34enne scomparso a Prato: un arresto per sequestro e omicidio

34enne scomparso a Prato: un arresto per sequestro e omicidio

Secondo la denuncia della fidanzata dell’uomo scomparso, l’uomo sarebbe stato rapito, a scopo di estorsione, lo scorso 26 aprile

Ad un ventinovenne cinese, già sottoposto a fermo, è stata notificata dai carabinieri di Prato una misura di custodia cautelare nell’ambito di un’inchiesta coordinata dalla Dda di Firenze in relazione a un suo connazionale scomparso: secondo la denuncia della fidanzata di quest’ultimo, l’uomo sarebbe stato rapito, a scopo di estorsione, lo scorso 26 aprile. Sequestro di persona e omicidio i reati contestati.

Le indagini hanno portato lo scorso 10 giugno alla scoperta di un cadavere in avanzato stato di decomposizione tra la vegetazione vicino all’ex Istituto Cicognini, in via della Fontana a Prato: sono in corso analisi del Dna per capire se si tratti del 34enne. L’inchiesta vede indagate altre tre persone sui quali sono in corso ulteriori accertamenti.

Le indagini, svolte soprattutto attraverso l’analisi dei tabulati di numerose utenze telefoniche e l’incrocio del tracciato del Gps presente sull’auto in uso all’arrestato, noleggiata in un’officina di Prato 3 giorni prima del sequestro, avrebbero permesso di appurare, secondo i carabinieri, il coinvolgimento del 29enne nel sequestro.

Proprio vicino all’ex Istituto Cicognini la mattina del 26 aprile la macchina dell’arrestato risulta essere stata in sosta per oltre mezz’ora, mentre contestualmente le utenze telefoniche della vittima risultavano avere agganciato ripetitori nell’area. La stessa auto si sarebbe poi allontanata da Prato, facendo ritorno in serata, venendo quindi abbandonata in via Lodi dove è stata trovata dagli investigatori il 3 giugno, con le chiavi trovate a casa del 29enne nel corso di una perquisizione. Sempre la mattina del 26 aprile la vittima, dopo aver accompagnato la propria fidanzata sul luogo di lavoro a Prato, risulterebbe essersi incontrata con l’arrestato, probabilmente perché attirata in una trappola. Poco dopo, la stessa vittima si sarebbe messa in contatto con parenti e conoscenti chiedendo denaro. Poi non avrebbe più dato notizie di sé. Il 29enne è stato poi sottoposto a fermo, convalidato dal gip, il giorno dopo il rinvenimento del cadavere ancora da indentificare.

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Prato: Smaltimento rifiuti tessili, 8 arresti, 34 indagati

Prato: Smaltimento rifiuti tessili, 8 arresti, 34 indagati

Sequestro 10000 tonnellate di rifiuti tessili, misure anche a Pesaro, Pisa, Bassano

Otto arresti (sei in carcere e due ai domiciliari), 34 indagati italiani e cinesi, il sequestro di 10.000 tonnellate di rifiuti tessili del distretto industriale di Prato smaltiti illecitamente sia in Italia sia all’estero, anche in capannoni dismessi ed edifici abbandonati: così l’operazione ‘TexMajhong’ della Dda di Firenze con la polizia municipale di Prato e polizie locali di varie zone d’Italia. Misure, perquisizioni e sequestri emesse dal gip di Firenze a Prato, Pisa, Bassano del Grappa e Pesaro Urbino. Ad alcuni indagati è contestato il reato di associazione a delinquere dedita al traffico e smaltimento illecito di rifiuti.

L’inchiesta della Dda di Firenze con la polizia locale di Prato ha ricostruito l’intera filiera dello smaltimento illecito degli scarti tessili, che sono rifiuti speciali raccolti mediante un capillare e radicato sistema di ritiro “a nero” presso le aziende manifatturiere. Le 10.000 tonnellate sono costituite da scarti e ritagli di tessuto frammisti a ritagli di carta, frammenti di plastica nonché, a vari rifiuti tipici della produzione e confezione di capi di abbigliamento, come li ha classificati l’Arpat di Prato. Venivano stipati in capannoni industriali, container e semirimorchi, sequestrati a Prato, Pistoia, Pesaro Urbino e Firenze. Sia i capannoni che i mezzi utilizzati per la raccolta presso confezioni o pronto moda cinesi presentavano autorizzazioni inesistenti, clonate da altre aziende, o falsificate nella parte riguardante la possibilità di poter trattare i rifiuti tessili.

