sarzana Dario Capolicchio – che fu  parte di un più ampio progetto di destabilizzazione della democrazia e di attacchi feroci ai protagonisti della lotta alla criminalità, ricorda Luigi Dainelli, presidente dell’associazione dei familiari delle vittime.

La verità sugli organizzatori ed esecutori di quell’attentato nel cuore di Firenze che provocò la morte di cinque persone, preceduta e seguita da almeno altri sette od otto atti criminali simili in tutta Italia, è scritta nelle tre sentenze definitive (diciotto ergastoli) dei tre processi fiorentini, ricorda l’avvocato Danilo Ammannato, legale di parte civile dell’associazione dei familiari vittime della strage. “La verità storica la conosciamo – dice – ed anche quella giudiziaria è acclarata, al 95 per cento”.   “Manca – aggiunge, invocando l’apertura di un dibattimento naturalmente fondato su precisi e circostanziati fatti giudiziari – quella sui concorrenti esterni, quelli che a Cosa Nostra hanno suggerito, dato indicazioni o chiesto favori. Quello rimane da scoprire.”.

E in quella direzione pare che si stiano muovendo (e negli ultimi mesi si sono accelerate) le indagini. “L’attività della magistratura non si è mai fermata di fronte all’esigenza di fare luce” sottolinea il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho, intervenuto a Firenze. “Passi in avanti – racconta –  si stanno facendo e si faranno. Gli uffici di più procure si stanno muovendo con grande dinamismo per conseguire il risultato della verità: ma che sia una verità reale – mette in chiaro – , corrispondente cioè a quel che è avvenuto veramente, senza infingimenti e senza esporre qualcuno a rischio di fare affermazioni che poi vengono smentite.  Il nostro è un Paese in cui lo stato di diritto pretende che la prova effettivamente corrisponda a quei parametri che il nostro codice e la nostra Costituzione chiedono”.  Magari anche rimuovendo il segreto di Stato sui documenti dei servizi di sicurezza, propone.   “Quei servizi costituiscono un pilastro della nostra democrazia  e sicurezza – aggiunge -, ma laddove i processi fanno emergere  opacità è necessario che vi sia piena chiarezza”.

“La procura di Firenze sta spendendo le migliori energie in queste indagini svolte in coordinamento con altre procure distrettuali e sotto l’egida della procura nazionale” conferma il procuratore capo di Firenze Giuseppe Creazzo, che lancia anche l’allarme sulle capacità corruttiva e di penetrazione nell’economia legale della criminalità organizzata, forte di una grandissimi liquidità ed aiutata in questo dalla crisi economica del dopo Covid.

Il procuratore aggiunto di Firenze Luca Guido Tescaroli, anche lui intervenuto al convegno in Santa Apollonia,  è ancora più chiaro sulle direzione su cui si sono avviate le indagini. “Stiamo lavorando – dice – per verificare se siano dimostrabili, su un piano processuale, convergenze e interessi sulle stragi di personaggi estranei al sodalizio mafioso, perché ci sono elementi che contengono in sé ambiguità e necessitano di spiegazioni: interrogativi su cui cercare una risposta”.  E al riguardo si sofferma pure sui collaboratori di giustizia, un istituto da incentivare perché sono stati “decisivi nelle ricostruzione della verità oggi patrimonio di tutti”,

L’invito a cercare fino in fondo la verità arriva anche dalle istituzioni.  “Dalla verità – sottolinea l’assessore alla legalità della Toscana, Stefano Ciuoffo – non possiamo mai sottrarci. E non può esservi approccio che tende a sottacere il pericolo o negarne l’esistenza, primo favore che si può fare alle mafie. Per questo il fenomeno delle mafie va studiato e monitorato”. Per questo va mantenuta la memoria e non abbassare mai la guardia, ricorda l’assessore alla legalità di Firenze Alessandro Martini. La tradizione legalitaria di una terra come la Toscana e la presenza di forti anticorpi potrebbe portare a sottovalutare il rischio. Di conseguenza anche l’educazione nelle scuole è importante.

“Dobbiamo impegnare tutte le energie positive delle comunità per contrastare le mafie” conclude e riassume il presidente della Toscana Eugenio Giani, che ricorda con commozione quella notte del 27 maggio 1993 che visse in prima persona da assessore al comune di Firenze sul luogo della strage, mentre con il passare dei minuti e delle ore l’ipotesi non di un incidente ma di una bomba e di un attentato pianificato nei più minuti particolari si faceva largo.  Fu un grido di dolore, ricorda il sindaco di Firenze Nardella, che è diventato però una presa di coscienza collettiva e una mobilitazione che continua ancora oggi. Perché o si sta contro la mafia o si è complici della mafia. E perché, come ricordava spesso il giudice Caponnetto che a Firenze ha trascorso i suoi ultimi anni, la mafia alla fine ha più paura della scuola che della giustizia.

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Strage dei Georgofili: la Toscana non dimentica, gli eventi di oggi e domani

Strage dei Georgofili: la Toscana non dimentica, gli eventi di oggi e domani

Strage dei Georgofili  di cui ancora non sono noti i mandanti occulti. E nonostante che l’emergenza sanitaria da Covid ancora in corso limiti iniziative in piazza e convegni affollati, ricorderanno oggi mercoledì 26 e giovedì 27 maggio quel boato che ventotto anni fa, nel 1993, sconquassò il capoluogo toscano in una tranquilla notte di maggio.