Il profitto illecito è stato stimato in un anno e mezzo a 800.000 euro. Oltre al Nord Italia e le Marche l’organizzazione per eludere i controlli aveva avviato l’esportazione degli scarti tessili pure verso la Spagna. Nel 2018 c’è stato il primo riscontro investigativo col ritrovamento di etichette di abbigliamento in cumuli di rifiuti abbandonati a Cascina (Pisa) ed è stata individuata un primo gruppo criminale, composto da due italiani ed una donna cinese, che si occupavano della raccolta dei rifiuti presso i vari pronto moda e confezioni di abbigliamento del Pratese, con servizio di ritiro porta a porta. Oltre allo smaltimento illecito dei rifiuti speciali, senza autorizzazioni, gli investigatori hanno pure rilevato, sotto il profilo fiscale, una contabilità parallela confermata da quadernoni di appunti manoscritti, con copertine multicolorate, anche scritti in cinese, trovati durante le perquisizioni e che affiancavano la documentazione ‘ufficiale’. L’attività successiva – intercettazioni, appostamenti, pedinamenti, tracciatura dei mezzi mediante apparati satellitari – ha portato gli investigatori a individuare due filoni di smaltimento parallelo, nelle Marche e in regioni del Nord grazie in capannoni industriali dismessi, situati in luoghi appartati per i quali veniva corrisposto il canone di locazione solo i primi mesi e dove quindi venivano abbandonati i rifiuti tessili, anche con pericolo e rischio di incendi.

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Inchiesta Dda Firenze: Mazzeo, Giani in commissione il 19/5

Inchiesta Dda Firenze: Mazzeo, Giani in commissione il 19/5

‘Su firma emendamento parlo dopo istruttoria preliminare’ su inchiesta Dda Firenze

Sull’inchiesta della Dda di Firenze spiega Mazzeo: “Non appena il presidente Giani ha presentato con la giunta” regionale la legge per cancellare l’emendamento “ho chiesto con un procedimento di urgenza di poterlo assegnare alla commissione. Tutti d’accordo i capigruppo, è stata assegnata, poi c’è stata la richiesta da parte delle opposizioni di un approfondimento che verrà fatto mercoledì prossimo alla presenza del presidente Giani, e poi si andrà in aula il 25-26 maggio”. Lo ha detto il presidente del Consiglio regionale, Antonio Mazzeo, a margine di una conferenza stampa.

“Nel frattempo – ha aggiunto Mazzeo – lunedì ho convocato l’insediamento della Commissione di inchiesta per le infiltrazioni mafiose, lunedì eleggeremo il presidente di questa commissione di inchiesta”. A chi chiedeva della firma posta all’emendamento sulle concerie finito all’attenzione dell’inchiesta della Dda di Firenze, Mazzeo ha detto che “essendoci un’inchiesta giudiziaria in corso, anche per rispetto di tutti i colleghi che mi hanno fatto la stessa domanda, preferisco che termini la fase di istruttoria preliminare e poi rilascerò tutte le dichiarazioni del caso. Penso che bisogna rispettare il lavoro della magistratura che sta facendo ancora approfondimenti. Terminati quegli approfondimenti darò tutte le risposte del caso”.

Tra i 19 indagati, sei risultano denunciati a piede libero e quattro di essi risultano esponenti politici toscani e dirigenti di enti pubblici: oltre a Gori, il dirigente della Direzione Ambiente ed Energia della Regione, Edo Bernini, il consigliere regionale Andrea Pieroni (Pd) e la sindaca di Santa Croce sull’Arno, Giulia Deidda.

Con l’ipotesi di corruzione e abuso di ufficio sono indagati Gori, Bernini e Pieroni. Stessi reati per Deidda, presidente di Poteco, nei confronti della quale è contestata anche l’associazione a delinquere in concorso con un gruppo di imprenditori del settore conciario indagati nella stessa inchiesta.