Una messa in suffragio delle vittime e una mostra per il 28/o anniversario dell’attentato di via dei Georgofili a Firenze. E’ quanto organizzato per oggi dall’Accademia dei Georgofili. Alle 16 (Auditorium Santa Apollonia) webinar ‘Sblocchiamo la verità’. Alle 19.30 (Salone Cinquecento, Palazzo Vecchio) ‘Aspettando le 1.04’. A mezzanotte e mezzo, il vicepresidente del Csm David Ermini presenzierà alla deposizione di una corona floreale sul luogo dell’attentato. 

Regione, Comune di Firenze, Comune di San Casciano in Val di Pesa e associazioni dei familiari delle vittime, tutti insieme come ogni anno. Lo faranno con un convegno che invita a ‘sbloccare’ la verità sulle stagioni delle stragi in Italia del 1992 e 1993, alla luce anche di nuove rilevazioni e indagini che si sono riaperte , perché se noti e condannati sono oramai gli esecutori materiali e i mandanti interni, non altrettanto può dirsi di chi, dall’esterno, quella strage l’ordinò o non fece nulla per fermarla.

L’appuntamento è oggi alle ore 16, nell’auditorium di Santa Apollonia a Firenze: protagonisti sul palco istituzioni, magistrati, familiari e alcuni studenti del liceo scientifico fiorentino ”Da Vinci”. Ci saranno il presidente della Toscana Eugenio Giani e l’assessore alla legalità Stefano Ciuoffo, il sindaco di Firenze Dario Nardella e l’assessore Alessandro Martini. Parleranno il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero de Raho, la presidente della Corte di appello di Firenze Margherita Cassano, il procuratore capo di Firenze Giuseppe Creazzo e il procuratore di Firenze Luca Tescaroli e il legale dell’Associazione ”Tra i familiari delle vittime della strage dei Georgofili”.

L’inchiesta sui mandanti occulti ha avuto un’accelerazione negli ultimi tempi e di recente, tra marzo ed aprile, gli investigatori della Dia di Firenze si sono recati sul lago d’Orta in Piemonte, uno dei rifugi dei boss mafiosi Graviano durante i dieci anni di latitanza interrotta nel 1993, e poi al carcere di Terni, dove i due fratelli sono reclusi.

Le presenze in platea saranno contingentate, ma l’evento potrà essere seguito on line: sul canale Youtube di Intoscana ed anche sulle pagine Facebook di Toscana Notizie. Alle 19.30, sempre di mercoledì 26 maggio, altro ricordo della strage dal Salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio, con letture sceniche ed esibizioni musicali, trasmesse in streaming sul canale Youtube del Comune di Firenze. Quella di Teatri d’imbarco sarà il primo studio di uno spettacolo che dovrebbe andare in scena ad ottobre, mentre l’Orchestra Sinfonietta del Conservatorio Cherubini sarà protagonista di alcune composizioni originali per l’evento. Quindi la diretta, attorno a mezzanotte e mezza (a cura dell’associazione dei familiari ma seguibile anche sul canale facebook dei Toscana Notizie), da via dei Georgofili dove sarà deposta una corona di fiori sul luogo della strage. Una corona come quella che la mattina del 27 maggio, alle 8.30, troverà posto al cimitero della Romola dove riposa la famiglia Nencioni, nel comune di San Casciano in Val di Pesa che alle 15, sulle pagine web dell’amministrazione comunale, darà voce agli studenti delle medie e delle elementari e ai loro pensieri contro la mafia. delle medie e delle elementari e ai loro pensieri contro la mafia. Quel tremendo boato La strage della notte del 27 maggio si consumò nel mezzo di Firenze, in un tranquillo angolo del centro storico: tra l’Arno, gli Uffizi e l’Accademia dei Georgofili, sotto la torre de’ Pulci fatta saltare con il tritolo della mafia alle una e 4 minuti esatti. Quella bomba uccise cinque persone: Angela Fiume e Fabrizio Nencioni, lei custode dell’Accademia e lui ispettore dei vigili urbani, le loro figlie Nadia e Caterina di nove anni e due mesi e lo studente universitario fuori sede di Sarzana Dario Capolocchio. Ma il Fiat Fiorino imbottito a Prato dell’esplosivo della mafia ferì anche altre quarantotto cittadini e danneggiò diverse opere d’arte, di cui sette perdute per sempre.

Il dovere della memoria Quelle immagini, che molti hanno ancora impresse nella mente, rivivono on line, anche sul sito dell’associazione dei familiari delle vittime: gli squarci negli edifici, il recupero dei corpi senza vita, il dolore e la pietà umana dei soccorritori che avvolgono in una fagotto di panno il corpo della piccola Caterina. Continuare a ricordare (e non solo commemorare), ventotto anni dopo, non è un gesto scontato. Altrove ci si è dimenticati, col tempo, delle stragi del 1993 e 1994, che non furono solo quella di Firenze. Ci fu infatti l’autobomba fatta esplodere a Roma in via Fauro ai Parioli il 14 maggio, poco dopo il passaggio del giornalista Maurizio Costanzo che rimase illeso, e le altre due bombe, scoppiate quasi in contemporanea il 27 luglio, in San Giovanni in Laterano a Roma e in via Palestro a Milano, con quattro vittime e una dozzina di feriti. Il 28 luglio un altro ordigno esplose, sempre a Roma, davanti alla chiesa di San Giorgio al Velabro, con un altra ventina di feriti. Ci furono anche due attentati falliti: il 23 maggio 1994 nella vicinanze dello stadio Olimpico di Roma e il 14 aprile, per il ciglio di una strada dove di solito passava il collaboratore di giustizia Salvatore Contorno.

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