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🎧 “Viviamo a pochi metri dai veleni: dateci l’accesso all’acquedotto”, inchiesta Keu

🎧 “Viviamo a pochi metri dai veleni: dateci l’accesso all’acquedotto”, inchiesta Keu

Statale 429 lotto V, Molin Novo che collega Brusciana- Dogana tra i comuni di Empoli e Castelfiorentino, al centro delle indagini della Dda di Firenze per le infiltrazioni della ‘ndrangheta in Toscana. Parlano i residenti e gli agricoltori

Circa 8 mila tonnellate di rifiuti tossici potrebbero essere stati scaricati nel materiale di costruzione della statale 429, lotto V inaugurata nel luglio 2019. Si tratta della polvere del Keu, materiale che risulta dai rifiuti conciari che secondo la Dda di Firenze sarebbe stato mescolato al materiale di costruzione. Veleni contenenti sostanze tossiche come antimonio e cromo esavalente.

Le persone residenti si sono costituite nell’assemblea permanente No keu all’indomani della notizia dell’inchiesta della Dda che coinvolge vari ambiti, dalla politica alla gestione dei rifiuti attraverso l’economia circolare.

Cinque famiglie di residenti vivono a ridosso della statale 429, lotto V, come Anna Maria Caporaso e suo marito. Il loro campo è stato tagliato in due parti dalla strada statale, su cui affaccia direttamente il suo orto. “Ho visto costruire la strada, eravamo anche contenti visto che questa strada è più sicura rispetto alla precedente. Poi, ci siamo accorti che siamo vicini a dei veleni che vogliono uccidere noi, siamo davvero arrabbiati”

 

no keu
Foto Controradio

“Da due anni abbiamo visto morire tutte le chiocciole che riempivano il nostro giardino, sono rimasti solo i gusci vuoti non si sa perché”. Anna Maria Caporaso non ha l’allacciamento all’acquedotto e attinge l’acqua da un pozzo privato, che è stato tra i primi 14 ad essere analizzati da Arpat, la scorsa settimana: non sono risultate contaminazioni da keu poiché non sono state rilevate tracce di cromo e antimonio. Le preoccupazioni rimangono per gli effetti a lungo termine sulle matrici ambientali, tra cui le falde acquifere.

Foto Controradio

“Pretendiamo l’acquedotto: stiamo usando acqua in bottiglia per lavarci i denti, pulire le verdure, cucinare”, spiega Martina Fiaschi, vicina di Anna Maria Caporaso, che vive con la figlia di tre anni e il marito a poche decine di metri dalla statale 429 lotto V.

Dario Mandriani si è trasferito a Molin Novo con la famiglia e le due figlie piccole dopo aver vissuto per anni in Lombardia: “Sono originario di Empoli, per motivi di lavoro ho vissuto molti anni in provincia di Varese dove ho cresciuto la mia famiglia. Poi ho deciso di tornare per vivere in una zona più salutare e mi trovo a vivere a ridosso di una discarica abusiva e tossica di cui ho scoperto l’esistenza una ventina di giorni fa al giornale, rifiuti tossici che possono avvelenare la mia famiglia, i miei bambini”.

Anche il pozzo di Dario Mandriani è stato analizzato tra i primi 14 di Arpat. “Nei nostri pozzi non sono stati trovati contaminanti, cromo esavalente. Questo non ci tutela per il futuro, solo per il passato, fino adesso non abbiamo utilizzato acque contaminati”.

Mandriani ha chiesto una consulenza a un geologo per capire come attuare delle bonifiche a lungo termine, “ci hanno detto che i tempi non sono così brevi questo ci ha rassicurato però ovviamente bisogna intervenire subito per portare acqua potabile e pulita e poi per una bonifica della strada. Mi hanno consigliato di chiedere un’impermiabilizzazione del suolo in modo che l’acqua non filtri attraverso i materiali inquinanti e penetri nella falda”.

Non ci sono solo i residenti ma anche gli agricoltori come Simone Alderighi che ha messo in piedi un’azienda agricola due anni fa nei terreni che sono della sua famiglia da generazioni.

La sua attività è iniziata nel 2019, poco prima dell’inaugurazione della statale 429 lotto V. “Sono preoccupato perché sto proprio davanti al soprapassaggio della ferrovia, dove è stata messa tanta terra che potrebbe andare in falda negli anni a venire”. La preoccupazione per i pozzi centrale anche per Simone Alderighi. “Appena l’abbiamo saputo delle indagini abbiamo bloccato la vendita delle verdure finché non è arrivato il via libera dell’Arpat per i due pozzi che uso per l’irrigazione. Sto pensando di fare delle analisi indipendenti che dovrò fare ogni anno per accompagnare la vendita dei prodotti”.

L’Assemblea permanente No Keu tornerà a mobilitarsi sabato prossimo nel piazzale antistante del circolo S.Andrea di Santa Croce sull’Arno per chiedere attenzione sulla salute pubblica, sulle infiltrazioni mafiose e corruzione e sul sistema produttivo industriale e di gestione dei servizi pubblici.

Le interviste a cura di Monica Pelliccia

 

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Appalti: finanza sequestra beni per 7 mln a imprenditore, attività tra Lucca e Caserta

Appalti: finanza sequestra beni per 7 mln a imprenditore, attività tra Lucca e Caserta

La finanza di Lucca sta eseguendo una misura di prevenzione emessa dal tribunale di Firenze nei confronti di un imprenditore 53enne residente a Caserta, attivo tra la Toscana e la Campania, e del coniuge, con il sequestro di beni immobiliari e mobili e di società, per un valore di circa 7 milioni di euro.

L’attività trae origine dall’operazione ‘Ghost Tender’ che nel marzo 2018 coordinata dalla Dda di Firenze, portò, oltre che a primi sequestri di beni, all’arresto di 5 persone tra Toscana e Campania. Inoltre, furono denunciati altri a piede libero, in quanto appartenenti o fiancheggiatori di un’associazione a delinquere operativa dal luglio 2013, con base a Lucca e vicina a un clan camorristico (“Casalesi”, fazione “Zagaria”) radicato nel Casertano, dedita a illecita aggiudicazione di appalti, frodi in pubbliche forniture e riciclaggio. L’inchiesta riguardava decine di appalti della Asl 3 – Napoli Sud, per lavori edili per milioni di euro, banditi per importi inferiori ai valori soglia.
l sequestro a Caserta e Lucca ha riguardato 25 conti correnti, otto società, 18 locali a uso commerciale, 32 abitazioni, sette autorimesse e quattro terreni. Il patrimonio sarà ora gestito da amministratori nominati dal tribunale di Firenze. Sono stati i pm della Dda di Firenze, Luca Tescaroli e Giulio Monferini, a chiedere l’applicazione delle misure preventive personali e patrimoniali e l’Ufficio misure di prevenzione del Tribunale. Sotto la lente degli inquirenti sono finite decine di appalti della Asl 3 – Napoli Sud (con sede a Torre del Greco), per milioni di euro, in relazione a commesse per lavori edili, banditi per importi inferiori ai valori soglia, oltre i quali sarebbe stato necessario ricorrere alle procedure ordinarie di affidamento. Perciò c’erano “rapporti corruttivi” con un dirigente della stessa Asl: non solo aveva aggiudicato l’appalto in violazione delle norme di trasparenza, correttezza e imparzialità, ma aveva consentito al gruppo di conseguirne il pagamento, pur in assenza di esecuzione dei lavori. In questo modo, le imprese riconducibili al gruppo criminale erano risultate, a turno, aggiudicatarie di numerosi appalti per lavori falsamente attestati ma in gran parte non eseguiti. Nell’inchiesta accertamenti patrimoniali avevano evidenziato la “pericolosità” degli indagati, in quanto ritenuti “indiziati” sia di reati commessi “al fine di agevolare l’attività” dell’associazione mafiosa dei “Casalesi – fazione Michele Zagaria”, che di trarre i propri mezzi di sostentamento da delitti a sfondo patrimoniale. Inoltre è stata accertata la sproporzione del patrimonio disponibile rispetto al proprio reddito, in relazione al periodo di riferimento (2013 – 2019). Attualmente il procedimento è in fase di udienza preliminare.

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